{"id":32005,"date":"2025-08-06T17:03:14","date_gmt":"2025-08-06T17:03:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/32005\/"},"modified":"2025-08-06T17:03:14","modified_gmt":"2025-08-06T17:03:14","slug":"johnson-righeira-i-critici-ci-hanno-messo-20-anni-per-capire-davvero-vamos-a-la-playa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/32005\/","title":{"rendered":"Johnson Righeira: \u00abI critici ci hanno messo 20 anni per capire davvero \u2018Vamos a la playa\u2019\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/johnson-righeira\/\" rel=\"noopener nofollow\" target=\"_blank\">Johnson Righeira<\/a>, al secolo Stefano Righi, non ha mai inseguito le mode. Ha sempre anticipato i tempi, come una sorta di rabdomante di ci\u00f2 che ci aspetta nell\u2019avvenire prossimo venturo. Ora vive in campagna, produce vino e t-shirt con frasi iconiche e continua a scrivere tormentoni che suonano ancora come manifesti esistenziali. L\u2019ultimo si chiama Chi troppo lavora (non fa l\u2019amore) e riassume bene il suo stile futurista: \u00abDentro ci sono Adriano Celentano, Dino Campana, Ugo Nespolo e una frase su un monumento: \u201cLavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare\u201d. Come ci ha spiegato in questa intervista, <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/musica\/storie-musica\/quanta-storia-quante-storie-dietro-a-vamos-a-la-playa\/740837\/\" rel=\"noopener nofollow\" target=\"_blank\">a 40 anni da Vamos a la playa<\/a>, Johnson \u00e8 ancora l\u00ec a giocare sul filo tra impegno e parodia, tra hit estive e apocalissi, altro che politica: \u00abSe sono di destra o di sinistra? Sono futurista, perch\u00e9 demoliva tutto e lo ricostruiva\u00bb. E mentre i colleghi fanno i conti con la musica fluida, lui rivendica un\u2019idea analogica senza tempo: \u00abIl sogno della vita era non fare un cazzo, devo dire di esserci riuscito\u00bb. Ci ha raccontato anche perch\u00e9 la squadra di calcio Union Saint-Gilloise ha come inno una sua canzone mentre sulla reunion con Michael Righeira non chiude la porta: \u00abIl bello del futuro \u00e8 che non sai mai cosa succeder\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Partiamo dalle origini. Chi era Stefano Righi prima del successo? <\/strong><br \/>Era uno che aveva voglia di fare delle cose. Probabilmente stavo gi\u00e0 studiando da situazionista, come sono poi diventato in seguito. Al liceo, per esempio, mi inventai con altri studenti, come gesto di protesta verso la sinistra che era la nostra parte politica, di presentarci con una lista alle elezioni del consiglio di istituto con l\u2019intento di mandare tutto in vacca. Non a caso avevamo chiamato questa lista \u201cBanana\u201d, con un programma davvero delirante. Io ero candidato con un caro amico che era stato fatto fuori malamente da una lista di sinistra.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il momento pi\u00f9 memorabile della lista \u201cBanana\u201d?<\/strong><br \/>Quando andammo a comprare 27 chili di banane al mercato e poi le distribuimmo di fronte al nostro istituto come se fossero dei volantini con il nostro programma elettorale. E alla fine riuscimmo ad accaparrarsi persino un seggio nel consiglio di istituto. Ma ero attivo anche su altri fronti. Organizzavo una fanzine punk, e grazie a questa fanzine nacque un\u2019altra rivista, che per\u00f2 non vide mai la luce, alla quale doveva essere abbinato un 45 giri musicale. Sfum\u00f2 il giornale, rimase il 45 giri e quel progetto mi spinse a pensare di completarlo con dei pezzi.<\/p>\n<p><strong>Quando si evoca il destino\u2026<\/strong><br \/>Pensai ad alcuni brani e quello \u00e8 stato l\u2019esordio di Johnson Righeira. Poi avvenne tutto in modo abbastanza rapidamente. Dall\u2019uscita di questo 45 giri nel 1980 a due anni dopo, quando conoscemmo i fratelli La Bionda e andammo a registrare Vamos a la playa, io partii per la naja nel 1983, usc\u00ec in quei giorni il pezzo che cominci\u00f2 a spopolare e il resto \u00e8 storia.