{"id":343586,"date":"2026-02-08T05:43:17","date_gmt":"2026-02-08T05:43:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/343586\/"},"modified":"2026-02-08T05:43:17","modified_gmt":"2026-02-08T05:43:17","slug":"vi-spiego-la-vera-novita-che-tanti-non-hanno-capito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/343586\/","title":{"rendered":"\u00abVi spiego la vera novit\u00e0 che tanti non hanno capito\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Al via il nuovo regime fiscale per le organizzazioni non profit, ma per il professore non \u00e8 questa la novit\u00e0 pi\u00f9 importante. E rivendica un ruolo chiave per un settore che ormai produce il 10% del PIL.<\/p>\n<p>Odv, Aps, Ets, Ef, Enc, e un registro dal nome che sembra un grugnito: Runts! A scorrere le sigle del cosiddetto \u201cTerzo settore\u201d sembra di essersi imbattuti in una lingua aliena. Eppure si tratta di una realt\u00e0 ormai radicata nella societ\u00e0, che dal 1\u00b0gennaio 2026 ha acquisito piena dignit\u00e0 grazie a una Riforma di cui si parla da anni, e finalmente trova piena applicazione.<br \/>&#13;<br \/>\n\tE chi pi\u00f9 del prof. <strong>Stefano Zamagni,<\/strong> ispiratore di molte di queste norme, pu\u00f2 aiutarci a capire il significato e le implicazioni pratiche di ci\u00f2 che sta avvenendo?<br \/>&#13;<br \/>\n\tConcordiamo l\u2019intervista, e, fin dalle prime risposte del professore, scopriamo che <strong>ci\u00f2 che \u00e8 entrato in vigore dal 1\u00b0 gennaio sono le nuove disposizioni fiscali per gli enti del Terzo settore<\/strong>: un aspetto certamente significativo ma, a suo dire, non il pi\u00f9 importante. Mentre c\u2019\u00e8 un punto fondamentale che ancora attende di trovare piena applicazione.<br \/>&#13;<br \/>\n\tMa andiamo con ordine.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\tL&#8217;equivoco del &#8220;Terzo&#8221;: no alla concezione residualista<br \/>\n&#13;<br \/>\n\t<strong>Prof. Zamagni, partiamo da una curiosit\u00e0. Perch\u00e9 si parla di Terzo settore, e quali sarebbero il primo e il secondo?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abL\u2019espressione \u00e8 stata inventata dagli americani nel 1973, per far riferimento a tutte quelle iniziative che vengono collocate, appunto, al posto numero tre: il primo settore \u00e8 il mercato, il secondo lo Stato, e infine queste organizzazioni di volontariato, di associazionismo vario, il cui compito \u00e8 facilitare l&#8217;attivit\u00e0 e il lavoro svolto dagli altri due settori. <strong>La concezione americana di Terzo settore \u00e8 di tipo residualista<\/strong>: vuol dire che se queste organizzazioni se ci sono, bene, per\u00f2 la societ\u00e0 potrebbe funzionare anche senza di loro.\u00bb\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Scusi, ma il primo settore non \u00e8 lo Stato?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/montepieta_bologna.jpg\" alt=\"Miniatura dei Monti di Piet\u00e0\" title=\"L'economia di Francesco\"\/>\u00abIn Europa s\u00ec, ma in America il primo settore \u00e8 il mercato e il secondo lo Stato. Ho citato apposta l\u2019America per dire che noi siamo andati a traino, nonostante abbiamo una tradizione ben pi\u00f9 antica. <strong>Le organizzazioni del Terzo settore in Italia esistono dal 1200 <\/strong>con le confraternite di matrice francescana. Prima di adeguarci le chiamavamo OMI, organizzazioni a movente ideale. Noi non abbiamo mai avuto una concezione bipolare Stato-mercato, ma un ordine sociale basato su tre pilastri: Stato, mercato e comunit\u00e0.\u00bb<br \/>&#13;<br \/>\n\t\u00a0<br \/>&#13;<br \/>\n\t<strong>Della riforma del Terzo settore si parla da molti anni, la legge delega risale al 2016, poi il Codice del 2017, quindi l\u2019iter dei vari decreti attuativi. Cosa succede dal 1\u00b0 gennaio 2026?