{"id":339378,"date":"2026-02-05T12:45:10","date_gmt":"2026-02-05T12:45:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/339378\/"},"modified":"2026-02-05T12:45:10","modified_gmt":"2026-02-05T12:45:10","slug":"tempi-moderni-compie-90-anni-eterno-capolavoro-della-storia-del-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/339378\/","title":{"rendered":"\u00abTempi moderni\u00bb compie 90 anni, eterno capolavoro della storia del cinema"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Filippo Mazzarella<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Charlie Chaplin fra ferocia politica e malinconia umanista<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il 5 febbraio 1936 viene presentato in anteprima al Rivoli Theatre di New York Tempi moderni\/Modern Times (in Italia uscir\u00e0 pi\u00f9 di un anno dopo), sesto lungometraggio di Charles Chaplin, secondo film da lui realizzato dopo la rivoluzione del cinema sonoro, primo in cui si ode la sua voce e ultimo in cui porta in scena l\u2019emblematico personaggio del Vagabondo, protagonista dei cortometraggi con cui furoreggi\u00f2 dal 1914 sotto le storiche case di produzione Keystone, Essanay e Mutual.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Scritto dallo stesso Chaplin, Tempi moderni nasce come favola satirica con l\u2019intento di tenere insieme quella ferocia politica e quella malinconia \u201cumanista\u201d che in filigrana hanno sempre abitato la sua sterminata produzione. L\u2019intreccio \u00e8 complesso; e prende le mosse da un crollo nervoso del Vagabondo che, stremato dall\u2019alienazione dei turni massacranti imposti dalla  fabbrica che lo ha assunto, finisce dapprima in una struttura sanitaria e poi, una volta dimesso, scopre che il cosiddetto \u201cmondo del lavoro\u201d gli ha gi\u00e0 voltato le spalle.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Finisce cos\u00ec suo malgrado coinvolto in un corteo, scambiato per un facinoroso agitatore, e infine arrestato; ma riconquista la libert\u00e0 grazie a un gesto involontariamente eroico che manda a monte un\u2019evasione. Tornato fl\u00e2neur ai margini della societ\u00e0, incrocia il destino di una ragazzina di strada (Paulette Goddard, all\u2019epoca compagna di vita di Chaplin) il cui padre (Stanley Blystone) \u00e8 appena morto durante una sommossa operaia. Colpito dalla sua vitalit\u00e0 e deciso a cambiar passo, il Vagabondo trova impiego come guardiano notturno in un emporio; ma anche qui la sorte avversa lo fa imbattere in una banda di ladri guidata da un ex compagno di catena di montaggio (Stanley Sandford) e, tra un brindisi e l\u2019altro, si addormenta tra i reparti e all\u2019alba viene nuovamente arrestato. Al rilascio, questa volta, trova per\u00f2 la ragazza ad aspettarlo: e i due improvvisano cos\u00ec insieme una fragile quotidianit\u00e0 in una fatiscente baracca. Con la ripresa dell\u2019attivit\u00e0 industriale, l\u2019uomo sembra riuscire a rientrare in fabbrica come tecnico, ma uno sciopero lo riporta presto a dover ricominciare come cameriere (e scoprirsi cantante!) nello stesso locale in cui la sua compagna ha appena trovato posto come ballerina. La sua esibizione vocale, sorprendentemente accolta da un entusiasmo travolgente, sembra cos\u00ec garantirgli una nuova stabilit\u00e0; ma l\u2019arrivo dei servizi sociali costringer\u00e0 la coppia a una nuova fuga lasciando quindi ancora una volta sospeso il domani.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Fin dal titolo sarcastico e fatalista, il film \u00e8 senza mezzi termini uno dei grandi ed eterni capolavori della storia del cinema: un\u2019opera che conquista questa patente proprio perch\u00e9 non illustra tesi, ma le fa emergere direttamente e fragorosamente dalle immagini, con una riflessione sulla meccanizzazione, lo sfruttamento, l\u2019alienazione sociale e la fiducia malgr\u00e9 tout nei sentimenti che prende forma quasi esclusivamente attraverso il puro linguaggio cinematografico. Malgrado venga concepito da Chaplin come eminentemente (bench\u00e9 selettivamente) sonoro, il film rinuncia per\u00f2 ancora quasi del tutto alla parola, riservandone un uso compiuto soltanto alla voce del potere: ovvero al proprietario della fabbrica (Al Ernest Garcia), che parla da schermi di controllo e sorveglia gli operai a distanza, anticipando di oltre un decennio l\u2019inquietante intuizione (o ispirazione\u2026?) del Grande Fratello orwelliano.