{"id":31103,"date":"2025-08-06T07:06:14","date_gmt":"2025-08-06T07:06:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/31103\/"},"modified":"2025-08-06T07:06:14","modified_gmt":"2025-08-06T07:06:14","slug":"intervista-allartista-matt-keegan-artribune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/31103\/","title":{"rendered":"Intervista all\u2019artista Matt Keegan | Artribune"},"content":{"rendered":"<p>Il lavoro di <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/matt-keegan\/\" data-type=\"artist\" data-id=\"433304\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Matt Keegan<\/a><\/strong> (Manhasset, 1976) si articola tramite media eterogenei \u2014 dalla scultura alla fotografia, dal video all\u2019editoria \u2014 e indaga il linguaggio come dispositivo culturale capace di modellare la realt\u00e0 e organizzare il pensiero. Attraverso gesti di disattivazione e riconfigurazione di materiali pedagogici e visivi, l\u2019artista apre spazi critici che invitano a ripensare i meccanismi con cui il sapere viene prodotto, trasmesso e legittimato. Centrale nella sua pratica \u00e8 l\u2019utilizzo di archivi personali e dell\u2019esperienza familiare. Questa scelta non \u00e8 da intendersi come riferimento biografico o nostalgico, ma come lente attraverso cui interpretare fenomeni culturali e sociali. Si tratta infatti di una dimensione affettiva e relazionale che contribuisce a mettere in discussione il baricentro del sapere costituito, passando da un modello gerarchico e codificato ad uno radicato nell\u2019esperienza e nel dialogo. Parallelamente alla sua produzione visiva, Keegan ha sviluppato una pratica editoriale sperimentale volta a generare spazi di ricerca \u201caltri\u201d, in grado di attivare forme collaborative e non-lineari di produzione culturale.\u00a0<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"767\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matt-keegan-realia-installation-view-courtesy-of-magenta-plains-1024x767.jpg\" alt=\"Matt Keegan, Realia, Installation View. Courtesy of Magenta Plains\" class=\"wp-image-1174242\"  \/>Matt Keegan, Realia, Installation View. Courtesy of Magenta Plains<strong>Intervista a Matt Keegan<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il tuo lavoro attraversa una molteplicit\u00e0 di linguaggi visivi e testuali, ma al centro sembra esserci la riflessione sul linguaggio stesso \u2014 non soltanto come strumento comunicativo, ma come costruzione sociale, dispositivo di potere e campo di ambiguit\u00e0. Come concepisci oggi il linguaggio nella tua pratica artistica, e che ruolo gioca nella tua riflessione sull\u2019identit\u00e0 e sulla trasmissione culturale?<\/strong>\u00a0<br \/>All\u2019inizio della mia pratica mi sono concentrato sull\u2019inglese vernacolare americano attraverso opere testuali \u2013 stampe, disegni e sculture \u2013; ero attratto da espressioni con significati stratificati o ambigui. Con il tempo, ho iniziato a sentire i limiti del testo e ho cominciato ad indagare forme e immagini quali sostituti del linguaggio \u2013 pi\u00f9 aperti, interpretativi e associativi. Ho realizzato opere in acciaio, forme che ricordano i test di Rorschach, per andare oltre la rigidit\u00e0 del significato. Ad un certo punto, sono tornato ad una collezione di immagini che mia madre aveva assemblato a mano, ritagliate da riviste e cataloghi per creare delle flashcard per l\u2019apprendimento dell\u2019inglese. Quel materiale mi ha fatto riflettere sul linguaggio come qualcosa di aperto, plasmato dalla traduzione, dalla traduzione errata, dal contesto culturale e dai vuoti di conoscenza. \u00a0<\/p>\n<p><strong>Mi interessano molto le flashcard ESL realizzate da tua madre, che ricorrono come oggetti-simbolo in diversi tuoi lavori. Concepite come strumenti didattici per insegnare l\u2019inglese a parlanti non nativi, queste schede \u2014 composte da immagini ritagliate da riviste e pubblicit\u00e0 domestiche degli anni Novanta e Duemila \u2014 diventano nelle tue opere qualcosa di pi\u00f9: frammenti di un archivio familiare, veicoli di memoria e tracce di un capitale culturale che si tramanda. Il loro valore pedagogico si trasforma in un codice visivo e simbolico complesso, che mette in luce le dinamiche di produzione, trasmissione ed esposizione del sapere. Cosa ti ha avvicinato a questi oggetti?