{"id":32389,"date":"2025-08-06T21:47:12","date_gmt":"2025-08-06T21:47:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/32389\/"},"modified":"2025-08-06T21:47:12","modified_gmt":"2025-08-06T21:47:12","slug":"libri-allo-specchio-terzo-capitolo-la-persecuzione-e-lassassinio-di-jean-paul-marat-di-p-weiss-a-cura-di-m-vigneri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/32389\/","title":{"rendered":"Libri allo specchio. Terzo capitolo: La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat di P. Weiss. A cura di M. Vigneri"},"content":{"rendered":"<p id=\"breadcrumbs\"><a href=\"https:\/\/www.spiweb.it\/\" rel=\"v:url nofollow noopener\" property=\"v:title\" target=\"_blank\">Home<\/a> &gt; <a href=\"https:\/\/www.spiweb.it\/cultura-e-societa\/\" rel=\"v:url nofollow noopener\" property=\"v:title\" target=\"_blank\">Cultura e Societ\u00e0<\/a> &gt; <a href=\"https:\/\/www.spiweb.it\/cultura-e-societa\/libri\/\" rel=\"v:url nofollow noopener\" property=\"v:title\" target=\"_blank\">Libri<\/a> &gt; <a href=\"https:\/\/www.spiweb.it\/cultura-e-societa\/libri\/recensioni-libri-2\/\" rel=\"v:url nofollow noopener\" property=\"v:title\" target=\"_blank\">Recensioni<\/a> &gt; Libri allo specchio. Terzo capitolo: La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat di P. Weiss. A cura di M. Vigneri<\/p>\n<p>        6\/08\/25<\/p>\n<p>            <a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/libri-allo-specchio-primo-capitolo-senza-sangue-di-a-baricco-a-cura-di-m-vigneri-814x1024.jpg\" title=\"Libri allo specchio. Terzo capitolo: La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat di P. Weiss. A cura di M. Vigneri\"><img width=\"814\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/libri-allo-specchio-primo-capitolo-senza-sangue-di-a-baricco-a-cura-di-m-vigneri-814x1024.jpg\" class=\"img-responsive wp-post-image\" alt=\"Libri allo specchio. Primo capitolo: Senza sangue di A. Baricco. A cura di M. Vigneri\" title=\"\" decoding=\"async\" fetchpriority=\"high\"  \/><\/a>        <\/p>\n<p class=\"image__dida\" style=\"color: grey\">\u201cLa lettrice\u201d<br \/>\nJean-Honor\u00e9 Fragonard 1776<\/p>\n<p><strong>Introduzione di\u00a0Stefania Pandolfo<\/strong><\/p>\n<p>Prosegue con questo terzo capitolo il dialogo con libri capaci di toccarci l\u2019anima.<br \/>Nel rileggere La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat di Peter Weiss, Malde Vigneri coniuga con naturalezza due piani spesso difficili da tenere insieme: da un lato la concretezza storica e politica dell\u2019opera (le rivoluzioni, la violenza, la follia) dall\u2019altro una riflessione profonda, intima, sul tempo. Il tempo che contiene tutti i tempi, anche quelli della sua vita: la giovane psichiatra che scopre il testo, la psicoanalista che oggi lo rilegge con lo sguardo che matura negli anni.<br \/>Ne nasce un testo limpido e intenso, dove nostalgia, consapevolezza e desiderio si intrecciano con forza evocativa. Ho personalmente ammirato, in queste pagine che vi consegno, la bellezza che affiora sorprendendoti dove non te l\u2019aspetti\u2026proprio come un fiore nel deserto.<\/p>\n<p>La Caporedattrice di SPIweb<br \/><strong>Stefania Pandolfo<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"332\" height=\"496\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/screenshot-2025-08-04-alle-11.15.23.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-50969\" style=\"width:273px;height:auto\"\/><\/p>\n<p>\u00a0<strong>Libri allo specchio<\/strong><br \/><strong>Malde Vigneri<\/strong><\/p>\n<p><strong>Terzo  capitolo: La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat di Peter Weiss [1]<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ovvero: <\/strong><strong>Sulle Prospettive del Tempo<\/strong><\/p>\n<p>Parole chiave: <\/p>\n<p>In una domenica invernale del 1970, colui che da pochi mesi era divenuto mio marito volle condurmi ancora una volta al cinema. Dubitavo dentro di me, perch\u00e9 lui era un vero amatore e sceglieva film talmente di nicchia che spesso rischiavo di addormentarmi. Non fu cos\u00ec quel giorno: restai con gli occhi incollati allo schermo e con la mente in subbuglio per tutta la proiezione; e quella eccitazione non si \u00e8 mai del tutto placata. E cos\u00ec ecco che oggi, cinquantacinque anni dopo, mi ritrovo a scriverne; di nuovo, perch\u00e9 nel 2008 ho gi\u00e0 pubblicato un articoletto su Marat-Sade, questo il titolo del film, nelle pagine di