{"id":312543,"date":"2026-01-18T20:35:19","date_gmt":"2026-01-18T20:35:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/312543\/"},"modified":"2026-01-18T20:35:19","modified_gmt":"2026-01-18T20:35:19","slug":"perche-sorry-baby-e-un-manifesto-di-liberta-e-autodifesa-tutti-i-film-da-vedere-in-questi-giorni-al-cinema-secondo-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/312543\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 \u00abSorry, Baby\u00bb \u00e8 un manifesto di libert\u00e0 (e autodifesa). Tutti i film da vedere in questi giorni al cinema secondo noi"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Sara D&#8217;Ascenzo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il film della talentuosa Eva Victor racconta con ironia e capacit\u00e0 di autoanalisi  come si sopravvive a una violenza<\/p>\n<p>    \u00abSorry, Baby\u00bb di Eva Victor<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Agnes \u00e8 brillante, lunga lunga e molto dotata.<\/b> Durante la revisione della tesi il suo relatore la violenta e ci\u00f2 a cui lo spettatore assiste per tutto il film, diviso in capitoli che sono anni della sua vita subito prima e in pochi anni successivi, \u00e8 la sua decostruzione e possibile ricostruzione dopo \u00abquella cosa\u00bb, o \u00abla cosa brutta\u00bb, che arriva quasi subito nel racconto di questa regista, attrice, scrittrice, autrice corrosiva, che in scena mette al centro s\u00e9 stessa e la propria fisicit\u00e0 lontana dagli stereotipi, con uno sguardo da animale ferito che ferisce.\u00a0\u00abSorry, Baby\u00bb avrebbe tutte le caratteristiche per essere un inno al <b>politically correct<\/b>, per di pi\u00f9 girato in un&#8217;universit\u00e0 americana (il film \u00e8 stato girato in Massachusetts), con una regista che si riferisce a s\u00e9 stessa usando la terza persona plurale. <b>Eppure il fuoco della storia \u00e8 questa ragazza che trova dentro di s\u00e9 la forza per tornare a vivere<\/b>, pur sprofondando in un New England gelato ma senza neve. Il racconto lucido e ironico di ci\u00f2 che accade ad Agnes quando segnala all&#8217;ateneo che cosa le \u00e8 successo \u00e8 buffo e brutale al contempo, per la grazia con cui la regista riesce a rendere la desolazione di questa ragazza accanto a una logica sferzante. <b>La vicenda \u00e8 immersa in un paesaggio che appare intatto eppure desolante<\/b>, dove le porte delle villette si chiudono e si aspetta che arrivi l&#8217;orrore, che la provincia americana disveli il suo carattere inquietante. Quando torna a casa dalla violenza, che da subito assume i contorni dell&#8217;irreale e della negazione per Agnes, ad ascoltarla c&#8217;\u00e8 Lydie, l&#8217;amica con cui divide la casa e che non \u00e8 volutamente inquadrata mentre, pazientemente, <b>per tutta la notte ascolta il racconto <\/b>di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto alla sua compagna di appartamento. Anomalo e singolare,\u00a0\u00abSorry, Baby\u00bb non somiglia ai film di universit\u00e0 di cui \u00e8 piena la cinematografia americana: ne prende le mosse lasciandolo in un angolo come un bozzolo, per poi esplorare il mondo su ali di farfalla.<br \/><b>Voto: 7,5. Delicato e potente, con un finale forse non all&#8217;altezza, \u00e8 un film da vedere e far vedere. Soprattutto a ragazzi e ragazze di questi anni confusi.<\/b><\/p>\n<p>    \u00abLa Grazia\u00bb di Paolo Sorrentino<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un <b>Presidente della Repubblica<\/b>, vedovo (Toni Servillo), una figlia con una vita dedicata a seguire il padre (Anna Ferzetti), un legame messo in scena in un Quirinale dove la legge sull&#8217;eutanasia \u00e8 una presenza che si allarga, si estende fino a coprire il rapporto tra i due, incrinare con la ritrosia del padre e la passione della figlia, un legame che ha improntato la vita di entrambi. E poi la moglie, che \u00e8 l&#8217;amore della sua vita, ma quarant&#8217;anni prima l&#8217;ha tradito, mettendo un tarlo nell&#8217;anima di Mariano De Santis, costruttore di diritto con la passione per la classica che si apre per\u00f2 al rap di Gue. Al <b>settimo film con Servillo<\/b>, Sorrentino ritrova <b>la vena estetica del \u00abDivo\u00bb o di \u00abLe conseguenze dell&#8217;amore\u00bb<\/b>, unendo la techno con campi lunghi pervasi di poetica, brume e nebbie felliniane e un Papa nero dai capelli