{"id":335609,"date":"2026-02-03T01:59:38","date_gmt":"2026-02-03T01:59:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/335609\/"},"modified":"2026-02-03T01:59:38","modified_gmt":"2026-02-03T01:59:38","slug":"in-arrivo-una-lucrezia-di-guido-reni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/335609\/","title":{"rendered":"in arrivo una Lucrezia di Guido Reni"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federico Giannini<\/a> (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), pubblicato il 31\/01\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/1c_news-focus.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            News Focus        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/genova.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Genova<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/guido-reni.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Guido Reni<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/liguria.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Liguria<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> <\/p>\n<p>Acquistata dal Ministero della Cultura per Palazzo Spinola a Genova una finissima Lucrezia di Guido Reni, dalla storia importante: si trovava infatti nella ricca collezione della famiglia Balbi, una delle pi\u00f9 importanti della citt\u00e0 nel Seicento.<\/p>\n<p>Una Lucrezia di Guido Reni d\u2019elevatissima provenienza genovese, fine prodotto della fase estrema della carriera del pittore bolognese, \u00e8 riemersa dall\u2019oblio ed \u00e8 stata acquistata dal Ministero della Cultura per la Galleria Nazionale della Liguria di Genova a Palazzo Spinola, che la presenter\u00e0 nei prossimi giorni. Era stata esposta all\u2019edizione 2025 di Modenantiquaria, allo stand della giovane galleria genovese Goldfinch Fine Arts<strong> <\/strong>di Clemente Zerbone e Luigi Pesce che, seppure alla prima partecipazione alla fiera d\u2019alto antiquariato, s\u2019era gi\u00e0 innalzata all\u2019attenzione di tutti portando in mostra uno dei dipinti sicuramente pi\u00f9 interessanti dell\u2019intera manifestazione. L\u2019auspicio, un anno fa, era che il dipinto potesse esser acquistato da qualcuno che fosse in grado di destinare la Lucrezia alla pubblica disponibilit\u00e0, possibilmente a Genova, dacch\u00e9 si tratta d\u2019un dipinto indissolubilmente legato alla storia della citt\u00e0 e, nello specifico, alla storia d\u2019uno dei suoi pi\u00f9 grandi collezionisti. E cos\u00ec \u00e8 stato: col meritevole, intelligente, pregevolissimo acquisto (non conosciamo la cifra, ma sappiamo che \u00e8 a cinque zeri) e con l\u2019ingresso della Lucrezia nelle raccolte pubbliche, adesso tutti possono ammirare il frammento d\u2019una raccolta dispersa che riaffiora dai marosi della storia. Una delle collezioni pi\u00f9 spettacolari dell\u2019Italia secentesca.<\/p>\n<p>La Lucrezia, si vede, \u00e8 un lavoro di gran qualit\u00e0, un soggetto tipico della produzione reniana, un\u2019opera dalla storia nobile. Lucrezia, l\u2019eroina della storia romana colta nel momento in cui si toglie la vita con un pugnale per l\u2019onta dello stupro subito da Sesto Tarquinio, rivolge gli occhi verso il cielo assicurando la sua anima agli d\u00e8i: l\u2019espressione d\u2019una donna che sta per perdere i sensi e che contrasta con la mano salda nel tenere il pugnale, la bocca aperta mentre l\u2019ultimo respiro abbandona il suo corpo, la pelle diafana, perlacea, la lama che non sembra neppure scalfire la carne, tanto che non un rivolo di sangue sgorga dalla ferita che Lucrezia s\u2019infligge al petto. Sono tutti elementi distintivi delle eroine di Guido Reni, ricorrenti soprattutto negli ultimi anni, quando la produzione dell\u2019artista bolognese \u00e8 punteggiata di queste donne forti, Maddalena, Lucrezie, Cleopatre dalla pelle d\u2019avorio, colte ora in lampi d\u2019estasi, ora al momento dell\u2019estremo sacrificio, sempre con lo sguardo in cerca d\u2019una consolazione che giunga dall\u2019alto, sempre riducendo ai minimi termini ogni distrazione (gli attributi iconografici della Maddalena, il pugnale di Lucrezia, l\u2019aspide di Cleopatra, financo il sangue) affinch\u00e9 gli occhi di noi che guardiamo siano catturati non dalla forza narrativa dell\u2019episodio, ma dalla forza d\u2019animo della sua protagonista, la Maddalena spinta dalla fede alla penitenza, la Lucrezia e la Cleopatra spinte al suicidio dal senso dell\u2019onore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Guido Reni, Lucrezia (1638 