{"id":34201,"date":"2025-08-07T20:14:11","date_gmt":"2025-08-07T20:14:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/34201\/"},"modified":"2025-08-07T20:14:11","modified_gmt":"2025-08-07T20:14:11","slug":"e-morto-a-94-anni-il-fotografo-gianni-berengo-gardin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/34201\/","title":{"rendered":"\u00c8 morto a 94 anni il fotografo Gianni Berengo Gardin"},"content":{"rendered":"<p>Gianni Berengo Gardin, uno dei pi\u00f9 grandi fotografi italiani del Novecento, che con il suo sguardo ha attraversato sette decenni di storia, fissando nel bianco e nero la memoria visiva del Paese, \u00e8 morto all&#8217;et\u00e0 di 94 anni a Genova. Era nato a Santa Margherita Ligure il 10 ottobre 1930, ma considerava Venezia la sua vera citt\u00e0 natale: l\u00ec aveva studiato e mosso i primi passi con la macchina fotografica, che non avrebbe mai pi\u00f9 lasciato. Con oltre due milioni di negativi, pi\u00f9 di 260 libri pubblicati, oltre 360 mostre personali in tutto il mondo e una carriera consacrata da premi internazionali, Berengo Gardin \u00e8 stato molto pi\u00f9 di un fotografo: \u00e8 stato un testimone etico, un poeta della realt\u00e0, un osservatore discreto ma instancabile dell&#8217;Italia che cambia. Berengo Gardin amava definirsi &#8220;un artigiano&#8221;, e non un artista. Detestava l&#8217;idea di fotografia come forma d&#8217;arte estetizzante, preferendo sempre l&#8217;impegno civile alla ricerca di uno stile personale: &#8220;Il mio lavoro non \u00e8 artistico, ma sociale e civile. Non voglio interpretare, voglio raccontare&#8221;. Il suo sguardo si \u00e8 sempre posato sull\u2019uomo: nei suoi gesti quotidiani, nel lavoro, nei momenti di intimit\u00e0 e nei luoghi del disagio. Dall&#8217;Italia contadina del dopoguerra agli slanci della modernizzazione, dalla vita degli zingari all&#8217;universo industriale, dalle periferie urbane ai manicomi, campo, quest&#8217;ultimo, in cui firm\u00f2 il reportage pi\u00f9 potente della sua carriera. Nel 1969, insieme a Carla Cerati e sotto la guida di Franco Basaglia, realizza &#8220;Morire di classe&#8221; (Einaudi), un libro che svela per la prima volta le condizioni disumane dei manicomi italiani. \u00c8 un grido muto, fatto di immagini nette e crudeli, che scuote il Paese e contribuisce alla battaglia culturale che porter\u00e0, nel 1978, alla legge Basaglia. &#8220;Fotografavamo solo con il consenso dei malati&#8221;, raccontava, &#8220;ma non volevamo mostrare la malattia, bens\u00ec la condizione&#8221;. Era la cifra del suo lavoro: non lo choc, ma la consapevolezza. Dopo aver vissuto a Venezia, Roma, Lugano, Parigi e infine Milano, dove si stabilisce nel 1965, Berengo Gardin avvia una lunga carriera da professionista del reportage, che lo porter\u00e0 a collaborare con le pi\u00f9 importanti testate italiane e internazionali, tra cui Domus, L&#8217;Espresso, Time, Stern\u00a0e Le Figaro, ma soprattutto a dedicarsi alla forma che pi\u00f9 amava: il libro fotografico.<\/p>\n<p>\t\t\tIl fotografo italiano pi\u00f9 premiato<\/p>\n<p>La fotografia di Berengo Gardin \u00e8 un grande racconto urbano e paesaggistico; documenta il lavoro, l&#8217;architettura. Lavori fondamentali sono &#8220;Zingari a Palermo&#8221;, &#8220;India dei villaggi&#8221;, le fotografie dei cantieri di Renzo Piano (dal 1979 al 2012) e l&#8217;impegno contro le grandi navi nella laguna di Venezia, un progetto esposto in collaborazione con il Fai a Milano e Venezia nel 2014 e 2015. La sua Venezia resta una costante: la fotografa per tutta la vita, con uno sguardo sempre partecipe e sempre critico. Il suo primo libro, &#8220;Venise des Saisons&#8221; (1965), fu un omaggio proprio alla sua Venezia: una citt\u00e0 non turistica, intima, quotidiana, fatta di lavoratori, bambini che giocano, artigiani, nebbia e silenzi.