{"id":324281,"date":"2026-01-26T16:58:22","date_gmt":"2026-01-26T16:58:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/324281\/"},"modified":"2026-01-26T16:58:22","modified_gmt":"2026-01-26T16:58:22","slug":"giorgione-il-ritratto-come-enigma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/324281\/","title":{"rendered":"Giorgione, il ritratto come enigma"},"content":{"rendered":"<p>Il merito delle piccole mostre \u00e8 che spesso si configurano come interventi critici mirati. L\u2019avere a disposizione pochi e selezionati capolavori concede il lusso di un\u2019immersione lenta, sottraendo l\u2019esperienza estetica alla frenesia e al consumo bulimico tipici delle grandi rassegne affollate. In questo perimetro ristretto, il dialogo tra le opere si fa serrato, permettendo di interrogare l\u2019immagine non solo come documento, ma come pensiero visivo.<\/p>\n<p>La mostra-dossier <a href=\"https:\/\/barberinicorsini.org\/evento\/giorgione-da-budapest-a-roma\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giorgione da Budapest a Roma, ospitata a Palazzo Barberini dal 29 novembre 2025 all\u20198 marzo 2026<\/a> curata da Michele Di Monte, \u00e8 proprio una di queste. Il circoscritto percorso espositivo mette in dialogo il Ritratto di giovane, noto anche come Ritratto di Antonio\u00a0Brocardo (1503 circa) attribuito al pittore veneto, giunto nella Capitale dallo Sz\u00e9pm\u00fcv\u00e9szeti M\u00fazeum di Budapest, con un altro celebre dipinto di Giorgione, il Doppio ritratto (1502 circa) conservato nel vicino Palazzo Venezia.<\/p>\n<p>La rassegna non si pone l\u2019obiettivo di sciogliere nodi filologici o attributivi, offrendosi invece quale riflessione sulla portata fondativa della ritrattistica giorgionesca, destinata a irradiarsi nella storia del primo Cinquecento europeo attraverso le collezioni della Galleria Nazionale d\u2019Arte Antica.<\/p>\n<p>Il Ritratto di giovane di Budapest non \u00e8 dunque soltanto un \u201ccapolavoro ospite\u201d, ma si rivela un vero e proprio dispositivo teorico, capace di scardinare le categorie consolidate della ritrattistica rinascimentale per aprire nuove prospettive sullo statuto della pittura giorgionesca, sui suoi presupposti concettuali e su come l\u2019immagine si relazioni allo spettatore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"1f962873-a1d7-480a-a946-3052c2d719a2\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 1 - Visione mostra insieme.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione. Da Budapest a Roma, veduta della mostra &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi.<\/p>\n<p>Scrivere della vita di Giorgione \u00e8 difficile. I dati sicuri sono pochi e concentrati in poco pi\u00f9 di un biennio, cos\u00ec come poche sono le opere certe (e in ogni caso, la maggior parte discusse). Molto di quel che sappiamo del pittore veneto non \u00e8 altro che una costruzione critica, che ha il suo punto di partenza in Vasari, il primo a offrire l\u2019immagine del pittore come poeta, amante della musica, artista capace di rendere la carne viva e di mettere lo spirito nelle figure. Ci penseranno Walter Pater prima (1877) e Angelo Conti poi (1894) a porre l\u2019interesse storico in secondo piano innalzando la scarsit\u00e0 di notizie a condizione estetica del mistero, aprendo le porte a una visione idealizzante del maestro di Castelfranco, dove la forma e il tonalismo sono assunti come viatici di una pittura che \u00e8 esperienza musicale e contemplativa pi\u00f9 che un testo iconografico da decifrare.<\/p>\n<p>A distanza di oltre un secolo, tale visione \u00e8 stata ampiamente superata, ma l\u2019enigma \u00e8 diventato per la critica un fatto storico e, in questo senso, la mostra lo assume come cuore teorico.