circa; olio su tela, 98 x 76 cm; Genova, Collezione privata)\" title=\"Guido Reni, Lucrezia (1638 circa; olio su tela, 98 x 76 cm; Genova, Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/guido-reni-lucrezia.jpg\" width=\"750\" height=\"1125\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGuido Reni, Lucrezia (1638 circa; olio su tela, 98 x 76 cm; Genova, Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p>Il dipinto \u00e8 databile alla fine degli anni Trenta, verso il 1638 secondo Lorenzo Pericolo che ha prodotto un dettagliato studio del dipinto, in ragione d\u2019alcune affinit\u00e0 che l\u2019opera ha con la Salom\u00e8 della Galleria Corsini di Roma, opera del 1638-1639 paragonabile alla Lucrezia soprattutto per via delle somiglianze nei connotati delle due eroine. Datazione, quella al 1638 circa, che veniva proposta anche da Stephen Pepper nella sua monografia del 1988, dove l\u2019opera era indicata come prodotto del biennio 1638-1639.<\/p>\n<p>Entrambi i dipinti son contraddistinti da un certo stato d\u2019incompiutezza negli incarnati, elemento non certo infrequente nell\u2019ultima fase della carriera di Guido Reni, che consente talvolta d\u2019intravedere la preparazione scura sotto la superficie dipinta: il pittore bolognese, soprattutto vicino ai contorni, operava con una pittura estremamente diluita, e giusto in prossimit\u00e0 dei contorni questo suo modo di dipingere provocava una sorta di sbavatura nella definizione delle forme, tant\u2019\u00e8 che Pericolo parla di \u201csporcizia\u201d, intendendo tuttavia il termine con accezione positiva, nel senso che queste caratteristiche trasmettono al riguardante la sensazione che gl\u2019incarnati siano come sporchi, proprio per effetto della loro trasparenza. Guido Reni tratta la superficie con quello che lo studioso considera un \u201csoffio di pittura\u201d: il suo pennello sfiora lo strato di colore sottostante, piuttosto che mescolarsi. \u00c8 una pittura leggera, sottilissima, con pennellate stese rapidamente l\u2019una sull\u2019altra, talvolta incrociate, che ha diversi riscontri nell\u2019arte di Guido Reni (uno di questi \u00e8 un altro dipinto affine alla Lucrezia appena riemersa, ovvero la Lucrezia di propriet\u00e0 di Genus Bononiae) e che tocca qui uno dei suoi vertici pi\u00f9 mirabili.<\/p>\n<p>La Lucrezia ora a Palazzo Spinola era menzionata gi\u00e0 nel 1671 nella collezione della famiglia Balbi a Genova (converr\u00e0 chiamarla, dunque, \u201cLucrezia Balbi\u201d): il primo a registrarne la presenza fu Jean-Baptiste Colbert, marchese di Seignelay, figlio dell\u2019omonimo ministro delle finanze di re Luigi XIV. Il 10 marzo del 1671, il marchese, allora ventiduenne, si trovava a Genova per il suo Grand Tour (curiosamente, l\u2019espressione \u201cGrand Tour\u201d compare per la prima volta l\u2019anno precedente), e nel suo diario annota d\u2019una visita al palazzo di Francesco Maria Balbi, oggi noto come Palazzo Balbi Senarega, sede dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, situato nell\u2019attuale via Balbi. Nel diario manoscritto, il giovane Seignelay elenca anche alcune opere da lui viste nel palazzo, tra cui un \u201csan Girolamo di Guido, dipinto nella sua prima maniera\u201d e \u201cdue figure femminili, a mezzo busto, dipinte nella seconda maniera\u201d (\u201cun Saint J\u00e9r\u00f4me du Guide, peint de sa premi\u00e8re mani\u00e8re, et deux figures de femmes \u00e0 demi-corps peintes de sa derni\u00e8re\u201d). C\u2019erano altre opere di Guido Reni nella collezione di Balbi, ma l\u2019attenzione del marchese venne per qualche ragione catturata da queste tre. Seignelay non riferiva quale fosse il soggetto delle due figure femminili, e l\u2019identit\u00e0 delle due donne non \u00e8 esplicitata neppure nell\u2019inventario delle collezioni di Francesco Maria Balbi del 1688: i soggetti vengono riportati nella Istruzione di quanto pu\u00f2 vedersi di pi\u00f9 bello in Genova di Carlo Giuseppe Ratti, opera del 1760 in cui \u00e8 addirittura riferita la collocazione delle sei opere di Guido Reni nelle sale di Palazzo Balbi Senarega. Ecco dunque che il San Girolamo con l\u2019angelo e il San Giovanni Battista nel deserto si trovavano nella Sala di Zefiro e Flora, assieme alla Conversione di Saulo di Caravaggio (acquistata nel Seicento dallo stesso Francesco Maria Balbi) oggi in collezione Odescalchi a Roma, il San Girolamo leggente era al centro d\u2019una parete laterale della Sala di Apollo e delle Muse, mentre nella loggia decorata da Valerio Castello con il Ratto di Proserpina si trovavano una Lucrezia menzionata come una \u201cmezza figura delle pi\u00f9 squisite di Guido Reni\u201d, un\u2019ulteriore Lucrezia (in realt\u00e0 la Cleopatra che faceva da pendant alla Lucrezia: Ratti aveva equivocato il soggetto) e un \u201cpiccolo quadro di Santa Maria Maddalena recata in cielo da angioli, preziosissimo quadretto di Guido Reni\u201d. Sono gli stessi dipinti citati nel Voyage d\u2019Italie di Charles-Nicolas Cochin del 1769 e corrispondono perfettamente coi sei dipinti di Guido Reni registrati nell\u2019inventario del secolo precedente (dove tutti i soggetti vengono elencati, tranne quelli dei due mezzi busti femminili).