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il suo conflitto centrale (ossia quello tra l\u2019individuo e la Storia; o, meglio, tra il corpo e l\u2019organizzazione sociale) si esplicita in una catena ininterrotta di gag e situazioni che sono sempre al tempo stesso comiche e teoriche: dalla celeberrima sequenza in cui il protagonista viene inghiottito dagli ingranaggi della catena di montaggio (ideati scenograficamente dal geniale Charles D. Hall ma palesemente ispirati alla pittura di Fernand L\u00e9ger che metaforizzava la meccanizzazione e l\u2019estetica industriale), fino a quella del pattinaggio nel grande magazzino (con le sue sospensioni esilaranti sull\u2019orlo del vuoto). E ogni segmento traduce in gesto l\u2019idea di una societ\u00e0 che gi\u00e0 assimila l\u2019uomo alla macchina, prevedendone la riduzione a ingranaggio, insinuando anche l\u2019idea (grazie a un percorso fatto di disoccupazione, arresti accidentali, fame e precariet\u00e0) che persino il carcere possa apparire come paradossale rifugio dalla brutalit\u00e0 del mondo esterno.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Se Chaplin struttura il film come una successione di episodi autonomi (ma perfettamente coerenti sul piano concettuale) che concorrono all\u2019esposizione complessiva di ogni possibile declinazione dell\u2019alienazione moderna, la sua comicit\u00e0, come sempre, \u00e8 a doppio fondo; e ancora una volta rappresenta una risposta fisica alla violenza psicologica dell\u2019intero sistema produttivo. Perch\u00e9 il corpo chapliniano si ribella automaticamente fin dai suoi esordi attraverso l\u2019eccesso, l\u2019errore, la sproporzione, la beffa; e la pantomima diventa un linguaggio critico per esprimere ci\u00f2 che la parola non saprebbe n\u00e9 potrebbe dire.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Accanto alle notazioni \u201cideologiche\u201d, il film apre una parentesi affettiva con l\u2019incontro tra il Vagabondo e la giovane: una fragile alternativa di ricerca minima di felicit\u00e0 ai margini del perimetro sociale che non offre soluzioni o promesse, ma solo una struggente sensazione di solidariet\u00e0 tra esclusi. E che nel finale afferma la possibilit\u00e0 di continuare a \u201ccamminare\u201d, conservando dignit\u00e0 e umanit\u00e0. Una lezione che, novant\u2019anni dopo, non \u00e8 soltanto ancora attuale, ma continua a essere necessaria. Esattamente come un film che, miracolosamente, non \u00e8 ancora invecchiato neanche di un secondo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-02-04T17:34:45+01:00\">5 febbraio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Filippo Mazzarella Charlie Chaplin fra ferocia politica e malinconia umanista Il 5 febbraio 1936 viene presentato in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":339379,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[20045,198129,198130,5781,198131,198132,198133,198134,198135,198120,2201,4605,11474,138131,198119,10871,640,6982,3591,203,9264,1459,198122,198123,454,3224,18821,324,128,6939,204,1537,90,89,26842,21712,198124,13113,198125,33948,161921,1521,273,7793,477,198126,198127,2893,3741,655,2258,1359,133225,136305,1567,194812,7877,3971,198121,3249,198128,192607,2529,2938],"class_list":["post-339378","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-abitato","tag-abitato-sterminata","tag-abitato-sterminata-produzione","tag-accanto","tag-accanto-notazioni","tag-accanto-notazioni-ideologiche","tag-accidentali","tag-accidentali-fame","tag-accidentali-fame-precarieta","tag-alienazione","tag-appena","tag-arrestato","tag-catena","tag-catena-montaggio","tag-chaplin","tag-charles","tag-cinema","tag-compagna","tag-corpo","tag-entertainment","tag-fabbrica","tag-ferocia","tag-ferocia-politica","tag-ferocia-politica-malinconia","tag-film","tag-finisce","tag-fragile","tag-gesto","tag-idea","tag-industriale","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-linguaggio","tag-malinconia","tag-malinconia-umanista","tag-margini","tag-meccanizzazione","tag-moderni","tag-montaggio","tag-movies","tag-nuova","tag-parola","tag-politica","tag-politica-malinconia","tag-politica-malinconia-umanista","tag-prende","tag-produzione","tag-protagonista","tag-sociale","tag-societa","tag-sonoro","tag-stanley","tag-storia","tag-storia-cinema","tag-struttura","tag-tempi","tag-tempi-moderni","tag-trova","tag-umanista","tag-vagabondo","tag-viene","tag-voce"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/339378","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=339378"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/339378\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/339379"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=339378"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=339378"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=339378"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}