{"id":332089,"date":"2026-01-31T16:27:09","date_gmt":"2026-01-31T16:27:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/332089\/"},"modified":"2026-01-31T16:27:09","modified_gmt":"2026-01-31T16:27:09","slug":"la-verita-72","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/332089\/","title":{"rendered":"| La Verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\n         Giancarlo Giorgetti (Ansa)\n    <\/p>\n<p>In concreto, la spinta dell\u2019economia appare relativamente diffusa: l\u2019Istat segnala una crescita in tutti i principali comparti, con un contributo pi\u00f9 evidente di agricoltura e industria. Dal lato della domanda, il profilo \u00e8 pi\u00f9 sbilanciato: la componente nazionale (al lordo delle scorte) ha contribuito positivamente, mentre la domanda estera netta ha inciso negativamente. In sostanza, la chiusura d\u2019anno poggia pi\u00f9 su consumi e investimenti domestici che su un traino del commercio estero. Il segno meno dell\u2019estero netto indica che nel 2026 un recupero dell\u2019export, o una minore pressione delle importazioni, sar\u00e0 cruciale: affidarsi solo alla domanda interna rende la crescita pi\u00f9 fragile. Non poco.<\/p>\n<p>Guardando al 2026, la \u00abvariazione acquisita\u00bb \u00e8 +0,3%: se dunque in tutti i trimestri 2026 il Pil registrasse crescita nulla, l\u2019anno chiuderebbe comunque a +0,3% nella media. Nel Dpfp l\u2019obiettivo programmatico \u00e8 +0,7%: per colmare i quattro decimi mancanti serve dunque una dinamica congiunturale aggiuntiva che, in ordine di grandezza, equivale a circa +0,1% a trimestre lungo l\u2019anno. <\/p>\n<p>La situazione dell\u2019economia italiana, insomma, appare moderatamente incoraggiante e questo si riflette anche sul mercato del lavoro. Anche se non \u00e8 oro tutto quello che luccica. A dicembre 2025 gli occupati sono diminuiti di 20.000 unit\u00e0 (-0,1%) e il tasso di occupazione \u00e8 sceso al 62,5%. Il vero problema resta quello dell\u2019inattivit\u00e0, salita al 33,7% (+31.000). La disoccupazione complessiva \u00e8 invece calata al 5,6%, il livello pi\u00f9 basso dall\u2019inizio delle serie storiche nel 2004, ma quella giovanile \u00e8 risalita al 20,5% (+1,4 punti). <\/p>\n<p>Il calo mensile dell\u2019occupazione ha riguardato soprattutto uomini, dipendenti a termine e le classi tra 25 e 34 e tra 35 e 49 anni. I disoccupati sono invece diminuiti tra donne e professionisti di oltre 25 anni, mentre sono cresciuti tra uomini e lavoratori tra i 15 e i 24 anni. Sul quarto trimestre rispetto al precedente gli occupati sono cresciuti dello 0,3% (+74.000), le persone in cerca di lavoro sono scese del 5,3% (-81.000) e gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono cresciuti dello 0,3% (+34.000).<\/p>\n<p>Nel confronto annuo, l\u2019occupazione \u00e8 aumentata di 62.000 unit\u00e0 (+0,3%), anche se ne \u00e8 cambiata la composizione: cresciuti i dipendenti permanenti (+161.000) e gli autonomi (+147.000), mentre sono scesi i dipendenti a termine (-245.000). Rispetto a dicembre 2024, le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 229.000 unit\u00e0 (-13,8%) e gli inattivi 15-64 sono saliti di 163.000 unit\u00e0 (+1,3%).<\/p>\n<p>La fotografia di fine 2025 \u00e8 insomma coerente con un\u2019economia che rallenta senza fermarsi: crescita positiva ma \u00abbassa\u00bb e occupazione che, nel saldo annuo, si sposta verso posizioni pi\u00f9 stabili. Il banco di prova del 2026 \u00e8 trasformare l\u2019aumento dello 0,3% in un sentiero vicino allo 0,7% senza far crescere ulteriormente l\u2019inattivit\u00e0 e senza lasciare il peso dell\u2019aggiustamento sulle fascie pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Come ha spiegato <strong>Francesco Seghezzi<\/strong>, presidente di Adapt, centro studi sul diritto del lavoro, si tratta del secondo mese consecutivo di crescita dell\u2019inattivit\u00e0, dopo l\u2019aumento gi\u00e0 registrato a novembre. \u00abLa diminuzione della disoccupazione\u00bb, sottolinea l\u2019esperto, \u00abva quindi interpretata con cautela: una parte del miglioramento deriva dal fatto che pi\u00f9 persone smettono di cercare lavoro e scivolano nell\u2019inattivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Ma il vero problema restano gli inattivi saliti al 33,7%, oltre 31.000 persone in pi\u00f9.Nel quarto trimestre 2025 il Pil italiano \u00e8 salito dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% in termini tendenziali. L\u2019andamento ha portato la crescita media del 2025 a +0,7% rispetto al 2024, nonostante tre giornate lavorative in meno.Il dato \u00e8 importante perch\u00e9 nel confronto con il documento programmatico di finanza pubblica di ottobre la crescita reale del 2025 era indicata a +0,5%.In concreto, la spinta dell\u2019economia appare relativamente diffusa: l\u2019Istat segnala una crescita in tutti i principali comparti, con un contributo pi\u00f9 evidente di agricoltura e industria. Dal lato della domanda, il profilo \u00e8 pi\u00f9 sbilanciato: la componente nazionale (al lordo delle scorte) ha contribuito positivamente, mentre la domanda estera