{"id":308633,"date":"2026-01-16T08:44:18","date_gmt":"2026-01-16T08:44:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/308633\/"},"modified":"2026-01-16T08:44:18","modified_gmt":"2026-01-16T08:44:18","slug":"con-lombra-sul-mare-conquistai-la-francia-la-storia-della-foto-del-mare-di-baia-delle-zagare-usata-in-un-manifesto-per-la-diffusione-del-pensiero-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/308633\/","title":{"rendered":"\u201cCON L\u2019OMBRA SUL MARE CONQUISTAI LA FRANCIA\u201d. LA STORIA DELLA FOTO DEL MARE DI BAIA DELLE ZAGARE USATA IN UN MANIFESTO PER LA DIFFUSIONE DEL \u201cPENSIERO FRANCESE\u201d. OGGI QUOTATA 7MILA EURO. \u2013 Rete Gargano"},"content":{"rendered":"<p>\u00abNel 1970 vendevo mobili ma volevo fare il fotografo capitai sul Gargano e ripresi la Baia delle Zagare. \u00c8 diventata il simbolo del pensiero d\u2019Oltralpe\u00bb.<\/p>\n<p>Era il 1970 e con un gruppo di amici fotoamatori andammo in un hotel sul Gargano, in Puglia, che si chiamava e penso si chiami ancora Baia delle zagare. \u00c8 su un piccolo sperone in alto rispetto al mare, dove ci arrivi con un ascensore. Decidemmo di fare delle foto. C\u2019\u00e8 chi fu attratto dalla gente che faceva il bagno e chi dall\u2019acqua, a me colp\u00ec quell\u2019ombra che lo sperone incideva sul bianco della spiaggia\u00bb: cos\u00ec Franco Fontana ricorda come nacque Baia delle Zagare, una delle sue immagini pi\u00f9 conosciute. \u00abAllora non ero ancora un professionista, di lavoro vendevo mobili per interni. Ma avevo la passione, mi ero anche pagato coi miei soldi un libro di fotografia su Modena, che adesso \u00e8 una rarit\u00e0 per collezionisti\u00bb.<\/p>\n<p>Fontana \u00e8 affezionato in modo particolare a quell\u2019immagine: \u00abGrazie a lei \u2013 ricorda \u2013 sono diventato famoso in tutto il mondo. Ad apprezzarne la \u201cfilosofia\u201d furono i francesi. Nel 1978 \u2013 ormai avevo deciso di scommettere su me stesso, avevo mollato i mobili e mi ero messo a fotografare a tempo pieno \u2013 feci una mostra a Parigi, dove c\u2019era anche Baia delle Zagare. Mi chiamarono dal ministero della Cultura per dirmi che secondo loro quell\u2019immagine esprimeva perfettamente lo spirito del loro Paese e che la volevano usare in un manifesto per la diffusione del \u201cpensiero francese\u201d. Ne fui felice e poi ho scoperto che quel manifesto \u00e8 arrivato in tutte le ambasciate e nei pi\u00f9 sperduti centri culturali in Asia come in Africa\u00bb. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra ragione per cui Baia delle Zagare \u00e8 importante per il suo autore: \u00abRappresenta il mio modo di intendere la fotografia. Io credo infatti che questa non debba documentare la realt\u00e0, ma interpretarla. La realt\u00e0 ce l\u2019abbiamo tutti intorno, ma \u00e8 chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realt\u00e0 \u00e8 un po\u2019 come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Piet\u00e0 di Michelangelo\u00bb<\/p>\n<p>Vedendola oggi si pu\u00f2 dire che in quella immagine c\u2019\u00e8 gi\u00e0 lo \u00abstile\u00bb Fontana, quell\u2019uso, come dice lui stesso, \u00abmaterico\u00bb del colore e quel confine labile tra il realismo e l\u2019astrazione, che l\u2019avrebbe accompagnato in tutta la carriera, dai paesaggi Anni 70 ai nudi (\u00abA differenza di quelli di Araki o Serrano i miei sono da museo e non da edicola\u00bb, rivendica polemicamente) degli Anni 80 agli asfalti di oggi. \u00abMa l\u2019astrazione in fotografia \u00e8 diversa da quella in pittura, anche se riprendi una casa fai qualcosa di astratto, perch\u00e9 hai deciso di isolare quell\u2019immagine e non un\u2019altra, l\u2019astrazione \u00e8 nella testa di chi scatta\u00bb.<\/p>\n<p>Nel 1970 la fotografia, o meglio la fotografia d\u2019autore, era quasi esclusivamente in bianco e nero. \u00abIl colore \u2013 afferma \u2013 era considerato dai fotografi \u201cgastronomia\u201d, in realt\u00e0 maneggiare il colore non \u00e8 facile. Si crede che il bianco e nero sia pi\u00f9 creativo, ma non \u00e8 cos\u00ec. La sfida \u00e8 far diventare il colore, che \u00e8 gi\u00e0 nelle cose o nei paesaggi, da oggetto a soggetto. E poi se vuoi sono ottimista, quindi vedo il mondo a colori. Ma mi piace molto quello che dice Italo Zannier: Fontana usa il colore come se il bianco e nero non fosse mai esistito\u00bb.