{"id":31260,"date":"2025-08-06T08:54:09","date_gmt":"2025-08-06T08:54:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/31260\/"},"modified":"2025-08-06T08:54:09","modified_gmt":"2025-08-06T08:54:09","slug":"carmilla-on-line-disastro-urbano-e-insignificanza-dellarte-nella-societa-di-crescita-secondo-latouche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/31260\/","title":{"rendered":"Carmilla on line | Disastro urbano e insignificanza dell\u2019arte nella societ\u00e0 di crescita secondo Latouche"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Gioacchino Toni<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/latouche-disastro-urbano-crisi-arte-contemp-COVER.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-88717\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/latouche-disastro-urbano-crisi-arte-contemp-COVER.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"373\"\/><\/a>Serge Latouche, Il disastro urbano e la crisi dell\u2019arte contemporanea, traduzione di Cristina Cecchi, el\u00e8uthera, Milano 2025, pp. 104, ed. cartacea \u20ac 14,00, ed. digitale \u20ac 6,99<\/p>\n<p>Se la citt\u00e0 produttivista, con tutti i suoi disastri ambientali e sociali, vanta ormai una lunga storia, \u00e8 con il processo di globalizzazione scatenatosi alla fine del vecchio millennio che, sostiene Serge Latouche, si assiste all\u2019esplosione dell\u2019urbano. Pur distruggendo con l\u2019industrializzazione ottocentesca una parte importante delle citt\u00e0 storiche (come hanno raccontato \u00c9mile Zola e Charles Dickens), la modernit\u00e0 ha comunque mantenuto o strutturato un qualche equilibrio urbano, sociale e valoriale grazie anche alla lotta di classe che, con le sue rivendicazioni e le sue lotte, ha saputo imporre il mantenimento di un minimo di vivibilit\u00e0 e socialit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 con la mercificazione e la finanziarizzazione \u2013 con la deregolamentazione della societ\u00e0 salariale e dello Stato sociale, con la disintermediazione finanziaria e con la disarticolazione delle barriere economiche e mercantili \u2013 imposte dalla globalizzazione inaugurata dal duo Regan-Thatcher che si assiste alla omnimercificazione del mondo. Tutto diviene commerciabile in una societ\u00e0 che sembra fare della crescita il suo scopo primario. Alla luce di tali premesse, il recupero dei centri storici che ha caratterizzato gli ultimi decenni si \u00e8 spesso risolto in gentrificazione e museificazione inaugurando un\u2019espulsione nelle periferie dei ceti popolari, espulsione ultimamente portata avanti anche attraverso il meccanismo degli affitti brevi.<\/p>\n<p>Il disastro urbano, scrive Latouche, \u00abnon \u00e8 tanto il risultato del fallimento degli architetti o degli urbanisti, quanto il risultato di una crisi di civilt\u00e0\u00bb, dunque, per ricomporre il tessuto sociale locale e urbano, continua lo studioso, occorre uscire \u00abda questa societ\u00e0 di crescita che atomizza la societ\u00e0 e perde di vista il bene comune\u00bb; la realizzazione di una societ\u00e0 di decrescita, che abbandoni una volta per tutte \u00abil culto insensato dello sviluppo per lo sviluppo, della crescita per la crescita\u00bb appare a Latouche come l\u2019unica possibilit\u00e0 di ricomposizione.<\/p>\n<p>Non si tratta, per\u00f2, mette in guardia lo studioso, di \u00abfare un\u2019inversione caricaturale che consista nell\u2019esaltare la decrescita per la decrescita\u00bb. Anche alla luce del fatto che oltre due miliardi di persone, non ammesse nelle citt\u00e0, si trovino a vivere in bidonvilles e in favelas autocostruite, occorre saper contrapporre alla societ\u00e0 di crescita un\u2019utopia radicale, sistematica e ambiziosa che preveda di: \u00abrivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare\u00bb. Insomma, secondo lo studioso, serve un altro modo di abitare la citt\u00e0. Per quanto l\u2019utopia della decrescita implichi una visione globale, per attuarla, per\u00f2, puntualizza Latouche, non si pu\u00f2 che partire dai territori.<\/p>\n<p>Rifacendosi al pensiero di autori contemporanei come Cornelius Castoriadis e Jean Baudrillard e riprendendo le idee e le sperimentazioni dell\u2019utopista ottocentesco William Morris, Latouche giunge a ritenere che il disastro urbano e l\u2019insignificanza dell\u2019arte contemporanea abbiano le medesime origini. La societ\u00e0 di crescita \u00abcon la sua pervasiva artificializzazione della vita lacera il territorio, divora lo spazio, rode il senso dei luoghi, disintegra il tessuto sociale\u00bb compromettendo \u00abogni capacit\u00e0 di meravigliarsi, a favore di quella replica infinita dello stesso che \u00e8 il segno distintivo dell\u2019arte contemporanea\u00bb.