{"id":33017,"date":"2025-08-07T07:03:12","date_gmt":"2025-08-07T07:03:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/33017\/"},"modified":"2025-08-07T07:03:12","modified_gmt":"2025-08-07T07:03:12","slug":"jack-lemmon-american-mensch-gabriele-gimmelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/33017\/","title":{"rendered":"Jack Lemmon, American Mensch | Gabriele Gimmelli"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessi individuare con sicurezza la rappresentazione pi\u00f9 chiara, toccante ed efficace dell\u2019idea di riscatto morale nel cinema statunitense, credo che non avrei dubbi. \u00c8 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=uEMT57dR1wI\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">una scena di L\u2019appartamento<\/a>, cinque premi Oscar, co-sceneggiato, diretto e prodotto da Billy Wilder nel 1960. Il protagonista del film, C.C. \u201cBuddy\u201d Baxter, interpretato da Jack Lemmon, \u00e8 uno che ce l\u2019ha fatta. Impiegato in una grande compagnia assicurativa newyorkese, ha adattato il proprio appartamento a pied-\u00e0-terre per le occasionali avventure galanti dei dirigenti. Disagi e frustrazioni non sembrano turbarlo pi\u00f9 di tanto, tutto sembra scivolargli addosso, l\u2019occhio fisso al miraggio della carriera. Nel giro di poche settimane, il solerte Baxter brucia le tappe e arriva ai piani alti, braccio destro del capo del personale Sheldrake (Fred McMurray).<\/p>\n<p>Fino a quando l\u2019ascensorista Fran Kubelik (Shirley MacLaine), la sola persona verso la quale Baxter senta di provare un sentimento molto simile all\u2019amore, al termine di una serata trascorsa con l\u2019amante Sheldrake, esasperata ormai delle sue continue promesse di divorzio (l\u2019uomo \u00e8 sposato e padre di due figli), decide di farla finita una volta per tutte proprio nell\u2019appartamento di Baxter. L\u2019uomo, che \u00e8 rientrato appena in tempo per impedire il peggio, sulle prime si preoccupa unicamente di evitare fastidiosi clamori; e a poco sembrano valere i saggi consigli del dottor Dreyfuss (Jack Kruschen), gentile medico ebreo suo vicino di casa, che vigorosamente lo invita ad assumersi le proprie responsabilit\u00e0: \u201cPerch\u00e9 non cresce un po\u2019, Baxter? Sia un Mensch!\u201d. Eppure, qualche giorno pi\u00f9 tardi, quando Sheldrake, che nel frattempo \u00e8 stato buttato fuori casa dalla moglie stanca dei suoi tradimenti e ha ripreso la relazione con Ms. Kubelik, gli chiede ancora una volta la chiave dell\u2019appartamento, Baxter ha un sussulto di dignit\u00e0: \u201cNiente chiave\u201d. Sbalordito, Sheldrake lo raggiunge mentre questi sta raccogliendo le proprie cose dalla scrivania, prima di abbandonare il posto e l\u2019azienda. \u201cMa che le sta succedendo, Baxter?\u201d, domanda. E l\u2019altro, pronto: \u201cEseguo gli ordini del dottore. Ho deciso di diventare Mensch. Lei conosce il tedesco? Un essere umano\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f6676382-abc2-42a8-a395-f0f607fbdc98\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 1_44.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nJack Lemmon e Shirley MacLaine in L\u2019appartamento.<\/p>\n<p>Quanti Baxter ci sono stati nella carriera di Jack Lemmon? Uomini comuni, dagli orizzonti modesti, colti in quei momenti d\u2019incertezza che spesso decidono un\u2019esistenza intera: vendersi definitivamente oppure diventare Mensch? \u201cJack Lemmon \u00e8 stato mr. Everyman, l\u2019uomo comune, l\u2019anonimo cittadino con i suoi problemi personali\u201d, scrive oggi Andrea Ciaffaroni nella sua biografia \u2013 la prima in italiano dedicata all\u2019attore \u2013 non a caso intitolata <a href=\"http:\/\/www.edizionisabinae.com\/wordpress\/?p=4147#prettyPhoto\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Jack Lemmon. L\u2019uomo comune del cinema americano<\/a> (Edizioni Sabinae, 2025, pp. 328, con una postfazione di Alberto Crespi). \u201cLui stesso\u201d, ricorda Ciaffaroni, \u201cera solito dire che i suoi personaggi ad un certo punto della storia arrivavano a chiedersi cosa fosse giusto fare\u201d.