Eidos[2], la rivista di cinema e psicoanalisi. Molte le ragioni che rendono imperdibile l\u2019opera cinematografica di Peter Brook: una regia d\u2019eccellenza, una fotografia sconvolgente e, naturalmente, la storia raccontata. Ma ne parlo qui, in una rubrica dedicata ai libri dell\u2019anima, per un altro motivo: non solo perch\u00e9 il film \u00e8 tratto da uno scritto di Peter Weiss pubblicato in una Prima Edizione della Collezione di Teatro della Casa editrice Einaudi, quanto forse soprattutto perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 contenuto in quelle pagine sotto forma di irresistibile testo teatrale, compone una sorta di palinsesto temporale a matrioska che mi affascina moltissimo: il libro di Peter Weiss scritto nel 1963; il soggetto cui esso si riferisce, ipoteticamente scritto tra il 1801 e il 1814 dal Marchese De Sade negli anni della sua permanenza nel Manicomio di Charenton; la rappresentazione della morte di Marat avvenuta nel 1793; la messa in scena nell\u2019era del Primo Impero Francese dal 1804 al 1814; e infine il film di Peter Brook del 1967. E anche se ci\u00f2 che mi colp\u00ec allora, giovane e appassionata psichiatra decisa a divenire psicoanalista, fu il coinvolgimento di malati manicomiali nella rappresentazione teatrale, alla rilettura di oggi, a distanza di mezzo secolo, \u00e8 piuttosto la lunga e articolata teoria dei tempi ad intrigarmi. Ma facciamo un po\u2019 di chiarezza.<\/p>\n<p>Il titolo del testo di cui parlo, nella sua forma estesa recita: \u201cLa persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentati dai filodrammatici di Charenton, sotto la guida del Marchese De Sade\u201d[3]. Nell\u2019interessante appendice alla stesura teatrale della sua opera: Nota sullo sfondo storico del nostro lavoro (pag 123), Peter Weiss descrive i fatti di cui parla con la precisione di uno storiografo, pur se afferma di concedersi delle libert\u00e0. E\u2019 appurato infatti che il Marchese de Sade durante le sue molte prigionie scrisse un grandissimo numero di drammi, commedie, pantomime etc\u2026 e che negli anni dal 1801 al 1814 in cui fu rinchiuso nel manicomio di Charenton fino alla sua morte perch\u00e9 pericoloso alla societ\u00e0 per le sue opere, effettivamente \u201cgli fu concesso di mettere in scena lavori teatrali con la collaborazione dei pazienti\u201d. Non vi \u00e8 tuttavia alcuna evidenza storica che proprio in quel periodo abbia allestito e rappresentato uno spettacolo sulla morte di Marat. Si tratta dunque di una \u201cverosimile finzione\u201d immaginata da Weiss sotto forma teatrale in cui il Marchese de Sade mette in opera l\u2019assassinio di Marat per mano di Charlotte Cordey con la partecipazione e la recitazione di attori scelti fra gli stessi ricoverati del manicomio.\u00a0 Mi sembra anche di ricordare, ma non ne sono sicurissima e forse \u00e8 una mia costruzione, che chi rappresentava Marat fosse affetto anche lui da una dermatosi e che la giovane che impersonava la Corday con la sua depressione ne tratteggiasse i pi\u00f9 intimi accenti. Il fatto \u00e8 comunque che alle prime pagine l\u2019elencazione dei personaggi gi\u00e0 ci rapisce per la precisione con cui vengono raffigurate le caratteristiche di ognuno. Cos\u00ec Weiss descrive, tra gli altri, Jean-Paul Marat: \u201cquarantanove anni, soffre di una malattia della pelle. E\u2019 avvolto in un lenzuolo bianco e porta una benda attorno alla fronte\u201d. E Charlotte Cordey ha: \u201cventiquattro anni. Porta una sottile camicia bianca taglio Direttorio \u2026 E\u2019 perennemente sorvegliata da due suore, che la sorreggono, la pettinano e le rassettano le vesti. I suoi movimenti sono quelli di una sonnambula\u201d. E cos\u00ec ci appaiono i pazienti sullo sfondo: \u201cComparse, voci, mimi e coro. A seconda delle necessit\u00e0 appaiono o con i loro camici da internati o primitivamente travestiti\u2026Alcuni compiono movimenti coatti, girano in cerchio, saltellano, mormorano a mezza voce\u2026\u201d<\/p>\n<p>E poi nelle pagine successive ritrovo quella atmosfera onirica che spesso i testi teatrali mi suggeriscono. Vicende di tempi diversi, se pur vicini, si intrecciano tra loro come fossero in qualche modo legati. Come, rivolto agli spettatori tra cui Coulmier, \u201cil direttore dell\u2019asilo, vestito elegantemente, col mantello e il cilindro\u201d e la sua famiglia, il Banditore recita: \u201cNoi qui mostriamo gli avvenimenti parigini ch\u2019ebbero luogo in tempi