<\/strong>\u00a0<br \/>Oggi per me \u00e8 impossibile parlare di linguaggio senza considerare il contesto politico in cui viviamo. Il linguaggio sembra essere sempre pi\u00f9 distorto e manipolato, intrappolato in sistemi di potere ed oppressione. \u00c8 anche per questo che mi ha attirato quell\u2019atto cos\u00ec strano, quasi contraddittorio, di usare immagini commerciali per insegnare l\u2019inglese nelle comunit\u00e0 di immigrati. Le flashcard catturano un\u2019epoca precisa, un momento della cultura americana e un ideale di consumo della classe media e ci\u00f2 che pi\u00f9 mi interessa \u00e8 l\u2019ampia rete di significati che evoca. Sono prodotti molto diffusi \u2013 con un\u2019impronta storica e uno status ben definito \u2013 che mia madre ha riutilizzato come strumenti pedagogici. Nel suo caso, insegnava a persone adulte, improvvisando con ci\u00f2 che aveva a disposizione, un gesto dettato dalla necessit\u00e0 e dalla creativit\u00e0. Come artista, le vedo con uno sguardo diverso \u2013 informato dall\u2019arte concettuale e dalla Pictures Generation. Mia madre non ha mai pensato che ci\u00f2 che faceva fosse arte, ma \u00e8 evidente che prendeva decisioni estetiche consapevoli. Mi interessa la dimensione generativa di quel processo. Parla di come cerchiamo di dare senso al mondo attraverso le immagini, delle conoscenze ereditate e dell\u2019infinita circolazione dei media.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matt-keegan-generation-2016-courtesy-of-the-artist-and-magenta-plains-1024x576.jpg\" alt=\"Matt Keegan, Generation, 2016. Courtesy of the artist and Magenta Plains.\" class=\"wp-image-1174244\"  \/>Matt Keegan, Generation, 2016. Courtesy of the artist and Magenta Plains.<\/p>\n<p><strong>Nella tua recente mostra Realia da Magenta Plains hai presentato lavori visivi di diverso tipo, tra cui alcune opere che utilizzano l\u2019archivio delle flashcard ESL. Nelle composizioni emerge una sintassi visiva e materiale, in cui la dimensione \u201cfunzionale\u201d di partenza assume una grammatica formale e concettuale libera ed ambigua: le parole diventano oggetti, le immagini frasi visive, i materiali quotidiani entrano nel campo della scultura come elementi linguisticamente attivi. Possiamo vedere questo gesto come una forma di disattivazione del dispositivo linguistico\/pedagogico capace di renderlo nuovamente generativo?<\/strong>\u00a0<br \/>Con Realia, credo ci sia stata un\u2019apertura nel mio lavoro. Dopo quasi vent\u2019anni di mostre, mi sento pi\u00f9 a mio agio nel lasciare che l\u2019opera resti aperta all\u2019interpretazione. Cerco di realizzare lavori che funzionino come inneschi, che invitino chi guarda a nominare, interpretare o entrare in relazione con le strutture sintattiche \u2013 simili a frasi \u2013 che costruisco. Dietro questi assemblaggi c\u2019\u00e8 una logica, anche se non viene necessariamente esplicitata in un comunicato stampa o in una spiegazione. \u00a0<\/p>\n<p><strong>In un contesto come quello americano contemporaneo, in cui le pratiche educative, culturali e identitarie sono fortemente politicizzate e normate, questa apertura all\u2019ambiguit\u00e0 pu\u00f2 generare in chi osserva reazioni e riflessioni molto diverse. Che tipo di relazione immagini \u2014 o auspichi \u2014 tra il tuo lavoro e chi lo osserva?<\/strong>\u00a0<br \/>Penso sempre al pubblico mentre lavoro, \u00e8 la mia priorit\u00e0. So che una struttura costruita come una frase pu\u00f2 generare molteplici letture, alcune anche in contrasto con la mia intenzione originaria e accolgo con favore questa possibilit\u00e0. Per questa mostra, desideravo che ogni elemento \u2013 i dipinti, le flashcard per l\u2019insegnamento dell\u2019inglese come seconda lingua, la scultura da tavolo \u2013 offrisse una via d\u2019accesso. Sono forme familiari, con cui chi guarda pu\u00f2 entrare in dialogo. In definitiva, vedo questa relazione come qualcosa che si completa con il pubblico. Voglio creare opere che invitino alla riflessione, non che dipendano da me per essere definite.