{"id":324701,"date":"2026-01-26T23:00:13","date_gmt":"2026-01-26T23:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/324701\/"},"modified":"2026-01-26T23:00:13","modified_gmt":"2026-01-26T23:00:13","slug":"leuropa-e-litalia-post-americana-dopo-davos-contare-solo-su-noi-stessi-costera-migliaia-di-miliardi-anche-per-lai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/324701\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa (e l\u2019Italia) post-americana dopo Davos: \u00abContare solo su noi stessi\u00bb. Coster\u00e0 migliaia di miliardi, anche per l\u2019Ai"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Federico Fubini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">L\u2019Europa necessita di migliaia di miliardi in investimenti se non vuole retrocedere al rango di potenza minore soggetta a periodici ricatti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo articolo \u00e8 tratto dalla newsletter settimanale \u00abWhatever It Takes\u00bb di Federico Fubini. Per iscriversi questo \u00e8 il <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">link<\/a>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ho     ancora negli occhi la scena nella grande sala del palazzo di Davos. Donald     Trump sul palco seduto su una sorta di trono bianco in plastica, circondato     dai leader di una ventina di alleati equivoci: i leader di Mongolia,     Azerbaigian, Pakistan, Uzbekistan, Kazakhstan, Qatar, Arabia Saudita,     Emirati Arabi Uniti, Paraguay e via elencando. Non osavano parlarsi fra     loro, nel timore di incrinare l\u2019affettazione di solennit\u00e0 del rito del     Board of Peace. A turno, chiamati, si avvicinavano al tavolo dove sedeva     Trump, si inchinavano a lui, cercavano di bisbigliargli qualcosa     all\u2019orecchio prima di vergare ciascuno la propria firma sul contratto. Lui     ascoltava benevolo non tanto come un sovrano medievale, ma come si     comporterebbe il personaggio di un sovrano medievale in una serie tiv\u00f9.     Proiettato sullo sfondo, il simbolo del Board of Peace era un globo avvolto     in una corona d\u2019alloro dorato con il Nordamerica \u2013 anch\u2019esso dipinto d\u2019oro     \u2013 in primo piano. L\u2019intera     scena intendeva proiettare un\u2019immagine imperiale di Trump; quel che     esprimeva, invece, era solitudine: l\u2019America passa dall\u2019avere per alleati la Germania,     il Canada o la Gran Bretagna, al Kosovo, alla Giordania e alle ex     repubbliche sovietiche del Caucaso firmatarie del Board of Peace. La     domanda ormai non \u00e8 quale prossima mossa del presidente degli Stati Uniti     che ci sconcerter\u00e0 o indigner\u00e0. \u00c8 come si costruisce un\u2019Europa     post-americana.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Autonomia obbligata<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Perch\u00e9 gli europei ormai sono psicologicamente pronti. Se     non i loro governi, lo sono le opinioni pubbliche. La rivista parigina di     affari internazionali Le Grand Continent ha un <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wm2qtp140ip504?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=3\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sondaggio<\/a>, raccolto sul campo una decina     di giorni fa, che lo mostra. Non solo oltre il 50% degli italiani, dei     tedeschi o dei francesi preferisce un\u2019equidistanza dell\u2019Europa fra Stati     Uniti e Cina e un altro venti per cento circa preferisce che l\u2019Europa non     si leghi a nessuna delle due superpotenze (grafico sopra). Il 65% degli     italiani (il 67% dei francesi, il 71% dei tedeschi) interpreta la politica     estera di Donald Trump come un disegno di \u00abricolonizzazione e predazione\u00bb,     mentre per appena il 10% circa di italiani, francesi e tedeschi il tycoon     rispetta in principi democratici (il 90% circa vi vede tendenze autoritarie     o un comportamento da dittatore). Anche per questo, tre quarti di italiani     e tedeschi e oltre l\u201980% dei francesi pensano che l\u2019Europa debba \u00abcontare     solo su se stessa per assicurare la propria difesa, senza scommettere sugli     Stati Uniti\u00bb.