{"id":316421,"date":"2026-01-21T13:55:11","date_gmt":"2026-01-21T13:55:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/316421\/"},"modified":"2026-01-21T13:55:11","modified_gmt":"2026-01-21T13:55:11","slug":"quando-la-musica-faceva-rumore-anche-in-camera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/316421\/","title":{"rendered":"Quando la musica faceva rumore, anche in camera"},"content":{"rendered":"<p>                                        Spazi che si restringono, volumi che diventano impraticabili, priorit\u00e0 che cambiano. In questo scenario il digitale non viene celebrato come una rivoluzione ideologica, ma accolto come uno strumento di sopravvivenza musicale, l\u2019unico in grado di garantire continuit\u00e0 a una passione che rischierebbe, a volte, di spegnersi.<br \/>&#13;<br \/>\nDa qui prendono forma due post che dialogano tra loro, nati dallo stesso disagio ma sviluppati su piani diversi. Il primo affonda le mani nell\u2019esperienza personale, senza filtri n\u00e9 pose: vent\u2019anni di chitarra, sogni valvolari rincorsi a lungo e una realt\u00e0 che presenta il conto sotto forma di spazi domestici condivisi, tempo ridotto, responsabilit\u00e0 nuove. Il digitale entra in scena non come scelta di campo, ma come soluzione possibile, concreta, spesso l\u2019unica. Non sostituisce il mito, non cancella il desiderio, ma permette di continuare a suonare quando tutto il resto sembra remare contro.<\/p>\n<p>Il secondo post raccoglie quel racconto e lo allarga, spostando lo sguardo dall\u2019attrezzatura al contesto. Riconosce senza esitazioni quanto il digitale abbia democratizzato l\u2019accesso al suono, rendendo disponibili possibilit\u00e0 un tempo impensabili, ma allo stesso tempo pone una domanda pi\u00f9 scomoda: dove finisce tutta questa musica? Se un tempo il rumore era parte integrante della crescita, della socialit\u00e0, perfino del conflitto generazionale, oggi il suono sembra ritirarsi, farsi educato, privato, confinato tra cuffie e pareti domestiche.<\/p>\n<p>Insieme, i due post raccontano una transizione silenziosa. Ecco perch\u00e9 abbiamo scelto di metterli in evidenza. Non uno scontro tra analogico e digitale, ma il ritratto di una generazione che ha imparato a fare rumore e ora si ritrova a suonare sottovoce, cercando un equilibrio tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che, semplicemente, \u00e8 ancora possibile fare.<\/p>\n<p>Di seguito il post originale di theoneknownasdaniel:<\/p>\n<p>La mia riflessione \u00e8 quasi <strong>una risposta<\/strong>, direi un completamento dal mio punto di vista, <strong>all&#8217;<a style=\"border-bottom: 2px solid #FE9F00;font-size:1.000em;font-weight:400;color:#000000;font-family: Asap, sans-serif;text-decoration:none;\" href=\"https:\/\/www.accordo.it\/article\/viewPub\/108845\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">articolo in home page sul setup digitale a basso costo<\/a> ed alta efficacia<\/strong>.<br \/>&#13;<br \/>\nIl digitale ha innegabilmente abbassato la soglia d&#8217;ingresso nel mondo della musica suonata, e deve ricevere tutti i meriti per averlo fatto.<br \/>&#13;<br \/>\nCon un centinaio d&#8217;euro oggi possiamo ottenere suoni incredibili, se dieci anni fa (non negli anni 90 eh, nel 2016) mi avessero detto che con un Katana Go avrei avuto tutti quei suoni e quelle funzioni per il prezzo che ha, probabilmente avrei chiesto di smettere di prendermi in giro.\u00a0<\/p>\n<p>Oggi, con IR, simulatori di ampli ed effetti, possiamo toglierci tutti i desideri di suoni esotici. Il suono di Van Halen era negli anni &#8217;80 qualcosa di incredibilmente misterioso, oggi chiunque con pochi euro pu\u00f2 riprodurlo su una chitarra da un centinaio d&#8217;euro con specifiche e qualit\u00e0 costruttive che negli anni 90 ci sognavamo.<br \/>&#13;<br \/>\nE, paradossalmente, tutto questo ben di Dio sonico rimane nelle nostre camerette, non esce nei locali e sulle piazze delle nostre citt\u00e0.<br \/>&#13;<br \/>\nAvevo scritto una filippica sui locali che non ci sono pi\u00f9, che dove prima c&#8217;era un pub ora c&#8217;\u00e8 un ristorante e pure caro, e poi mi \u00e8 venuto in mente un altro pensiero, forse ugualmente lamentoso per un tempo che pi\u00f9 non c&#8217;\u00e8, ma forse leggermente pi\u00f9 completo.<\/p>\n<p>Negli anni 90, quando ero un teenager, la musica faceva rumore.<\/p>\n<p>Abitavo in condominio, percepivo benissimo il programma tv che i vicini seguivano, sentivo le litigate di chi abitava sotto di me. La mia vicina mi chiedeva come si chiamasse quel brano che provavo a suonare sulla tastiera prima e sulla chitarra classica dopo. Si sentiva tutto. Era Smoke on the Water, per chi se lo chiedesse.