<\/p>\n<p>La materia dello spirito<\/p>\n<p>In Giorgione convivono la forza della pittura naturale e il mistero dei significati. La contemplazione, piuttosto che la lettura, continua ad essere il paradigma di fruizione ideale per giungere a carpirne l\u2019essenza. D\u2019altronde, l\u2019orizzonte epistemologico entro cui si muove il pittore vede intrecciarsi aristotelismo e neoplatonismo, quasi a delineare un humus compatibile con la formazione di una pittura attenta al sensibile, eppure densa di istanze moralizzanti. Per questo forma e contenuto appaiono cos\u00ec indissolubili nelle sue opere, nel momento in cui \u00e8 il modo stesso di dipingere a produrre senso; una peculiarit\u00e0, questa, di molta pittura veneta post-belliniana, come del resto ha ben evidenziato Marco Ruffini nel volume dedicato al rapporto tra soggetto e pittura in Giorgione (Pittura e soggetto. Il caso della Tempesta di Giorgione, Campisano, 2022).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7dbb5868-b6b2-4e23-ace3-34ba44d4fd43\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 2 - Giorgione Budapest - Allestimento.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione (Castelfranco Veneto, 1878 ca \u2013 Venezia, 1510), Ritratto di giovane, 1503 ca, olio su tela, 72,5 x 54 cm, Sz\u00e9pm\u00fcv\u00e9szeti M\u00fazeum, Budapest &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi \u2013 Allestimento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2e4fb682-f3eb-44c2-91ed-173325b4d4be\" height=\"516\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 3 - Giorgione Roma - Allestimento.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione (Castelfranco Veneto 1478 ca &#8211; Venezia 1510), Doppio ritratto, 1502 ca, Olio su tela, 76,3 x 63,4 cm, Complesso del Vittoriano e Palazzo Venezia &#8211; VIVE, Roma &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi \u2013 Allestimento.<\/p>\n<p>Entrando nella Sala dei Paesaggi che ospita la mostra, \u00e8 la materia pittorica a catturare il primo sguardo. Due fasci di luce fanno emergere le effigi dall\u2019oscurit\u00e0, esaltando quella tessitura cromatica che genera un piacere quasi \u201cpre-iconico\u201d, capace di investire il visitatore ancora prima di identificare chi o che cosa sia rappresentato. Il piacere aumenta avvicinandosi alle opere, quando la materia inizia a trasmutarsi in sguardi assorti e gesti sospesi. Prima ancora di decifrare dettagli e attributi iconografici, iniziamo a percepire il senso del dipinto grazie alla sola pittura. In che misura il tonalismo umbratile del ritratto di Budapest si riflette nell\u2019aria introspettiva dell\u2019effigiato? E quanto la composizione e lo stile del Doppio ritratto di Roma suggeriscono, quasi per via plastica, lo stato d\u2019animo del giovane?<\/p>\n<p>Sorge allora spontanea una domanda: sono, questi, a tutti gli effetti ritratti? Quel che la piccola rassegna mette bene in chiaro \u00e8 come nell\u2019opera giorgionesca si compia il superamento dell\u2019effige celebrativa per approdare a una fusione inscindibile tra genere e pittura di \u201cstato d\u2019animo\u201d. Il soggetto non \u00e8 pi\u00f9 definito dalla funzione sociale, ma da una presenza emotiva che elegge il quadro a luogo di un\u2019interiorit\u00e0 silenziosa. Il ritratto non \u00e8 qui inteso come strumento di identificazione, bens\u00ec come dispositivo di proiezione soggettiva e di relazione selettiva con lo spettatore, quello che la critica ha definito \u201critratto lirico\u201d o \u201cdel desiderio\u201d. Si tratta di un momento decisivo per la storia della rappresentazione figurativa e della dimensione affettiva dell\u2019individualit\u00e0.