ai nostri assai vicini. Perci\u00f2 lasciate che indisturbati assistiamo a quel che una volta avvenne \u2026\u201d. \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0So bene come dalle note storiche che concludono l\u2019opera di Weiss, autore di profondo orientamento marxista e intensamente impegnato, si evinca chiaramente un intendimento politico e che la rappresentazione della Rivoluzione Francese, con allusioni al Direttorio e al Primo Impero Francese, rifletta, come uno specchio, i fervori degli anni 60. Cos\u00ec come proprio il Marat-Sade di Peter Brook anticipi il Sessantotto divenendone poi un\u2019icona. Violenza politica, natura del potere della guerra, alienazione e dissennatezza, rendono sia il testo di Weiss sia il film di Brook assolutamente e tristemente attuali. E Weiss riesce a rendere la struttura metanarrativa del suo Testo Teatrale uno strumento di lotta e di ribellione ideologica. Ma per quanto la mia anima pianga la follia della guerra, mi accorgo, oggi che lo scorrere temporale \u00e8 oramai un\u2019istanza pressante nella mia lunga vita, di ripensare al testo di Weiss con un nuovo intento: nel lasciarmi condurre dal vortice degli anni che lo scandiscono e dal sinusoidale intreccio cronologico, rifletto sulle nostre concezioni psicoanalitiche sul Tempo e su ci\u00f2 che noi chiamiamo l\u2019atemporalit\u00e0 dell\u2019Inconscio. Penso al Tempo Acronico invocato da Francesco Orlando nella sua supplica al Padre (ricordate?) e lo sento, quello, collocato al di l\u00e0 della vita. Il tempo umano invece \u00e8 come il Fiore del Deserto, sembra aprirsi verso l\u2019infinito ma all\u2019interno racchiude tutti i colori della sabbia e del sole\u2026 Io non penso che il tempo dell\u2019inconscio sia vuoto di s\u00e9, penso che sia molteplice e onnipresente. Anzi penso che il Tempo e i Tempi siano il tessuto connettivo dell\u2019Inconscio. Presenze attive che come il sangue nelle vene del corpo permeano ogni aspetto dell\u2019esperienza umana. Penso ai Tempi che pulsano, si muovono, danzano e si intrecciano come un vasto crocevia, legando l\u2019uomo in gioia o nel dolore a s\u00e9 stesso ma anche simultaneamente alle sue eredit\u00e0 transgenerazionali, storiche, mitologiche. E come dimenticare Apollinaire? Chiamava \u201cil Tempo dell\u2019Ora\u201d quello della contemplazione artistica e della intuizione poetica. Sarebbe come dire che \u00e8 l\u2019afflato pulsionale ed emotivo a fermare il multitempo inconscio agganciandolo (ponte, giunzione, sono altre traduzioni della parola freudiana Trieb) al singolo momento della singola storia. Ma sar\u00e0 poi l\u2019intrinseca e individuale politica dell\u2019inconscio a determinarne il destino dando purtroppo molto spesso battaglia oppure concedendo quella pacificante complicit\u00e0 che rende la nostra vita estesa. Se l\u2019inconscio mi \u00e8 amico i miei tempi per quanto oramai esistenzialmente ridotti si espanderanno a quanto lui sapr\u00e0 offrirmi e creare per me, regalandomi quella simultaneit\u00e0 e pura presenza che mette in scena il teatro della vita.<\/p>\n<p>Rileggo Weiss e quello che a me pare un drammatico spartito metateatrale nella sua architettura a piani prospettici (come ho trovato scritto a matita in chiosa nella mia calligrafia pi\u00f9 giovanile), avvertendo infine il respiro del Tempo battere come fosse un cuore. Ve lo faccio sentire con le parole dello stesso Battitore (pag 117): \u201cPubblico gentile di un\u2019era illuminata, dopo questo sguardo a un\u2019epoca passata, volgiamoci di nuovo al d\u00ec presente\u2026 e prima che prendiate il cappello per andare, dateci licenza di ricapitolare ci\u00f2 che qui di illustrarvi ci siam dati pena.\u201d<\/p>\n<p class=\"has-small-font-size\">[1] Weiss P. La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat (1967) Giulio Einaudi, Torino, 1979<\/p>\n<p class=\"has-small-font-size\">[2] Vigneri M. \u201cMarat-Sade\u201d Eidos: Cinema, Psyche e Arti Visive, n. 10, novembre 2007-febbraio 2008.<\/p>\n<p class=\"has-small-font-size\">[3] Weiss P. La persecuzione e l\u2019assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentati dai filodrammatici di Charenton, sotto la guida del Marchese Di Sade. Dramma in due atti. (1963-1964), Giulio Einaudi ed., Torino, 1979<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Home &gt; Cultura e Societ\u00e0 &gt; Libri &gt; Recensioni &gt; Libri allo specchio. 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