<\/p>\n<p>Nato un secolo fa, l\u20198 febbraio 1925 a Newton, ameno sobborgo residenziale di Boston oggi famoso soprattutto per la qualit\u00e0 della sua istruzione pubblica, John Uhler Lemmon III era il primo e unico figlio di un&#8217;agiata coppia borghese. Il padre, John Uhler Jr., lavorava come dirigente nell\u2019ambito dell\u2019industria del pane; la madre, Mildred LaRue Noel, detta Millie, era nipote di uno dei maggiori imprenditori edili di Baltimora. In apparenza, la pi\u00f9 classica delle famiglie WASP (ovvero White Anglo-Saxon Protestant, sebbene il piccolo Jack fosse stato cresciuto nel cattolicesimo come suo padre); in realt\u00e0, come rivela Ciaffaroni, piuttosto disfunzionale, con il babbo spesso assente per ragioni di lavoro e la mamma un po\u2019 troppo attaccata alla bottiglia.<\/p>\n<p>L\u2019infanzia e l\u2019adolescenza di Lemmon trascorrono dunque in relativa solitudine, se si escludono i frequenti ricoveri ospedalieri (in una tarda intervista spiegher\u00e0 d\u2019aver avuto \u201ctutte le malattie infantili possibili\u201d). Il che non gli impedir\u00e0 di accedere alla migliore educazione che uno della sua classe poteva garantirsi, culminata nel 1943 con l\u2019iscrizione a Harvard grazie a un programma speciale per l\u2019addestramento degli ufficiali riservisti (siamo nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale). Lungi dall\u2019essere uno studente particolarmente brillante, Lemmon ha comunque modo di avvicinarsi alla recitazione grazie a uno dei pi\u00f9 antichi e prestigiosi circoli drammatici di Harvard, lo Hasty Pudding Club, famoso per i suoi spettacoli ricchi di salace umorismo, travestimenti e giochi di parole. Una volta completati gli studi e ottenuto il congedo dalla Marina statunitense, ha ormai deciso: quella dell\u2019attore sar\u00e0 la sua carriera.<\/p>\n<p>Con il suo background, Lemmon avrebbe potuto benissimo incarnare sul grande schermo la faccia pulita dell\u2019America, quella del progressismo \u201cperbene\u201d e senza eccessi (liberal s\u00ec, ma non radical, per carit\u00e0!), alla Spencer Tracy, o al limite alla James Stewart. Ma lo showbiz stava cambiando: il suo primo ruolo in una produzione televisiva \u00e8 del 1948, la prima parte accreditata in un film \u00e8 del 1954, con La ragazza del secolo di George Cukor. Sono gli anni in cui il sistema degli Studios, che aveva dominato il cinema statunitense nei tre decenni precedenti, incomincia a scricchiolare. Si pu\u00f2 dire che il giovane Lemmon sia stato una delle ultime star della vecchia Hollywood: una posizione scomoda che per\u00f2 si sarebbe rivelata la sua fortuna. \u201cSi trov\u00f2 al momento giusto nel posto giusto\u201d, scrive Ciaffaroni, \u201ce per una serie di coincidenze pass\u00f2 dal variet\u00e0 alla radio, alla televisione in diretta e al cinema nel giro di pochi anni, quando debuttare sul grande schermo significava incrociare nomi come George Cukor e John Ford\u201d.<\/p>\n<p>Lemmon diventer\u00e0 cos\u00ec la faccia nevrotica dell\u2019America, quella del disagio che cova sotto l\u2019apparente benessere dell\u2019et\u00e0 di Eisenhower prima e della primavera kennediana poi. Decisivo in questo processo sar\u00e0 l\u2019apporto di un altro esponente anomalo dello Studio System come Billy Wilder. Pi\u00f9 vecchio di una ventina d\u2019anni rispetto al suo attore-feticcio (era nato nel 1906), originario di uno shtetl dell\u2019Europa orientale, Wilder si era formato come giornalista e sceneggiatore nella Berlino weimariana, per poi fuggire negli USA all\u2019indomani dell\u2019ascesa di Hitler. Da autentico outsider, sapeva guardare ai miti e ai riti della sua patria adottiva con occhio acuto e tutt\u2019altro che compiacente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"h\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2e8b89e6-8356-451e-89ee-ac8a7d06f372\" height=\"1065\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 2_36.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n\u00a0Lemmon con Joe E. Brown in A qualcuno piace caldo.<\/p>\n<p>Il sodalizio fra Wilder e Lemmon inizia alla grande nel 1959, con il leggendario A qualcuno piace caldo. Riscrivendo una sconosciuta commediola tedesca vecchia di quasi trent\u2019anni, Wilder e il suo sceneggiatore-complice I.A.L. Diamond mescolano farsa slapstick, commedia romantica e gangster movie, mettendo in discussione generi hollywoodiani e generi sessuali. In coppia con il \u201cbello\u201d Tony Curtis e con l\u2019apporto di una Marilyn Monroe all\u2019apice della sua bravura d\u2019interprete, Lemmon si rivela per Wilder il volto e il corpo ideale, con la sua recitazione modernissima, scattante, sguardi in tralice e repentini cambi di movenze.