{"id":307657,"date":"2026-01-15T17:36:09","date_gmt":"2026-01-15T17:36:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/307657\/"},"modified":"2026-01-15T17:36:09","modified_gmt":"2026-01-15T17:36:09","slug":"delitto-nada-cella-annalucia-cecere-condannata-a-24-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/307657\/","title":{"rendered":"Delitto Nada Cella, Annalucia Cecere condannata a 24 anni"},"content":{"rendered":"<p>Dopo trent\u2019anni c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 giudiziaria per l\u2019<strong>omicidio<\/strong> di <strong>Nada Cella<\/strong>, segretaria uccisa a 25 anni nello studio di <strong>Chiavari<\/strong> in cui lavorava: il <strong>tribunale di Genova<\/strong> ha condannato a 24 anni <strong>Annalucia Cecere<\/strong>, insegnante di 57 anni che oggi vive a <strong>Cuneo<\/strong>. La corte, presieduta dal giudice <strong>Massimo Cusatti<\/strong>, ha condannato a due anni anche il datore di lavoro <strong>Marco Soracco<\/strong>, accusato di <strong>favoreggiamento<\/strong>. \u00c8 la conclusione, almeno in primo grado di giudizio, di un <strong>mistero<\/strong> lungo trent\u2019anni. Ma la sentenza di Genova ha un altro aspetto degno di nota: nell\u2019epoca delle <strong>indagini scientifiche<\/strong>, questo processo pu\u00f2 essere visto come la rivincita dell\u2019inchiesta indiziaria vecchio stampo. L\u2019imputata, che nel frattempo si era rifatta una vita lontana dal teatro del delitto, \u00e8 stata infatti giudicata <strong>colpevole<\/strong> sulla base di molti elementi convergenti \u2013 <strong>testimonianze<\/strong>, riesame di vecchi indizi, <strong>intercettazioni<\/strong> dimenticate, piste abbandonate \u2013 ma senza la pistola fumante, e in particolare un <strong>test del<\/strong> <strong>Dna<\/strong> che collegasse la presunta assassina all\u2019omicidio.<\/p>\n<p>L\u2019omicidio di Nada Cella nel 1996<\/p>\n<p>Nada Cella viene trovata agonizzante il<strong> 6 maggio del 1996<\/strong> a Chiavari, nello studio di commercialisti in cui lavorava. A trovare il corpo e a dare l\u2019allarme, \u00e8 il datore di lavoro, Marco Soracco, che nella primissima indagine rimarr\u00e0 a lungo l\u2019unico <strong>indagato<\/strong>, per poi essere <strong>prosciolto<\/strong>. Soracco trova la dipendente in un lago di sangue. Chiama i soccorsi e accenna a un malore. Nessuno, n\u00e9 i soccorritori, n\u00e9 la polizia, capisce immediatamente di essere di fronte a un crimine. Solo in <strong>ospedale<\/strong>, dove la giovane morir\u00e0, i medici escludo si possa essere trattato di un malore. Nel frattempo la <strong>scena del crimine<\/strong> \u00e8 stata irrimediabilmente <strong>compromessa<\/strong>. La madre di Soracco, <strong>Marisa Bacchioni<\/strong>, ha<strong> ripulito il pavimento<\/strong> da tutte le tracce di sangue. E nello studio, in ogni caso, tutto \u00e8 stato <strong>manipolato<\/strong> o toccato dai tanti intervenuti.<\/p>\n<p>La svolta nel 2021<\/p>\n<p>A lungo, questo delitto, \u00e8 rimasto uno dei pi\u00f9 noti omicidi insoluti italiani. Fino al <strong>2021<\/strong>, quando c\u2019\u00e8 una svolta. Come in un romanzo, \u00e8 una studentessa di criminologia, la biologa <strong>Antonella Pesce Delfino<\/strong>, ad accorgersi che qualcosa non va nella vecchia indagine. Delfino si convince che le indagini siano state viziate da quella che in gergo viene definita <strong>\u201cvisione a tunnel\u201d<\/strong>: gli <strong>investigatori<\/strong>, impegnati a cercare di dimostrare la colpevolezza dell\u2019unico sospettato, tralasciano le altre piste. Recupera il fascicolo e scopre una <strong>pista dimenticata<\/strong>, una verit\u00e0 sotto gli occhi degli inquirenti fin dall\u2019inizio: i <strong>carabinieri<\/strong> avevano indagato una donna, che sarebbe stata una conoscente di Soracco: Annalucia Cecere.