{"id":339226,"date":"2026-02-05T10:29:13","date_gmt":"2026-02-05T10:29:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/339226\/"},"modified":"2026-02-05T10:29:13","modified_gmt":"2026-02-05T10:29:13","slug":"marty-supreme-la-vita-e-una-pallina-da-ping-pong","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/339226\/","title":{"rendered":"Marty Supreme. La vita \u00e8 una pallina da ping-pong"},"content":{"rendered":"<p>Poche cose non sacrificheremmo pur di non rinunciare alle geremiadi contro ci\u00f2 che ci capita. E pi\u00f9 passano gli anni, pi\u00f9 ci lamentiamo. Se siamo convinti che la nostra vita \u00e8 complicata, \u00e8 perch\u00e9 non conosciamo quella di Marty Mauser. I primi quattro minuti di Marty Supreme danno il tono al resto del film. Niente di drammatico, almeno per adesso, ma non c\u2019\u00e8 una cosa che vada per il verso giusto: commesso nel negozio dello zio, sta facendo provare un paio di scarpe a una signora ma sono troppo strette; nel frattempo arriva l\u2019amante (Odessa A\u2019zion) con cui appartarsi nel retrobottega, ma lo zio lo chiama in ufficio per promuoverlo \u201cmanager\u201d, che \u00e8 l\u2019ultimo dei suoi desideri. Perch\u00e9 in realt\u00e0 non gli importa nulla del negozio o dell\u2019amante. Vuole solo diventare un campione di ping-pong. La partita decisiva dovr\u00e0 giocarla in Giappone e contro un giapponese che, come dice lo speaker del cinegiornale, \u201cha con s\u00e9 83 milioni di anime che si danno la mano\u201d. Marty, invece, \u00e8 solo: non \u00e8 una bandiera, non \u00e8 l\u2019Ebreo, nemmeno \u00e8 un esemplare di self-made man. Non rappresenta nessuno: \u00e8 uscito armato di tutto punto dalla testa del dio dello sport. Non lo ha mai sfiorato l\u2019idea di non essere il migliore, ed \u00e8 difficile immaginarlo bambino o adulto, o comunque diverso da com\u2019\u00e8 ora. Marty non cresce, non matura, non cambia. Accelera, e basta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/fig 1_81.jpg\" data-entity-uuid=\"f96cb754-b674-437c-b325-6605602ef236\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"437\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Viene dai bassifondi, le sue uniche risorse sono il colpo d\u2019occhio e la concentrazione totale nel gioco e nel resto. Affronta ogni situazione come se ne andasse della vita. Pi\u00f9 che un uomo, \u00e8 una pietra rotolante che porta scompiglio tra gl\u2019immigrati ebrei della Lower East Side di Manhattan. In questo ricorda altri trickster del cinema, corpi estranei al loro ambiente sociale, che finiscono col mandare in crisi: il Johnny Boy di Mean Streets, il \u201claureato\u201d di Dustin Hoffman e, pi\u00f9, indietro, il principe degli incongrui, Charlot, al quale assomiglia per via dei baffetti neri che sembrano appicciati sulla faccia da ragazzino di Timoth\u00e9e Chalamet, dandogli la stessa et\u00e0 indefinita del modello chapliniano. Come il vagabondo di Tempi moderni, Marty danza ai bordi di enorme buco senza caderci dentro, ma per due ore e mezza.<\/p>\n<p>Marty Supreme di Josh Safdie \u00e8 l\u2019ultimo capitolo di una trilogia dei \u201cpredestinati\u201d iniziata il 2013 con il documentario Lenny Crooke e continuata il 2019 con Diamanti grezzi, l\u2019ultimo dei film girati con il fratello Benny. Nel documentario c\u2019era un giovanissimo cestista nero, numero uno delle squadre liceali, in predicato di entrare nel circuito dell\u2019NBA, ma che la troppa nonchalance e la poca disciplina tengono a bagnomaria fino a quando deve piantare tutto, diventando una specie di Homer Simpson alle prese con le costolette di maiale per la famelica prole. Il protagonista di Diamanti grezzi \u00e8 un gioielliere con la passione per le scommesse, bravissimo a mettersi nei guai e convinto di cavarsela sempre e comunque, ma che ha fatto i conti senza l\u2019oste. Anche Marty \u00e8 sicuro di essere il prescelto, the