{"id":320277,"date":"2026-01-23T22:45:10","date_gmt":"2026-01-23T22:45:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/320277\/"},"modified":"2026-01-23T22:45:10","modified_gmt":"2026-01-23T22:45:10","slug":"il-film-2-cuori-e-2-capanne-e-uno-stereotipo-al-cubo-della-commedia-allitaliana-non-conserva-proprio-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/320277\/","title":{"rendered":"Il film \u00ab2 cuori e 2 capanne\u00bb \u00e8 uno stereotipo al cubo. Della commedia all&#8217;italiana non conserva proprio nulla"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Sara D&#8217;Ascenzo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La nuova pellicola con Edoardo Leo e Claudia Pandolfi annaspa fin dalla prima scena. Esce nel weekend di \u00abMarty Supreme\u00bb e \u00abSentimental Value\u00bb<\/p>\n<p>    \u00ab2 cuori e 2 capanne\u00bb di Massimiliano Bruno<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Salvateci dalla critica agli stereotipi che diventa stereotipo al cubo.<\/b> Salvateci da certe commedie che fanno ridere solo per trenta secondi, solitamente nel trailer e nemmeno sempre. Fin dalla prima scena \u00e8 chiaro che\u00a0\u00ab2 cuori e 2 capanne\u00bb &#8211; sdoganamento della licenza non poetica che permette soprattutto nelle comunicazioni informali di scrivere i numeri in cifra e non in lettera &#8211; mantiene le promesse del trailer. <b>Alessandra (Claudia Pandolfi) \u00e8 la classica fricchettona single femminista<\/b> dura e pura che per\u00f2 vorrebbe un figlio, possibilmente da sola; <b>Valerio (Edoardo Leo,<\/b> talento da salvare da s\u00e9 stesso e da sceneggiature che lo costringono a fare sempre lo stesso personaggio in qualunque film metta piede) <b>non incarna in s\u00e9 lo stereotipo del maschio alfa, anche se proviene da una famiglia che definire patriarcale \u00e8 darle un&#8217;apertura di credito<\/b> e occasionalmente si presenta in scena con la maglia dell&#8217;Atletico Madrid, magnificando il valore formativo del pallone. <b>Sono distanti, ma la chimica sessuale \u00e8 il loro ascensore sociale<\/b> e si ritrovano piacevolmente a letto e molto meno piacevolmente nella stessa scuola: lui preside in odor di raccomandazione, lei insegnante di Lettere ovviamente amatissima. La miscela tra i due, oltre a essere esplosiva, produrr\u00e0 un figlio e molte scene di discussione urlate, finali\u00a0\u00abtelefonati\u00bb, cortei femministi di qua e pranzi di famiglia siderali di qua. Dove? Ma a Roma, ovviamente.\u00a0<br \/><b>Voto: 5. Difficile salvare qualcosa di un&#8217;operazione trita e triste, che della commedia all&#8217;italiana non conserva nulla e tutto anzi travolge. Mettiamocela via: i tempi sono tristi quando far ridere \u00e8 cos\u00ec difficile.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>    \u00abMarty Supreme\u00bb di\u00a0Josh Safdie<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nel separarsi artisticamente i fratelli Safdie inconsciamente sono rimasti legati nello scegliere entrambi una storia di sport e caduta, ovviamente con chiavi molto diverse<\/b>. Il fratello Ben con\u00a0\u00abThe Smashing Machine\u00bb, storia drammatica di un lottatore di arti marziali miste alle prese con i suoi demoni; Josh con questo\u00a0\u00abMarty Supreme\u00bb, che parte tra i favoriti nella corsa all&#8217;Oscar 2026 con ben 9 nomination tra cui quella per Timoth\u00e9e Chalamet nei panni del campione di tennistavolo e truffatore newyorkese Marty Reisman. Ambientato a New York negli anni &#8217;50, il film \u00e8 stilisticamente una partita di ping pong col pubblico ingaggiata dal regista e dall&#8217;attore, che qui diventa vero e proprio performer, trasformandosi in un campione di ping-pong e in un equilibrista senza equilibrio alla ricerca del successo come unica chiave per aprire la porta di un destino diverso da quello di miseria in cui \u00e8 nato. La prima parte \u00e8 ping-pong giocato: Marty partecipa ai Mondiali e al torneo di Londra dove perde contro un giapponese che introduce la spugna nella racchetta, inconcepibile per un purista come lui, e soprattutto spende e spande alle spalle della federazione nel lussuoso Hotel Ritz.\u00a0\u00c8 nella suite presidenziale, in piedi sul letto in un impermeabile che lo fa sembrare un maniaco con poche possibilit\u00e0 di successo che decide di sedurre <b>Kay Stone (Gwyneth Paltrow)<\/b>, ex diva del cinema degli anni &#8217;30. In un film costato settanta milioni di dollari, girato in 35millimetri con gran sforzo e sfoggio di bravura, della durata espansa di due ore e mezza, raccontare la trama \u00e8 un&#8217;esercizio di retorica. Meglio cogliere delle suggestioni.