<\/p>\n<p>Occorre prendere atto, sostiene Latouche, che la generazione dei grandi maestri dell\u2019architettura come Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe e Walter Gropius, e persino quelli di loro pi\u00f9 attenti alla questione ecologica, come Frank Lloyd Wright, Alvar Alto e Hassan Fathy, cos\u00ec come la generazione successiva che vanta personalit\u00e0 del calibro di Renzo Piano, Paolo Portoghesi, Frank Dehry, Ricardo Bofill e specialisti dell\u2019abitare ecologico come Philippe Madec, Christian de Portzamper e Jacques Ferrier, non sono riusciti ad andare oltre alla realizzazione di singole unit\u00e0, non hanno insomma saputo\/potuto \u201cfare citt\u00e0\u201d ed evitare la decomposizione del tessuto urbano, la cementificazione del territorio e, in generale, l\u2019aumento della bruttezza.<\/p>\n<p>Il trionfo del mercato e della globalizzazione, sostiene Latouche, \u00abdissolve l\u2019arte nell\u2019ossimoro dell\u2019industria culturale\u00bb, in tale contesto la finanziarizzazione dell\u2019arte ha finito per imporre su scala globale una sorta di pensiero unico. Baudrillard aveva saputo anticipare sin dai primi anni Settanta del secolo scorso quel processo di annientamento dell\u2019arte operato del mercato sviluppato dall\u2019industria cultuale che avrebbe condotto, come sostiene Castoriadis, alla condanna dell\u2019opera d\u2019arte a divenire prodotto destinato, al pari di tutti gli altri prodotti contemporanei, alla smania della novit\u00e0 e alla rapida obslolescenza.<\/p>\n<p>Per quanto anche prima dell\u2019avvio di quella che \u00e8 stata definita l\u2019era della globalizzazione si avesse a che fare con un\u2019economia di crescita, la societ\u00e0 di allora, puntualizza Latouche, non era ancora stata del tutto fagocitata dall\u2019economia. \u00abLa cultura non era ancora completamente industrializzata e mercificata\u00bb e ancora si avevano artisti operanti in maniera genuinamente critica nei confronti della societ\u00e0. Nel frattempo persino la critica artistica radicale alimentata in Francia dai Situazionisti \u00e8 stata ampiamente recuperata dal nuovo spirito del capitalismo che si \u00e8 dimostrato particolarmente abile nell\u2019utilizzare \u00able resistenze messe in atto per mantenere in vita il mito dell\u2019arte e della cultura, mentre ne distrugge la realt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Convinto che al fallimento della politica urbana e all\u2019insignificanza dell\u2019arte contemporanea abbia contribuito la crisi della cultura, Latouche ritiene che insieme alla ricostruzione del tessuto locale e urbano, il progetto della decrescita possa fornire gli strumenti e l\u2019immaginario per ricostruire anche il senso del bello, per \u00abre-incantare il mondo\u00bb.<\/p>\n<p>Per quanto la soluzione della decrescita proposta da Latouche sollevi perplessit\u00e0 e critiche anche nell\u2019ambito della critica anticapitalista, lo studioso ha indubbiamente il merito di denunciare efficacemente la follia produttivista a partire dalle sue fondamenta. L\u2019analisi di Latouche andrebbe comunque aggiornata alla luce dell\u2019incidenza che la rivoluzione digitale e l\u2019introduzione dell\u2019intelligenza artificiale stanno comportando a livello sociale e culturale, con tutto ci\u00f2 che ne consegue a livello del fare societ\u00e0, di costruzione identiaria\u00a0e di immaginario. Un mutamento che riscrive l\u2019idea stessa di crescita indirizzandola verso forme inedite. Se, anche alla luce di ci\u00f2, \u00e8 difficile immaginare come possa essere avviato e praticato un tale programma di decrescita\u00a0coinvolgendo attivamente una popolazione che ha sedimentato atomizzazione e individualismo, di certo resta viva l\u2019urgenza sociale, ambientale e culturale di fermare la deriva produttivista, prima che sia davvero troppo tardi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Gioacchino Toni Serge Latouche, Il disastro urbano e la crisi dell\u2019arte contemporanea, traduzione di Cristina Cecchi, el\u00e8uthera,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":31261,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-31260","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31260","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31260"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31260\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/31261"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31260"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31260"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31260"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}