<\/p>\n<p><strong>Abbiamo guadagnato un artista situazionista e perso un politico fuori dagli schemi?<\/strong><br \/>Difficile fare ipotesi diverse da quello che si \u00e8 realizzato. Io credo che la mia componente ironica, dissacratoria e fuori dagli schemi mi avrebbe accompagnato in ogni ambito.<\/p>\n<p><strong>Sei di Torino, una citt\u00e0 che ha il suo fascino ma non \u00e8 mai stata particolarmente colorata. Invece voi eravate caratterizzati anche dai colori accesi. Una reazione?<\/strong><br \/>Sicuramente s\u00ec. Oggi \u00e8 cambiata molto dalla Torino della mia adolescenza, ma allora era molto grigia. Anche per questo devo aver sempre preferito i colori sgargianti e fluorescenti per presentarmi nelle varie espressioni artistiche. Come istinto di conservazione rispetto ai toni grigi della citt\u00e0 di allora, che era una sorta di dormitorio per i lavoratori della Fiat. Ma anche come reazione ai toni cupi della new wave che esplose proprio in quel periodo. Infatti all\u2019esordio indossavo un maglione giallo e una cravatta arancio fluo. Cos\u00ec in seguito i <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/righeira\/\" rel=\"noopener nofollow\" target=\"_blank\">Righeira<\/a>, come duo, sono stati caratterizzati dalla contaminazione di colori molto sparati.<\/p>\n<p><strong>Come reag\u00ec la scena musicale del tempo, dalla critica ai cantautori e fino alla new wave?<\/strong><br \/>La critica musicale ci sottovalut\u00f2 parecchio, per poi, dopo qualche decennio, tornare a prendere in esame testi come quello di Vamos a la playa. Ma dovettero passare almeno 20 anni. La critica ci ha sostanzialmente snobbato, con mia grande sofferenza. Per quanto riguarda i colleghi, mi ha riportato un episodio molto bello Alberto Bertoli, figlio di Pierangelo. Anche lui, come cantautore, era alla casa discografica CGD. Lui aveva la fama di essere un osso duro, uno ostile alle novit\u00e0, invece gi\u00e0 allora percepivo da parte sua un atteggiamento molto benevolo. Anni dopo, Alberto mi ha raccontato che quando ascolt\u00f2 la nostra musica gli disse di aver conosciuto due ragazzi con delle canzoni fortissime. Mi ha fatto un enorme piacere. Uno come Pierangelo Bertoli, che poteva sembrare artisticamente lontanissimo dai Righeira, invece, pi\u00f9 di tanti altri, ci percep\u00ec in modo positivo e innovativo.<\/p>\n<p><strong>Sei cresciuto in una famiglia comunista, con tuo padre che aveva Che Guevara appeso nel tinello. Ma tu sei di sinistra, di destra o futurista?<\/strong><br \/>Intanto ho sempre rifiutato la collocazione del movimento futurista a destra. Guardavo la sua portata innovativa slegandola dalla storia personale di alcuni suoi appartenenti, Marinetti in primis. Mi sono innamorato dell\u2019estetica e della dinamicit\u00e0 del futurismo, anche come progettualit\u00e0 di demolire e ricostruire tutto daccapo, con una logica diversa dal passato. Certamente, all\u2019inizio questa collocazione non mi faceva valutare in modo positivo dalla mia parte politica, che \u00e8 la sinistra. Ora anche il futurismo \u00e8 stato ampiamente sdoganato. Ricordo che nella mia Torino, citt\u00e0 storicamente di sinistra e operaia, fu organizzata la prima grande mostra sui futuristi che contribu\u00ec a cambiarne la percezione. Si intitolava Ricostruzione futurista dell\u2019universo, dentro la Mole Antonelliana. L\u00ec mi innamorai del movimento, che poi coinvolse tantissime persone con un\u2019altra grande mostra a Palazzo Grassi a Venezia.<\/p>\n<p><strong>Come nella musica, anche su altri fenomeni artistici o meno sembra che tu abbia delle ottime antenne per percepire dove tira il vento prima degli altri. <\/strong><br \/>Sono sempre andato in cerca di visioni trasversali e diverse dal pensiero comune.