{"id":31029,"date":"2025-08-06T06:13:09","date_gmt":"2025-08-06T06:13:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/31029\/"},"modified":"2025-08-06T06:13:09","modified_gmt":"2025-08-06T06:13:09","slug":"per-capire-hiroshima-serve-la-storia-ma-aiuta-anche-lucronia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/31029\/","title":{"rendered":"Per capire Hiroshima serve la storia, ma aiuta anche l\u2019ucronia"},"content":{"rendered":"<p>Daikon di Samuel Hawley\u00a0\u00e8 un\u00a0romanzo di fantastoria che ridefinisce\u00a0il destino della bomba atomica e della Seconda guerra mondiale. In un momento in cui il tema del nucleare torna di drammatica attualit\u00e0, vale la pena rifletterci anche a partire dalla finzione letteraria\u00a0<\/p>\n<p>Il daikon \u00e8 un ortaggio tipico del <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/tag\/Giappone\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Giappone<\/a>. Appartiene alla famiglia del ravanello, ma la sua forma ricorda una carota che ha perso l\u2019arancione. Lo si pu\u00f2 lasciare crudo, tagliandolo sottile e usandolo per insaporire un\u2019insalata, oppure cuocerlo e farlo diventare l\u2019elemento base di un brodo caldo. \u00c8 un ingrediente importante della cucina giapponese, mi verrebbe da dire persino identitario.<\/p>\n<p>Popolare, nel senso che \u00e8 diffuso ovunque, dalla dispensa di una famiglia che deve mettere insieme due stipendi per arrivare alla fine del mese, ai piatti cucinati per l\u2019imperatore, il daikon c\u2019\u00e8 sempre. Anche nei momenti pi\u00f9 difficili, un pezzetto di daikon salta fuori. Mi colpiscono le cose semplici che riescono a tenere insieme qualcosa di molto complesso: un popolo intero nel caso del daikon. Pi\u00f9 che un ingrediente \u00e8 quasi un simbolo di resistenza.<\/p>\n<p>Ecco, il Daikon del titolo dell\u2019avvincente romanzo di Samuel Hawley, il primo per l\u2019imprint Silvio Berlusconi editore, non ha niente a che fare con l\u2019ortaggio: \u00e8 il nome con cui i giapponesi battezzano la loro bomba atomica. Quella di Hawley \u00e8 un\u2019ucronia\u00a0e come vuole il genere anche questa parte da una domanda molto semplice: \u00abCosa sarebbe successo se anche i giapponesi avessero avuto l\u2019atomica?\u00bb.<\/p>\n<p>Gli ingredienti per un bel romanzo ci sono tutti: l\u2019eroe un po\u2019 nerd che preferisce starsene nascosto, ma che tira fuori un coraggio da leone quando la Storia lo chiama; l\u2019amata da salvare; un cattivo eccezionale, che sembra uscito da Street Fighet o un Anime; tenuti insieme da scrittura fluida, capace di incastrare stili diversi, dando alla lettura un ritmo incalzante.<\/p>\n<p>Siamo nei giorni del <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/idee\/cultura\/hiroshima-e-nagasaki-sono-state-le-prime-vittime-della-guerra-fredda-pric307t\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">bombardamento su Hiroshima<\/a> \u2013 sono passati ottant&#8217;anni proprio in questi giorni da quel momento, una vita intera \u2013 solo che in Daikon l\u2019atomica sganciata dagli Stati Uniti non esplode, ma viene recuperata dai giapponesi che prima si chiedono cosa sia, e poi come funzioni. Lo scoprono grazie al fisico Keizo Kan, che viene costretto a dare risposte ai militari dal Colonnello Sagara, un tipo dritto come la lama di una katana, ma subdolo come un pugnale nascosto.<\/p>\n<p>Fat Man e Little Boy sono i nomi innocenti delle due bombe atomiche che hanno spazzato via centinaia di migliaia di vite e allora Hawley non resiste alla tentazione di dare un nome altrettanto innocente anche alla sua atomica inventata e la chiama proprio Daikon. L\u2019ingrediente giapponese. Il simbolo di resistenza di un popolo in difficolt\u00e0 che, nello sviluppo della trama, si trasforma in uno strumento di vendetta.<\/p>\n<p><strong>Il valore della storia\u00a0<\/strong> <\/p>\n<p>L\u2019<a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/idee\/cultura\/un-giro-intorno-allucronia-comera-emmanuel-prima-di-diventare-carrere-kkyd05bv\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">ucronia<\/a> non \u00e8 un genere che frequento. Penso sia pi\u00f9 affascinate leggere quello che \u00e8 successo davvero e per questo mi sono sorpreso quando alla fine di Daikon ho cominciato a farmi delle domande, a collegare la finzione di Hawley con quello che \u00e8 successo davvero, prima a Los Alamos e poi a Hiroshima e Nagasaki. Hawley non mi ha soltanto intrattenuto, tenendomi incollato al suo racconto \u2013\u00a0cosa non da poco, e per niente scontata \u2013\u00a0 ma mi ha permesso di mettermi in discussione.