rasta che sfreccia sul suo motorino. <b>Tutto si tiene insieme, in un impasto che non vuol sentire parlare di veridicit\u00e0<\/b>, ma crea con la forza delle immagini. E questo \u00e8 anche il limite del film: che accoglie l&#8217;ispirazione dichiarata del Kieslowski dei \u00abDieci comandamenti\u00bb ma <b>sembra fermarsi sempre sulla superficie, accontentandosi delle battute <\/b>che strappano un sorriso alla platea, affidate al personaggio di Coco Valori (la grande Milvia Marigliano), critica d&#8217;arte che odia i musei e definisce la cena a base di quinoa \u00abun&#8217;ipotesi\u00bb, ma<b> non affondando mai il coltello nella carne dello spettatore<\/b>. N\u00e9 arriva mai un finale che possa giustificare l&#8217;attesa creata dal personaggio. Tutto \u00e8 sempre a un passo dall&#8217;emozione, con immagini che distillano la passione cinefila restando al livello delle citazioni, tra il cavallo che muore (Tarkovskij) e l&#8217;autocitazione di Jep Gambardella, il protagonista della \u00abGrande bellezza\u00bb: <b>\u00abIo vorrei essere quel tipo di uomo che indossa la fiacca rossa e i pantaloni bianchi, ma non lo sono\u00bb.<\/b>\u00a0<br \/><b>Voto: 6,5. Alcune trovate fanno ridere, e alcuni dialoghi hanno profondit\u00e0, ma il film \u00e8 troppo lungo e l&#8217;emozione diluita.<\/b>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00abDivine Comedy\u00bb di Ali Asgari<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non deve suonare offensivo, anzi. Andare in questi giorni in cui dall&#8217;Iran si contano i cadaveri dei contestatori del regime a vedere\u00a0\u00abDivine Comedy\u00bb dell&#8217;iraniano Ali Asgari<b> \u00e8 un atto politico<\/b>, \u00e8 un modo per sostenere la lotta di chi sta cercando una via (dolorosa e lastricata di violenza) alla libert\u00e0 del proprio popolo. Perch\u00e9 la storia di\u00a0Bahram (l&#8217;attore Bahman Ark) un regista quarantenne in una Teheran dove la morsa della censura non gli permette nemmeno di proiettare il suo film, \u00e8 il lato ironico e grottesco di quella lotta che si consuma ora dopo ora in quel Paese. <b>Il lungo dialogo iniziale tra il regista e un fantomatico funzionario<\/b> che dovrebbe aiutarlo a proiettare il suo film, riassume drammaticamente il senso di tutto il film: <b>l&#8217;unico volto inquadrato in primo\u00a0 piano \u00e8 quello del regista<\/b>; il funzionario non si vede, ma la sua voce emette sentenze, non dialoga; il regista \u00e8 avvolto da colori pastello, accanto a lui un vassoio di brioche suggerisce una quinta rilassata che non pu\u00f2 esserci. La scelta, dichiarata fin dalla musica e dalla postura del protagonista, di rifarsi a <b>Woody Allen<\/b> inquadrando Bahram in una sorta di commedia romantica che cita anche il <b>Nanni Moretti di\u00a0\u00abCaro Diario\u00bb<\/b> (per la Vespa o\u00a0\u00abVacanze romane\u00bb (sempre per la Vespa), \u00e8 in realt\u00e0 un omaggio al cinema in un film come mezzo d&#8217;espressione e strumento di conquista della libert\u00e0. Il decano dei registi iraniani,<b> Jafar Panahi<\/b>, pu\u00f2 testimoniarlo con la sua vita: girare e far vedere un film in Iran pu\u00f2 costare la libert\u00e0 se non la vita. E allora, viva questo piccolo film che riflette sul potere senza prendersi sul serio ma atterrando come un macigno sulle coscienze addormentate. E viva il cinema che sa essere con urgenza l\u00ec dove si fa la storia.<br \/><b>Voto: 7. Drammaticamente ironico, \u00e8 il ritratto di un popolo che tenta da anni di sottrarsi alla morsa mefitica del potere cieco. Con uno stile fresco e leggero che non deve ingannare.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    \u00abRental Family\u00bb di\u00a0Hikari<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Giapponese di Osaka trapiantata in America, Hikari ha fatto il percorso inverso del protagonista del suo film,\u00a0Phillip Vandarploeug (interpretato da Brendan Fraser), che dall&#8217;America trova una sua esistenza sghemba nel Giappone in crisi d&#8217;identit\u00e0 di oggi. <b>Philip nasce attore e si ritrova ingaggiato per la\u00a0\u00abRental Family\u00bb<\/b> una strana agenzia che offre tra i suoi servigi figuranti per riunioni di famiglia, funerali (veri o finti) e perfino finti matrimoni. Quando il suo ingaggio gli impone di diventare (per il tempo necessario ad essere accettata in un&#8217;esclusiva scuola privata) il pap\u00e0 di una bambina che non ha mai conosciuto il padre, qualcosa in lui si rompe e Philip deve fare i conti con cosa significhi essere onesti e vivere la propria vita e non la vita degli altri. Lo spunto ricorda, alla lontana, uno dei primissimi film di Lanthimos,\u00a0\u00abAlps\u00bb, dove i figuranti in qualche modo colmavano i vuoti lasciati dai morti. Pi\u00f9 di dieci anni dopo quel film la societ\u00e0 del vuoto si \u00e8 organizzata e i figuranti coprono la nostra impossibilit\u00e0 progressiva e lancinante di provare emozioni.