<\/p>\n<p><strong>Dopo il successo di Vamos a la playa, il dizionario Zanichelli fece propria la definizione di \u201ctormentone\u201d. Ti senti pi\u00f9 in colpa o sei pi\u00f9 fiero di questo primato?<\/strong><br \/>I tormentoni esistevano da prima, solo che non venivano definiti tormentoni. Io stesso mi sono ispirato a quelli degli anni \u201860, solo che prima non li chiamavano con quel termine. Il mio ripartire dal passato, riprendendo i canoni della canzone da spiaggia alla Peppino Di Capri o alla Edoardo Vianello, \u00e8 stato un modo per riprendere, anche involontariamente, certi stilemi e quindi ha riportato in auge un tipo di canzone che poi \u00e8 stato definito \u201ctormentone\u201d. Per questo, simpaticamente, non mi sento responsabile dei tormentoni successivi, n\u00e9 della deriva che hanno preso quelli degli ultimi anni, dove si prova a realizzare dei tormentoni con delle formule chimiche da laboratorio o con l\u2019utilizzo dei pi\u00f9 recenti algoritmi.<\/p>\n<p><strong>Voi invece non li studiavate a tavolino?<\/strong><br \/>No, anzi, pi\u00f9 passa il tempo e meno pezzi che somigliano all\u2019idea di tormentone sento in giro. C\u2019\u00e8 un affollamento di tantissima roba omologata e totalmente anonima, niente di originale. Da questo grigiore si stacca, senza dubbio, il mio singolo Chi troppo lavora (non fa l\u2019amore). <\/p>\n<p><strong>Questa estate, non a caso, per la prima volta nessun tormentone ha avuto la meglio.<\/strong><br \/>Se non ci fosse una sorta di ostracismo verso tanti altri da parte dei network, come nei miei confronti, e se facessero passare di pi\u00f9 il mio singolo, sono sicuro che non ci sarebbero dubbi. Chi troppo lavora (non fa l\u2019amore) \u00e8 il miglior tormentone dell\u2019estate 2025.<\/p>\n<p><strong>Anche perch\u00e9, gi\u00e0 dal titolo, mi sembra in perfetta controtendenza con i trend attuali che spingono le persone a lavorare costantemente per guadagnare sempre di pi\u00f9, ma senza farcela mai fino in fondo.\u00a0 <\/strong><br \/>Ma certo! Al di l\u00e0 della voluta leggerezza, da canzone estiva, ha diversi snodi che derivano da questioni molto serie. Come il \u201clavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare\u201d, che \u00e8 una frase presa da un monumento sul lungomare di San Benedetto del Tronto, dedicato all\u2019artista Ugo Nespolo che si ispira a sua volta a una poesia del grande poeta Dino Campana. Oppure il gioco con il titolo della canzone originaria di Adriano Celentano, Chi non lavora non fa l\u2019amore, che usc\u00ec negli anni \u201870 a Sanremo e suscit\u00f2 parecchie polemiche in un periodo caratterizzato dalle lotte operaie e scioperi. La canzone sembrava incoraggiare, al contrario, il boicottaggio delle proteste e favorire il crumiraggio. Questa, all\u2019opposto, ricalca lo slogan \u201clavorare meno, lavorare tutti\u201d, in modo da avere anche pi\u00f9 tempo per fare l\u2019amore.<\/p>\n<p><strong>Canti anche: \u201cLavorare, lavorare, lavorare non fa per me\u201d. \u00c8 autobiografico?<\/strong><br \/>Io, tra il serio e il faceto, ho sempre detto che il sogno della mia vita era di non fare un cazzo! E devo dire di esserci abbastanza riuscito. Di certo non mi sono ammazzato di lavoro. Quantomeno ho fatto un mestiere che non considero tale, quindi \u00e8 come non fare un cazzo. Ho seguito una passione che, anche nel pezzo, pu\u00f2 essere un invito a tutti a fare lo stesso.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019attitudine condivisa con i giornalisti col detto: \u201cSempre meglio che lavorare\u201d. <\/strong><br \/>Fare musica o il giornalista \u00e8 sempre meglio che lavorare in miniera.<\/p>\n<p><strong>Quindi, n\u00e9 in passato n\u00e9 oggi hai sentito l\u2019ansia dei numeri, che oggi \u00e8 enorme?