netta ha inciso negativamente. In sostanza, la chiusura d\u2019anno poggia pi\u00f9 su consumi e investimenti domestici che su un traino del commercio estero. Il segno meno dell\u2019estero netto indica che nel 2026 un recupero dell\u2019export, o una minore pressione delle importazioni, sar\u00e0 cruciale: affidarsi solo alla domanda interna rende la crescita pi\u00f9 fragile. Non poco.Guardando al 2026, la \u00abvariazione acquisita\u00bb \u00e8 +0,3%: se dunque in tutti i trimestri 2026 il Pil registrasse crescita nulla, l\u2019anno chiuderebbe comunque a +0,3% nella media. Nel Dpfp l\u2019obiettivo programmatico \u00e8 +0,7%: per colmare i quattro decimi mancanti serve dunque una dinamica congiunturale aggiuntiva che, in ordine di grandezza, equivale a circa +0,1% a trimestre lungo l\u2019anno. La situazione dell\u2019economia italiana, insomma, appare moderatamente incoraggiante e questo si riflette anche sul mercato del lavoro. Anche se non \u00e8 oro tutto quello che luccica. A dicembre 2025 gli occupati sono diminuiti di 20.000 unit\u00e0 (-0,1%) e il tasso di occupazione \u00e8 sceso al 62,5%. Il vero problema resta quello dell\u2019inattivit\u00e0, salita al 33,7% (+31.000). La disoccupazione complessiva \u00e8 invece calata al 5,6%, il livello pi\u00f9 basso dall\u2019inizio delle serie storiche nel 2004, ma quella giovanile \u00e8 risalita al 20,5% (+1,4 punti). Il calo mensile dell\u2019occupazione ha riguardato soprattutto uomini, dipendenti a termine e le classi tra 25 e 34 e tra 35 e 49 anni. I disoccupati sono invece diminuiti tra donne e professionisti di oltre 25 anni, mentre sono cresciuti tra uomini e lavoratori tra i 15 e i 24 anni. Sul quarto trimestre rispetto al precedente gli occupati sono cresciuti dello 0,3% (+74.000), le persone in cerca di lavoro sono scese del 5,3% (-81.000) e gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono cresciuti dello 0,3% (+34.000).Nel confronto annuo, l\u2019occupazione \u00e8 aumentata di 62.000 unit\u00e0 (+0,3%), anche se ne \u00e8 cambiata la composizione: cresciuti i dipendenti permanenti (+161.000) e gli autonomi (+147.000), mentre sono scesi i dipendenti a termine (-245.000). Rispetto a dicembre 2024, le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 229.000 unit\u00e0 (-13,8%) e gli inattivi 15-64 sono saliti di 163.000 unit\u00e0 (+1,3%).La fotografia di fine 2025 \u00e8 insomma coerente con un\u2019economia che rallenta senza fermarsi: crescita positiva ma \u00abbassa\u00bb e occupazione che, nel saldo annuo, si sposta verso posizioni pi\u00f9 stabili. Il banco di prova del 2026 \u00e8 trasformare l\u2019aumento dello 0,3% in un sentiero vicino allo 0,7% senza far crescere ulteriormente l\u2019inattivit\u00e0 e senza lasciare il peso dell\u2019aggiustamento sulle fascie pi\u00f9 giovani.Come ha spiegato Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, centro studi sul diritto del lavoro, si tratta del secondo mese consecutivo di crescita dell\u2019inattivit\u00e0, dopo l\u2019aumento gi\u00e0 registrato a novembre. \u00abLa diminuzione della disoccupazione\u00bb, sottolinea l\u2019esperto, \u00abva quindi interpretata con cautela: una parte del miglioramento deriva dal fatto che pi\u00f9 persone smettono di cercare lavoro e scivolano nell\u2019inattivit\u00e0\u00bb.\n<\/p>\n<p>Il condirettore della Verit\u00e0 <strong>Massimo De\u2019 Manzoni<\/strong> intervista il generale <strong>Vannacci<\/strong> su Ucraina, remigrazione e tensioni politiche italiane.<\/p>\n<p>Oltre 3.000 agricoltori si sono riuniti all\u2019evento di Coldiretti al Parco della Musica, per un confronto sugli impegni europei e sulle sfide da affrontare. L\u2019associazione di categoria denuncia gli aspetti che penalizzano i produttori italiani: \u00abC\u2019\u00e8 un problema di concorrenza sleale quando non c\u2019\u00e8 la tracciabilit\u00e0, quando si siglano accordi di libero scambio che non prevedono le stesse regole\u00bb ha dichiarato <strong>Ettore Prandini<\/strong>, presidente di Coldiretti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Giancarlo Giorgetti (Ansa) In concreto, la spinta dell\u2019economia appare relativamente diffusa: l\u2019Istat segnala una crescita in tutti i&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":332090,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[178,177,143015,1537,90,89,190,9317,9325,3743],"class_list":{"0":"post-332089","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-affari","9":"tag-business","10":"tag-inattivi","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-lavoro","15":"tag-occupazione","16":"tag-pil","17":"tag-rialzo"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/332089","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=332089"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/332089\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/332090"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=332089"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=332089"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=332089"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}