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"L'opera nella sua cornice dorata\" title=\"L'opera nella sua cornice dorata\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lucrezia-guido-reni-cornice.jpg\" width=\"750\" height=\"927\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nL\u2019opera nella sua cornice dorata&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"L'opera prima del restauro\" title=\"L'opera prima del restauro\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/lucrezia-guido-reni-pre-restauro.jpg\" width=\"750\" height=\"966\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nL\u2019opera prima del restauro&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Palazzo Balbi Senarega, dove si trovava un tempo il dipinto\" title=\"Palazzo Balbi Senarega, dove si trovava un tempo il dipinto\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/palazzo-balbi-senarega.jpg\" width=\"750\" height=\"1163\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPalazzo Balbi Senarega, dove si trovava un tempo il dipinto&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio, Conversione di Saulo (1601 circa; olio su tavola, 237 x 189 cm; Roma, Collezione Odescalchi)\" title=\"Caravaggio, Conversione di Saulo (1601 circa; olio su tavola, 237 x 189 cm; Roma, Collezione Odescalchi)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/caravaggio-conversione-saulo.jpg\" width=\"750\" height=\"932\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio, Conversione di Saulo (1601 circa; olio su tavola, 237 x 189 cm; Roma, Collezione Odescalchi)&#13;<\/p>\n<p>Non sappiamo se sia stato lo stesso Francesco Maria Balbi a commissionare i dipinti a Guido Reni, ma la circostanza appare poco plausibile: quando Guido mor\u00ec nel 1642, Francesco Maria aveva soltanto ventitr\u00e9 anni, ed eredit\u00f2 il palazzo di famiglia, costruito attorno al 1618, solo dopo la scomparsa dello zio Pantaleo, nel 1644. Fu a seguito di questa data che cominci\u00f2 a impegnarsi per radunare una delle pi\u00f9 vaste, ricche, sontuose, preziose collezioni non soltanto di Genova, ma di tutta Italia. \u00c8 molto pi\u00f9 probabile che Francesco Maria abbia acquistato le due opere pi\u00f9 tardi, in circostanze particolari: una lettera del 22 marzo del 1647 inviata dal cardinale Rinaldo d\u2019Este a suo fratello, Francesco I, duca di Modena, informa quest\u2019ultimo della vendita causa debiti, a Genova, di tutte le opere d\u2019arte dell\u2019Almirante di Castiglia, Juan Alfonso Enr\u00edquez de Cabrera, che era morto quell\u2019anno. Tra i dipinti posseduti da Cabrera figuravano, come s\u2019apprende dai suoi inventari, una \u201cuna Cleopatra marco dorado ovado mano de Guido\u201d (una Cleopatra con cornice dorata, ovale, di mano di Guido) e \u201cuna Lucre\u00e7ia de mano de Guido con marco dorado\u201d (una Lucrezia di mano di Guido con cornice dorata). Alle due opere veniva attribuito lo stesso valore, ragion per cui dovevano essere dello stesso formato e della stessa qualit\u00e0: due pendant, in sostanza (il fatto che una sia citata come \u201covale\u201d e l\u2019altra no pu\u00f2 essere una semplice dimenticanza). La presenza, nell\u2019inventario dei beni di Cabrera, di due opere di soggetto identico a quelle citate successivamente nella collezione Balbi potrebbe essere una semplice coincidenza, non fosse per il fatto che l\u2019Almirante di Castiglia era proprietario di alcune opere poi effettivamente finite nel palazzo di Francesco Maria Balbi, su tutte proprio la Conversione di Saulo di Caravaggio, e poi le Tentazioni di sant\u2019Antonio di Pieter Brueghel il Giovane oggi in collezione privata e l\u2019Adorazione dei Magi di Jacopo Bassano oggi alla National Gallery of Scotland. \u201c\u00c8 impossibile accertare se Balbi abbia acquistato i dipinti nel 1647 o pi\u00f9 tardi\u201d, scrive Pericolo, \u201cma