<\/p>\n<p>Pittura degli affetti e immagini che agiscono<\/p>\n<p>In questo sistema semantico, Michele Di Monte imposta la mostra attorno al tema centrale del \u201cmal d\u2019amore\u201d, inteso come principio di individuazione soggettiva e ragione sufficiente di autorappresentazione, finalizzata a dare visibilit\u00e0 agli struggimenti interiori del desiderio, della distanza e dell\u2019assenza. Se il mal d\u2019amore \u00e8 stato materia privilegiata dei poeti \u2013 Petrarca in primis \u2013 gli strumenti visivi a disposizione del pittore colto consentono di operare per allusioni, attraverso sguardi, gesti e, soprattutto, attraverso la densit\u00e0 del corpo. Nei ritratti giorgioneschi \u2013 come puntualmente rilevato dal curatore \u2013 sono il petto, sede del cuore, e la testa, insieme agli occhi (perno centrale dell\u2019amore cortese), a costituire i fulcri visivi della narrazione. Si tratta, a ben vedere, di una figurazione non strettamente allegorica, non basata, cio\u00e8, sulla decifrazione di una fonte antica o di programmi iconografici predefiniti. In Giorgione, il non detto e l\u2019alluso affiorano da un sistema di segni e atteggiamenti, cos\u00ec come dalle vibrazioni della luce e dei toni.<\/p>\n<p>Giorgione, si sa, ha atteso a pochissime opere pubbliche; il grosso della sua produzione \u00e8 destinato al collezionismo privato, dove il rapporto tra dipinto e proprietario si fa bilaterale, siglando un vero e proprio \u201cpatto\u201d, come indicato da Di Monte. Il ritratto diviene cos\u00ec un luogo di confessione trattenuta, rivolto a un pubblico ristretto e consapevole, dove la reticenza si configura come una precisa scelta poetica.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a0bfd9c1-5f95-431a-8b29-fb1a25e9871a\" height=\"592\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 4 - Giorgione Budapest - particolare mano.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione (Castelfranco Veneto, 1878 ca \u2013 Venezia, 1510), Ritratto di giovane, 1503 ca, olio su tela, 72,5 x 54 cm, Sz\u00e9pm\u00fcv\u00e9szeti M\u00fazeum, Budapest &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi \u2013 Particolare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"cc5a5350-0b83-4882-87f6-9c4bdd721a1d\" height=\"585\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 5 - Giorgione Roma - Paricolare sguardi.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione (Castelfranco Veneto 1478 ca &#8211; Venezia 1510), Doppio ritratto, 1502 ca, Olio su tela, 76,3 x 63,4 cm, Complesso del Vittoriano e Palazzo Venezia &#8211; VIVE, Roma &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi \u2013 Particolare.<\/p>\n<p>Oggi riconosciamo il ritratto come un dispositivo di relazioni tra corpi e sguardi, capace di stabilire con l\u2019osservatore un legame di reciprocit\u00e0. Nel Doppio ritratto di Palazzo Venezia, i due effigiati interpellano l\u2019osservatore: uno con sguardo melanconico (il capo appoggiato, come tradizione vuole, sul palmo della mano), l\u2019altro con un\u2019espressione quasi ironica. Le immagini ci guardano, come ci ricorda Horst Bredekamp (<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/horst-bredekamp-immagini-che-ci-guardano\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Immagini che ci guardano. Teoria dell\u2019atto iconico<\/a>, Raffaello Cortina, 2015), per condurci entro il loro mondo e raccontarci la loro storia. In questa prospettiva, la rassegna si inserisce in una linea di riflessione gi\u00e0 sperimentata da Palazzo Barberini negli ultimi anni sul ruolo dello spettatore (L\u2019ora dello spettatore. Come le immagini ci usano, 2020-2021, sulla quale ha scritto <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/il-potere-delle-immagini\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Stefano Chiodi su Doppiozero<\/a>), inteso non come semplice destinatario, ma come parte attiva nella produzione del senso dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Il ritratto come enigma e come soglia della modernit\u00e0<\/p>\n<p>Dunque, l\u2019enigma come chiave interpretativa dell\u2019opera di Giorgione \u00e8 quel che la mostra enuncia con particolare lucidit\u00e0. Il