{"id":312174,"date":"2026-01-18T15:01:10","date_gmt":"2026-01-18T15:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/312174\/"},"modified":"2026-01-18T15:01:10","modified_gmt":"2026-01-18T15:01:10","slug":"cosi-il-ciclismo-perde-sponsor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/312174\/","title":{"rendered":"\u00abCos\u00ec il ciclismo perde sponsor\u00bb"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Gianni Bugno \u00e8 una marea che sale lenta e inesorabile, come quando correva e i suoi avversari si accorgevano che quell\u2019allungo era un vero e proprio scatto ma ormai non avevano pi\u00f9 scampo.<br \/>Alla presentazione del libro di Marco Bonarrigo \u201cPogacar, il re schivo\u201d (Solferino, 2025), l\u2019ultima tirata la fa Pier Augusto Stagi, il direttore di Tutto Bici ha il compito del\u00a0 regista, e fa da gregario allo scatto del campione.<br \/>Appena si fa da parte gli lascia la parola Bugno non ha dubbi e allunga con le parole come faceva con i pedali in gara.<\/p>\n<p>Il WorldTour? Secondo Bugno non d\u00e0 scampo<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Bugno parte da un principio elementare, che per\u00f2 nel ciclismo sembra spesso ignorato: \u00ab<strong>Nessuno sponsorizza per hobby<\/strong>. Nemmeno nel ciclismo, nemmeno quando c\u2019\u00e8 passione, storia o legame territoriale. Uno sponsor entra se vede un ritorno, o almeno una prospettiva credibile di ottenerlo. Oggi, per molte squadre, questa prospettiva semplicemente non esiste.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il cuore della questione \u00e8 il WorldTour. Nato per dare stabilit\u00e0, ha finito per creare un sistema chiuso, dove <strong>le stesse squadre partecipano sempre alle stesse corse<\/strong>, in particolare ai grandi giri. Il Giro d\u2019Italia, il Tour de France e la Vuelta sono l\u2019unico vero palcoscenico globale del ciclismo: tutto il resto, dal punto di vista mediatico, \u00e8 secondario.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abIl problema \u2013 sottolinea Bugno \u2013 \u00e8 che <strong>le squadre Professional e Continental ne restano escluse quasi sistematicamente<\/strong>. Qualche wild card, qualche eccezione, ma nulla che possa essere considerato un percorso. E senza accesso ai grandi giri, lo sponsor sa gi\u00e0 che il suo marchio rester\u00e0 confinato a corse minori, spesso invisibili al grande pubblico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In queste condizioni, investire diventa irrazionale. Perch\u00e9 un\u2019azienda dovrebbe mettere milioni su una squadra che, per regolamento, non potr\u00e0 mai correre dove conta davvero? Il ciclismo chiede molto, budget crescenti, strutture, personale, ma offre sempre meno garanzie\u00bb.<br \/>\u00c8 una contraddizione che, secondo Bugno, nasce direttamente dalle scelte dell\u2019UCI.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019ex campione del mondo non punta il dito contro i grandi team. Anzi, riconosce che anche loro sono vittime di un sistema fragile, basato esclusivamente sulla sponsorizzazione. Ma \u00e8 evidente che <strong>l\u2019attuale numero di squadre World Tour \u00e8 eccessivo<\/strong> rispetto allo spazio reale disponibile nei grandi eventi. Troppe licenze garantite, troppo pochi slot liberi.<\/p>\n<p>La proposta di Bugno: ridurre le squadre World Tour<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Da qui la proposta: ridurre il numero delle squadre World Tour. \u00abNon per penalizzare qualcuno, ma per <strong>riaprire il sistema<\/strong>, liberare posti nei grandi giri e creare una vera mobilit\u00e0 sportiva. Un meccanismo che permetta alle squadre Professional e Continental di crescere, di programmare, di promettere qualcosa di concreto ai propri sponsor\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Per Bugno, questo passaggio \u00e8 decisivo anche per la sopravvivenza del ciclismo nei Paesi storici.<br \/>\u00abSenza accesso ai grandi giri, le squadre nazionali diventano semplici vetrine locali o, peggio, vivai a basso costo per i team stranieri. Investono nella formazione, ma non raccolgono i frutti. Il talento se ne va, l\u2019identit\u00e0 si perde, il movimento si indebolisce.<br \/>\u00abVi pare possibile che le nazioni che hanno le gare a tappe pi\u00f9 importanti, dopo il Tour de France, siano quelle che soffrono di pi\u00f9 come squadre? Perch\u00e9 anche la Spagna non \u00e8 messa bene\u00bb<\/p>\n<p>Un problema di visibilit\u00e0<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il secondo allungo, Bugno, lo piazza parlando di visibilit\u00e0.