{"id":326026,"date":"2026-01-27T19:07:13","date_gmt":"2026-01-27T19:07:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/326026\/"},"modified":"2026-01-27T19:07:13","modified_gmt":"2026-01-27T19:07:13","slug":"morto-agostino-corradini-fu-lui-a-scrivere-w-fausto-sulla-neve-dello-stelvio-al-giro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/326026\/","title":{"rendered":"Morto Agostino Corradini: fu lui a scrivere \u201cW Fausto\u201d sulla neve dello Stelvio al Giro"},"content":{"rendered":"<p>                                Era un ventenne partito da Scandiano in bici per vedere le tappe sulle Dolomiti. Realizz\u00f2 la scritta con un palo e attese il passaggio di Fausto. Nasce cos\u00ec una delle immagini pi\u00f9 iconiche della storia sportiva del Campionissimo, immortalato nel giorno in cui spodest\u00f2 Koblet e conquist\u00f2 il suo quinto Giro d&#8217;Italia<\/p>\n<p>            <a class=\"image is-50x50\" href=\"https:\/\/www.gazzetta.it\/redazione\/luca-gialanella\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                <img decoding=\"async\" class=\"is-rounded\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/luca_gialanella_avatar.png\" alt=\"Luca Gialanella\"\/><br \/>\n            <\/a><\/p>\n<p>Giornalista<\/p>\n<p>                    27 gennaio 2026 (modifica alle 19:17)  &#8211; MILANO<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">\u00c8 il primo giugno 1953, sabato. Penultima tappa del 36\u00b0 Giro d\u2019Italia, Bolzano-Bormio, 125 chilometri. In maglia rosa da dodici tappe c\u2019\u00e8 lo svizzero Hugo Koblet, elegantissimo anche in bici: nel taschino della maglia tiene un pettine che usa all\u2019arrivo per sistemarsi i capelli. Koblet comanda con 1\u201959\u201d su Fausto Coppi, che alla radio, sul traguardo della tappa precedente vinta proprio a Bolzano, dichiara: \u201cIl Giro \u00e8 ormai finito, l\u2019ha vinto Koblet\u201d. Coppi a parte, quel sabato non \u00e8 una giornata come le altre per due persone. Per Vincenzo Torriani, geniale patron del Giro, che ha inserito per la prima volta nel percorso il passo dello Stelvio, versante di Trafoi. Del resto il grande coraggio non gli \u00e8 mai mancato: come quando porter\u00e0 le biciclette tra le calli di Venezia con la cronometro del 1978 sui ponti di barche, vinta da Moser su Visentini e Saronni. E non \u00e8 come gli altri giorni per Agostino Corradini, 21 anni, detto \u201cGana\u201d o \u201cGanein\u201d, arrivato sulle Dolomiti in bici da Scandiano (Reggio Emilia) per tifare Coppi e la sua squadra, la Bianchi. Il suo primo sport \u00e8 stato il pallone, praticato negli anni giovanili sino a quando il calcio di un mulo gli causa una lesione a un ginocchio. E\u2019 la svolta: il medico gli consiglia la bici. In attesa del passaggio dei corridori sullo Stelvio, Agostino prende un palo a bordo strada e scrive \u201cW Fausto\u201d sulla neve: il Campionissimo vedr\u00e0 la scritta quasi stupito durante una delle sue imprese pi\u00f9 famose, che ribalter\u00e0 il Giro e gli consegner\u00e0 il quinto e ultimo trionfo nella corsa rosa. Anche Agostino Corradini passer\u00e0 cos\u00ec alla storia, insieme con il fotografo Tino Petrelli, che immortala il passaggio di Fausto e realizza una delle immagini pi\u00f9 iconiche della storia sportiva del Campionissimo.