<\/p>\n<p>Ho recentemente scritto anch\u2019io un libro che racconta della bomba atomica (La Societ\u00e0 Dei Profeti, Mondadori Strade Blu) o meglio dell\u2019uomo che la costru\u00ec \u2013 <a href=\"https:\/\/www.editorialedomani.it\/tecnologia\/enrico-fermi-paraffina-pesci-rossi-intuzione-cambio-fisica-x0mwgefv\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Enrico Fermi<\/a> \u2013 di quello che la rub\u00f2 \u2013 la spia sovietica Klaus Fuchs \u2013 e di quello che la rifiut\u00f2 \u2013 Edoardo Amaldi, l\u2019unico dei ragazzi di Via Panisperna rimasto in Italia per proteggere gli scienziati che non riuscirono a fuggire dal regime fascista.<\/p>\n<p>Viene da chiedersi come mai questo proliferare di libri su qualcosa successo pi\u00f9 di ottant\u2019anni fa e la risposta, per quello che mi riguarda, \u00e8 che oggi la bomba atomica sembra pi\u00f9 attuale che mai ed \u00e8 interessante, anzi fondamentale, capire cosa abbia spinto quegli uomini nel deserto del New Mexico a costruirla.<\/p>\n<p>Ripercorrerne la storia permette di rispondere a questa domanda, che ha una risposta chiara e per molti aspetti condivisibile, ovvero la paura che Hitler ci arrivasse per primo e la usasse per conquistare il mondo, ma anche di scoprire che proprio Enrico Fermi, l\u2019uomo che diede forse il contributo pi\u00f9 importante nella sua realizzazione, quando arriv\u00f2 il momento di usarla, lott\u00f2 per impedirlo.<\/p>\n<p> <strong>Dimenticare serve?<\/strong><\/p>\n<p>Con la sua riscrittura della storia Hawley mi ha fatto pensare se dimenticare sia pi\u00f9 utile di ricordare. Personalmente non ho dubbi: ricordare \u00e8 fondamentale, per non ripetere certi sbagli certo, ma anche per affrontare i traumi del passato e cercare di risolverli. Solo che per farlo davvero il ricordo a un certo punto deve trasformarsi in qualcos\u2019altro, ed \u00e8 allora che entra in gioco il dimenticare. E non mi riferisco a quello che \u00e8 successo, ma al dolore che \u00e8 stato provato.<\/p>\n<p>Dimenticarlo, per lasciare spazio all\u2019accettazione: \u00e8 successo, c&#8217;\u00e8 stato, e nulla di quello che possiamo fare o faremo lo canceller\u00e0. Al pari del ricordo questa accettazione di ci\u00f2 che \u00e8 stato lasciando indietro il dolore, \u00e8 necessaria per andare avanti, per scrivere quella storia nel DNA di un popolo e fare in modo che non crescano fiori del male. Lo si pu\u00f2 fare se \u00e8 passato abbastanza tempo, e lo si comincia a fare quando concediamo alla nostra fantasia di intervenire su quella storia. Per riscriverla. O per cercare di farlo.<\/p>\n<p>E allora il romanzo di Hawley, in cui il fisico Keizo Kan e il Colonnello Sagara sono sulle sponde opposte di questa storia di vendetta, non \u00e8 un\u2019ucronia, un \u201cwhat if\u201d. La domanda a cui risponde forse non \u00e8 \u00abCosa sarebbe successo se i giapponesi avessero avuto l\u2019atomica?\u00bb, ma qualcosa di molto pi\u00f9 profondo. \u00abCome si resiste sotto ai colpi della vita?\u00bb. E la risposta forse \u00e8 proprio nella fantasia. E nel daikon, che anche quando tutto \u00e8 difficile lui c\u2019\u00e8, nella sua profonda semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00a9 Riproduzione riservata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Daikon di Samuel Hawley\u00a0\u00e8 un\u00a0romanzo di fantastoria che ridefinisce\u00a0il destino della bomba atomica e della Seconda guerra mondiale.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":31030,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-31029","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31029","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31029"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31029\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/31030"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31029"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31029"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31029"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}