<\/p>\n<p>Il divorzio,     nella societ\u00e0, \u00e8 consumato. Ed \u00e8 una realt\u00e0 di cui anche     il governo italiano, fra i pi\u00f9 lenti ad accettarlo, potrebbe prima o poi     prendere atto.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p>    Stati Uniti (un po\u2019) bipartisan<strong\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma ci\u00f2 che mi ha colpito a Davos, fra le tante     dichiarazioni, \u00e8 ci\u00f2 che non si \u00e8 detto. Larry Fink, fondatore e     amministratore delegato del maxi-fondo di investimento Blackrock (14 mila     miliardi di dollari in gestione), \u00e8 il vero artefice di questo World     Economic Forum per la prima volta celebratosi senza il suo fondatore Klaus     Schwab. E come prevede l\u2019etichetta, Fink \u00e8 stato impeccabile con Trump. Rispettoso     senza mostrare paura, deferente senza adulazione. Ma Fink, l\u2019uomo oggi pi\u00f9     influente del sistema finanziario internazionale, ha anche     orientato un\u2019altra scelta evitando di lasciarvi sopra le proprie impronte     digitali: ha fatto invitare a Davos <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wm2mt1110j8y04?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gavin Newsom<\/a>, governatore democratico     della California e uno dei nomi pi\u00f9 competitivi per le presidenziali del     2028. A Newsom, feroce oppositore di Trump, il World Economic Forum ha     offerto una sessione personale e cos\u00ec una piattaforma.<\/p>\n<p>Per questo mi ha colpito ci\u00f2 che il governatore della     California ha taciuto, lui come altri potenziali candidati democratici alla     Casa Bianca presenti a Davos quali la governatrice del Michigan Gretchen <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/w721tq1r08jq04?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=5\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Whitmer<\/a> o il governatore del Kentucky Andy     Beshear. Hanno tutti condannato molte delle ossessioni di Trump, dalla     Groenlandia, alle milizie anti-immigrazione, alle esecuzioni di dimostranti     a Minneapolis. Per\u00f2 non hanno speso una parola sui dazi, sul futuro     dell\u2019alleanza atlantica, sugli abusi di mercato delle Big Tech o     sull\u2019impegno al fianco dell\u2019Ucraina. Quanto al rapporto con     gli alleati del dopoguerra, nessuno di loro parla come Bill Clinton o Joe     Biden. Il solo vero consiglio di Newsom agli europei \u00e8 stato di \u00abtirare un     cazzotto in faccia\u00bb a Trump. Ma era chiaro che certe scelte americane sul     rapporto con l\u2019Europa non cambieranno dopo Trump, o non cos\u00ec radicalmente.     Neanche se il prossimo inquilino della Casa Bianca venisse dai democratici.<\/p>\n<p>    Il monito di Eric Schmidt<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019Europa deve dunque pensare al futuro in modo diverso. Se     non vuole l\u2019autonomia strategica, vi sar\u00e0 comunque costretta: vale per la     difesa, ma anche per l\u2019accesso alle risorse o ai materiali critici, per la     ricerca e la produzione di farmaci generici e di frontiera, per la     sicurezza alimentare, cos\u00ec come per l\u2019integrazione fra industria e digitale     o per il finanziamento delle imprese innovative. In Europa     abbiamo davanti a noi migliaia di miliardi in investimenti (anche)     pubblici, se non vogliamo retrocedere al rango di potenza minore soggetta a     periodici ricatti di qualche predatore internazionale.     Alcuni degli americani della vecchia generazione stanno persino iniziando a     dircelo: se non per altruismo, perch\u00e9 temono di vederci finire prede delle     aspirazioni di potenza cinesi.