{"id":34116,"date":"2025-08-07T19:08:10","date_gmt":"2025-08-07T19:08:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/34116\/"},"modified":"2025-08-07T19:08:10","modified_gmt":"2025-08-07T19:08:10","slug":"e-morto-gianni-berengo-gardin-maestro-della-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/34116\/","title":{"rendered":"\u00c8 morto Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia"},"content":{"rendered":"<p>                <img itemprop=\"image\" loading=\"lazy\" data-original=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/2025\/PublishingImages\/85b3bcd95ca84d9e89611e321e05e719\/asdfasdf.jpg?width=1024\" src-max=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/2025\/PublishingImages\/85b3bcd95ca84d9e89611e321e05e719\/asdfasdf.jpg\" title=\"Gianni Berengo Gardin in occasione della mostra antologica a lui dedicata a Palazzo Ducale di Genova nel 2014\" alt=\"Gianni Berengo Gardin in occasione della mostra antologica a lui dedicata a Palazzo Ducale di Genova nel 2014\"\/><\/p>\n<p itemprop=\"description\" class=\"didascalia rs_skip\">Gianni Berengo Gardin in occasione della mostra antologica a lui dedicata a Palazzo Ducale di Genova nel 2014  &#8211; Ansa\/Luca Zennaro <\/p>\n<p>Luce lieve che si posa. \u00c8 un respiro trattenuto. Cos\u00ec si apriva lo sguardo poetico di Gianni Berengo\u202fGardin, il grande fotografo morto ieri a Genova all\u2019et\u00e0 di 94 anni: una mappa silenziosa, senza voce, che parla attraverso il bianco e il nero, attraverso il vuoto e la soglia del reale. Era nato a Santa Margherita Ligure, ma l\u2019infanzia e gli studi li aveva fatti a Venezia: il silenzio liquido dei canali, luogo originario in cui il suo occhio si curvava verso il quotidiano diventato mito. La fotografia per lui non era durata: era presenza. Ogni immagine \u00e8 ceppo di memoria, radice che si protende nel presente. Era nato il 10 ottobre 1930 in una famiglia sospesa tra l\u2019acqua e la montagna, tra l\u2019architettura di pietra e l\u2019orizzonte liquido della laguna. E da quel luogo abbandona la retorica della bellezza per cercare l\u2019ombra umana nei volti, nei gesti, nella pasta delle mani d\u2019argilla o d\u2019acciaio che lavorano, faticano, ancora resistono.<\/p>\n<p>Arriva sulla scena pubblica nel 1954, quando le sue prime fotografie sono pubblicate su \u201cIl Mondo\u201d: non sono prime pagine ovvie, sono lampi di ambiente quotidiano: gesti domestici che diventano briciole di vita sospesa, di sguardi interrotti sotto la luce delle finestre. \u00c8 un incontro \u2013 inconsapevole, trasparente \u2013 tra un animo attento e i destini di una nazione in mutamento. Poi Milano lo accoglie, citt\u00e0 di ciminiere e luci fredde, di grattacieli in costruzione e officine dove il metallo diventa respiro. \u00c8 qui che Berengo Gardin cattura la transizione italiana: l\u2019industria come paesaggio umano, il progresso che ha il profumo del sudore, delle mani segnate, della dignit\u00e0 in trincea. Non violenta, la sua fotografia: testimonianza vibrata dalla partecipazione discreta. Nel 1969, con Morire di classe insieme a Carla Cerati \u2013 un\u2019opera drammatica, necessaria \u2013 entra nei manicomi con l\u2019acutezza di uno spettatore empatico. L\u00ec, nei corridoi infiniti, tra volti che chiedono solo di esistere, lo scatto diventa accusa muta, memoria che ha il peso della coscienza. Senza violenza, senza parola: la fotografia come rito di accoglienza e di sfida civile.<\/p>\n<p>E poi, il paesaggio dell\u2019Italia arcaica: risaie, borghi minimi, gente che alza gli occhi al tramonto. \u00c8 affabulazione dello sguardo: la sua macchina, penna che trascrive corpi e silenzi, va a cercare la provincia che pulsa, che resiste nel gesto lieve \u2013 la mietitrice, l\u2019usura del lavoro, il volto piegato sotto il sole. Non com\u2019\u00e8 bello, ma come \u00e8 \u2013 con una piet\u00e0 che non si fa indulgente, ma partecipe. \u00c8 una poesia camuffata da cronaca. E ancora Foto Piano: trentatr\u00e9 anni, dal 1979 al 2012, a seguire Renzo\u202fPiano nei suoi cantieri. Ma non come cronista, piuttosto come scrittore di pietra e luce: ogni ponte, ogni pilastro in costruzione \u00e8 annotazione del gesto architettonico, del tempo sospeso tra cemento e idea. Le sue fotografie non fotografano l\u2019archistar, ma traducono la fatica silenziosa che d\u00e0 corpo all\u2019architettura, al gesto umano che disegna lo spazio.