<br \/>\u00abC\u2019\u00e8 poi un aspetto mediatico importante: <strong>la visibilit\u00e0 nel ciclismo \u00e8 spietata<\/strong>. Non esiste una copertura equilibrata. Le immagini televisive seguono chi vince, chi attacca, chi domina. Se una squadra non \u00e8 al via delle grandi corse, o se vi parte senza reali possibilit\u00e0, lo sponsor sparisce dallo schermo. E senza schermo, non c\u2019\u00e8 ritorno.<br \/>\u00abA differenza di altri sport, nel ciclismo le squadre non partecipano alla redistribuzione dei diritti televisivi. Non vendono biglietti, non hanno stadi, non incassano dall\u2019evento. Tutto si regge su un unico pilastro: lo sponsor. \u00c8 un modello fragile, che richiederebbe aperture e tutele, non ulteriori chiusure.<br \/>\u00abL<a href=\"https:\/\/cyclinside.it\/tag\/uci\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u2019UCI<\/a> continua invece a muoversi nella direzione opposta: protezione delle licenze, aumento dei requisiti economici, crescita dei costi, senza una reale riflessione sull\u2019accesso. Il risultato \u00e8 un ciclismo sempre pi\u00f9 elitario, sempre meno diffuso, sempre pi\u00f9 dipendente da pochi grandi finanziatori.<br \/>\u00abIl rischio \u2013 avverte \u2013 \u00e8 sistemico. Quando il numero di sponsor diminuisce, non spariscono solo le squadre piccole. Si impoverisce tutto il movimento: meno corse, meno atleti, meno storie, meno interesse. E alla lunga, anche i grandi team ne pagano il prezzo, perch\u00e9 senza base non c\u2019\u00e8 vertice che regga\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La posizione di Bugno non \u00e8 una richiesta di assistenzialismo, ma di <strong>coerenza regolamentare<\/strong>. Se il ciclismo vuole essere un sistema professionale, deve offrire percorsi chiari, accessi meritocratici, prospettive reali. Altrimenti continuer\u00e0 a chiedere investimenti senza poterli giustificare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In definitiva, il messaggio \u00e8 netto:<br \/>\u00abFinch\u00e9 l\u2019UCI non affronter\u00e0 il nodo del numero delle squadre World Tour e dell\u2019accesso ai grandi giri, il problema degli sponsor rester\u00e0 irrisolto. E il ciclismo, pur crescendo in tecnologia e performance, rischier\u00e0 di restringersi sempre di pi\u00f9, perdendo proprio quella dimensione popolare che lo ha reso grande\u00bb.<\/p>\n<p>Per la visibilit\u00e0 bisogna considerare i circuiti<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abPensate a uno sponsor che cerca visibilit\u00e0, se la cerca nel ciclismo rischia di essere tagliato fuori appena Pogacar va in fuga, magari \u00e8 uno sponsor sulla maglia dei \u201cdisperati\u201d che provano a inseguirlo, le fughe da lontano finiscono col vederle in pochi, il momento importante \u00e8 nell\u2019ora finale di corsa. S\u00ec, la gara la trasmettono tutta, ma se la guarda solo Magrini (il commentatore di Eurosport, ndr) e pochi altri \u2013 ride \u2013 E allora cosa fa lo sponsor?\u00bb<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nel ragionamento di Gianni Bugno sui circuiti e sugli spettatori a pagamento non c\u2019\u00e8 alcuna nostalgia per un ciclismo \u201cromantico\u201d e incontrollato. Al contrario, l\u2019ex campione del mondo parte da una constatazione pragmatica: \u00ab<strong>Oggi il ciclismo soffre di un problema strutturale di visibilit\u00e0<\/strong>, soprattutto per chi non fa parte dell\u2019\u00e9lite assoluta. E senza visibilit\u00e0 non esiste ritorno economico, n\u00e9 per le squadre n\u00e9 per gli sponsor\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Bugno fa un paragone diretto con il calcio, uno sport che, al di l\u00e0 delle differenze, ha costruito il proprio modello proprio sulla continuit\u00e0 dell\u2019esposizione mediatica.<br \/>\u00abAnche una squadra ultima in classifica, quando affronta la capolista, gioca davanti a un pubblico, viene trasmessa in televisione, garantisce visibilit\u00e0 ai propri sponsor. Il risultato sportivo pu\u00f2 essere scontato, ma <strong>l\u2019evento esiste comunque<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abNel ciclismo, invece, questa logica non c\u2019\u00e8. Se una squadra non \u00e8 al via delle grandi corse, semplicemente scompare. Non esiste un \u201ccampionato\u201d che garantisca appuntamenti regolari, non esiste un contesto in cui anche i pi\u00f9 deboli abbiano un momento di esposizione assicurata. \u00c8 un sistema che premia solo chi \u00e8 gi\u00e0 in alto e rende invisibili tutti gli altri\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Da qui l\u2019apertura di Bugno ai <strong>circuiti e agli eventi strutturati<\/strong>, anche con pubblico pagante. Non come tradimento della tradizione, ma come tentativo di creare occasioni riconoscibili, programmabili, ripetibili.