<br \/>&#13;<br \/>\nPrima della chitarra avevo un altro strumento in camera, la batteria acustica. Facevo un baccano tremendo per 1 ora al giorno, nel pomeriggio, verso le 16, a met\u00e0 pomeriggio, per inframezzare lo studio. Anche se a dire il vero prima pensavo solo a cosa suonare e dopo a come l&#8217;avessi suonato, ma questa \u00e8 una storia che si riflette molto nel 67\/100 ottenuto alla maturit\u00e0.<\/p>\n<p>Detto questo, quello che facevano i miei compagni di scuola e di band era molto simile: si suonava in appartamento per preparare i brani, ci trovavamo in un garage condominiale per le prove e facevamo un rumore assurdo. Eppure non eravamo soli. C&#8217;erano miriadi di altri ragazzetti che facevano gracchiare i Fender Frontman 10 (o peggio ancora) oltre il limite fisico dei coni, sperando di tirarci fuori i Nirvana, gli Iron Maiden o i Metallica. C&#8217;erano quelli che andavano in banda a suonare la tromba per far contenti i genitori e poi suonavano ska e reggae come non ci fosse un domani, c&#8217;erano i dj che distruggevano i dischi, gli impianti stereo dei genitori e le orecchie cercando di imparare lo scratch. E tutti facevano rumore, e nessuno lo trovava fuori luogo. Beh, s\u00ec, i vecchi bucapalloni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma non erano la maggioranza della popolazione, anzi, in molti pensavano che la musica fosse il male minore rispetto alle brutte compagnie (e vorrei vedere).<\/p>\n<p>Ogni sabato sera c&#8217;erano almeno un paio di posti, pi\u00f9 o meno a norma (no, in realt\u00e0 quasi mai a norma), riempiti col passaparola o con locandine fotocopiate che giravano per le scuole, in cui andare a sentire le band locali. Con l&#8217;equivalente in termini di potere d&#8217;acquisto di 5 \u20ac odierni si entrava, con altri 5 \u20ac si comprava una birra e si passava una bella serata. Nei pub costava di pi\u00f9, ma di solito c&#8217;erano band che suonavano bene, non ragazzini alle prime armi.<br \/>&#13;<br \/>\nC&#8217;era tanto liscio, nelle feste di paese la facevano loro da padroni, sfoggiando sfacciatamente Strato americane usate per suonare do sol fa in prima posizione&#8230; ma noi tanto avevamo le Ibanez, proprio come Steve Vai e Joe Satriani, solo qualche modello pi\u00f9 disgraziato ma facevamo un bordello cos\u00ec, i fonici di quelle feste di paese erano sempre disperati quando suonavamo &#8220;noi&#8221;, ma i nostri amici sentivano chiaramente quello che suonavamo. Ed era la musica che ci piaceva, che ci faceva sentire parte di qualcosa pi\u00f9 grande, che ci infondeva la speranza che un giorno avremmo potuto mandare tutti nel Fanculistan.<\/p>\n<p>Oggi c&#8217;\u00e8 tanto pi\u00f9 silenzio, si sentono sempre le liti dei vicini di casa, se si hanno le orecchie libere da cuffiette bluetooth. La musica c&#8217;\u00e8, ma quella che parla a chi ha bisogno di tirarsi su (come noi sfigati che affogavamo la nostra sfigataggine in Seek &amp; Destroy) \u00e8 molto pi\u00f9 introspettiva e delicata, non fa rumore. C&#8217;\u00e8 pi\u00f9 gente che lavora da casa, che magari ha bisogno di pi\u00f9 silenzio. Non si sentono pi\u00f9 le chitarre sferraglianti che provano a completare il giro di Smells like Teen Spirit sbagliando il ritmo e riprovandoci, non ci sono pi\u00f9 i saloni parrocchiali autogestiti dove si ritrovavano a suonare al sabato sera gruppi che arrivavano direttamente dal Sottosopra (e suonare i Black Sabbath nei saloni sotto alle chiese aveva il suo perch\u00e8, il gusto della sfida fine a se stessa).\u00a0<\/p>\n<p>La nostra generazione \u00e8 cresciuta, e quasi senza accorgercene siamo diventati noi i vecchi bucapalloni, anche se in realt\u00e0 vorremmo calciarli quei palloni e sfondare le finestre di chi continua a prenderci in giro, di chi si atteggia a ci\u00f2 che non \u00e8, di chi si crede migliore ma \u00e8 palesemente un arrogante pezzo di cacca, di chi continua imperterrito a fare il bullo, di chi si foraggia d&#8217;ignoranza e fa salire al potere i pi\u00f9 ignobili e rivoltanti commedianti.<br \/>&#13;<br \/>\nNon \u00e8 che magari, a forza di educati silenzi, ci siamo dimenticati della musica dal vivo, del suo potere catartico, della sua grande forza aggregatrice, della capacit\u00e0 di mettere in comune pensieri ed idee e ci teniamo tutto dentro, esplodendo di tanto in tanto tutte le nostre frustrazioni e rabbie in maniera molto pi\u00f9 incontrollata ed isterica di un tempo?\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Spazi che si restringono, volumi che diventano impraticabili, priorit\u00e0 che cambiano. 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