\u00a0<\/p>\n<p>Nei doppi panni del jazzista Jerry e della contrabbassista Daphne, \u00e8 inizialmente costretto per necessit\u00e0 a fingersi (e convincersi, soprattutto) di essere donna, poi disposto ad accettare con gioia l\u2019eventualit\u00e0 (memorabile lo scambio fra Lemmon e Curtis: \u201cSono fidanzato\u201d. \u201cCongratulazioni. Chi \u00e8 la fortunata?\u201d. \u201cIo.\u201d [\u2026] \u201cMa tu sei un uomo! Perch\u00e9 mai un uomo dovrebbe sposare un altro uomo?\u201d. \u201cPer sistemarsi!\u201d) per tornare infine a rivelarsi come uomo\u2026 salvo scoprire che al promesso sposo (il magnifico veterano Joe E. Brown), dopotutto, la cosa non interessa granch\u00e9: \u201cBeh, nessuno \u00e8 perfetto\u201d.<\/p>\n<p>Durante le riprese Wilder si rende conto che Lemmon, abbonato alle parti di attor giovane brillante, nasconde una gamma interpretativa estremamente ampia e non ancora sondata: \u201cGli attori possono offrirti due o tre articoli prima di svuotare gli scaffali\u201d, dir\u00e0 in seguito, \u201cmentre Jack era tre-quattro catene di negozi, i cataloghi e tutto il resto!\u201d. Cos\u00ec, ad appena un anno di distanza dall\u2019exploit di A qualcuno piace caldo, lo reimpiega in L\u2019appartamento, che Guido Fink, <a href=\"https:\/\/www.marsilioeditori.it\/libri\/scheda-libro\/3177074\/non-solo-woody-allen\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">nel suo indimenticabile volume sulla tradizione ebraica nel cinema americano<\/a>, definiva giustamente \u201cun disperato saggio, in chiave di commedia, sulla solitudine urbana\u201d. Lemmon diventa quindi la maschera dell\u2019americano middle-class che fatica a stare a galla in una societ\u00e0 effervescente, dove il benessere e i capitali sembrano essere a portata di mano \u2013 purch\u00e9 naturalmente si metta a tacere la coscienza e si sia disposti a qualche compromesso.\u00a0<\/p>\n<p>Per buona parte degli anni Sessanta le sue prove attoriali pi\u00f9 significative seguono due filoni principali, entrambi inaugurati dai film wilderiani: da un lato la farsa, dall\u2019altro il dramma venato di commedia. Rivelatrice, in questo senso, \u00e8 la collaborazione con Blake Edwards, che lo dirige dapprima come interprete drammatico nel notevole I giorni del vino e delle rose (1962) e in seguito, anche se con risultati meno convincenti, sul versante del comico puro in La grande corsa (1965), omaggio esplicito e un po\u2019 prolisso alle comiche d\u2019antan (\u00e8 dedicato a Laurel &amp; Hardy).<\/p>\n<p>Spetta nuovamente a Wilder il compito di rinverdire il personaggio. In Non per soldi\u2026 ma per denaro (1966), affida a Lemmon il ruolo del mite operatore televisivo Harry, costretto dal cognato Willie, avvocaticchio intrallazzatore (Walter Matthau, per la prima volta in coppia con Lemmon e subito premiato con l\u2019Oscar), a fingersi vittima di un infortunio sul lavoro per intascare un cospicuo premio assicurativo. Malgrado il film non abbia particolare fortuna al botteghino (forse troppo lungo e statico, sicuramente troppo acido per il pubblico statunitense), Wilder intuisce subito il potenziale del connubio Lemmon-Matthau, e cerca di assicurarseli subito per una trasposizione cinematografica di una pi\u00e8ce firmata da Neil Simon, che in quegli anni furoreggia a Broadway: La strana coppia. La Paramount e lo stesso Simon, per\u00f2, timorosi che Wilder e Diamond possano rimaneggiare troppo la commedia, si oppongono, e il film viene diretto dal pi\u00f9 scialbo Gene Saks; con i suoi incassi altisonanti, ha comunque il merito di cementare definitivamente il sodalizio artistico fra i due protagonisti, destinato a diventare negli anni una vera e propria amicizia, anche lontano dal set.