\u00a0Berengo Gardin \u00e8 stato il fotografo italiano pi\u00f9 premiato e riconosciuto a livello internazionale. Nel 1972 Modern Photography lo inserisce tra i &#8220;32 World\u2019s Top Photographers&#8221;, nel 1982 lo storico dell&#8217;arte Ernst Gombrich lo cita come unico fotografo nel suo &#8220;L&#8217;immagine e l&#8217;occhio. Altri studi sulla psicologia della rappresentazione pittorica&#8221; (Einaudi). Nel 2008 riceve a New York il Lucie Award alla carriera, gi\u00e0 assegnato a giganti come Henri Cartier-Bresson, Gordon Parks ed Elliott Erwitt; nel 2009 l&#8217;Universit\u00e0 Statale di Milano gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Storia della Critica d\u2019Arte; nel 2014 ottiene il Premio Kapu\u015bci\u0144ski per il reportage, mentre nel 2017 viene accolto nella Leica Hall of Fame.<\/p>\n<p>I suoi scatti custoditi nei pi\u00f9 prestigiosi musei del mondo<\/p>\n<p>Nel 1975 Bill Brandt lo seleziona per la mostra &#8220;Twentieth Century Landscape Photographs&#8221; al Victoria and Albert Museum di Londra. Nel 2003 fa parte degli 80 fotografi selezionati per la mostra &#8220;Les choix d\u2019Henri Cartier-Bresson&#8221;. Tra le oltre 360 mostre personali in Italia e all\u2019estero, Berengo Gardin ha partecipato alla Photokina di Colonia, all&#8217;Expo di Montreal nel 1967 e all&#8217;Expo di Milano nel 2015, alla Biennale di Venezia e alla celebre mostra &#8220;The Italian Metamorphosis, 1943-1968&#8221; al Guggenheim Museum di New York nel 1994. Tra le personali pi\u00f9 recenti, si segnalano nel 2016 &#8220;Vera fotografia. Reportage, immagini, incontri&#8221; al PalaExpo di Roma, che ne ha ripercorso la lunga carriera attraverso i principali reportage e oltre 250 fotografie, e nel 2022 l&#8217;ampia retrospettiva &#8220;L&#8217;occhio come mestiere&#8221; al Maxxi di Roma. Le sue fotografie sono custodite nei pi\u00f9 prestigiosi musei del mondo ed istituzioni culturali, come il New York Museum of Modern Art di New York, il Centro Studi e Archivi di Comunicazione dell&#8217;Universit\u00e0 di Parma, la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, la sede dell&#8217;Onu a New York, la Photokina Colonia, il Guggenheim Museum di New York, la Galleria Nazionale d&#8217;Arte ed Estetica di Pechino, la Maison Europ\u00e9enne de la Photographie di Parigi, il Reina Sof\u00eda di Madrid, il Maxxi di Roma e l&#8217;Istituto Centrale per la Grafica. Il suo archivio &#8211; pi\u00f9 di due milioni di scatti &#8211; \u00e8 oggi gestito dalla Fondazione Forma per la Fotografia, che continua a divulgarne l&#8217;opera e l\u2019eredit\u00e0.\u00a0Molti lo hanno definito il &#8220;Cartier-Bresson italiano&#8221;, ma lui stesso preferiva un&#8217;altra definizione: &#8220;Sono il Willy Ronis italiano. Ma conservo con orgoglio una dedica di Cartier-Bresson: &#8216;A Gianni Berengo Gardin con simpatia e ammirazione&#8217;. Avere l&#8217;ammirazione di lui, vuol dire che si pu\u00f2 morire in pace&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gianni Berengo Gardin, uno dei pi\u00f9 grandi fotografi italiani del Novecento, che con il suo sguardo ha attraversato&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":34202,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[364,14,4663,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,13,11,80,84,12,81,85],"class_list":{"0":"post-34201","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-collaboratori","9":"tag-cronaca","10":"tag-fotografia","11":"tag-headlines","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-news","16":"tag-notizie","17":"tag-notizie-di-cronaca","18":"tag-notizie-principali","19":"tag-notiziedicronaca","20":"tag-notizieprincipali","21":"tag-titoli","22":"tag-ultime-notizie","23":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","24":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","25":"tag-ultimenotizie","26":"tag-ultimenotiziedicronaca","27":"tag-ultimenotizieenewsdioggi"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34201","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34201"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34201\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34202"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34201"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34201"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34201"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}