la loro descrizione \u00e8 sufficientemente specifica da convincerci che provenissero dalla collezione dell\u2019Almirante. Ci\u00f2 vale anche per la Lucrezia e Cleopatra di Guido\u201d. Ragionevole tuttavia credere che Francesco Maria Balbi sia entrato in possesso dei dipinti proprio in quell\u2019occasione: tutto porta a credere, ha notato Piero Boccardo, che i dipinti siano rientrati nel lotto che \u201cpur, attraverso passaggi non del tutto chiari, Francesco Maria Balbi scelse o si trov\u00f2 assegnati in sostituzione di somme di denaro a suo tempo prestate, ma nei confronti delle quali non si poteva garantire altrimenti solvibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Almirante, a sua volta, non aveva commissionato i dipinti a Guido, ma con tutta probabilit\u00e0 li aveva ottenuti per intercessione dell\u2019arcivescovo di Bologna, Girolamo Colonna (che era peraltro nipote dell\u2019Almirante), al quale scrisse una lettera nel giugno del 1641 esprimendogli la volont\u00e0 d\u2019ottenere qualche opera di Guido per la propria collezione, dal momento che ne era priva. Si pu\u00f2 dunque supporre che il prelato abbia fatto in modo di soddisfare il desiderio del parente, magari facendo in modo che i dipinti di Guido Reni gli venissero consegnati come doni diplomatici. In un inventario delle collezioni di Filippo II Colonna, datato 1714-1716, sono citate peraltro una Lucrezia e una Cleopatra, identificate come quelle oggi conservate al Bowes Museum di Barnard Castle e al Gibson House Museum di Boston: si tratta di due copie della Lucrezia e della Cleopatra appartenute a Francesco Maria Balbi. Dunque, il fatto che nelle collezioni della famiglia Colonna si conservassero due copie dei dipinti poi arrivati a Balbi induce a ritenere del tutto plausibile l\u2019ipotesi che, per soddisfare il desiderio dell\u2019Almirante di Castiglia, Girolamo Colonna abbia attinto dalla raccolta di famiglia e abbia poi fatto sostituire i due dipinti con due copie, eseguite da qualche artista dell\u2019entourage di Guido Reni, dal momento che non raggiungono il livello dei due originali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Pittore ignoto (da Guido Reni), Lucrezia (olio su tela, 96,5 x 71,4 cm; Barnard Castle, Bowes Museum)\" title=\"Pittore ignoto (da Guido Reni), Lucrezia (olio su tela, 96,5 x 71,4 cm; Barnard Castle, Bowes Museum)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/da-guido-reni-lucrezia.jpg\" width=\"750\" height=\"1007\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nPittore ignoto (da Guido Reni), Lucrezia (olio su tela, 96,5 x 71,4 cm; Barnard Castle, Bowes Museum)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Giovanni Andrea Sirani (attribuito, da Guido Reni), Cleopatra (olio su tela, 98,6 x 76,2 cm; Boston, Gibson House)\" title=\"Giovanni Andrea Sirani (attribuito, da Guido Reni), Cleopatra (olio su tela, 98,6 x 76,2 cm; Boston, Gibson House)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/giovanni-andrea-sirani-cleopatra.jpg\" width=\"750\" height=\"974\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGiovanni Andrea Sirani (attribuito, da Guido Reni), Cleopatra (olio su tela, 98,6 x 76,2 cm; Boston, Gibson House)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Guido Reni, Salom\u00e8 con la testa del Battista (1635 circa; olio su tela, 134 x 97 cm; Roma, Gallerie Nazionali d'Arte Antica, Galleria Corsini)\" title=\"Guido Reni, Salom\u00e8 con la testa del Battista (1635 circa; olio su tela, 134 x 97 cm; Roma, Gallerie Nazionali d'Arte Antica, Galleria Corsini)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/guido-reni-salome.jpg\" width=\"750\" height=\"969\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGuido Reni, Salom\u00e8 con la testa del Battista (1635 circa; olio su tela, 134 x 97 cm; Roma, Gallerie Nazionali d\u2019Arte Antica, Galleria Corsini)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Guido Reni, Lucrezia (1638; olio su tela, 98 x 73 cm; Bologna, Genus Bononiae)\" title=\"Guido Reni, Lucrezia (1638; olio su tela, 98 x 73 cm; Bologna, Genus Bononiae)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/guido-reni-lucrezia-genus-bononiae.jpg\" width=\"750\" height=\"891\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGuido Reni, Lucrezia (1638; olio su tela, 98 x 73 cm; Bologna, Genus Bononiae)&#13;<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che la Lucrezia Balbi segni un vertice della produzione di Guido Reni degli ultimi anni, quando la sua pittura, laddove non marcata da