chosen one, come si presenta ai giornalisti che lo intervistano durante il torneo di Londra. Ma, a differenza degli altri due, non c\u2019\u00e8 un momento in cui si lasci andare e dimentichi qual \u00e8 la sua meta, perch\u00e9 sa che il mondo si metter\u00e0 di traverso. Non ha allenatori, fratelli o amici. Ha una mamma (Fran Drescher), ma se gli chiedono dei genitori risponde che lei \u00e8 morta di parto e il padre lo ha abbandonato a due anni. In un certo senso \u00e8 vero: Marty non ha una storia alle spalle, n\u00e9 una eredit\u00e0 da portare avanti, nemmeno il prestigio di un trauma o una ferita da guarire. Ed \u00e8 questo che lo spettatore non \u00e8 preparato a vedere: qualcuno che non redime, non ripara, non \u201csublima\u201d. Per noi il mondo \u00e8 un giocattolo rotto. Per Marty, che avrebbe tutte le ragioni per pensarlo, no: il mondo \u00e8 cos\u00ec come \u00e8, e lui non ha il tempo di recriminare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/fig 2_66.jpg\" data-entity-uuid=\"22da756b-bbe8-4e5e-8153-9b601b6c1cd9\" data-entity-type=\"file\" alt=\"j\" width=\"780\" height=\"402\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Come Mark Kerr, il protagonista di The Smashing Machine (il film che l\u2019altro Safdie, Benny, ha girato quasi in contemporanea), Marty \u00e8 un pioniere dello sport: l\u00ec l\u2019MMA nell\u2019America fine anni Novanta, quando era considerato una rissa da taverna, qui il ping-pong negli anni Cinquanta, quando era poco pi\u00f9 che un passatempo. Li accomuna una solitudine radicale. Per\u00f2, mentre nel film di Benny la macchina da presa \u00e8 un coltello che separa Kerr dal resto, Marty si fa scivolare addosso le cose proprio quando ci \u00e8 dentro fino al collo. Inseguito, desiderato, perseguitato, riesce a non farsi invischiare. Semmai \u00e8 lui che porta via tempo, energie e soldi agli altri. \u00c8 l\u2019anti-Rocky. Qualsiasi inganno o compromesso \u00e8 lecito se torna utile all\u2019unica causa che riconosce: se stesso. Vicine di pianerottolo oppure belle sconosciute sono da sedurre, a patto che abbiano qualcosa da offrire. Finanziatori squali, madri apprensive, parenti facoltosi, tutti devono lasciare un pegno sull\u2019altare del successo di Marty, che per arrivarci \u00e8 disposto a qualsiasi cosa, soprattutto mentire. \u00c8 un istrione ma non \u00e8 un ipocrita. \u00c8 un presuntuoso, non un vanesio. Non vuole medaglie da far ballare sul petto, ma vera gloria. Quando dovr\u00e0 scegliere tra abbassare la testa e garantirsi cos\u00ec un futuro, oppure accettare l\u2019ag\u00f3n e bruciarsi, sceglier\u00e0 di bruciarsi, pur di abbagliare il pubblico.<\/p>\n<p>Il suo capolavoro \u00e8 agganciare al proprio carro una ex diva di Hollywood e il marito imprenditore (Gwyneth Paltrow e Kevin O\u2019Leary). Si far\u00e0 sponsorizzare da lui, e lei gli si getter\u00e0 tra le braccia dopo un corteggiamento insistente, rapido ed esatto, diventando la sua Mrs. Robinson. Un\u2019ombra attraversa lo sguardo di Marty la prima volta che la stella del cinema sale nella sua stanza con quasi niente sotto la pelliccia. \u00c8 un poco troppo perfino per un tipo come lui. Ma \u00e8 questione di secondi. Infatti si riprende subito. La forza trionfale della scena aumenta perch\u00e9 \u00e8 preceduta da una sequenza di segno opposto: il flashback di un internato in un campo di concentramento, fatto di boschi, buio, miele viscoso e luccicante. Un momento di sospensione fiabesca, una fiamma scura che vibra e trattiene la luce, per spanderla su quello che segue.