<b>\u00a0\u00abMarty Supreme\u00bb ha molti punti di contatto con\u00a0\u00abProva a prendermi\u00bb di Spielberg<\/b>, e non solo perch\u00e9 Chalamet viene spesso accostato, per talento, a Leonardo DiCaprio. Ma \u00abMarty Supreme\u00bb \u00e8 figlio di questi <b>tempi amari<\/b>, dove, dunque, il sogno americano pu\u00f2 essere spellato vivo e reso nudo per quello che ormai \u00e8: un inganno. Lo Chalamet boccoloso dei primi tempi, l&#8217;eroe romantico di Guadagnino, cede qui il passo a un attore che sa perfettamente dove vuole arrivare: in questo caso all&#8217;Oscar, e per farlo mette il suo corpo al servizio di una storia che lavora per accumulazioni, dove deve succedere sempre qualcosa di nuovo e clamoroso (la scena della vasca, la truffa del cane con un inquietante Abel Ferrara) per stare in piedi. Un cinema muscolare, d&#8217;azione ma tormentato, una formula ibrida che non \u00e8 detto che faccia battere il cuore dello spettatore.<br \/><b>Voto: 6,5. Film indubbiamente girato con maestria, ma decisamente troppo lungo per reggere. Performance notevole di Chalamet, che per\u00f2 ha il limite di interpretare un personaggio statico, che non evolve, e non gli offre la possibilit\u00e0 di crescere. E decisamente rivogliamo la versione coi boccoli.<\/b>\u00a0\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00abSentimental Value\u00bb di Joachim Trier<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nora \u00e8 in un corpetto troppo stretto quando sta per salire sul palco in un teatro gremito. L&#8217;attacco di panico le passa dopo che un collega, che ha rifiutato di aver con lei un rapporto sessuale al volo prima dell&#8217;uscita dal sipario, le ammolla un sonoro ceffone. La portata delle sue insicurezze, della non accettazione di s\u00e9 per un senso d&#8217;abbandono del padre, \u00e8 tutta in queste prime scene e nella fisicit\u00e0 respingente eppure attraente, misteriosa e nordica di Renate Reinsve, attrice norvegese che lo stesso Trier aveva eletto a sua disturbante musa nel film\u00a0\u00abLa persona peggiore del mondo\u00bb. Qui l&#8217;attrice se la deve vedere con un padre, regista cinematografico, molto assente (lo svedese e bravissimo\u00a0Stellan Skarsg\u00e5rd) che<b> vorrebbe ricucire con lei offrendole una parte nel film che dovrebbe segnare il suo ritorno al cinema<\/b>. Nora rifiuta e lui sceglie un&#8217;attrice americana in ascesa, giovane e leggera (Elle Phanning), che per\u00f2 non riesce a compiere il transfert necessario. Trier tesse una tela con al centro una casa, la casa di famiglia che nei secoli ha accolto gli antenati di Nora e della sorella, soprattutto la nonna, la cui esistenza eroica \u00e8 finita per mano dei nazisti. Ci sono le crepe, i vuoti, i muri che piangono, come nel bellissimo romanzo di Boris Vian\u00a0\u00abLa schiuma dei giorni\u00bb, quando si consuma l&#8217;abbandono. E c&#8217;\u00e8 un dialogo tra sorelle che si fanno zattera l&#8217;un l&#8217;altra in mezzo ai flutti di una vita che non salpa, quantomeno non per Nora. <b>Nella parte centrale la costruzione di Trier, come la casa, sembra vacillare, <\/b>perch\u00e9 l&#8217;innesto americano, pur necessario, sembra davvero qualcosa di aggiunto, funzionale ma non emozionale. E il finale di riconciliazione sembra davvero troppo spiegato per un film bergmaniano che nella prima parte lavora sugli abbracci, i silenzi e la sottrazione. Si esce sulle note di una canzone strepitosa, che vi rester\u00e0 addosso: <b>\u00abCannock Chase\u00bb di Labi Siffre<\/b>. E questo accade quando i film hanno qualcosa da dire.<br \/><b>Voto: 7. Non perfettamente riuscito, forse un po&#8217; si avviluppa e non regge l&#8217;innesto di Phanning, ma il vento del Nord soffia bene anche qui.\u00a0\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/venezia-mestre\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_venezia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-01-23T21:52:07+01:00\">23 gennaio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Sara D&#8217;Ascenzo La nuova pellicola con Edoardo Leo e Claudia Pandolfi annaspa fin dalla prima scena. 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