{"id":322213,"date":"2026-01-25T05:27:16","date_gmt":"2026-01-25T05:27:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/322213\/"},"modified":"2026-01-25T05:27:16","modified_gmt":"2026-01-25T05:27:16","slug":"juventus-napoli-3-5-show-azzurro-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/322213\/","title":{"rendered":"Juventus &#8211; Napoli 3-5: show azzurro a Torino"},"content":{"rendered":"<p>A Torino \u00e8 un giorno di novembre vagamento uggioso, infilato nell&#8217;anno 1988. Il freddo si aggrappa alle caviglie dei ventidue uomini in campo, mentre il Comunale si riempie come una conchiglia, stipata di sciarpe e di attese. <strong>Juventus-Napoli <\/strong>vale molto pi\u00f9 di un singolo scontro, anche se il campionato si avvicina appena al suo giro di boa.<\/p>\n<p>I bianconeri, <strong>guidati da Dino Zoff<\/strong>, sono il solito concentrato di solidit\u00e0 e punti da succhiare via avidamente. In porta c\u2019\u00e8 Tacconi, dietro si muovono Galia, De Agostini, Favero, Bruno. A centrocampo lavorano De Agostini e Mauro, davanti <strong>Zavarov<\/strong> prova ad infondere l&#8217;estro dell&#8217;Est nel compunto ordine calcistico torinese. \u00c8 una Juventus che punta allo scudetto senza mezzi termini.<\/p>\n<p>Il Napoli giunge allo scontro titanico con ancora addosso la polvere d\u2019oro dello scudetto di due stagioni prima e il passo sicuro di chi sa come abitare nei quartieri alti. Ottavio Bianchi lo guida con spirito operaio: 4-4-2 rigoroso, Garella in porta, Ferrara e Renica dietro, Bagni e De Napoli a fare legna in mezzo, <strong>Maradona <\/strong>a cucire il gioco qualche metro pi\u00f9 indietro, <strong>Careca e Carnevale<\/strong> davanti come due lame diverse: una elegante, l\u2019altra ruvida.<\/p>\n<p>Parrebbero sussitere tutti i requisiti per un match equilibrato, asciutto di gol, teso come cordame nautico. Invece la partita prende immediatamente un&#8217;altra direzione. Quella delll&#8217;alluvione di gol. Passano soltanto tre minuti e <strong>Carnevale segna<\/strong>. Punizione calciata da Maradona, il centravanti sfila alle spalle della retroguardia e la infila. Il Comunale si ritrova improvvisamente raggelato.<\/p>\n<p>La Juventus prova a rimettere ordine con la consueta pazienza sabauda, palleggia, allarga, misura. Il Napoli invece corre in avanti con una leggerezza quasi insolente. Al trentesimo <strong>Careca infila il primo gol <\/strong>di una giornata fotonica sfuggendo al suo controllore: dapprima Brio salva sulla linea, poi il brasiliano la spinge di nuovo in porta. Al quarantaquattresimo raddoppia, ancora una volta allargandosi sulla destra. Mradona serve in mezzo, e il pallone deviato da Ferrara giunge al carioca, che lascia andare un bolide rasoterra. Due gesti tecnici da professionista consumato di un mestiere antico e silenzioso: sbatterla nelle porte altrui. <strong>Zero a tre alla fine del primo tempo<\/strong>: debacle clamorosa per Madama.<\/p>\n<p>Nell\u2019intervallo Torino inghiotte cumuli di stupore. Sugli spalti si sussurra, in preda allo sconcerto. La ripresa per\u00f2 cambia ritmo. La Juve torna in carreggiata. <strong>Galia <\/strong>&#8211; messo davanti al portiere da una luminosa imbucata di <strong>Zavarov<\/strong> &#8211;<strong> accorcia subito. <\/strong>Sempre lui, il profeta sovietico, autorizza sogni di ripresa: De Agostini mette al centro e lui la mette dentro allungandosi in scivolata. Al minuto cinquantotto Zoff l&#8217;ha quasi, insperabilmente, ripresa. Le bandiere di casa ricominciano pure a sventolare, infrangendo l&#8217;aria densa di freddo.<\/p>\n<p>Nulla pi\u00f9 di una fragile illusione. Careca infatti riappare, un passo in anticipo su tutti, e infila il quarto gol partneopeo con un delizioso lob volante. L&#8217;adrenalina da rimonta &#8211; per i sostenitori della attempata signora &#8211; si traforma presto in sintomi di sindrome depressiva. Ma mica \u00e8 ancora finita. La partita deve continuare a srotolarsi nella sua ingorda sete pirotecnica. <strong>La Juve accorcia di nuovo<\/strong>, stavolta con De Agostini, su rigore. Il pubblico torna ad accarezzare l&#8217;ipotesi di un assurdo pareggio. Ma il Napoli continua a stare dentro la partita con ordine e calma, come una squadra che conosce il proprio peso specifico. A cinque minuti dalla fine arriva un altro rigore, stavolta per gli azzurri: Renica sul dischetto, rincorsa corta, tiro glaciale: <strong>tre a cinque. <\/strong>Sancita la disfatta bianconera. Successo scintillante per Maradona &#8211; seppur non a segno &#8211; e la sua comitiva, trascinata da un Careca fotonico.<\/p>\n<p>Alla fine del campionato <strong>il Napoli si piazzer\u00e0 secondo <\/strong>dietro all&#8217;Inter, mentre la Juventus non andr\u00e0 oltre il quarto posto. Ma quella partita di novembre resta collocata ben oltre la rigidit\u00e0 delle statistiche e dei trofei. Uno scontro debordante di gol e colpi di teatro dal primo all&#8217;ultimo istante, come raramente succede quando si sfidano due contendenti d&#8217;alta quota. Adesso quella atavica rivalit\u00e0 torna a bussare, nel turno in programma domani. Di nuovo a Torino, di nuovo per le prime posizioni. Difficile immaginare otto gol, ma la contesa sar\u00e0 al solito serrata.\n<\/p>\n<p> Juventus &#8211; Napoli, del resto, \u00e8 uno scontro culturale ancora prima che pallonaro: l&#8217;inscalfibile determinazione sabauda contro l&#8217;estro partenopeo. Filosofie destinate a correre su rette intangibili praticamente per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"A Torino \u00e8 un giorno di novembre vagamento uggioso, infilato nell&#8217;anno 1988. 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