\u00a0 Il segreto? \u201cLa chimica\u201d, spiegher\u00e0 Lemmon. \u201c\u00c8 qualcosa che hai, come il colore dei tuoi capelli. E avviene solo quando entrambi siete sulla stessa lunghezza d\u2019onda. In una scena, riesco a capire dove Walter vuole arrivare con qualcosa prima che ci arrivi\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"631f7619-7b90-41a8-b33e-326c696036e2\" height=\"332\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 3_23.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nLemmon con Walter Matthau in La strana coppia.<\/p>\n<p>La strana coppia esce nel 1968. Tutt\u2019intorno, il mondo sta cambiando a incredibile velocit\u00e0. Mentre il successo di film come Gangster Story e Easy Rider d\u00e0 il definitivo colpo di grazia allo Studio System, nel giro di pochi anni l\u2019America si scopre per la prima volta vulnerabile, corrotta, addirittura marcia: l\u2019escalation militare in Vietnam, gli omicidi eccellenti (Martin Luther King, Robert Kennedy), il contraccolpo conservatore nelle istituzioni che porta Richard Nixon e Henry Kissinger alla Casa Bianca, la crisi petrolifera e la guerra sporca in America Latina attivamente sostenuta dai governi USA. Eventi che segnano una battuta d\u2019arresto in quella narrazione della prosperit\u00e0 in cui gli Stati Uniti si erano bene o male crogiolati per un ventennio.<\/p>\n<p>Lemmon, con il suo volto apparentemente qualunque, il suo pedigree democratico e la sua immutata versatilit\u00e0 d\u2019interprete, non si fa cogliere impreparato. Cos\u00ec, mentre conclude fra alti e bassi la collaborazione con Wilder (il sottovalutato Che cosa \u00e8 successo tra mio padre e tua madre?, 1972; il pimpantissimo Prima pagina, 1974, in coppia con Matthau come l\u2019ultimo e ormai stanco Buddy Buddy, che nel 1981 chiude per sempre la carriera del regista), l&#8217;attore si prepara a incarnare le contraddizioni sempre pi\u00f9 laceranti della societ\u00e0 statunitense.\u00a0<\/p>\n<p>Salvate la tigre (1973), fortemente voluto dallo stesso Lemmon contro le perplessit\u00e0 dei dirigenti Paramount, \u00e8 a suo modo un tipico prodotto della New Hollywood. Piccolo imprenditore tessile, Harry Stoner \u00e8 un altro uomo dabbene che ha ingenuamente creduto nel sogno americano fino a quando non \u00e8 diventato un vero e proprio incubo. Sfiduciato e strangolato dai debiti, si convince che l\u2019idea migliore per sistemare le proprie pendenze sia quella di dare fuoco a uno dei suoi stabilimenti, ancora una volta per riscuotere i soldi dell\u2019assicurazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"b33629b6-8a8b-42a8-8240-6aa8f38f0ae4\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 4_12.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nSalvate la tigre.<\/p>\n<p>Un dilemma che sarebbe stato perfetto in un film di Wilder; ma l\u2019aria inquinata dell\u2019era nixoniana al crepuscolo (nel 1972 \u00e8 esploso il Watergate) non permette alcuna possibilit\u00e0 di riscatto: a differenza di C.C. Baxter e di Henry Hinkle, Harry Stoner non diventer\u00e0 mai un Mensch. E pazienza se John G. Avildsen, futuro regista del primo Rocky, non \u00e8 n\u00e9 Wilder n\u00e9 Edwards: Lemmon \u00e8 talmente \u201cin parte\u201d da convincere l\u2019Academy ad assegnargli un secondo Oscar (il primo, come non protagonista, l\u2019aveva ottenuto nel 1956 per La nave matta di Mr. Roberts).<\/p>\n<p>Con il suo successo, Salvate la tigre inaugura un nuovo filone nella carriera di Lemmon, che trover\u00e0 in Sindrome Cinese (1979) e Missing \u2013 Scomparso (1982) i suoi esiti pi\u00f9 significativi. L\u2019ex interprete brillante incarna ora il borghese WASP di mezza et\u00e0 che ha rinunciato da un pezzo a diventare Mensch ed \u00e8 ora costretto ad aprire gli occhi sulle tragedie della Storia che lo hanno visto silenzioso complice (lo spettro dell\u2019apocalisse nucleare, l\u2019orrore dei desaparecidos sotto il regime di Pinochet, che proprio la Casa Bianca aveva contribuito a finanziare e consolidare). E in una chiave per certi versi analoga lo dirigeranno anche David Mamet in Americani (1992, titolo italiano emblematico per l\u2019originale Glengarry Glen Ross) e soprattutto il coetaneo <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/robert-altman-lamerica-e-noi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Robert Altman<\/a> nel collettivo America oggi (1993, altro titolo italiano fin troppo retorico per il pi\u00f9 incisivo Short Cuts): <a href=\"https:\/\/youtu.be\/yA54HPoUtpM?si=-IBfh0GjIjiA2MnY\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">cinque minuti che sono un saggio magistrale di recitazione<\/a>, colti dal regista attraverso una serie di piani ravvicinati di straordinaria e al tempo stesso sobria intensit\u00e0 emotiva.