{"id":311445,"date":"2026-01-18T02:58:21","date_gmt":"2026-01-18T02:58:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/311445\/"},"modified":"2026-01-18T02:58:21","modified_gmt":"2026-01-18T02:58:21","slug":"dove-nascosta-lanima-pura-di-chagall-contro-le-visioni-buoniste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/311445\/","title":{"rendered":"Dov&#8217;\u00e8 nascosta l&#8217;anima pura di Chagall? Contro le visioni buoniste"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/2886p_maurizio-cecchetti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Maurizio Cecchetti<\/a>, pubblicato il 16\/01\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Opere e artisti        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-moderna.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte Moderna<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/marc-chagall.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Marc Chagall<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/novecento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Novecento<\/a> <\/p>\n<p>Un ritratto critico di Marc Chagall, a margine della mostra di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, per andare va oltre l\u2019iconografia fiabesca pi\u00f9 nota, per riscoprirne le radici contadine, la formazione russa, il confronto con le avanguardie e il ruolo di testimone inquieto del Novecento, tra fede, esilio e memoria. L\u2019articolo di Maurizio Cecchetti.<\/p>\n<p>Se si esce dallo schema interpretativo chagalliano che intreccia l\u2019ebraismo chassidico e una certa idea etnico-religiosa della realt\u00e0 fiabesca che trova nei fidanzatini volanti e in certe situazioni da mondo capovolto tipico della visione favolistica con gli animali che talvolta sembrano, come gi\u00e0 nel contesto classico, personificarsi in esseri che percepiscono la natura come realt\u00e0 senziente; ecco, uscendo dalla visione che ricorre forse ancor pi\u00f9 nell\u2019interpretazione dell\u2019opera di Chagall che nella sua stessa idea dell\u2019arte e del mondo, si rischierebbe peraltro di scoprire che questa \u00e8 una visione di Chagall \u201cbuona\u201d, o meglio buonista, perch\u00e9 sentimentale, dove il legame con la tradizione arcaica israelitica, biblica e tribale per cos\u00ec dire, si stempera. Negare questo \u00e8 come voler ignorare che la pittura pi\u00f9 nota di Chagall, che potremmo definire un realismo magico venato di romanticismo, era stata preceduta da una dimensione panica e lirica, e nondimeno aperta alla frantumazione del mondo portata dalle avanguardie, futurismo e cubismo anzitutto, ma anche la variegata ricerca dei linguaggi astratti. Da questo punto di vista, lo Chagall pi\u00f9 fedele alla propria anima russa, quella contadina che non dimenticher\u00e0 mai, si manifesta negli anni Dieci, quando la fedelt\u00e0 etnica, o per cos\u00ec dire popolare, si misura col salto di qualit\u00e0 che lo spinge nel 1907 a lasciare Vitebsk, il \u201cvillaggio natio\u201d, diretto a San Pietroburgo, dove da un lato stringer\u00e0 rapporti con l\u2019istituzione delle Belle Arti, con la forma classica insomma, ma dall\u2019altro, l\u2019incontro con L\u00e9on Bakst e poi l\u2019approdo a Parigi nel 1911 attraverso la scoperta dell\u2019arte moderna e d\u2019avanguardia, danno l\u2019avvio a una consenziente trasformazione del proprio talento. Il passaggio della frontiera verso Parigi avviene anche cambiando il proprio nome da Moishe Segal o Shagal in Chagall (adattandolo alla pronuncia francese, un segno chiarissimo della sua decisione di diventare un pittore occidentale).<\/p>\n<p>Fu l\u2019inizio di quella maturazione espressiva rispetto alla radice terragna che il giovanissimo Marc aveva manifestato nel disegno prima ancora di ogni formazione scolastica: egli sapeva cogliere al massimo della verit\u00e0 di segno e di forma la natura interna del reale, una intuizione dell\u2019essenza delle cose, tipica dei visionari, secondo Henri Focillon, il quale sosteneva che non si trattava di uomini dotati di una visione fantasiosa o primitiva del reale, ma capaci di vedere le cose dall\u2019interno, nel patrimonio genetico se vogliamo, trasferendosi all\u2019interno della realt\u00e0 stessa e riportandone alla luce dai fondali pi\u00f9 