<\/p>\n<p>I testimoni contro l\u2019imputata<\/p>\n<p>Due <strong>testimoni<\/strong> dicono di averla vista uscire dal palazzo, la mattina dell\u2019omicidio: \u201cEra agitata \u2013 secondo la passante <strong>Giuseppina Redatti<\/strong> \u2013 teneva la <strong>mano destra sporca di sangue<\/strong> in alto e si guardava intorno, sul dorso aveva una fasciatura\u201d. La presenza di Cecere \u00e8 confermata pubblicamente, su un quotidiano, dal suo avvocato <strong>Margherita Pantano<\/strong>: \u201cHa avuto la sventura di passare di l\u00ec\u201d. E da un ex fidanzato, <strong>Rocco Amato<\/strong>: \u201cMi disse che era stata vista con la mano sporca di sangue\u201d. I militari la perquisiscono e le trovano in casa dei bottoni molto particolari, simili a un <strong>bottone<\/strong> trovato accanto alla vittima. Cecere viene intercettata per soli 4 giorni, poi il <strong>pm Filippo Gebbia<\/strong> fa interrompere tutto, per non interferire nelle indagini su Soracco. La donna si trasferisce a <strong>Cuneo<\/strong>. Di lei non si sapr\u00e0 pi\u00f9 niente per anni. Ma chi \u00e8 Annalucia Cecere?<\/p>\n<p>Chi \u00e8 Annalucia Cecere<\/p>\n<p>Alle spalle ha un <strong>passato difficile<\/strong>. Secondo alcuni testimoni, sentiti durante il processo, era invaghita, quasi <strong>ossessionata<\/strong>, da Soracco. Raccontano sia gelosa della sua giovane assistente, di cui avrebbe voluto prendere il posto. Per anni il commercialista e la madre fingono di non sapere chi sia quella donna. Ma un\u2019intercettazione sembra suggerire il contrario. \u00c8 il <strong>26 maggio 2021<\/strong>, madre e figlio sono in caserma in attesa dell\u2019interrogatorio: \u201cMa guarda un po\u2019 <strong>quanto danno ci ha fatto quella donna<\/strong>, eh \u2013 dice lei \u2013 Quella Annalucia l\u00ec, che fastidio che ci ha dato\u201d.<\/p>\n<p>La chiamata dimenticata<\/p>\n<p>Riavvolgendo il nastro, viene fuori una chiamata di Cecere a Soracco, anche questa incredibilmente dimenticata, subito dopo la <strong>perquisizione<\/strong>: \u201cNon so chi mi ha diffamata (\u2026) Se questo pu\u00f2 farti sentire meglio, non sono mai stata innamorata di te. Mi fai schifo\u201d. Per la <strong>pm Gabriella Dotto<\/strong> \u00e8 il tono di una spasimante respinta. Ma la polizia in quel momento ignora chi sia Annalucia Cecere, non si parla con i carabinieri. Nell\u2019agosto del 1996 Marisa Bacchioni, madre di Soracco, riceve una chiamata inquietante, che registra. Una donna, mai identificata, le rivela il nome della presunta assassina, Annalucia Cecere, che ha visto uscire dal portone \u201csporca di sangue\u201d, mentre si \u201crifasciava la mano\u201d e metteva \u201cuno straccio nel motorino\u201d.<\/p>\n<p>La registrazione alla polizia<\/p>\n<p>La donna fornisce anche un movente, <strong>\u201cla gelosia\u201d<\/strong>: \u201c\u00c8 matta, matta, matta, matta\u201d, ripete quattro volte, \u201cce l\u2019ha scritto in faccia che \u00e8 una gran p\u2026\u201d. Bacchioni, inaspettatamente, mostra di sapere di chi si parla, e rivela a sua volta un dettaglio agghiacciante: \u201cLa sera stessa che \u00e8 morta la Nada, lei ha <strong>telefonato a un\u2019amica<\/strong> di mio figlio dicendo di dire a Marco se pu\u00f2 dargli il posto di Nada\u201d. Pochi giorni dopo \u00e8 lo stesso Soracco a portare la registrazione di questa telefonata alla polizia, invitando per\u00f2 il commissario <strong>Francesco Navarra<\/strong>, in modo sorprendente per uno che \u00e8 indagato per omicidio, a \u201cnon darle alcuna importanza\u201d.<\/p>\n<p>Il ruolo misterioso della curia<\/p>\n<p>L\u2019anonima sostiene di aver informato la Curia, attore che in questa storia ha un ruolo misterioso. Ecco cosa racconta <strong>Padre Lorenzo Zamparin<\/strong>, confessore di Marisa Bacchioni: \u201cMi disse che l\u2019autrice dell\u2019omicidio era una donna, che <strong>si era invaghita del figlio<\/strong>, con cui voleva sistemarsi. Qualcuno le aveva detto di mantenere il pi\u00f9 assoluto riserbo sulla vicenda. Ritengo si riferisse ad altri prelati che frequentava\u201d. C\u2019era un <strong>segreto inconfessabile<\/strong>, si chiedono i pm, che legava Cecere alla Curia? Un altro prete, <strong>padre Anacleto<\/strong>, viene intercettato nel giugno del 1996: \u201cPensano che chiami quella che ha ammazzato Nada\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ergastolano che accus\u00f2 il compagno di cella<\/p>\n<p>Nel 2001 un nuovo colpo di scena. La Procura di Chiavari riapre le indagini, i giornali parlano del possibile ruolo di una donna. Quattro giorni dopo un <strong>ergastolano<\/strong> racconta che il compagno di cella gli avrebbe confessato di aver ucciso Nada Cella. Il detenuto, condannato per omicidio e <strong>violenza sessuale<\/strong>, si chiama <strong>Luigi Cecere<\/strong>. Nessuno ha mai accertato (n\u00e9 smentito) se fosse imparentato con l\u2019omonima indagata.