<\/p>\n<p>A Davos ha incontrato un gruppo di giornalisti europei Eric     Schmidt, 70 anni, ex amministratore delegato di Google, nel 2008 grande     finanziatore e consigliere di Barack Obama (di recente di lui ho <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/w32stm1m00fd04?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=6\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">raccontato<\/a> la cooperazione tecnologica con     Kiev). Schimdt voleva essere citato solo su poche frasi:\u00a0\u00ab\u00c8 veramente     importante che l\u2019Europa esca con un proprio modello di intelligenza     artificiale\u00a0open source. Oggi gli americani si     stanno concentrando su modelli closed source, mentre i cinesi     lavorano sull\u2019open source\u00bb, ha detto. E ha continuato: \u00abA meno che     l\u2019Europa non faccia qualcosa, finir\u00e0 per adottare i modelli cinesi. Perch\u00e9     l\u2019Europa oggi non ha una strategia sull\u2019intelligenza artificiale\u00bb.<\/p>\n<p>Cosa vuole dire Eric Schmidt? Closed     source \u00e8 un modello digitale su licenza dietro un pagamento ai     titolari per ottenere un accesso a tempo. Esso consente l\u2019uso di una certa     intelligenza artificiale, ma non di studiarla, modificarla, condividerla o     analizzarla per ricostruirlo magari un po\u2019 diversa. Paghiamo OpenAI per     usare Chat-GPT (o GPT-5), ma dobbiamo prenderlo com\u2019\u00e8: non possiamo     addestrarlo da soli su nostri dati per renderlo magari pi\u00f9 utile a un     nostro ospedale, un laboratorio di ricerca, una banca o una fabbrica di     sistemi antimissile piena di robot. Dobbiamo semmai chiedere al fornitore     dell\u2019intelligenza artificiale per questo servizio, a pagamento.  Il     modello open source cinese \u00e8 invece accessibile senza costi ed \u00e8     ricostruibile o modificabile in autonomia dall\u2019utilizzatore: DeepSeek in     questo non \u00e8 rigido come OpenAI di Sam Altman o Anthropic di Dario Amodei. Il timore di     uomini di Silicon Valley come Eric Schimdt adesso \u00e8 che i modelli americani     siano spiazzati, ma soprattutto che i dati e i segreti di milioni di     imprese europee \u2013 specie medio-piccole \u2013 finiscano in mani cinesi.     I quali poi imporrano servizi a pagamento quando ormai dipenderemo dai loro     sistemi.<\/p>\n<p>    Intelligenza artificiale europea<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In gioco ci sono flussi di centinaia di miliardi di euro     all\u2019anno e il rischio che l\u2019Europa si ritrovi come un vegetariano in un mondo     di carnivori. Da circa un anno scrivo in <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wy29ti1z0d4m04?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=7\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">questa<\/a> newsletter che la coercizione     economica \u00e8 la cifra del nostro tempo, ma adesso ai pi\u00f9 deboli sta     accadendo veramente. Il grafico sopra, tratto dalla <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wi2stg190qj104?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=8\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">divisione<\/a> di S&amp;P che studia i 12 mila     data center del mondo, mostra l\u2019enorme ritardo dell\u2019Unione europea e     dell\u2019Italia. Tutta l\u2019Europa non raggiunge met\u00e0 della capacit\u00e0 computazione     presente nella sola area di Pechino (un data center \u00e8 un impianto da mille     fino a oltre un milione di server, che assicurano capacit\u00e0 di calcolo per     l\u2019intelligenza artificiale, archivio \u00abcloud\u00bb e gestione o trasmissione di     dati digitali). Bench\u00e9 rappresenti il 17% dell\u2019economia globale, l\u2019Unione     europea controlla a stento il 4% del potere di fuoco dei data center del     mondo; la Cina invece sfiora un quarto di tutta la capacit\u00e0 di calcolo, pur     rappresentando il 16% dell\u2019economia internazionale.<\/p>\n<p>Siamo indietro sulla tecnologia che segna il nostro tempo.     