{"id":332182,"date":"2026-01-31T17:47:08","date_gmt":"2026-01-31T17:47:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/332182\/"},"modified":"2026-01-31T17:47:08","modified_gmt":"2026-01-31T17:47:08","slug":"da-orezzo-spunta-il-macroplacus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/332182\/","title":{"rendered":"Da Orezzo spunta il Macroplacus"},"content":{"rendered":"\n<p> Non di soli dinosauri \u00e8 vissuta la preistoria. Prima di loro, pi\u00f9 di 200 milioni di anni fa, nei fondali bassi di quel mare caldo e poco profondo da cui sarebbe poi emerso il territorio di Bergamo, nuotavano strani rettili marini, i Placodonti, dotati di enormi denti piatti e tondeggianti, capaci di macinare l\u2019involucro duro dei molluschi e dei crostacei di cui si nutrivano. <\/p>\n<p>Ancora una volta il territorio bergamasco si conferma <strong class=\"nero\">un giacimento inestimabile per la paleontologia<\/strong>, regalando alla conoscenza della preistoria un nuovo fossile che, fortuitamente ritrovato da un escursionista tra le pietre del pendio nei pressi di Orezzo (Gazzaniga) e affidato allo studio del Museo Civico di Scienze Naturali \u00abE. Caffi\u00bb, getta oggi nuova luce sulle creature vissute nel Triassico.<\/p>\n<p>  I reperti conservati <\/p>\n<p> Il nostro Museo, infatti, dopo anni di studi, annuncia ufficialmente il ritrovamento del secondo esemplare al mondo \u2013 il primo in Italia &#8211; di un cranio attribuito a \u00abMacroplacus raeticus\u00bb, un rettile marino appartenente al gruppo dei Placodonti, animali pi\u00f9 o meno pesantemente corazzati, molti dei quali, come Macroplacus, somigliavano alle attuali tartarughe, senza tuttavia essere imparentati con esse. Il piccolo cranio di Macroplacus, ancora in piccola parte incluso nella roccia originaria, \u00e8 stato ritrovato a Orezzo dal Signor Pio Carlo Brizzi, il quale lo ha prontamente consegnato al Museo Caffi affinch\u00e9 fosse studiato e custodito. Il nuovo fossile \u00e8 stato descritto in un recente articolo scientifico pubblicato sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, a firma di Stefania Nosotti e Simone Maganuco (ricercatori indipendenti affiliati al Museo di Storia Naturale di Milano) e di Federico Confortini (Museo di Scienze Naturali di Bergamo), inizialmente invitati allo studio del fossile da Anna Paganoni, Direttrice dell\u2019Istituto di Geologia del Museo Caffi all\u2019epoca del ritrovamento.<\/p>\n<blockquote class=\"quote-article-cont\">\n<p>\u00abLa forma del cranio e i caratteristici denti a piastra hanno suggerito al primo sguardo che si trattasse di un placodonte ma \u00e8 stato entusiasmante scoprire che il fossile era attribuibile proprio a Macroplacus raeticus, una specie di cui sappiamo poco perch\u00e9 fino ad oggi era rappresentata da un unico esemplare\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>  Il Calcare di Zu <\/p>\n<p> \u00abDurante il sopralluogo nella localit\u00e0 in cui \u00e8 avvenuta la scoperta \u2013 spiega Confortini \u2013 cercammo di individuare la roccia di origine dalla quale si era staccato il reperto. Per compatibilit\u00e0 litologica con la roccia affiorante per un\u2019ampia zona circostante il sito di ritrovamento, fu possibile stabilire che il fossile proveniva, con ragionevolezza, dalla formazione geologica nota come \u201cCalcare di Zu\u201d del Retico (Triassico superiore)\u00bb.<\/p>\n<p> E poi, la sorpresa: \u00abLa forma del cranio e i caratteristici denti a piastra hanno suggerito al primo sguardo che si trattasse di un placodonte \u2013 osserva Nosotti \u2013 ma \u00e8 stato entusiasmante scoprire che il fossile era attribuibile proprio a Macroplacus raeticus, una specie di cui sappiamo poco perch\u00e9 fino ad oggi era rappresentata da un unico esemplare (il cosiddetto olotipo della specie), anch\u2019esso un cranio, proveniente dalle Alpi Bavaresi e descritto nel lontano 1975. Il ritrovamento bergamasco \u00e8 quindi il secondo al mondo e il primo avvenuto in Italia\u00bb.<strong class=\"nero\"> Le differenze di dimensioni tra i due crani sono state interpretate come l\u2019appartenenza a diversi stadi di crescita<\/strong>: il bergamasco rappresenterebbe un giovane placodonte, mentre il bavarese, grande il doppio, l\u2019adulto.<\/p>\n<p> Il riferimento del nuovo esemplare alla specie Macroplacus raeticus \u00e8 stato possibile grazie a un approfondito studio anatomico \u2013 che si \u00e8 avvalso anche della tomografia computerizzata (CT scan), realizzata all\u2019Ospedale Niguarda di Milano per esplorare le parti del cranio non visibili esteriormente \u2013 al confronto con l\u2019olotipo tedesco e con altri placodonti, soprattutto con la specie affine e in parte contemporanea Psephoderma alpinum, nota anche in territorio bergamasco. I due placodonti sono i rappresentanti finali di un gruppo che scomparve poco prima della fine del Triassico.<\/p>\n<p> \u00abAnche l\u2019analisi filogenetica (cio\u00e8, dei rapporti di parentela con le altre specie basati sulle caratteristiche che hanno in comune) condotta nello studio, conferma una stretta relazione di parentela tra il nuovo esemplare e Macroplacus,\u201d \u2013 sottolinea Maganuco \u2013 \u201ce rappresenta inoltre un importante aggiornamento del dataset dei placodonti: include infatti nuove descrizioni delle caratteristiche craniche e un riesame degli esemplari che saranno preziosi per le future sintesi evolutive\u00bb.<\/p>\n<p>  Tecnologie avanzate <\/p>\n<blockquote class=\"float-quote-article-cont\">\n<p>Si tratta di ritrovamenti nel nostro territorio, molti dei quali consegnati da amatori, che hanno segnato la storia della paleontologia e la segnano ancora oggi, considerando che almeno quattro olotipi custoditi in museo sono tuttora esemplari unici al mondo\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<p> Il nuovo fossile &#8211; insieme alla riproduzione in 3D del cranio e alla ricostruzione integrale dell\u2019aspetto di questo animale &#8211; \u00e8 oggi conservato al Museo Caffi, esposto nella sala dedicata al Triassico, accanto ad altri straordinari reperti che raccontano la storia della vita nei mari di oltre 200 milioni di anni fa: \u00abUn reperto apparentemente poco appariscente, &#8211; conclude Marco Valle, direttore del Museo Civico di Scienze Naturali &#8211; grazie all\u2019indagine condotta anche con il supporto delle tecnologie pi\u00f9 avanzate, si \u00e8 rivelato di grande importanza, arricchendo la straordinaria \u201ccollezione\u201d di una trentina di olotipi &#8211; ossia di esemplari che hanno descritto una nuova specie &#8211; conservata dal nostro museo. Si tratta di ritrovamenti nel nostro territorio, molti dei quali consegnati da amatori, che hanno segnato la storia della paleontologia e la segnano ancora oggi, considerando che almeno quattro olotipi custoditi in museo sono tuttora esemplari unici al mondo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non di soli dinosauri \u00e8 vissuta la preistoria. 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