Ritratto di giovane di Budapest gioca con l\u2019indecifrabile (con il rebus, si direbbe, stando al geroglifico che si incontra sul parapetto), ma anche con l\u2019ambiguit\u00e0. Dell\u2019opera ci colpiscono il volto introspettivo che emerge, come colpito da un raggio luminoso, dalla penombra, l\u2019insolita acconciatura che lascia scoperte le orecchie (si \u00e8 ipotizzato che la cromia pi\u00f9 chiara delle ciocche laterali possa essere legata alla moda femminile del tempo di schiarirsi i capelli), il gesto di portarsi la mano al cuore e di indicare i lacci che stringono l\u2019abito al petto. Non \u00e8 per\u00f2 nel dettaglio, in quanto tale, che risiede il senso dell\u2019opera: il geroglifico sulla balaustra pu\u00f2 rappresentare persino una trappola se ci si ostina a ricomporre i pezzi del puzzle, come ammonirebbe Daniel Arasse. In altre parole, non si tratta di scovare un \u201csoggetto nascosto\u201d, quanto di riconoscere l\u2019opacit\u00e0 della pittura e comprendere come essa stessa, con i suoi strumenti propri, riesca a generare il soggetto. Il mal d\u2019amore, dunque, non come un tema illustrato, ma come condizione prodotta da segni, luce, colore.\u00a0<br \/>Tuttavia, potremmo chiederci con Augusto Gentili \u2013 che proprio in questi giorni ci ha lasciati, e il cui ultimo libro \u00e8 proprio dedicato al ritratto veneto (Ritratti al dettaglio. Venezia e dintorni 1500-1550, Bulzoni, 2025) \u2013 se questa misura del non detto possa essere un limite oggettivo di Giorgione o piuttosto, come gi\u00e0 affermato, una necessit\u00e0 culturale legata alla committenza, una forma di cautela che sottrae il significato a ogni scioglimento definitivo anche al pi\u00f9 accorto degli osservatori moderni. Resta il fatto, in ogni caso, che il mal d\u2019amore indagato dalla mostra invece che come contenuto illustrato, si d\u00e0 a tutti gli effetti come condizione psicologica prodotta da un equilibrato dosaggio di sguardi, gesti, luce e colore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"l\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b196cb9d-d318-49ad-92bd-afb12487dbcd\" height=\"1058\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 6 - Giorgione Budapest.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione (Castelfranco Veneto, 1878 ca \u2013 Venezia, 1510), Ritratto di giovane, 1503 ca, olio su tela, 72,5 x 54 cm, Sz\u00e9pm\u00fcv\u00e9szeti M\u00fazeum, Budapest &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi.<\/p>\n<p>Il dialogo ravvicinato con il\u00a0Doppio ritratto\u00a0di Palazzo Venezia permette di verificare ulteriormente questo modo di intendere la ritrattistica giorgionesca offrendo forse una dimensione pi\u00f9 chiara.<\/p>\n<p>La drammatizzazione visiva di una condizione affettiva si d\u00e0 qui nello sguardo dolente del protagonista, nel contrappunto quasi beffardo dell\u2019amico e nella gestualit\u00e0 contrita, pi\u00f9 che nel melangolo: quest\u2019ultimo rimanda sinesteticamente al sapore dolce-amaro dell\u2019amore sofferente, certo, ma giunge all\u2019intelletto solo in seconda battuta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"0a504fbc-a2d8-45f6-acc8-00f388149d44\" height=\"930\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Fig. 7 - Giorgione Roma.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGiorgione (Castelfranco Veneto 1478 ca &#8211; Venezia 1510), Doppio ritratto, 1502 ca, Olio su tela, 76,3 x 63,4 cm, Complesso del Vittoriano e Palazzo Venezia &#8211; VIVE, Roma &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi.<\/p>\n<p>Offrendo un punto di vista metodologicamente puntuale nel mettere insieme le fila delle pi\u00f9 aggiornate riflessioni sulla pittura del maestro veneto, cos\u00ec come sullo statuto della ritrattistica rinascimentale, usciamo dalla mostra consapevoli di quanto Giorgione sia riuscito a sottrarre il tema del\u00a0mal d\u2019amore\u00a0alla sola dimensione letteraria e poetica per farne\u00a0un principio di individuazione visiva.