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"671\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matt-keegan-green-to-red-2025-courtesy-of-magenta-plains-1024x671.jpg\" alt=\"Matt Keegan, Green to Red, 2025. Courtesy of Magenta Plains\" class=\"wp-image-1174245\"  \/>Matt Keegan, Green to Red, 2025. Courtesy of Magenta Plains<\/p>\n<p><strong>Nei tuoi progetti video ed installativi, la famiglia non \u00e8 mai solo un tema autobiografico o nostalgico, si configura piuttosto come una vera e propria struttura operativa: un metodo di lavoro, una lente attraverso cui leggere fenomeni culturali, sociali, urbani. Penso, ad esempio, a what was &amp; what is (2019), in cui il dialogo con tuo padre intreccia storia personale e trasformazioni della citt\u00e0 di New York. In che modo questa grammatica affettiva e relazionale, contribuisce alla riflessione piu\u0300 ampia sulla trasmissione del sapere, sull\u2019autorita\u0300 culturale e sul modo in cui si costruiscono \u2014 e si possono riscrivere \u2014 le narrazioni collettive? <\/strong>\u00a0<br \/>Apprezzo che tu abbia colto questa cosa. Anche se what was &amp; what is coinvolge mio padre, non si tratta di lui in quanto padre, ma come figura la cui vita \u00e8 legata direttamente al Queens, il luogo in cui \u00e8 stata installata l\u2019opera. Volevo affiancare questa sua traiettoria a una riflessione sul tempo, in particolare attraverso una citazione che correva lungo il bordo superiore della scultura: \u201cPer molto tempo, questo quartiere \u00e8 stato definito da ci\u00f2 che sar\u00e0, e ora penso sia definito da ci\u00f2 che \u00e8.\u201d Questa frase \u00e8 tratta da un\u2019intervista del New York Times a un costruttore di Court Square \u2014non dice nulla, eppure cattura perfettamente come la speculazione influenzi il valore percepito di un luogo. Cos\u00ec mi sono chiesto: e se il valore non fosse ancorato a proiezioni economiche, ma all\u2019esperienza vissuta? Ho affiancato alla scultura un dialogo articolato in tre momenti pubblici con mio padre che, ad 82 anni, rappresentava una sorta di cronologia vivente della citt\u00e0. Sono diventato un corrispondente, che offriva al pubblico la possibilit\u00e0 di rivisitare luoghi familiari attraverso una fonte primaria vivente. Mio padre \u00e8 un narratore naturale \u2014 divertente, spontaneo, imprevedibile. Quella vulnerabilit\u00e0, quell\u2019improvvisazione, sono diventate parte integrante dell\u2019opera. Il progetto riguarda il luogo, la memoria e l\u2019autorialit\u00e0. Pone delle domande: cos\u2019\u00e8 questo quartiere? Chi lo vive? Chi lo definisce? Cosa ne pensa la comunit\u00e0 del futuro che si prospetta?\u00a0<\/p>\n<p><strong>Anche in Generation (2016), coinvolgi i tuoi genitori e la tua famiglia diretta per mettere in circolo parole, memorie, gesti educativi. In queste opere, soggettivit\u00e0 familiari \u2014 genitori, insegnanti, bambini \u2014 emergono come interlocutori attivi, portatori di un sapere non accademico ma profondamente situato. <\/strong>\u00a0<br \/>Generation, diversamente da what was &amp; what is \u00e8 pi\u00f9 incentrato sul sapere ereditato. Mi sono chiesto: la famiglia \u00e8 una sorta di dizionario? Il vocabolario che ereditiamo \u2014 riferimenti culturali, inflessioni regionali, valori \u2014 plasma il nostro modo di comprendere il mondo. Un critico del New York Times ha descritto la mia famiglia come una \u201cuna classica famiglia newyorkese, con idee forti e ben definite\u201d, e in effetti \u00e8 cos\u00ec. Anche se resistiamo, rimaniamo in dialogo con ci\u00f2 che abbiamo ereditato linguisticamente, emotivamente, culturalmente. Ho chiesto alla mia famiglia di definire ciascuno una selezione di 19 parole. Attraverso questa scelta, ho voluto esplorare come si forma il senso del s\u00e9, dal genere alla cittadinanza, da come si costruisce l\u2019idea di casa fino a concetti legati all\u2019immaginazione e all\u2019emotivit\u00e0. Mi sono concentrato su parole che attivassero diverse sfaccettature della soggettivit\u00e0. Ho richiesto anche di attribuire a ciascun concetto una forma, un colore, un peso, un movimento o una staticit\u00e0, generando delle animazioni correlate, nel tentativo di visualizzare queste idee.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"759\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/matt-keegan-americamerica-excerpt-1-and-2-collection-of-solomon-r-guggenheim-museum-new-york-purchas.png\" alt=\"Matt Keegan, AMERICAMERICA excerpt #1 and #2, Collection of Solomon R. Guggenheim Museum, New York Purchased with funds contributed by the Young Collectors Council, 2009\" class=\"wp-image-1174247\"  \/>Matt Keegan, AMERICAMERICA excerpt #1 and #2, Collection of Solomon R. Guggenheim Museum, New York Purchased with funds contributed by the Young Collectors Council, 2009<\/p>\n<p><strong>Parallelamente alla tua ricerca visiva, hai sviluppato nel tempo una pratica editoriale articolata, che si \u00e8 concretizzata in progetti come North Drive Press (2004-2010) e AMERICAMERICA (1986-2008). La prima, ha funzionato per diversi anni come piattaforma indipendente e orizzontale per interviste tra artisti e produzioni al di fuori dei circuiti tradizionali di mediazione. Che ruolo ha per te oggi la creazione di queste piattaforme editoriali e discorsive?