abissali, come un palombaro, ci\u00f2 che il mare ha ingoiato e nascosto. Chagall apparteneva a questa specie di artisti subacquei capaci di vedere e rintracciare a profondit\u00e0 immense quella sostanza delle cose che procura, quando ci viene mostrata, emozioni vertiginose. Era una sorta di radicamento alla terra, come nel mondo pastorale e contadino, che precede il modello socialista del prolet e dei kolchoz. Il modello dei soviet ha imposto un nuovo sovrano, lo Stato che chiede di mettere insieme il lavoro, gli strumenti e le finalit\u00e0 verso di esso orientate in modo collettivista, che prendeva il posto occupato per secoli dagli zar.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Marc Chagall, Crocifissione bianca (1938; olio su tela, 154,6 x 140 cm; Chicago, Art Institute)\" title=\"Marc Chagall, Crocifissione bianca (1938; olio su tela, 154,6 x 140 cm; Chicago, Art Institute)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/marc-chagall-crocifissione-bianca.jpg\" width=\"750\" height=\"845\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMarc Chagall, Crocifissione bianca (1938; olio su tela, 154,6 x 140 cm; Chicago, Art Institute)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Marc Chagall, Ricordo del Flauto magico (1976; tempera, olio e segatura su tela, 113,5 x 194,8 cm; Collezione privata)\" title=\"Marc Chagall, Ricordo del Flauto magico (1976; tempera, olio e segatura su tela, 113,5 x 194,8 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/marc-chagall-ricordo-del-flauto-magico.jpg\" width=\"750\" height=\"433\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMarc Chagall, Ricordo del Flauto magico (1976; tempera, olio e segatura su tela, 113,5 x 194,8 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>Chagall era un\u2019anima selvatica, primitiva, anche leggera, capace di sognare con quella forza onirica che prima ancora che generare la sua pittura oggi conosciuta, insufflava nelle forme che uscivano dai suoi occhi e dalle sue mani questo spirito di libert\u00e0 che appartiene all\u2019uomo in quanto immagine del creatore; l\u2019uomo come agricoltore e allevatore, legato al proprio campo e al villaggio, si rivela custode del creato, certo, ma \u00e8 ancor prima egli stesso un frutto di quella somiglianza a Dio e come uomo che affonda le sue radici rimanendo ben saldo coi piedi nella terra sulla quale \u00e8 in cammino, sempre nomade, questo suo vagabondare diventa mezzo di conoscenza e rivelazione della propria \u201cdiversit\u00e0\u201d, che come artista lo porter\u00e0 fino in America. Chagall poco pi\u00f9 che bambino disegna galline, animali da cortile, cani e maiali, ma anche uomini e donne che sembrano scaturire con grande naturalezza e verit\u00e0 dalla sua mano, come un frutto spontaneo della terra, dunque partecipe nella sua essenza del segreto della vita che appartiene al mondo arboreo e animale.<\/p>\n<p>L\u2019unit\u00e0 dei viventi torna in Chagall fino all\u2019ultimo giorno della sua esistenza, e a far da sfondo alle scene dipinte \u00e8 sia le facciate delle case del villaggio o un bouquet di rose che sembra avere la stessa funzione di certe ghirlande nei dipinti religiosi che i gesuiti avevano promosso diffondendo una iconografia barocca dove il linguaggio e i colori dei fiori poteva anche costituire un cifrario segreto delle verit\u00e0 teologiche nelle quali i fedeli si rispecchiavano. Ci\u00f2 che emerge nei dipinti di Chagal dell\u2019et\u00e0 matura, cio\u00e8 dopo l\u2019ultima guerra, \u00e8 una forma di primordialit\u00e0 che, escludendo il brutalismo, ci comunica quella verit\u00e0 che hanno talvolta le forme rupestri preistoriche. Chagall ha in s\u00e9, fin da ragazzo, il demone della leggerezza che lo spinge a sognare, a vedere nella perdita di gravit\u00e0 la via stessa per rendere sopportabile un\u2019esistenza dove ciascuno deve cercare di preservare il proprio bene, una forma di ironia lieve che non vuole ignorare le tragedie che accompagnano l\u2019esistenza. Chagal onirico, amante quasi gitano che nel violino e nella danza trova un corrispettivo a suo modo biblico, pensa che i profumi di Parigi, le sue stoffe e il femminile che ne fanno la capitale del piacere e del lusso, con le sue mille luci d\u2019inizio secolo, \u00e8 un luogo del tutto simile a un lunapark, in sostanza a qualcosa di irreale come un paradiso.