<\/p>\n<p>Come asserisce Michele Di Monte, il confronto tra i due ritratti consente di cogliere la portata di una \u201crivoluzione discreta\u201d introdotta da Giorgione: il ritratto non \u00e8 pi\u00f9 semplice effige di rango e ruolo, ma diventa spazio di soggettivit\u00e0 e di stato interiore. La \u201cmelanconia erotica\u201d del mal d\u2019amore, e insieme una possibile \u201cmelanconia eroica\u201d evocata dalla trattatistica, producono uno scarto nel regime di visibilit\u00e0 della cultura figurativa occidentale, conferendo piena dignit\u00e0 estetica a ci\u00f2 che prima era meno rappresentabile.<\/p>\n<p>In questo senso, il confronto proposto da Palazzo Barberini evita l\u2019isolamento mitizzante di Giorgione, inserendolo viceversa in un sistema comparativo pi\u00f9 ampio attivabile attraverso le sale del museo. Qui \u00e8 possibile misurare la \u201cdistanza\u201d giorgionesca da altre declinazioni del genere, cogliendo appieno la portata della sua originalit\u00e0: dal ritratto di ruolo di Bronzino \u2013 il cui Stefano IV Colonna rimane un esempio cardine di costruzione pubblica dell\u2019identit\u00e0 \u2013 al ritratto di Stato nordico, esemplificato dall\u2019Enrico VIII di Holbein; fino al filone sentimentale di Raffaello nella Fornarina, dove l\u2019ambiguit\u00e0 affettiva si fa pi\u00f9 leggibile e il confine con l\u2019allegoria si assottiglia.<\/p>\n<p>Una mostra di sole due opere pu\u00f2 narrare un\u2019intera epoca. Il merito del progetto e del suo curatore \u00e8 quello di avvicinare il pubblico a letture che aiutano a guardare con nuovi occhi un ritratto rinascimentale, ma soprattutto invitano a capire come funziona la pittura e quali sono i suoi meccanismi: comprendere come \u00e8 costruita una immagine e, insieme, come anche la pi\u00f9 apparentemente naturalistica non si limita alla mera rappresentazione del fenomeno, ma si configura come un dispositivo atto a svelare, simultaneamente, come si dipinge e che cosa si intende significare. Dal punto di vista scientifico, l\u2019esposizione non presenta un catalogo, forse unica pecca; tuttavia, gli studiosi e il pubblico interessato avranno la possibilit\u00e0 di approfondire gli aspetti messi in nuce nella mostra-dossier grazie a una giornata di studi dedicata da Palazzo Barberini a Giorgione.<\/p>\n<p>Dalla prospettiva offerta dalla mostra, in definitiva, Giorgione non appare come un caso isolato, ma come l\u2019iniziatore di una possibilit\u00e0 altra rispetto a quelle canonizzate dalla storiografia:\u00a0quella di un ritratto volto a rendere visibile l\u2019interiorit\u00e0 come valore culturale autonomo. La ritrattistica giorgionesca emerge cos\u00ec come uno dei luoghi d\u2019elezione in cui la modernit\u00e0 visiva europea prende forma non nella celebrazione dell\u2019individuo pubblico, ma nella rappresentazione problematica, allusiva e profondamente affettiva del soggetto.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/barberinicorsini.org\/evento\/giorgione-da-budapest-a-roma\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giorgione. Da Budapest a Roma<\/a><br \/>Gallerie Nazionali d\u2019Arte Antica &#8211; Palazzo Barberini, Sala dei Paesaggi<br \/>Roma, via delle Quattro Fontane 13<br \/>29 Novembre 2025\u00a0\u2013 8 Marzo 2026<\/p>\n<p>In copertina, Giorgione (Castelfranco Veneto, 1878 ca \u2013 Venezia, 1510), Ritratto di giovane, 1503 ca, olio su tela, 72,5 x 54 cm, Sz\u00e9pm\u00fcv\u00e9szeti M\u00fazeum, Budapest &#8211; Ph. Alberto Novelli e Alessio Panunzi \u2013 Particolare<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il merito delle piccole mostre \u00e8 che spesso si configurano come interventi critici mirati. 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