Se si paragona all\u2019esperienza dell\u2019800 e del \u2018900, \u00e8 come se     fossimo costretti a usare il telegrafo, la radio, la televisione e la rete     elettrica di altri: di altri \u2013 potenzialmente di avversari \u2013 sarebbero i     brevetti, le antenne, i cavi, le centrali di produzione dell\u2019energia.     Questo stato di cose fa s\u00ec che oggi le grandi imprese europee versino fra     200 e 300 miliardi di euro all\u2019anno alle Big Tech americane per licenze     sulle funzioni digitali (a giudicare dai <a href=\"https:\/\/links.newsletter.rcsmediagroup.it\/z\/wz2rtl1a0nmb04?uid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438&amp;txnid=7e45f243-e781-47f6-a6a8-9c97b25b0d02&amp;mid=ec945720-7a90-41ee-8dc7-1585388efc34&amp;utid=cd2692ad-8b92-40d5-b00d-ae19c86e8438-Newsletter_COR_WHATEVERITTAKES&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-01-26T05%3A04%3A15Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1239&amp;bsft_lx=9\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dati<\/a> Eurostat sui pagamenti agli Stati     Uniti per diritti di propriet\u00e0 intellettuale). Dipendiamo cos\u00ec dalle     imprese di un Paese che ormai pu\u00f2 rivelarsi ostile in ogni momento. Il     problema \u00e8 talmente sentito che l\u2019ultimo appalto del colosso franco-tedesco     dell\u2019aerospazio Airbus per servizi digitali \u00e8 stato aperto solo a imprese     europee.<\/p>\n<p>    Il costo della libert\u00e0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019Europa dovr\u00e0 dunque spendere per sviluppare modelli di intelligenza     artificiale e potere di calcolo propri, sul proprio     territorio. Gi\u00e0, ma spendere quanto? Da questa risposta dipende il futuro     dell\u2019economia americana e delle elevatissime quotazioni di borsa di Wall     Street.<\/p>\n<p>Nella settimana di Davos, i principali protagonisti del Big     Tech hanno spesso ripetuto che l\u2019anno scorso gli investimenti in     intelligenza artificiale negli Stati Uniti \u2013 data center, semiconduttori,     energia per alimentarli \u2013 sono arrivati al record di 500 miliardi di     dollari. Tra met\u00e0 e due terzi della crescita americana del 2025 si spiega     con la costruzione di queste infrastrutture; senza,     l\u2019economia degli Stati Uniti sarebbe stata stagnante come quella europea.     Questa spesa, in parte a debito, ha anche alimentato le valutazioni di     borsa del colosso dei chip Nvidia fino a oltre 4.500     miliardi di valore di mercato e quelle delle altre Big Tech.<\/p>\n<p>Niente garantisce che questa febbre di costruzione a caro     prezzo di infrastrutture per l\u2019intelligenza artificiale continui uguale a     se stessa. McKinsey, la societ\u00e0 di consulenza, prevede che gli investimenti     in data center nel mondo raggiungano i 6.700 miliardi di dollari in totale     entro il 2030. Ma un altro analista autorevole, Bain, stima invece che la     spesa nei prossimi cinque anni sar\u00e0 dodici volte pi\u00f9 piccola, perch\u00e9 ormai     lo sviluppo tecnologico permette di fare sempre di pi\u00f9 con sempre meno     soldi: circa 100 miliardi di dollari all\u2019anno nel mondo, non 500 all\u2019anno     nei soli Stati Uniti. Satya Nadella, amministratore delegato di     Microsoft, ha detto a Davos che il costo di costruire capacit\u00e0 di calcolo     per l\u2019intelligenza artificiale \u00absi sta dimezzando ogni tre mesi\u00bb.<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec, la     trumponomics rischia una recessione e l\u2019Europa avr\u00e0 una     chance di recuperare il proprio ritardo tecnologico senza affondare nei     debiti. Ma quello che essa non pu\u00f2 pi\u00f9 fare, \u00e8 dimenticarsi di preparare il     proprio futuro post-americano.<\/p>\n<p>Il feedback dei lettori \u00e8     importante, la vostra &#8220;raccomandazione&#8221; pure. 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