<\/strong><br \/>&#13;<br \/>\n\t\u00ab\u00c8 entrato in vigore il nuovo regime fiscale per gli enti del Terzo settore. Ma ci sono aspetti ben pi\u00f9 importanti che molti non colgono.\u00bb<br \/>&#13;<br \/>\n\t\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong data-index-in-node=\"0\" data-path-to-node=\"10\">Addio al regime concessorio: la rivoluzione dell&#8217;Articolo 2<\/strong><br \/>\n&#13;<br \/>\n\t<strong>Ad esempio?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abLa novit\u00e0 pi\u00f9 significativa \u00e8 l\u2019art. 2 in cui per la prima volta si dice che lo Stato riconosce gli enti di Terzo settore. <strong>Si \u00e8 passati dal regime concessorio al regime del riconoscimento. Questa \u00e8 la grande portata che molti non hanno capito<\/strong>. Prima di allora in Italia era lo Stato che dava la possibilit\u00e0, a te associazione di volontariato o impresa sociale, di agire. Per cui, ad esempio, poteva capitare che una stessa organizzazione venisse autorizzata da un prefetto e non autorizzata da un altro. Questo scandalo, dopo il 2017, \u00e8 finito. Don Oreste avrebbe gioito di questo risultato, perch\u00e9 ci ha sempre insegnato che per fare il bene non bisogna chiedere il permesso a nessuno.\u00bb\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Si sono anche ottenute agevolazioni sul piano fiscale, superando difficolt\u00e0 derivanti da limiti europei<\/strong>.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abS\u00ec, perch\u00e9 in Europa c&#8217;era qualcuno che diceva: se questi enti producono beni o servizi e li vendono, allora sul ricavato devono anche loro pagare le tasse. Questo principio ora \u00e8 stato in sede europea modificato, considerando che se l&#8217;ente vende per finanziare le proprie attivit\u00e0 e i propri scopi istituzionali, su quello non paga le tasse. E sono vantaggi che vanno bene, certo, per\u00f2 <strong>sono piccola cosa rispetto a un punto che ritengo\u00a0 fondamentale: applicare la sentenza della Corte costituzionale n.131 del 26 giugno del 2020.<\/strong> Sono passati ormai cinque anni e molti ancora non si rendono conto della sua portata rivoluzionaria.\u00bb\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\tCo-programmazione: la sfida politica del Terzo settore<br \/>\n&#13;<br \/>\n\t<strong>Cosa dice questa sentenza?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abChe nell&#8217;area del welfare bisogna applicare il principio della co-programmazione, cio\u00e8 <strong>l&#8217;ente pubblico deve mettersi al tavolo con le espressioni della societ\u00e0 civile e decidere assieme<\/strong>. La sentenza \u00e8 di cinque anni fa ma manca ancora una normativa che ne dia piena attuazione Questa \u00e8 la vera battaglia, non tanto gli sgravi fiscali, pur importanti! Obiettivi, priorit\u00e0, risorse da decidere assieme, allora le cose cambieranno davvero.\u00bb<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Esistono gi\u00e0 tavoli di confronto.<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abS\u00ec, ma <strong>non bisogna confondere la co-progettazione con la co-programmazione<\/strong>. Nel primo caso l\u2019ente pubblico decide e poi ci si confronta su come attuare, nel secondo si decide assieme.\u00bb\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Lei che ruolo ha avuto in questo percorso evolutivo del riconoscimento del Terzo settore?