eccessivi stati d\u2019incompiutezza (frequenti nell\u2019ultimo Guido Reni), si distingueva per quel suo carattere etereo, leggero, una pittura impalpabile, una pittura d\u2019aria e di veli che incantava i collezionisti: il fatto che l\u2019Almirante Cabrera si fosse sentito in dovere di scrivere addirittura una lettera per chiedere all\u2019arcivescovo di Bologna la sua intercessione per ottenere qualche dipinto di Guido Reni \u00e8 dimostrazione evidente di quanto fossero tenuti in conto i suoi lavori, di quanto fossero ricercati sul mercato, soprattutto in un epoca in cui l\u2019artista, avanti con gli anni e vessato dai debiti, lavorava in maniera discontinua, spesso terminando i suoi lavori in modo sommario, probabilmente lasciando intendere che non aveva ancora granch\u00e9 da vivere. Pericolo colloca la Lucrezia Balbi tra i \u201cgrandi capolavori tardi di Guido\u201d per la sua \u201cispirazione visionaria\u201d, per la sua \u201cdestrezza\u201d, per la capacit\u00e0 dell\u2019artista d\u2019esser riuscito a \u201ccreare un effetto di rilievo quasi portentoso\u201d, dato il rischio di risultare piatti con una pittura tanto leggera.<\/p>\n<p>A Genova, dunque, avanza adesso dalle nebbie della storia il lacerto d\u2019una delle collezioni pi\u00f9 significative del Seicento, una quadreria che, come s\u2019\u00e8 visto, veniva ammirata da tutti: i viaggiatori che amavano l\u2019arte e si trovavano nella Superba non potevano esimersi dal farle visita. Poi, nei secoli, \u00e8 giunta la dispersione: dilaniata la raccolta di Francesco Maria Balbi, le opere sono finite ovunque, alcune mostrandosi agli occhi del pubblico nelle sale d\u2019un museo, altre ancora celate dentro una collezione privata. Un tessuto che s\u2019\u00e8 strappato, ch\u2019\u00e8 finito lacerato in scampoli finiti ai quattro angoli del mondo. Il San Giovanni Battista nel deserto di Guido Reni, per esempio, \u00e8 oggi alla Dulwich Picture Gallery di Londra, mentre il San Girolamo con l\u2019angelo \u00e8 al Detroit Institute of Arts. La Lucrezia invece non ha mai lasciato Genova: \u00e8 sempre rimasta agli eredi Balbi per poi giungere al precedente proprietario. E a Genova \u00e8 rimasta, con la differenza che adesso \u00e8 patrimonio di tuti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.buonconsiglio.it\/linverno-nellarte\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Cimorelli - Buonconsiglio\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Cimorelli - Buonconsiglio&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/1770083975_298_finestra sull-arte banner 1456x180.jpg\" alt=\"L\u2019INVERNO NELL\u2019ARTE. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana - Castello del Buonconsiglio, fino al 15 marzo\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Cimorelli - Buonconsiglio', 1);\" title=\"L\u2019INVERNO NELL\u2019ARTE. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana - Castello del Buonconsiglio, fino al 15 marzo\" class=\"banner_fsa\" fetchpriority=\"high\" id=\"banner_3\" width=\"728\" height=\"90\" style=\"width:728px\"\/><br \/>\n\t\t\t<\/a>\t<\/p>\n<p>\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsit\u00e0 nel mondo dell&#8217;arte (Giunti editore). Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale all&#8217;Universit\u00e0 di Genova e all&#8217;Ordine dei Giornalisti, inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><\/p>\n<p><\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), pubblicato il 31\/01\/2026 Categorie: News Focus \/ Argomenti: Arte antica &#8211; Genova &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":335610,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1657,1613,1614,1611,1610,1612,203,14162,39261,204,1537,90,89,14943,6052],"class_list":["post-335609","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-antica","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-genova","tag-guido-reni","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-liguria","tag-seicento"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116004229451778955","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/335609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=335609"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/335609\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/335610"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=335609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=335609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=335609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}