{"id":32857,"date":"2025-08-07T04:47:12","date_gmt":"2025-08-07T04:47:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/32857\/"},"modified":"2025-08-07T04:47:12","modified_gmt":"2025-08-07T04:47:12","slug":"scattano-i-dazi-americani-prelievo-al-15-sui-beni-ue-molti-i-dossier-ancora-aperti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/32857\/","title":{"rendered":"Scattano i dazi americani: prelievo al 15% sui beni Ue. Molti i dossier ancora aperti"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Giuliana Ferraino<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Trump alza quelli dell\u2019India al 50%, come al Brasile. La replica dei due Paesi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il <b>D-Day dei dazi<\/b> \u00e8 arrivato. Dalla mezzanotte entrano in vigore le nuove tariffe americane, che colpiranno con aliquote differenziate \u2014 tra il  10% e il 50% \u2014 i beni importati da 92 Paesi,<b> inclusa l\u2019Unione europea<\/b>, a cui tocca un  prelievo del <b>15% su gran parte dei suoi prodotti<\/b>. Tutto \u00e8 iniziato il 2 aprile, data ribattezzata \u00abLiberation Day\u00bb, la liberazione dell\u2019economia americana da quello che Donald Trump considera un sistema di commercio globale \u00abingiusto\u00bb. Quel giorno, il presidente ha svelato \u2014 con una lavagna nera in stile show televisivo, su cui erano segnati dazi Paese per Paese \u2014 la sua nuova visione del mondo. Da allora, la lavagna ha cambiato volto pi\u00f9 volte: in quattro mesi di minacce, sospensioni, rinvii e clamorosi dietrofront, la politica tariffaria americana si \u00e8 trasformata in uno strumento di pressione flessibile, nelle mani di una Casa Bianca decisa a rimettere in discussione le regole del commercio globale.<\/p>\n<p>    Lo schiaffo all\u2019India<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019ultimo colpo di scena ieri, quando Trump ha fatto seguito alla minaccia di marted\u00ec e ha <b>raddoppiato il dazio sulle importazioni indiane<\/b>, dal 25% al 50%, in risposta all\u2019acquisto di petrolio russo. L\u2019India, che dipende per il 38% del suo petrolio dalla Russia, ha denunciato la misura come \u00abingiusta e irragionevole\u00bb, annunciando azioni legali a tutela della propria sicurezza energetica.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8\u00a0la stessa aliquota che grava sul Brasile<\/b>, inizialmente prevista al 10% e poi arbitrariamente aumentata fino al 50%, per sostenere la causa dell\u2019ex presidente e amico Jair Bolsonaro, condannato agli arresti domiciliari. Il governo di Brasilia, definendo la mossa \u00abautoritaria e irrispettosa\u00bb, ha annunciato un ricorso all\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Il presidente Lula ha reagito duramente. \u00abEsigo rispetto, non \u00e8 cos\u00ec che si negozia tra capi di Stato\u00bb, ha detto, anticipando che contatter\u00e0 i leader di India e Cina per coordinare una risposta comune del gruppo Brics a Washington.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Tra i Paesi colpiti maggiormente figura anche la Svizzera<\/b>, colpevole \u2014 secondo la retorica trumpiana \u2014 di essere troppo piccola (appena 9 milioni di abitanti) per avere un surplus cos\u00ec grande (41 miliardi) con gli Stati Uniti. Cos\u00ec il viaggio in extremis della presidente elvetica Karin Keller-Sutter, che portava una nuova \u00abofferta allettante\u00bb di accordo,  non ha ottenuto i risultati sperati. L\u2019incontro con il segretario di Stato Marco Rubio per evitare il dazio del 39% su orologi, farmaci e cioccolato \u00e8 stato definito \u00abmolto buono\u00bb, ma senza compromessi formali. Perfino il Canada, che insieme al Messico \u00e8 principale partner commerciale degli Stati Uniti, deve fare i conti con una tassa doganale del 35%.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma nulla \u00e8 definitivo<\/b>. Lo dimostra l\u2019annuncio, arrivato ieri sera dalla Casa Bianca, dell\u2019intenzione di <b>introdurre dazi fino al 100% su chip e semiconduttori<\/b>, senza per\u00f2 indicare una data precisa per l\u2019entrata in vigore. \u00abImporremo dazi significativi su chip e semiconduttori \u2014 intorno al 100%\u00bb, ha dichiarato il presidente. \u00abMa \u00e8 una buona notizia per le aziende che li producono in America\u00bb.<\/p>\n<p>    La fatica europea<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo scenario, il dazio del 15% che sar\u00e0 applicato alle importazioni europee \u2014 frutto del cosiddetto Patto di Turnberry, siglato in Scozia tra Ursula von der Leyen e il presidente americano \u2014 appare come un <b>compromesso accettabile<\/b>, soprattutto se confrontato con la minaccia iniziale di un\u2019imposizione ben pi\u00f9 pesante, pari al 30%, prospettata da Trump. Davanti alle critiche di molte capitali europee, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si dimostra pragmatico: \u00abI dazi al 15 per cento per l\u2019Ue sono il miglior risultato che si poteva raggiungere, anche se non positivo\u00bb. Tuttavia, \u00abnon bisogna non essere troppo pessimisti: i dazi non fanno bene a nessuno, ma la trattativa tra gli Stati Uniti e l\u2019Unione europea \u00e8 solo all\u2019inizio\u00bb, ha ammesso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il fatto \u00e8 che i dazi entrano in vigore, ma non c\u2019\u00e8 ancora un testo condiviso per la dichiarazione congiunta sull\u2019accordo raggiunto tra Unione europea e Stati Uniti. Fonti diplomatiche che hanno definito i negoziati \u00abestenuanti\u00bb. E <b>molti dossier restano ancora aperti<\/b>. Acciaio e alluminio rimangono tassati al 50% alla dogana americana, nonostante le pressioni tedesche. L\u2019automotive dovrebbe rientrare sotto l\u2019aliquota del 15%, ma per ora mantiene un prelievo del 27,5%, perch\u00e9 soggetto a un dazio del 25% sotto la Sezione 232 in aggiunta all\u2019ordinario 2,5% in vigore prima del Liberation Day. Quindi serve un Ordine esecutivo ad hoc.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poi c\u2019\u00e8 il <b>nodo delle esenzioni<\/b>. Gli unici capitoli che sembrano gi\u00e0 blindati riguardano aerei e componentistica, una selezione di farmaci generici e i macchinari ad alta tecnologia. Ancora da negoziare invece le deroghe per l\u2019agroalimentare e il settore vinicolo e dei liquori. Ieri  57 organizzazioni statunitensi del comparto degli alcolici \u2014 che rappresentano anche i marchi continentali Campari, Pernod Ricard e Diageo \u2014 si sono rivolte direttamente a Trump: i dazi del 15% su vino e liquori europei, stimano, <b>rischiano di mandare in fumo 2 miliardi di dollari di export <\/b>e mettere a repentaglio 25 mila posti di lavoro negli Usa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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