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Stefano_Zamagni.jpeg\" alt=\"\" title=\"Stefano Zamagni\"\/>Stefano Zamagni, economista di fama mondiale, ha conosciuto don Benzi a 14 anni ed \u00e8 stato suo allievo e collaboratoreFoto di Caterina Balocco\u00abIl punto di partenza \u00e8 stato nel 1997: il 4 dicembre veniva approvata in Parlamento la legge istitutiva delle Onlus, organizzazioni non lucrative di utilit\u00e0 sociale. Quell\u2019acronimo l\u2019ho inventato io, e ho praticamente scritto il testo della legge. Poi si \u00e8 cominciato a pensare che questo non fosse sufficiente. Ho presieduto una Commissione di studio formata da esperti e rappresentanti del mondo del Terzo settore che ha preparato una bozza di legge, poi approvata dal parlamento. \u00c8 stato un lavoro di pazienza e mediazione, ma si \u00e8 trovato il punto di convergenza, e il pi\u00f9 importante \u00e8 proprio l\u2019articolo 2 di cui dicevo. Poi ho fatto parte per diversi anni del Forum del Terzo settore e infine <strong>ho dato vita, all\u2019interno dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, ad un corso di laurea quinquennale su queste tematiche<\/strong>. L\u2019ho organizzato sperando che altre universit\u00e0 seguissero l\u2019esempio, ma finora non \u00e8 successo. Eppure questo mondo ha bisogno di iniezioni di cultura per influire sul cambiamento.\u00bb\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\tFisco e trasparenza: cosa cambia davvero col RUNTS<br \/>\n&#13;<br \/>\n\t<strong>Dalle associazioni che coinvolgono esclusivamente volontari alle cooperative che danno lavoro a soggetti svantaggiati, dalle fondazioni culturali alle societ\u00e0 di mutuo soccorso. Cos\u2019\u00e8 che accomuna enti cos\u00ec diversi, impegnati in settori molto differenti tra loro, tanto da farli rientrare in un Registro unico nazionale del Terzo settore?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/photomontage-1514218_1280.jpeg\" alt=\"\" title=\"Lavoro sociale\"\/>Foto di Foto di Gerd Altmann da Pixabay \u00abLa variet\u00e0 delle forme di enti del Terzo settore \u00e8 una ricchezza, \u00e8 il concetto di biodiversit\u00e0 studiato dai biologi: guai se ci fosse un\u2019unica forma di vita. Ci\u00f2 che tiene insieme questi soggetti sono tre punti comuni: 1) il rifiuto di perseguire l\u2019obiettivo del profitto; 2) la produzione di bene sociale, cio\u00e8 risultati socialmente rilevanti non solo per i membri dell\u2019ente; 3) la presenza di motivazioni intrinseche: faccio perch\u00e9 credo nel valore di ci\u00f2 che faccio, e non, ad esempio, per ottenere un vantaggio economico.\u00bb<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Per essere riconosciuti come enti del Terzo settore bisogna iscriversi al Runts (Registro Unico Nazionale Terzo Settore)?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abIscriversi non \u00e8 obbligatorio, ma \u00e8 necessario se si vogliono ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un significato pi\u00f9 profondo: l\u2019iscrizione serve a rendere trasparente l\u2019azione di questi enti, vuol dire mettersi in rete per cui qualunque cittadino pu\u00f2 andare a verificare la composizione sociale e anche il bilancio. Un\u2019altra regola da rispettare riguarda la democrazia interna, tra cui l\u2019alternanza delle cariche. \u00c8 una questione di trasparenza. <strong>Chi non si iscrive vuol dire che ha degli scheletri nell\u2019armadio. Quello che bisognerebbe fare, per\u00f2, \u00e8 ridurre gli adempimenti burocratici<\/strong>, per agevolare questo percorso. Oggi, comunque, pi\u00f9 della met\u00e0 degli enti sono gi\u00e0 iscritti.\u00bb<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Lei \u00e8 un profondo conoscitore della realt\u00e0 ecclesiale, che nel mondo del non profit ha un ruolo importante. Cosa cambia per queste organizzazioni?