<\/p>\n<p>Aveva cominciato a sentirne parlare non ancora ventenne quando decise di andare a vivere a San Pietroburgo finendo ben presto sotto la malleveria dello scenografo dei Balletti Russi L\u00e9on Bakst, che lo port\u00f2 a contatto coi primi segnali dell\u2019avanguardia europea. Dal 1911 Chagall a Parigi conosce e frequenta poeti, artisti come Modigliani, il mondo dei cabaret, musicisti e cantanti; \u00e8 il momento della Belle \u00c9poque, ma espressionismo e cubismo hanno gi\u00e0 sparato le loro cartucce e Parigi sta diventando il teatro dell\u2019arte nuova i cui riflessi investono altre citt\u00e0 europee. Dopo qualche anno, alla vigilia della Grande Guerra, rientra a Vitebsk passando da Berlino, ma lo scoppio del conflitto gli impedir\u00e0 poi di ritornare a Parigi. Dedicandosi allo sviluppo di quanto ha appreso nella capitale francese, con il realizzarsi della Rivoluzione d\u2019Ottobre ricever\u00e0 qualche incarico come commissario governativo per le Belle Arti; ben presto, per\u00f2, cadr\u00e0 in disaccordo con artisti altrettanto dotati, per esempio Malevich, che in una strenua opposizione al figurativo propugnava un astrattismo radicale cui dar\u00e0 il nome di Suprematismo (ma superata questa fase, che un po\u2019 semplicisticamente si \u00e8 soliti chiamare astratta \u2013 non c\u2019\u00e8 forse una forma d\u2019astrazione anche nella figurazione delle icone a cui Malevich guarda come prototipo della sua idea di pittura? \u2013, anche per l\u2019artefice del \u201cbianco su bianco\u201d si sta aprendo una fase di figurazione-astrazione che interpreta definitivamente nel valore architettonico del colore e delle forme plastiche quell\u2019idea che l\u2019icona aveva sublimato dentro la mistica del cristianesimo ortodosso).<\/p>\n<p>Chagall non \u00e8 un temperamento ascetico e nemmeno un interprete politico della funzione che l\u2019arte deve svolgere nella societ\u00e0; crede soltanto nella propria capacit\u00e0 di vedere le forme prendere vita nella materia cromatica e nella luce. Cos\u00ec gli sviluppi che aprono la strada al sovietismo lo spingono a prendere le distanze da ogni incarico istituzionale, lascia la scena pubblica e si chiude in un silenzio creativo (per esempio a Mosca, come scenografo del Teatro ebraico), deciso ormai a ritornare in Europa, a Parigi, dove l\u2019arte moderna gode di una libert\u00e0 che in Russia invece \u00e8 sacrificata all\u2019imporsi sull\u2019orizzonte di un \u201crealismo\u201d che sacrifica gli individui al primato dello Stato e del Governo e certifica la menzogna ideologica. L\u2019iconografia di Chagall cos\u00ec evolve sempre pi\u00f9 in una direzione dove l\u2019eleganza pittorica, la realt\u00e0 sublimata dentro una visione edenica in cui vuole rispecchiarsi come se ormai soltanto un mondo addolcito e salvato dalle su tragedie potesse rappresentare l\u2019ultima missione (nel secondo Novecento, ormai lontano dalla Russia e sempre pi\u00f9 radicato nella sua seconda patria, la Francia, si ripetono scene con rose, alberi, forme che salgono verso il cielo e si colorano di azzurri e di verdi, come nelle dodici litografie dedicate a Nizza e alla Costa Azzurra del 1967). Il contesto interiore \u00e8 quello dove per Chagall prendono forma la vita e la comunione fra individui sui quali agisce ormai una trasfigurata condivisione della fede religiosa nel Dio che \u00e8 s\u00ec quello ebraico, con tutte le simbologie tipiche israelite, ma dentro un Occidente che s\u2019identifica pi\u00f9 che mai con cristianesimo all\u2019epoca. Ma a proposito dell\u2019uso dei simboli ebraici, per esempio la Menorah, il candelabro a sette braccia, oppure il tall\u00e8d, lo scialle rituale indossato dai maschi durante le festivit\u00e0 e nella preghiera mattutina, lo vediamo cingere Ges\u00f9 sulla croce nella Crocefissione bianca, opera chiave del 1938, di una densit\u00e0 espressiva tale come poche altre opere di Chagall, che rilegge un tema oggi molto studiato, quello del Ges\u00f9 ebreo. La fedelt\u00e0 all\u2019ebraismo di un artista che si sente ormai anche parte dell\u2019Occidente cristiano \u00e8 testimoniata presentando il conto da scontare a una societ\u00e0 che si stava macchiando del