<br \/>\u00abUn circuito permette di concentrare pubblico, telecamere, sponsor. Permette di sapere quando e dove si corre, chi corre, e soprattutto <strong>chi viene visto<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Secondo Bugno, il problema del ciclismo non \u00e8 tanto la gratuit\u00e0 o il pagamento del biglietto, ma l\u2019assenza di un format che renda ogni gara un evento. Le corse su strada tradizionali hanno un fascino enorme, ma sono difficili da vendere: \u00absei ore di gara, azione diluita, visibilit\u00e0 discontinua. Nei circuiti, invece, l\u2019azione \u00e8 continua, lo sponsor \u00e8 sempre inquadrato, il pubblico resta coinvolto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il concetto chiave \u00e8 quello della <strong>continuit\u00e0<\/strong>. \u00abNel calcio, ogni weekend offre partite, rivalit\u00e0, classifiche aggiornate. Nel ciclismo, invece, il calendario \u00e8 frammentato e gerarchico: poche corse contano davvero, tutte le altre vivono ai margini. Bugno vede nei circuiti un modo per colmare questo vuoto, creando eventi in cui anche squadre meno forti possano esistere mediaticamente\u00bb.<\/p>\n<p>Pubblico pagante?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">C\u2019\u00e8 poi il tema del pubblico pagante, che Bugno non demonizza. \u00abPagare un biglietto, in questo contesto, significa riconoscere valore all\u2019evento. Significa creare servizi, accoglienza, un\u2019esperienza pi\u00f9 completa. Non \u00e8 una negazione del ciclismo popolare, ma una sua possibile evoluzione, se ben gestita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Naturalmente, Bugno non propone di sostituire il ciclismo su strada con i circuiti. La sua \u00e8 una visione integrativa, anche se la battuta la fa \u00abtanto ormai ci si sposta sempre, si pu\u00f2 fare una tappa qui e una l\u00ec\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00abI grandi giri restano centrali, ma non possono essere l\u2019unico orizzonte. Servono format intermedi, visibili, sostenibili, che permettano alle squadre di dire agli sponsor: \u201cci vedrete correre, sempre\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In questo senso, i circuiti diventano una risposta allo stesso problema che Bugno individua sugli sponsor e sul WorldTour: <strong>un sistema che rende invisibile chi non vince<\/strong>.<br \/>\u00abSe il ciclismo vuole sopravvivere come sport professionistico diffuso, deve accettare l\u2019idea che la visibilit\u00e0 non pu\u00f2 essere un premio riservato a pochi, ma una condizione di base\u00bb.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il messaggio \u00e8 chiaro e coerente: non \u00e8 la tradizione a essere in pericolo, ma la sostenibilit\u00e0. E in un ciclismo che fatica a garantire ritorni economici, i circuiti \u2013 se ben progettati \u2013 possono diventare non una scorciatoia, ma una necessit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gianni Bugno \u00e8 una marea che sale lenta e inesorabile, come quando correva e i suoi avversari si&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":312175,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1456],"tags":[1824,36494,7714,1825,3048,85645,1537,90,89,245,244,3148],"class_list":["post-312174","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-ciclismo","tag-ciclismo","tag-ciclismo-italiano","tag-crisi","tag-cycling","tag-evidenza","tag-gianni-bugno","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-sport","tag-sports","tag-uci"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115916707099369957","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312174","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=312174"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312174\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/312175"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=312174"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=312174"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=312174"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}