<\/p>\n<p>Marty \u00e8 il contrario di un enfant gat\u00e9, ma, invece di maledire il destino cinico e baro, agisce: \u201cnella mia vita sta andando tutto a rotoli, ma riuscir\u00f2 a trovare una soluzione\u201d. Non perde la testa quando gli eventi precipitano, cio\u00e8 sempre. Il mondo \u00e8 rappresentato come instabile, sovraffollato, sul punto di esplodere. Lui lo attraversa senza perdere la bussola della propria ambizione. Questa asimmetria tra messa in scena e personaggio \u00e8 una delle chiavi del film. Nella sua corsa Marty trasforma gli ostacoli in sponde che ridanno slancio al movimento, \u00e8 una pallina che nessuna racchetta pu\u00f2 schiacciare a terra, \u00e8 un torrente che le rocce rendono pi\u00f9 impetuoso. Alle volte gli ostacoli-sponda si addensano in oggetti che invadono lo schermo: la scatola di scarpe all\u2019inizio del film, un frammento di piramide, una borsa piena di dollari, il collier dell\u2019attrice. E soprattutto le facce, certe facce che gli attori non possono fare a comando, e sta al regista sorprenderli negli istanti di abbandono, gli intervalli tra un\u2019espressione e l\u2019altra quando il volto affonda in una sovrana indifferenza. Marty rimbalza anche su quelle.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/fig 3_49.jpg\" data-entity-uuid=\"95454bf8-8e03-441e-a94d-f752d1076d0c\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"525\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Una delle trame secondarie si sviluppa attorno a un cane. Tutto nasce da un incidente assurdo a partire dal quale le azioni iniziano a sabotarsi a vicenda. Marty \u00e8 in una pensione di quarta categoria, sotto la doccia, quando il pavimento cede: precipita con tutta la vasca nella stanza sottostante, centrando in pieno un gangster (Abel Ferrara) che sta facendo il bagno al cane. Il boss, che si \u00e8 rotto un braccio, gli affida l\u2019animale, ordinandogli di portarlo dal veterinario in cambio di tanti soldi. Lui dice di s\u00ec, ma poi va nelle bische fingendosi un dilettante, fino a quando lo smascherano, costringendolo a una fuga rocambolesca in automobile durante la quale il cane scappa. Lo ritrova nella casa di un bifolco che, pur di non restituirlo, spara. La notte prima della partenza per il Giappone, il gangster si rif\u00e0 vivo e lo costringe ad accompagnarlo dal bifolco. Finisce in un duello in cui i due ceffi si uccidono a vicenda, permettendo a Marty di sfilare il portafoglio del boss e scappare sull\u2019auto del tirapiedi colpito a sua volta da un proiettile vagante.<\/p>\n<p>\u00c8 solo un esempio. L\u2019intero film \u00e8 un avvicendarsi di progetti che abortiscono, fili che si spezzano, vetri che vanno in frantumi. Nulla arriva al punto di maturazione ma, ciononostante, tutto va avanti. Su Marty piovono colpi durissimi ma resta a galla perch\u00e9 \u00e8 un tattico assoluto. Aderisce senza riserve alla situazione, per quanto imbrogliata. Si adegua, per padroneggiarla. Cos\u00ec la sua vita a senso unico agisce nel mondo, facendosi versatile e vittoriosa.<\/p>\n<p>Una cosa sola lo prende alla sprovvista: diventare padre. Lo spettatore lo sa fin dall\u2019inizio, perch\u00e9 dopo l\u2019amplesso nel negozio, appena prima del titolo del film, vediamo uno spermatozoo che feconda un ovulo. Quando l\u2019infermiera della nursery gli mette sotto il naso l\u2019ingombrante fagotto e lui scoppia in un pianto liberatorio, viene da chiedersi se sapr\u00e0 trasformare in sponda anche l\u2019ultimo ostacolo. Riuscir\u00e0 Marty a battere in breccia la prosa del mondo che lo aspetta? Non lo sapremo mai. Una cosa \u00e8 certa: tra un lamento e l\u2019altro, ci resta la consolazione che in questi tempi di miniature morali il cinema americano \u00e8 ancora capace di cose grandi.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/><a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/colonoscopia-del-capitalismo-finanziario\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Colonscopia del capitalismo finanziario<\/a> | Pietro Bianchi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Poche cose non sacrificheremmo pur di non rinunciare alle geremiadi contro ci\u00f2 che ci capita. 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