pi\u00f9 terribile dei crimini trasformando il Ges\u00f9 ebreo nel simbolo sacrificale del suo popolo: ai piedi della croce vediamo appunto il candelabro ebraico e sul crocefisso il tall\u00e8d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Marc Chagall, Le Carroussell du Louvre (1954; acquaforte, 28 x 38 cm; Collezione privata)\" title=\"Marc Chagall, Le Carroussell du Louvre (1954; acquaforte, 28 x 38 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/marc-chagall-le-carrousel-du-louvre.jpg\" width=\"750\" height=\"1011\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMarc Chagall, Le Carroussell du Louvre (1954; acquaforte, 28 x 38 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>La mostra in corso da varie settimane al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, a cura di Francesca Villanti (fino all\u20198 febbraio) si colloca nell\u2019orizzonte che ha fatto di Chagall un \u201ctestimone del suo tempo\u201d. In effetti, il carattere forte e romantico, in un certo senso, di Chagall gli ha permesso, come scrive Vittorio Sgarbi nella breve nota iniziale, di resistere alle tentazioni ideologiche e politiche. Se pensiamo alle tragedie e ai delitti che i totalitarismi hanno prodotto in Europa in mezzo secolo di azione (ma bisogna dire che forse \u00e8 ancor pi\u00f9 disgustoso vedere le malefatte commesse dalle democrazie di oggi) non stupisce che Chagall si sia tenuto a distanza dalla politica pur non disdegnandone, all\u2019occorrenza, le lusinghe e le commesse, e questo credo sia dipeso anche dalla sua convinta adesione alla religione israelita come baluardo nel confronto col Cristianesimo che si misura con quel cristianesimo che ha formato per due millenni l\u2019Occidente. E quando dichiara, come se stesse per passare la dogana, il bagaglio culturale delle sue origini, Chagall non pu\u00f2 fare a meno di ricordare che cosa si \u00e8 portato dietro da Vitebsk: animali, figure e case della sua terra natia, a cui, aggiunge, che su quel patrimonio personale Parigi ha poi deposto sopra la luce; dicendo questo, sostiene il vero, ma \u00e8 proprio questa verit\u00e0 che, da un lato, gli guadagna l\u2019ammirazione come pittore, e dall\u2019altro lo rende il mancato stenografo dell\u2019anima che aveva cominciato a diventare da ragazzo nei suoi disegni \u201cprimigenii\u201d, che alcuni decenni fa, rara occasione, vennero esposti in un\u2019altra antologica italiana. La vibrante secchezza di quei segni grafici aveva la potenza di un filo elettrico dove il tungsteno incandescente accende la vita delle forme. Ancora Sgarbi scrive che in quanto esule \u2013 Chagall lo fu almeno due volte, fuggendo le tragedie del Novecento e trovando accoglienza anche in America \u2013 \u201cegli non vedeva, ricordava\u201d; ma noi sappiamo che ricordare \u00e8 il primo ammonimento divino rivolto agli ebrei: \u201cRicorda Israele\u201d. Chagall ne ha fatto un additivo della memoria che tiene insieme le materie della sua pittura e le forme che ha saputo centrifugare dalle avanguardie che ha conosciuto cavandone una nuova geometria irregolare e un coagulo di forme libere ancorate alla storia dell\u2019arte novecentesca e rilette dentro un confronto aperto con idee \u201cmoderne\u201d che talvolta sono state fra loro antagoniste. Ecco, anche questa sintesi in un immaginario nuovo, propriamente suo, \u00e8 una forma di quella pacificazione che Chagall invocava per l\u2019uomo e le comunit\u00e0 umane.<\/p>\n<p>La mostra di Ferrara, molto pubblicizzata, ben oltre le sue effettive qualit\u00e0 estetiche, abbastanza discutibili nonostante le oltre duecento opere esposte, non offre grandi sbalzi di tensione al proprio interno. Due terzi delle opere sono incisioni e litografie, e le opere a olio sono per lo pi\u00f9 datate dalla met\u00e0 in avanti del Novecento: nell\u2019insieme i materiali esposti sono tutti di collezione privata. Ma possiamo dire senza sbagliare che nessuna raggiunge il rango di un\u2019opera epocale come La Crocefissione bianca. Paradossalmente, giocando un po\u2019 coi \u201csinonimi\u201d, potremmo dire che la mostra non ha tutti i crismi di una retrospettiva, tutt\u2019al pi\u00f9 la si pu\u00f2 definire un\u2019antologica con materiali di qualit\u00e0 molto eterogenea raccolti con criteri disomogenei, o comunque affetta da una monotonia iconografica che non procura veri \u00e9lan vital (per certi aspetti risulta pi\u00f9 coerente e interessante la rassegna Chagall in mosaico che si chiude fra pochi giorni, il 18 gennaio, al Mar di Ravenna: alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, Chagall ebbe la rivelazione di quest\u2019arte facendo visita ai mosaici bizantini ravennati, e cominci\u00f2 a produrre opere di cui una \u00e8 proprio conservata nella citt\u00e0 romagnola).