<\/p>\n<p>    orgoglio\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">\u201cS\u00ec, quella scritta l\u2019ho fatta proprio io\u201d, ha ripetuto mille volte, orgoglioso, sempre, di quanto realizzato. Agostino Corradini \u00e8 morto ieri a 94 anni. Cos\u00ec raccont\u00f2 ancora: \u201cSulla strada del ritorno mi sono fermato a fare colazione e ho visto sul giornale la foto di Coppi che guardava la scritta. Una sorpresa. Mi piace pensare che quella foto sia anche un po\u2019 mia\u201d. Da quel giorno lo Stelvio gli \u00e8 rimasto nel cuore, tanto che volle festeggiare gli 80 anni proprio sul Passo. Nella sua vita, Corradini ha girato il mondo per gare in bici, di sci e corse a piedi. Tre volte campione italiano Uisp e vincente anche nel cicloturismo, ha disputato 24 volte la Marcialonga, tre la Vasaloppet, due la Maratona di New York, e ha corso un\u2019altra cinquantina di maratone. Ma per sempre Agostino rimarr\u00e0 come l\u2019eroe dello Stelvio. Perch\u00e9 quello Stelvio, nel 1953, era molto pi\u00f9 di una scommessa. Come andare sulla luna, un\u2019impresa mai tentata prima. \u00c8 il gigante che sale, dal versante altoatesino, fino a 2758 metri di quota sulla strada scolpita a mano, in cinque anni dal 1820 al 1825, da 2500 sudditi (soprattutto croati e romeni) dell\u2019imperatore d\u2019Austria: si voleva aprire una strada sulla quale le carrozze, da Vienna, avrebbero potuto raggiungere Milano pi\u00f9 velocemente attraverso la Valtellina. Condizioni di lavoro durissime: i lavori sono diretti dall\u2019ingegnere Carlo Donegani, l\u2019architetto dell\u2019imperatore d\u2019Austria, che aveva aperto anche il passo dello Spluga dallo Svizzera.<\/p>\n<p>    la foto\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">Stelvio, dunque, con i muri di neve che circondano la strada. I versanti sono tre: Trafoi, Bormio e l\u2019Umbrail Pass dalla Svizzera. Quello da Trafoi \u00e8 il vero versante della montagna: la salita misura 26 km al 7,7% di pendenza media con punte del 12%, e 48 tornanti infiniti per coprire 1851 metri di dislivello. Quel sabato primo giugno 1953, a bordo strada, c\u2019\u00e8 Agostino Corradini. . Il fotografo \u00e8 Tino Petrelli. La foto del Campionissimo che spinge sui pedali mentre osserva l\u2019incitamento tracciato sulla neve diventa famosissima. Una delle pi\u00f9 emblematiche dell\u2019uomo solo al comando, come lo scambio della borraccia con Gino Bartali al Tour 1952.<\/p>\n<p>    ribaltata\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph is-inline\" spellcheck=\"true\">Lo Stelvio ribalta la classifica del Giro 1953 grazie all\u2019intuizione di Ettore Milano al raduno di partenza di Bolzano. Milano, fedelissimo gregario di Coppi, vede arrivare Koblet in maglia rosa con vistosi occhiali neri, e si chiede il perch\u00e9. Chiama un fotografo amico che, con la scusa di una foto-ritratto, chiede allo svizzero di togliere gli occhiali. Sul volto di Koblet appaiono cos\u00ec vistose occhiaie, segno di stanchezza. Parte allora il piano della riscossa di Coppi, che deve recuperare 1\u201959\u201d dalla maglia rosa. All\u2019attacco dello Stelvio, Fausto chiede al giovanissimo Nino Defilippis (che diventer\u00e0 poi ct della Nazionale) di alzare il ritmo con una serie di scatti. Koblet commette l\u2019errore di rispondere sempre. A quel punto Coppi lo attacca e prende il volo. Scollina sullo Stelvio con 2\u201917\u201d su Fornara, 2\u201948\u201d su Bartali e 4\u201927\u201d su Koblet, che cerca di recuperare in discesa ma \u00e8 troppo stanco. Al traguardo di Bormio, Coppi trionfa con 2\u201918\u201d su Fornara e Bartali, mentre Koblet chiude a 3\u201928\u201d. Fausto Coppi \u00e8 la nuova maglia rosa con 1\u201929\u201d sullo svizzero, l\u2019ennesimo capolavoro di una carriera leggendaria. Il giorno dopo, al velodromo Vigorelli di Milano, il Campionissimo celebra il quinto trionfo al Giro. A settembre conquister\u00e0 il Mondiale a Lugano, e nel 1954 il quinto Giro di Lombardia. Poi l\u2019Airone chiuder\u00e0 le ali il 2 gennaio 1960. Ma il suo mito \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai.<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Era un ventenne partito da Scandiano in bici per vedere le tappe sulle Dolomiti. 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