<\/strong>\u00a0<br \/>Aggiungo solo che ci sono altre due pubblicazioni. Dopo North Drive Press, ho realizzato == (Equals), un progetto in tre numeri che ne \u00e8 stato la naturale prosecuzione. Poi, nel 2020, ho pubblicato un libro intitolato 1996. Ho fondato North Drive Press perch\u00e9 volevo riflettere quell\u2019energia dialogica dell\u2019ambiente accademico, commissionando interviste tra artisti e producendo multipli d\u2019artista, il tutto in un\u2019edizione limitata di 500 copie. North Drive Press \u00e8 stato co-creato con diverse persone. Ho iniziato a 27 anni, \u00e8 stato un modo per diventare artista, per affrontare quegli anni iniziali in cui cercavamo di capire cosa stavamo facendo e perch\u00e9. Il progetto ha favorito uno scambio tra pari e un dialogo intergenerazionale, in un momento in cui molti dei collaboratori non avevano ancora accesso a piattaforme consolidate. Ogni numero veniva assemblato nel mio studio, insieme ai miei collaboratori e ad alcuni degli artisti coinvolti. Con l\u2019evolversi della mia pratica, anche NDP \u00e8 cambiato. Equals si \u00e8 spostato verso la scrittura commissionata \u2014 artisti che scrivevano su altri artisti \u2014 oltre a interviste e multipli. Non \u00e8 stato un progetto altrettanto riuscito, ma contiene contributi di cui sono orgoglioso. AMERICAMERICA e 1996 differiscono per formato, ma condividono una preoccupazione comune: come costruire un archivio, come un\u2019opera possa essere collettivamente autoriale, e come quell\u2019archivio possa funzionare come ritratto generazionale o intergenerazionale. \u00a0<\/p>\n<p><strong>AMERICAMERICA, pubblicata con Printed Matter, riflette sulla costruzione dell\u2019identit\u00e0 americana attraverso un montaggio di immagini, documenti, viaggi e memorie, mettendo in dialogo rappresentazioni ufficiali e discorsi sommersi. Cosa vuoi dirmi sul progetto?<\/strong>\u00a0<br \/>AMERICAMERICA si concentrava sul periodo che va dalla fine della presidenza di Ronald Reagan fino alla fine del mandato di George W. Bush, mentre 1996 era incentrato sulla rielezione di Clinton e sulla svolta a destra del Partito Democratico durante la sua amministrazione. AMERICAMERICA includeva interviste con artisti diplomatisi intorno al 1986 accostati a interviste con artisti nati in quell\u2019anno, che si stavano laureando poco prima dell\u2019elezione di Obama. 1996 seguiva la stessa struttura: artisti diplomati attorno al 1996 affiancati da quelli nati in quell\u2019anno, la cui prima elezione da elettori ha coinciso con l\u2019ascesa di Trump. Anche se non sono particolarmente attratto dalla politica elettorale o dal sistema bipartitico statunitense, gli anni elettorali si sono rivelati utili come marcatori temporali\u2014uno strumento per prendere il \u201cpolso culturale\u201d in termini di attivismo, politiche e pratiche artistiche. Non ho intenzione di tornare a progetti come North Drive Press o Equals \u2014 erano estremamente impegnativi dal punto di vista produttivo. Per\u00f2 mi interessa continuare a realizzare libri d\u2019artista che funzionino come contenitori di storia orale, capaci di mappare periodi specifici dell\u2019evoluzione di questo paese. Mi appassiona la fase di ricerca, di commissione e di editing. Sono ancora nelle primissime fasi di un nuovo libro che si concentrer\u00e0 sul periodo 2008\u20132012, da mettere in dialogo con il 2028\u20132032, con l\u2019idea di pubblicarlo proprio in quel secondo intervallo. I salvataggi bancari, la sentenza Citizens United e Occupy Wall Street sono elementi fondamentali per comprendere questo momento presente e ci\u00f2 che potrebbe accadere nei prossimi quattro anni in questo Paese.\u00a0<\/p>\n<p>Giulia Mariachiara Galiano\u00a0<br \/>\u00a0<br \/><strong>Libri consigliati:<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il lavoro di Matt Keegan (Manhasset, 1976) si articola tramite media eterogenei \u2014 dalla scultura alla fotografia, dal&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":31104,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-31103","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31103","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31103"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31103\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/31104"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}