<\/p>\n<p>Nonostante i ruoli di prestigio (ai quali va aggiunto senz\u2019altro il quasi-cammeo in JFK,1991, di Oliver Stone), la stella dell&#8217;attore subisce in questi anni un sensibile appannamento. \u201cLemmon amava recitare, ma era anche tormentato dai dubbi\u201d, spiega Ciaffaroni. \u201cAveva dimostrato di essere un attore intelligente, aperto alle novit\u00e0, ma faceva parte di quella vecchia guardia che aveva timore di essere messa da parte o dimenticata\u201d. Per quanto prolifici (una dozzina di lungometraggi per il cinema e almeno altri sette lavori per il piccolo schermo), gli anni Novanta sono per lui soprattutto un periodo di ripiegamento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7404ed6c-406d-409c-b006-e196b2c5968d\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/fig 5_3.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nAncora con Matthau in Due irresistibili brontoloni.<\/p>\n<p>Sintomatico il ritorno in coppia con Matthau, che garantisce a entrambi incassi ragguardevoli e una nuova popolarit\u00e0 presso le generazioni pi\u00f9 giovani.\u00a0Per quanto farseschi e disimpegnati, Due irresistibili brontoloni (1993) e il sequel-fotocopia That\u2019s Amore. Due improbabili seduttori (1995) rimangono comunque testimonianze di un magistero attoriale ancora vitalissimo a dispetto degli anni e degli acciacchi (sul set del primo film Lemmon subisce una brutta caduta nel corso di una scena particolarmente movimentata, mentre Matthau, gi\u00e0 sottoposto negli anni precedenti a diversi interventi cardiaci, viene colto da un secondo infarto), in grado di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=xltk859iHcE\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">riadattare con efficacia i battibecchi di un tempo<\/a> al linguaggio sboccato della commedia demenziale di fine millennio, senza per questo escludere un\u2019ombra di amara consapevolezza in pi\u00f9.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi la televisione. Di fatto, le offerte di canali via cavo come HBO o Showtime erano il solo modo con cui un attore ormai settantenne poteva rifiutare i brutti copioni cinematografici: \u201cLemmon concluse la sua carriera con la televisione\u201d, scrive Ciaffaroni, \u201cesattamente come l\u2019aveva iniziata, cinquant\u2019anni prima\u201d. Uno dei suoi ultimi ruoli importanti, per il quale verr\u00e0 insignito di un Emmy Award, sar\u00e0 appunto in un film televisivo del 1999, Tuesday with Morrie (trasmesso in Italia quattro anni pi\u00f9 tardi con il titolo I marted\u00ec da Morrie), quello di un anziano professore \u2013 il Morrie del titolo, appunto \u2013 condannato da una malattia neurodegenerativa che si prepara serenamente alla morte.<\/p>\n<p>Quasi una prefigurazione di quello che accadr\u00e0 all\u2019attore una manciata di mesi pi\u00f9 tardi, con la scoperta del tumore che se lo sarebbe portato via il 27 giugno 2001, poco meno di un anno dopo la scomparsa dell\u2019amico-collega Matthau. Il figlio di questi, Charles, avrebbe in seguito parlato di quegli ultimi mesi come di \u201cuna vera e propria lezione di vita\u201d. Per noi comuni spettatori non occorreva che arrivasse a tanto. In quel frangente, l\u2019atteggiamento di Jack Lemmon non avrebbe potuto che essere quello di un Mensch: semplicemente, un essere umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se dovessi individuare con sicurezza la rappresentazione pi\u00f9 chiara, toccante ed efficace dell\u2019idea di riscatto morale nel cinema&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":33018,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1609,1521],"class_list":{"0":"post-33017","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-libri","16":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33017"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33017\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/33018"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}