<\/p>\n<p>Arcana \u00e8 la Venezia nelle sue fotografie delle navi da crociera: immagini dilatate che dilaniano la prospettiva, e nello stesso tempo riannodano un legame intimo tra citt\u00e0 e specchio d\u2019acqua. La bellezza non \u00e8 pi\u00f9 pura: diventa cuore che lotta per respirare sotto un cielo che pare stritolato dal cemento navale. \u00c8 vertigine e fedelt\u00e0 insieme. E con tutto questo, l\u2019arch\u00e9 della sua ricerca \u00e8 l\u2019essenzialit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 retorica nel suo bianco e nero: c\u2019\u00e8 assenza di fronzoli, c\u2019\u00e8 minimalismo, c\u2019\u00e8 l\u2019osservazione che si fa parola in luce, in contrasto. La sua fotografia \u2013 limpida, essenziale \u2013 \u00e8 prosa senza avanzi, frase che ti arriva dritta, senza metafora apparente, eppure carica di epifania. Giovanna\u202fCalvenzi descrisse i suoi scatti come \u00abfotografia limpidamente essenziale, dagli intenti di sobria onest\u00e0, che non vuole interpretare o suggestionare ma solo raccontare\u00bb \u2013 ed \u00e8 esattamente questa: sobriet\u00e0 che sa di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Il suo archivio, vasto come un mondo, include centinaia di migliaia di immagini, forse pi\u00f9: documenti di un\u2019Italia che pulsa, che ricama memoria. \u00c8 testimonianza, \u00e8 diario, \u00e8 presenza che resiste al tempo. I riconoscimenti non mancano: premi come il Prix\u202fBrassa\u00ef, il Leica Oskar Barnack Award, il Lucie Award, fino alla Hall\u202fof\u202fFame Leica. Onorificenze \u2013 laurea honoris causa, Ambrogino d\u2019oro \u2013 segnature pubbliche che suggellano un\u2019arte che \u00e8 mestiere, testimonianza, resistenza umana.<\/p>\n<p>Ha collaborato con grandi testate italiane ed estere (oltre a \u201cIl Mondo\u201d, \u201cDomus\u201d, \u201cEpoca\u201d, \u201cL\u2019Espresso\u201d, \u201cLe Figaro\u201d, \u201cTime\u201d, \u201cStern\u201d), pubblicato oltre 260 volumi fotografici e esposto i suoi lavori in oltre 360 mostre personali in Italia e all\u2019estero. Ha partecipato a Photokina di Colonia, all\u2019Expo di Montr\u00e9al nel 1967 e all\u2019Expo di Milano nel 2015, alla Biennale di Venezia e alla celebre mostra \u201cThe Italian Metamorphosis, 1943-1968\u201d al Guggenheim Museum di New York nel 1994. Con il supporto del Fai, ha esposto a Milano nel 2014 e a Venezia nel 2015 l\u2019importante reportage di denuncia sul passaggio delle Grandi Navi da crociera a Venezia. Le sue immagini fanno parte delle collezioni di importanti musei e fondazioni culturali, tra cui l\u2019Istituto Centrale per la Grafica e il Maxxi di Roma, il Moma di New York, la Biblioth\u00e8que Nationale e la Maison Europ\u00e9enne de la Photographie di Parigi, il Mus\u00e9e de l\u2019Elys\u00e9e di Losanna, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sof\u00eda di Madrid. Attualmente, fino al 28 settembre, la Galleria Nazionale dell\u2019Umbria a Perugia ospita la mostra \u201cGianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi\u201d, a cura di Alessandra Mauro: l\u2019esposizione raccoglie i pi\u00f9 significativi scatti realizzati da Gianni Berengo Gardin nel 1993, quando venne chiamato per documentare i luoghi dove aveva lavorato il grande pittore emiliano, in occasione dell\u2019apertura a Palazzo d\u2019Accursio a Bologna del Museo Morandi.<\/p>\n<p>Berengo Gardin era autore che scriveva con la luce. Penna silenziosa, mestiere umile e potente al tempo stesso. Ogni sua immagine \u00e8 una frase preziosa che disegna l\u2019Italia, le sue storie, i suoi silenzi, le sue risonanze. Non plateau visivi, ma storia taciuta che riprende voce attraverso le sue fotografie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gianni Berengo Gardin in occasione della mostra antologica a lui dedicata a Palazzo Ducale di Genova nel 2014&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":34117,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-34116","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34116","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34116"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34116\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34117"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}