<\/strong><br \/>No, perch\u00e9 oggi in pi\u00f9 sono diventati astratti come la musica stessa. Ormai si parla solo di cose virtuali. Non che prima la musica potessi toccarla, ma almeno toccavi il supporto sul quale veniva registrata. Aveva delle dimensioni fisiche. Adesso non esiste mai, \u00e8 sempre qualcosa di evanescente. La ascolti su apparati che non sono nati per ascoltarla e non \u00e8 com\u2019era il disco, che lo compravi, lo portavi a casa e lo abbracciavi come un feticcio. Oggi che \u00e8 scomparso, non a caso, parallelamente a questa trasformazione anche la musica stessa sembra aver perso parte del proprio peso, sostanzialmente una importanza in generale.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la conseguenza pi\u00f9 evidente?<\/strong><br \/>La colonna sonora della vita non \u00e8 pi\u00f9 fondamentale come in passato. Dopo 40 anni e passa di carriera nella musica, a ogni serata che faccio c\u2019\u00e8 qualcuno che alla fine viene a dirmi \u00abcon la tua musica ho scopato\u00bb oppure \u00abcon le tue canzoni ho conosciuto mia moglie\u00bb. Mi danno fin troppa responsabilit\u00e0, ma sapere di essere stato parte della vita delle persone, associato a ricordi belli, \u00e8 una sensazione che mi rende, a conti fatti, molto orgoglioso.<\/p>\n<p><strong>Le situazioni pi\u00f9 folli che hai vissuto nei periodi di massimo successo?<\/strong><br \/>Noi abbiamo sicuramente avuto pi\u00f9 donne di quelle che avremmo avuto se non fossimo diventati i Righeira, per\u00f2 non eravamo considerati dei sex symbol. Eravamo quelli strani, infatti attiravamo delle donne strane come noi. Perch\u00e9 ci guardavano tutti un po\u2019 di traverso, non riuscivano a capirci bene. Ho poca memoria, da bravo futurista non avendo memoria del passato non posso che pensare al futuro. Per darti un\u2019idea, al Premio Tenco recentemente ho incontrato Tullio De Piscopo, che non vedevo da tempo, e mi ha detto: \u00abTi ricordi quella volta anche abbiamo sfasciato un locale e hanno chiamato i carabinieri?\u00bb. Io non mi ricordavo assolutamente nulla. Ricordo degli incontri molto belli con altri artisti.<\/p>\n<p><strong>Un episodio?<\/strong><br \/>Uno che mi ha flashato \u00e8 quando a Parigi, in uno studio televisivo, Boy George ci vide e si mise a cantare Vamos a la playa. Rimasi basito. Mai mi sarei immaginato di trovarmi al suo cospetto e che ci conoscesse bene, quando fino al giorno prima compravo i suoi dischi.<\/p>\n<p><strong>Cosa hanno rappresentato i fratelli La Bionda?<\/strong><br \/>Loro sono stati fondamentali. Quando sentirono il primo demo di Vamos a la playa, intuirono subito il suo potenziale. Solo che, affinch\u00e9 funzionasse, volevano farlo diventare pi\u00f9 allegro. E lo fecero diventare cos\u00ec allegro che nessuno fece caso al testo che parlava di uno scenario apocalittico. I Righeira, senza i fratelli La Bionda, sarebbero rimasti nelle cantine. Per\u00f2 anche se i fratelli La Bionda non ci avessero incontrato non sarebbero stati poi considerati gli inventori di un genere musicale che oggi \u00e8 tornato di moda come l\u2019italo disco. \u00c8 stato un incontro straordinariamente fortunato per tutti e del quale dobbiamo ringraziare il destino.<\/p>\n<p><strong>Tornando alle premonizioni futuriste, nel 1983 cantavate No tengo dinero, poi considerata una critica alla societ\u00e0 consumistica. Oggi i soldi mancano davvero. <\/strong><br \/>Gi\u00e0 al tempo mi ricordo le battute di quando andavo alla cassa a pagare qualsiasi cosa e mi cantavano No tengo dinero, scherzando ma spiegandomi che era la loro canzone non avendo una Lira. Diciamo che in Italia \u00e8 sempre stata adatta ai tempi, perch\u00e9 siamo in perenne crisi da quando io ho memoria. In costante ricerca di un benessere che in fondo non c\u2019\u00e8 mai stato. Adesso \u00e8 peggio, anche per motivi politici e bellici, che non pensavo sarebbero tornati.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9, nonostante il panorama discografico che hai appena descritto, tornare con la tua musica \u00e8 ancora importante?