<b> Il film ha una sua grazia<\/b>, soprattutto nella prima parte, e cede un po&#8217; il passo alla banalit\u00e0 nella seconda, ma \u00e8 una classica family comedy da godere con i bambini. Al centro l&#8217;espressione di Fraser, l&#8217;ex protagonista della\u00a0\u00abMummia\u00bb, dice molto pi\u00f9 di quanto potremmo immaginare.<br \/><b>Voto: 6,5. Gradevole e godibile, indulge un po&#8217; nel buonismo, ma si lascia guardare. E pone un tema cruciale: chi siamo? E soprattutto: chi possiamo amare?<\/b><\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/venezia-mestre\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_venezia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-01-16T20:55:00+01:00\">16 gennaio 2026 ( modifica il 16 gennaio 2026 | 20:54)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Sara D&#8217;Ascenzo Il film della talentuosa Eva Victor racconta con ironia e capacit\u00e0 di autoanalisi come si&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":312544,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[5781,44093,9558,168073,2032,4717,87,2478,182241,2382,25141,183376,104,640,121936,483,44000,39223,58025,5316,182247,168074,183377,9067,203,2604,19922,168075,41798,2097,83265,3384,183375,454,22966,1426,5166,5317,5969,5379,14601,168076,12272,204,764,40696,1537,90,89,5069,2451,12489,4948,1258,23519,1521,3608,1950,68,2379,11022,977,2428,68876,68877,9608,655,12343,1920,635,183378,183379,20197,2986,12285,66626,337,636,45220,182244,15687,1567,3249,4316,2959,41737,47181,1467,22311,2424],"class_list":{"0":"post-312543","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-accanto","9":"tag-agnes","10":"tag-ali","11":"tag-ali-asgari","12":"tag-america","13":"tag-americana","14":"tag-amore","15":"tag-arriva","16":"tag-asgari","17":"tag-attore","18":"tag-baby","19":"tag-bahram","20":"tag-centro","21":"tag-cinema","22":"tag-cinema-film","23":"tag-cio","24":"tag-classica","25":"tag-comedy","26":"tag-dichiarata","27":"tag-dieci","28":"tag-divine","29":"tag-divine-comedy","30":"tag-drammaticamente","31":"tag-emozione","32":"tag-entertainment","33":"tag-espressione","34":"tag-eva","35":"tag-eva-victor","36":"tag-family","37":"tag-far","38":"tag-far-vedere","39":"tag-figlia","40":"tag-figuranti","41":"tag-film","42":"tag-film-vedere","43":"tag-finale","44":"tag-finti","45":"tag-fraser","46":"tag-funzionario","47":"tag-girato","48":"tag-grazia","49":"tag-hikari","50":"tag-immagini","51":"tag-intrattenimento","52":"tag-iran","53":"tag-ironico","54":"tag-it","55":"tag-italia","56":"tag-italy","57":"tag-legame","58":"tag-liberta","59":"tag-lontana","60":"tag-lotta","61":"tag-lunga","62":"tag-morsa","63":"tag-movies","64":"tag-padre","65":"tag-passione","66":"tag-passo","67":"tag-personaggio","68":"tag-philip","69":"tag-popolo","70":"tag-potere","71":"tag-proiettare","72":"tag-proiettare-film","73":"tag-propria","74":"tag-protagonista","75":"tag-racconto","76":"tag-ragazza","77":"tag-regista","78":"tag-rental","79":"tag-rental-family","80":"tag-ritrova","81":"tag-scena","82":"tag-se","83":"tag-servillo","84":"tag-soprattutto","85":"tag-sorrentino","86":"tag-sorry","87":"tag-sorry-baby","88":"tag-spettatore","89":"tag-storia","90":"tag-trova","91":"tag-universita","92":"tag-vedere","93":"tag-vespa","94":"tag-victor","95":"tag-violenza","96":"tag-viva","97":"tag-voto"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312543","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=312543"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312543\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/312544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=312543"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=312543"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=312543"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}