<\/p>\n<p>La serie, questa davvero bellissima e peraltro anche molto vista, delle incisioni dedicate alle Favole di La Fontaine, raggiunge una forza per cos\u00ec dire pittorica grazie alla raffinatissima tecnica che somma acquaforte e puntasecca, testimoniando il raggiungimento in Chagall di uno stile molto francese. Ci\u00f2 che invece ci avrebbe davvero preso in contropiede sarebbe stato veder esposti i disegnini che Chagall esegui ai primissimi del Novecento, cui abbiamo accennato all\u2019inizio, dove il giovane artista ritrae, come se incidesse sulla propria pelle, il mondo rurale di Vitebsk. Una resa talmente potente della realt\u00e0 che ci spinge a dire che forse tutto il mondo calcografico che Chagall ci ha lasciato dopo discende a vari strati dalla psicologia contenuta in quei primi disegni che dicono fin da allora dove si cela l\u2019anima pura del pittore; ci si pu\u00f2 domandare se il giovanissimo Moishe formandosi alle Belle Arti, ancora lontano da trasformarsi in Chagall, non avesse sentito parlare dell\u2019idea di arte popolare che Tolstoj affrontava all\u2019epoca in un volumetto specifico, pagine famose e molto lette anche fuori dalla Russia, che il grande scrittore pubblic\u00f2 nel 1897; e se non avesse unito a quelle idee la conoscenza di un certo tipo di stampe popolari russe molto diffuse fra la gente (alcune venivano usate addirittura per avvolgerci il pesce e le carni) chiamate Lubok, che raccontavano favole e miti molto conosciuti della tradizione russa, oggi riscoperte e studiate. Di fronte a questa possibilit\u00e0, si dovrebbe dunque studiare fino a che punto le idee di Tolstoj e le stampe popolari abbiano inciso sulla crescita artistica di un pittore a quel tempo poco pi\u00f9 che adolescente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.buonconsiglio.it\/linverno-nellarte\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Cimorelli - Buonconsiglio\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Cimorelli - Buonconsiglio&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/1768705099_571_finestra sull-arte banner 1456x180.jpg\" alt=\"L\u2019INVERNO NELL\u2019ARTE. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana - Castello del Buonconsiglio, fino al 15 marzo\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Cimorelli - Buonconsiglio', 1);\" title=\"L\u2019INVERNO NELL\u2019ARTE. 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Esercizi di critica d&#8217;arte (2018), Fuori servizio. Note per la manutenzione di Marcel Duchamp (2019) e Gli anni di Fancello. Una meteora nell&#8217;arte italiana tra le due guerre (2023).<\/p>\n<p>Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><\/p>\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Maurizio Cecchetti, pubblicato il 16\/01\/2026 Categorie: Opere e artisti \/ Argomenti: Arte Moderna &#8211; Marc Chagall &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":311446,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,11183,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,182860,16631],"class_list":["post-311445","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arte-moderna","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-marc-chagall","tag-novecento"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115913864239336066","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/311445","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=311445"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/311445\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/311446"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=311445"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=311445"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=311445"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}