{"id":308284,"date":"2026-01-16T02:46:12","date_gmt":"2026-01-16T02:46:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/308284\/"},"modified":"2026-01-16T02:46:12","modified_gmt":"2026-01-16T02:46:12","slug":"il-mio-slalom-in-bici-nelle-strade-a-pezzi-fra-buche-profonde-e-asfalto-sgretolato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/308284\/","title":{"rendered":"Il mio slalom in bici nelle strade a pezzi fra buche profonde e asfalto sgretolato"},"content":{"rendered":"<p>Questo non \u00e8 un reportage sulle condizioni delle strade di Milano. Per fare un reportage bisogna andare a cercare le cose. Nel caso delle buche che costellano l&#8217;asfalto cittadino non c&#8217;\u00e8 bisogno: saranno le buche a venire a voi, con afflato ecumenico. Basta inforcare la bici e fare una pedalata casa-redazione. Partendo dalla periferia est, si pu\u00f2 constatare che appena si abbandona la ciclabile in mattoni (materiale che fa molto strada consolare dell&#8217;antica Roma) di Via Mecenate e ci si avventura dalle parte di Via Pecorini si ha subito il piacere di incontrare due simpatiche trappole da ribaltamento. Una \u00e8 piena d&#8217;acqua che rende possibile capire che \u00e8 profonda 10 centimetri. L&#8217;altra \u00e8 meno fonda, ma larga 20. A stretto giro di posta arriva un tombino molto pi\u00f9 basso del piano stradale&#8230; Certo \u00e8 periferia, alle periferie vanno sempre le cose peggiori, tipo hic sunt maranza, quel che succede succede. Per\u00f2 \u00e8 pur sempre la zona della fermata Repetti del metr\u00f2, quella che dovrebbe essere chiave per andare alla Milano Ice Skating Arena. Ecco, arrivando alla fermata, si nota che hanno costruito due begli accessi pedonali per l&#8217;attraversamento. Quello di sinistra ha una passerella antiscivolo. Quello di destra ha invece un tombino metallico piantato nel mezzo del materiale antiscivolo che invece garantisce una buona possibilit\u00e0 di salto carpiato. Una scelta politica per far camminare verso sinistra? No a giudicare dalle strisce pedonali della zona che sembrano essere state smangiate dal vaiolo \u00e8 sciatteria.<\/p>\n<p>Le cose migliorano drasticamente se si riesce a superare l&#8217;asfalto sgretolato sotto i ponti che introducono verso viale Corsica. La zona di via Mezzofanti \u00e8 stata riasfaltata di fresco, sar\u00e0 rispetto per l&#8217;austera figura di questo Cardinale filologo e poliglotta. Ma appena si svolta in via Pannonia&#8230; La Pannonia \u00e8 terra straniera, una brutta provincia dell&#8217;imperialismo romano, quindi l&#8217;asfalto torna a essere crivellato. C&#8217;\u00e8 uno stacco secco come se si cambiasse citt\u00e0. Un ciclista monello potrebbe pure provare a trovar scampo sul marciapiede. Non fatelo. Il marciapiede di piazza Acquabella ha l&#8217;asfalto pi\u00f9 brutto che si sia mai visto. Questo giudicandolo come asfalto, come istallazione di arte contemporanea. Proseguendo, si arriva in Piazza Novelli dove ciclisti e motociclisti possono apprezzare il brecciolino. Perfetto per stendere dei mezzi a due ruote. In piazza Maria Adelaide di Savoia si fanno i conti con uno dei grandi misteri delle strade milanesi: il pav\u00e9, un retaggio della Milano asburgica, scivolosissimo, ma in certe zone mantenuto per la sua bellezza estetica. In altre, come in questa piazza, \u00e8 stato semplicemente abbandonato l\u00ec. Ovviamente inframezzato da binari, con pietre rotte, infossate sotto i binari medesimi e con delle belle toppe d&#8217;asfalto, altro che estetica&#8230; Del resto, che dire, anche a fare un giro in Via Torino a pochi passi dal Duomo, ci vuol poco a trovare una pietra smossa cos\u00ec grossa e cos\u00ec fuori assetto che va benissimo anche per disassare un&#8217;auto (fuori rotta, ma giusto per non saltare il centro).<\/p>\n<p>Ma tornando al percorso: viale Regina Giovanna due buche una in fila all&#8217;altra, profondit\u00e0 11 centimetri (un raider si salva con elegante gincana); viale Tunisia tra binari e asfalto c&#8217;\u00e8 una specie di trincea (certo c&#8217;\u00e8 anche la ciclabile che per\u00f2 sembra pi\u00f9 il museo internazionale del tombino); viale Liberazione non liberato dalla toppa della controtoppa&#8230;<\/p>\n<p>Basta cos\u00ec? No, ci sono due menzioni speciali.\n<\/p>\n<p> Sotto al Bosco Verticale la strada che per motivi inspiegabili \u00e8 stata lastricata con le stesse pietre dell&#8217;antica via Emilia, mostra segni di cedimento sui quali il triciclo di un postino sbanda, ma resiste; piazza Fidia, forse in omaggio al grande scultore possiede il Partenone delle buche con tanto di sampietrino al fondo.<\/p>\n<p>Lo abbiamo raccontato con tono leggero. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che sono tutte cose con cui ci si pu\u00f2 fare molto male. E purtroppo la cronaca \u00e8 spesso l\u00ec a ricordarcelo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo non \u00e8 un reportage sulle condizioni delle strade di Milano. 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