<\/p>\n<p>\u201cCella uccisa con un fermacarte o una pinzatrice\u201d<\/p>\n<p>Il pm e la parte civile, rappresentata dall\u2019avvocato <strong>Sabrina Franzone<\/strong>, sono convinti di aver ricostruito la dinamica del delitto. Cella arriva in ufficio alle 7.50. Cella aveva ordine di \u201cnon passare telefonate della Cecere\u201d (lo dice intercettata la Bacchioni), che si presenta in studio e per questo nasce una lite. Arrivano due telefonate di una cliente, <strong>Giuseppina Vaio<\/strong>, a cui risponderebbe la stessa Cecere: \u201cNon dimenticher\u00f2 mai quella voce\u201d, ha raccontato Vaio. Quindi la Cecere colpirebbe la Cella, con un <strong>fermacarte<\/strong> e una <strong>pinzatrice<\/strong>. Il fermacarte viene trovato dalla polizia in un armadio, ripulito. Dopo la riapertura del caso \u00e8 sparito. La pinzatrice non \u00e8 stata mai trovata. Secondo una delle ricostruzioni sostenute dall\u2019accusa, Soracco, indagato per favoreggiamento con la madre (fuori dal processo per motivi di salute), potrebbe aver trovato la Cecere sul luogo del delitto.<\/p>\n<p>Le difese faranno appello<\/p>\n<p>Una vicina riferisce di aver sentito un<strong> rubinetto scorrere a lungo<\/strong>, quindi una porta sbattere e una persona che fuggiva per le scale alle 9.01. I <strong>soccorsi<\/strong> vengono chiamati alle 9.15. Un quarto d\u2019ora interminabile, in cui Nada agonizzava. Per la difesa il processo poggia sono tutte <strong>congetture<\/strong> e annuncia ricorsi in appello. Di certo, \u00e8 una sfida investigativa nell\u2019epoca delle indagini dominate dalla scienza. Per il tribunale di Genova ce n\u00e9 abbastanza per condannare la donna che per i magistrati \u00e8 l\u2019assassina. Anche senza una vera prova scientifica. Ed \u00e8 un verdetto che riconosce anni di <strong>errori<\/strong> e <strong>omissioni<\/strong> da parte di chi aveva indagato.<\/p>\n<p>Vale la pena di ricordare infine anche un altro fatto: dopo l\u2019approvazione della <strong>riforma Cartabia<\/strong>, la giudice per le indagini preliminari <strong>Annamaria Nutini<\/strong> aveva archiviato il caso e <strong>prosciolto<\/strong> <strong>Cecere<\/strong>, sulla base della <strong>nuova norma<\/strong>, che impone gi\u00e0 in fase preliminare una <strong>valutazione probabilistica<\/strong> sulla possibilit\u00e0 che un imputato possa essere <strong>condannato<\/strong>. Quella valutazione era poi stata ribaltata in sede di <strong>Riesame<\/strong>, ma l\u2019esito del processo \u00e8 indicativo di come la riforma approvata dall\u2019ex ministro abbia reso assai difficile la <strong>celebrazione di processi indiziari<\/strong>. Procedimenti che, se lasciati discutere in dibattimento, potrebbero portare a esiti non sempre prevedibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo trent\u2019anni c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 giudiziaria per l\u2019omicidio di Nada Cella, segretaria uccisa a 25 anni nello studio&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":307658,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[14,93,94,1537,90,89,7,15,11,84,91,12,85,92],"class_list":{"0":"post-307657","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"tag-cronaca","9":"tag-cronaca-italiana","10":"tag-cronacaitaliana","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-ultime-notizie","17":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","18":"tag-ultime-notizie-italia","19":"tag-ultimenotizie","20":"tag-ultimenotizieenewsdioggi","21":"tag-ultimenotizieitalia"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115900330455121680","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/307657","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=307657"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/307657\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/307658"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=307657"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=307657"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=307657"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}