<\/p>\n<p>Baia delle Zagare gli stava per aprire anche la strada dell\u2019America. \u00abCe l\u2019avevo quando andai a New York nel 1979. Con i miei portfolio e un pizzico di incoscienza andai a bussare alla porta di Leo Castelli, il grande gallerista. C\u2019era una coda lunghissima di artisti che volevano mostrare i loro lavori. Presero i miei portfolio e dopo una mezz\u2019ora la moglie di Castelli mi chiam\u00f2, aveva su una scrivania le mie immagini sparpagliate e mi disse che erano molto interessati ai miei lavori. Dovevo per\u00f2 firmare in esclusiva per loro e aspettare due anni, perch\u00e9 avevano gi\u00e0 mostre bloccate per tutto quel tempo. Io ero impaziente e dissi di no. Oggi me ne pento e non poco\u00bb. Ma l\u2019America sarebbe comunque entrata nelle sue immagini, forse anche perch\u00e9, come direbbe Guccini, esiste un legame \u00abtra la via Emilia e il West\u00bb. \u00abNegli anni successivi l\u2019ho girata in lungo e in largo. E anche in anni recenti ci sono tornato con amici come Valerio Massimo Manfredi per fare un libro sulla Route 66\u00bb. Dei suoi primi viaggi in America rimane una serie famosa che diede vita anche a varie mostre: \u00abLa luce delle domeniche americane\u00bb. \u00abAllora avevo iniziato a fotografare non solo paesaggi e case, ma anche persone\u00bb. A vedere quelle sue immagini, con i colori scolpiti, il tempo sospeso e la gente sui marciapiedi in attesa dei bus, si direbbe anticipatore di molta dell\u2019odierna street photography.<\/p>\n<p>\u00abPenso \u2013 prosegue \u2013 che non devi mai fermarti, mai fare sempre le stesse cose. Abbiamo un biglietto di sola andata, \u00e8 inutile sprecarlo, ripetendo ci\u00f2 che hai gi\u00e0 fatto\u00bb. Con questo spirito si capisce come Fontana sia uno che, a differenza di altri fotografi, non rimpiange l\u2019\u00abet\u00e0 della pellicola\u00bb. \u00abIl digitale \u2013 dice \u2013 \u00e8 stata una rivoluzione che ti offre possibilit\u00e0 impensate fino a poco tempo fa. Prima di tutto non ti rompi pi\u00f9 la schiena portandoti macchine e attrezzature pesantissime. Puoi scattare tutto quello che vuoi e scegliere solo ci\u00f2 che ti piace, con il numero di pixel cui siamo giunti adesso non hai alcun problema di definizione. Poi mi sembra che riesci a scolpire meglio la luce. E infine l\u2019idea che puoi \u201critoccare\u201d, se non sei soddisfatto, \u00e8 un altro passo avanti\u00bb. Quale consiglio darebbe a un ragazzo che vuole seguire le sue orme? \u00abOrganizzo molti work-shop e ai giovani dico che prima di tutto devono guardare dentro se stessi e capire chi sono. I manicomi sono pieni di gente che si crede Napoleone, ma con la fotografia \u00e8 inutile che cerchi, se non lo sei, di copiare Cartier-Bresson. Devi essere te stesso, se lo capisci e hai delle cose da dire, il resto viene da s\u00e9\u00bb. E per questo smitizza anche il feticcio della macchina: \u00abBaia delle Zagare \u2013 conclude \u2013 la feci con una Pentax, poi sono passato alle Canon e ho sempre usato quelle. Ma non sopporto chi ti chiede mille particolari tecnici, pensando siano fondamentali: la macchina fotografica \u00e8 come la penna stilografica per uno scrittore, solo uno strumento. Quello che conta \u00e8 quello che sai scrivere\u00bb.<\/p>\n<p>Franco Fontana \u00e8 nato a Modena nel 1933. Inizia a fotografare nel 1961 frequentando circoli amatoriali e passa al professionismo negli Anni 70. \u00c8 uno dei grandi maestri della fotografia a colori, si \u00e8 cimentato tanto con il paesaggio quanto con il nudo. Gli sono stati dedicati oltre 40 libri, pubblicati da editori di tutto il mondo (il pi\u00f9 recente si chiama Anima e raccoglie immagini dagli Anni 70 a oggi). Ha esposto in musei pubblici e gallerie private (quasi 400 le sue personali). A settembre gli sar\u00e0 dedicata una vasta retrospettiva dall\u2019Ivam, l\u2019Instituto Valenciano de Arte Moderno, di Valencia, in Spagna.<\/p>\n<p>la stampa<\/p>\n<p><strong>GALLERIA CIVICA \u2013 FONDAZIONE AGO MODENA FABBRICHE CULTURALI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0Franco Fontana<\/strong><\/p>\n<p><strong>(1933)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Baia delle Zagare, 1970<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nell\u2019immagine \u00e8 rappresentato il paesaggio marino di Baia delle Zagare osservato dall\u2019alto. Il mare, calmo, sfuma dal colore chiaro vicino alla riva fino a un blu intenso al largo. La spiaggia, dai toni chiari, \u00e8 attraversata dall\u2019ombra scura dello sperone roccioso da cui \u00e8 stata scattata la fotografia.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"268\" height=\"400\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/foto-fontana-di-baia-delle-zagare.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-172286\"  \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abNel 1970 vendevo mobili ma volevo fare il fotografo capitai sul Gargano e ripresi la Baia delle Zagare.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":308634,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-308633","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115903900051771282","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/308633","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=308633"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/308633\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/308634"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=308633"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=308633"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=308633"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}