{"id":320593,"date":"2026-01-24T03:47:14","date_gmt":"2026-01-24T03:47:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/320593\/"},"modified":"2026-01-24T03:47:14","modified_gmt":"2026-01-24T03:47:14","slug":"sentimental-value-la-recensione-del-film-di-joachim-trier-con-renate-reinsve-stellan-skarsgard-e-elle-fanning","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/320593\/","title":{"rendered":"\u2018Sentimental Value\u2019: la recensione del film di Joachim Trier con Renate Reinsve, Stellan Skarsg\u00e5rd e Elle Fanning"},"content":{"rendered":"<p>Ogni tanto la nonna elenca in modo malinconico i mobili della sua vecchia casa. Se mia madre \u00e8 nei paraggi, segue il solito battibecco, Perch\u00e9 li hai dati via allora, se poi devi farmi una testa cos\u00ec?<br \/>Non pensavo li volessi.<br \/>Ti ho mai detto questo?<br \/>In ogni caso, \u00e8 andata come \u00e8 andata.<\/p>\n<p>Gli antropologi di Ay\u015feg\u00fcl Sava\u015f \u00e8 un bel romanzo ora molto di moda che racconta di una coppia di fuori sede in una citt\u00e0 imprecisata alla ricerca di una casa. La casa \u00e8, ovviamente, metafora di molte pi\u00f9 cose, e di cose grandi e piccole \u00e8 pieno il libro. Vasetti comprati al mercatino delle pulci, spezie per insaporire piatti che ricordano posti lontani, lampade, giacche, libri, fogli di giornale. E quei mobili della nonna perduti, forse finiti in altri mercatini. Tutto ci\u00f2 che compone le nostre vite piccole che vogliamo credere grandi perch\u00e9 sappiamo come arredarle.<\/p>\n<p>Su una casa si apre Sentimental Value, il magnifico film di Joachim Trier candidato ieri a nove Oscar. \u00c8 una casa che vive e che muore. Che scricchiola e che si rompe. Che accoglie risate, baruffe, nascite, addii. \u00c8 una casa dove, di tanto in tanto, qualcuno torna a riprendere qualcosa che aveva lasciato: anche qui un vaso, o le casse di un vecchio stereo.<\/p>\n<p>Ma, soprattutto, in quella casa si vanno a riprendere le persone lasciate indietro, che lo vogliano o no. In quel villino di legno rosso nel centro di Oslo il pap\u00e0 regista (Stellan Skarsg\u00e5rd) immagina, dopo tanti anni, un nuovo film solo perch\u00e9 le figlie \u2013 una attrice (Renate Reinsve) che lui vorrebbe finalmente dirigere, l\u2019altra archivista (Inga Ibsdotter Lilleaas) che va a cercare in altri oggetti, foto, diari, registri, i segreti di famiglia \u2013 possano credere ancora nella vita di quella famiglia. La messa in scena serve, forse, a svelare la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Trier e il suo sceneggiatore Eskil Vogt sono antropologi per davvero, e da sempre (Reprise, Oslo, 31. august, Thelma, La persona peggiore del mondo) usano quelli che apparentemente sono dettagli \u2013 ninnoli, soprammobili, accessori psicologici ed esistenziali \u2013 per costruire un mondo: il loro, il nostro. E cos\u00ec il cinema di Trier \u00e8 diventato una casa da abitare, e che riconosciamo di film in film anche se cambiano gli ospiti, e la disposizione dei mobili, e la luce entra in modo diverso \u2013 e, a un certo punto, comunque ti acceca.<\/p>\n<p>Anche qui che sembra tutto scuro. Ci sono un padre e una figlia, in particolare, che non si parlano pi\u00f9. Una scia di litigi, abbandoni, tentati suicidi, funerali. Tutto in quella casa che cambia \u2013 la vediamo dall\u2019inizio del secolo a oggi, attraverso una voce narrante che sembra quella della casa stessa \u2013 e che resta a testimoniare l\u2019immutabile storia di quella famiglia, di tutte le famiglie.<\/p>\n<blockquote class=\"instagram-media\" style=\"background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);\" data-instgrm-permalink=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DR2j_RaEa76\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" data-instgrm-version=\"14\"\/>\n<p>Trier ha \u2013 letteralmente \u2013 costruito una casa che sta dentro la sua (e la nostra) casa pi\u00f9 grande, che \u00e8 il cinema. Ingmar Bergman \u00e8 una sua ispirazione inevitabile da sempre, e qui ancora di pi\u00f9. Perch\u00e9 il film \u2013 e il blackout di Nora (nomen omen), il personaggio di Reinsve \u2013 inizia dal teatro. Per quei volti sovrapposti dal montaggio che sono un esplicito rimando a Persona, come a sgomberare il campo da eventuali \u201chai copiato!\u201d: ve lo dice lui per primo. Per un certo spiritismo che anima le storie dei vivi e dei morti, che si confondono continuamente. Per quel che \u00e8 lecito mischiare \u2013 e rubare, divorare, violare \u2013 tra arte e vita che \u00e8 parte di tantissimo cinema di Bergman, da Il posto delle fragole a Sinfonia d\u2019autunno, e anche della sua vita stessa. L\u2019altra sera sul palco degli EFA, i cosiddetti Oscar europei, c\u2019era Renate Reinsve accanto a Liv Ullmann, e sembrava che il tempo si fosse fermato, che fossero parte di un unico film, abitanti della stessa casa nello stesso momento.<\/p>\n<p>Ma Sentimental Value sono anche altre case cinematografiche in senso letterale. Il design porn inconsapevole di certi appartamenti parigini (o delle maison di campagna) di Rohmer. O le famiglie divise e riunite dietro le pareti di carta di riso di Ozu. O gli appartamenti newyorkesi di Woody Allen: anche in questo villino norvegese, dopotutto, si possono ascoltare di nascosto le confessioni dei pazienti della mamma psicanalista, attraverso la stufa che comunica con la stanza accanto.<\/p>\n<p>Joachim Trier \u00e8 da sempre un regista classico, ma mai nostalgico. Ha l\u2019occhio sul presente e la sua umanit\u00e0 de-generata (vedi La persona peggiore del mondo), e anche se in Sentimental Value si affida a luoghi che sono simbolicamente e volutamente analogici \u2013 il palcoscenico, una biblioteca, un\u2019idea di cinema che \u00e8 appunto novecentesca (con tanto di sberleffo all\u2019ossessione per i moodboard e ai registi passati su TikTok) \u2013 non si avverte mai il peso del passatismo.<\/p>\n<p>Nemmeno nel finale. C\u2019\u00e8 quello che riguarda i vari personaggi e i loro prodigiosi interpreti \u2013 il padre, le sorelle, l\u2019attrice americana (Elle Fanning) arrivata su quel set finto\/vero, e tutti i fantasmi del passato \u2013 e c\u2019\u00e8 quello che riguarda la casa in cui questa storia \u00e8 ambientata. Ed \u00e8, tra tutti, il pi\u00f9 straziante. Non vi dico come diventa quella casa \u2013 che abbiamo visto affollata, sgangherata, disordinata, in una parola: abitata \u2013 alla fine di Sentimental Value. Se \u00e8 pi\u00f9 bella all\u2019inizio o alla fine. Se dentro ci sono ancora i mobili della nonna. \u00c8 solo una questione di valore affettivo, che \u00e8 la cosa, nella gioia e nel dolore, a cui questo film chiede di non abdicare mai.<\/p>\n<p><script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ogni tanto la nonna elenca in modo malinconico i mobili della sua vecchia casa. 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