<\/strong><br \/>Per me \u00e8 importante perch\u00e9 vorrei riconquistare il posto rimasto vacante dai Righeira, quando hanno avuto un calo fisiologico. Quello spazio non \u00e8 mai stato occupato. Di nuovi Righeira non ne ho mai sentiti in giro. Per cui volevo riprendermi quello spazio perch\u00e9 lo trovo, mai come oggi, libero in modo preoccupante. E credo di averne bisogno io, ma anche la musica.<\/p>\n<p><strong>Anche come scelta di vita mi sembra che tu abbia fatto un gesto anticipatore, almeno rispetto a quello che stanno facendo in molti oggi: abitare fuori dalle grandi citt\u00e0. <\/strong><br \/>Esatto, ora abito in campagna nel Canavese, in Piemonte. Da anni vagheggiavo di acquistare un rustico, magari anche come buen retiro, ma poi un vecchio amico che gi\u00e0 ci abita mi ha detto che nella stessa corte, sotto la sua abitazione, c\u2019era uno spazio vuoto. Detto fatto, dopo averlo visto mi piacque, prima lo affittai e poi, quando ci fu l\u2019annuncio del lockdown, invece di tornare a casa rimasi l\u00ec. Da quel giorno sono rimasto, cambiando la mia vita radicalmente. Vivere qui \u00e8 come essermi sciacquato la testa e mi \u00e8 nata una nuova voglia di progettualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>E sono nati sia l\u2019etichetta musicale che il vino. <\/strong><br \/>La Kottolengo Recordings &amp; Wines, sia etichetta musicale che etichetta del vino che produco. In pi\u00f9, finalmente, sono riuscito a dar vita a una linea di t-shirt con frasi iconiche alla quale pensavo da tempo. Insomma, dopo tutte queste cose un po\u2019 come agli esordi, ho ricominciato a muovermi e sono ritornato anche al progetto musicale riaffrontandolo con un piglio nuovo. Come dicevi, effettivamente ho anticipato chi oggi esce dalle grandi citt\u00e0. Senza teorizzare nulla, ho sempre fatto tutto in modo totalmente istintivo. Ora vivo in campagna e vado in vacanza in citt\u00e0. Per me finora ha funzionato, chiss\u00e0 che non funzioni anche per altri.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019altra soddisfazione, per la quale ti ho visto davvero emozionato quando la raccontavi in Tv, \u00e8 che la squadra di calcio belga dell\u2019Union Saint-Gilloise ha scelto Vamos a la playa come inno del proprio club. <\/strong><br \/>Assolutamente, l\u2019ho scoperta anni fa per un viaggio di lavoro. Volevo andare a vedere una partita e l\u2019unica in quei giorni era l\u2019Union Saint-Gilloise. Mi sono innamorato di questa squadra, intorno alla quale c\u2019\u00e8 un clima genuino come nel calcio italiano d\u2019antan, ho cominciato a seguirla e ho scoperto che \u00e8 nata lo stesso giorno della Juventus, mia squadra del cuore. Dalla serie C alla Serie A, nel 2025, dopo 90 anni, ha vinto lo scudetto nella massima serie belga. Per cui ora \u00e8 diventata la mia seconda casa. A questo si aggiunge che la Vischese, piccola societ\u00e0 di promozione in Piemonte, giocher\u00e0 dal prossimo campionato con le maglie con sopra la scritta \u201cKottolengo by Johnson Righeira\u201d. Cosa posso chiedere di pi\u00f9?<\/p>\n<p><strong>In epoca di reunion, quanto \u00e8 impossibile con Stefano Rota, alias Michael Righeira?<\/strong><br \/>Quando sei un duo e non sei d\u2019accordo su quello che fai c\u2019\u00e8 poco da decidere. Se fossimo stati una band ci sarebbe stato pi\u00f9 margine. Ma non si pu\u00f2 escludere nulla. Allo stato attuale mi sembra impossibile, solo che un giorno potrebbero anche esserci le condizioni che la renderanno fattibile. Il bello del futuro, l\u2019ho sperimentato, \u00e8 che non sai mai cosa ti riserver\u00e0. L\u2019imprevedibilit\u00e0 \u00e8 interessante perch\u00e9 ricominci da zero e da altre prospettive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Johnson Righeira, al secolo Stefano Righi, non ha mai inseguito le mode. 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