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abGli enti ecclesiali sono regolati da un regime diverso, frutto di accordo tra Stato e Chiesa cattolica. Le diocesi non sono enti del Terzo settore, possono per\u00f2 dare vita ad associazioni o cooperative che si iscrivono al Runts. Io auspico inoltre che anche le diocesi arrivino a rendere pubblico il proprio bilancio, anche se non sono costrette, sull\u2019esempio della diocesi di Padova che gi\u00e0 lo fa. \u00c8 importante che si sappia come vengono utilizzate le offerte raccolte. I fedeli lo chiedono. Non bisogna avere paura della verit\u00e0.\u00bb\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\tIl peso economico del Terzo settore<br \/>\n&#13;<br \/>\n\t<strong>In termini numerici, quanto pesa il Terzo settore nella societ\u00e0 e nell\u2019economia italiana?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abPesa molto, l\u2019Italia \u00e8 il Paese europeo che ha la pi\u00f9 alta presenza di enti del Terzo settore, che determinano <strong>dal 9 al 10% del PIL<\/strong> e danno occupazione a circa <strong>3 milioni di persone, tra cui molti soggetti svantaggiati<\/strong>. Ma il contributo pi\u00f9 importante \u00e8 il fatto che queste organizzazioni creano l\u2019amicizia civile di cui parlava gi\u00e0 Aristotele, diffondono la cultura del bene comune. Sono un elemento di aggregazione sociale, senza il quale la situazione sarebbe disastrosa, soprattutto per le persone pi\u00f9 deboli.\u00bb<br \/>&#13;<br \/>\n\t\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\tDalla filantropia al cambiamento sociale: la lezione profetica di Don Oreste Benzi<br \/>\n&#13;<br \/>\n\t<strong>Non si corre il rischio che la solidariet\u00e0 venga delegata a queste organizzazioni?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abQuesta \u00e8 la concezione americana, che non ci appartiene. Lo Stato invece deve accettare la co-programmazione. I responsabili degli enti, per\u00f2, devono prepararsi, studiare, per incidere su questi tavoli dove si attua la co-programmazione. Se tu, ente del Terzo settore, capisci che puoi incidere sul processo decisionale in ambito sanitario, scolastico, assistenziale, troverai un motivo in pi\u00f9 per riorganizzarti al tuo interno e aumentare il tuo tasso di presenza, anzich\u00e9 mantenerti in una posizione residualista. Allora succeder\u00e0 una vera rivoluzione\u00bb\u00a0<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Lei \u00e8 il Presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Don Oreste Benzi, da poco concluso. Un anno durante il quale si \u00e8 molto approfondita la visione benziana di una nuova Societ\u00e0 del gratuito, contrapposta alla Societ\u00e0 del profitto. Che ruolo ha e potr\u00e0 avere il Terzo settore nello sviluppo di questa nuova societ\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abLa Societ\u00e0 del gratuito intuita e proposta da don Oreste sta avendo un nuovo rinascimento. Se noi togliamo il dono come gratuit\u00e0, la societ\u00e0 va verso il declino. Don Oreste non era contro lo Stato o il mercato: questi due elementi ci vogliono ma non bastano, vanno completati con la diffusione del principio di gratuit\u00e0, che investe il mondo delle relazioni.\u00bb<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>In che senso?<\/strong><\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00abIl dono non va confuso con la donazione: la donazione \u00e8 un oggetto, il dono \u00e8 una relazione interpersonale. Don Oreste quando incontrava i poveri li avvicinava e li abbracciava, poi dava anche delle cose, ma il primo approccio \u00e8 il riconoscimento dell\u2019altro come fratello: nella donazione questo non avviene. <strong>La filantropia \u00e8 nata dentro il mercato, i grandi filantropi sono i grandi ricchi. Don Oreste invece diceva gi\u00e0 nel 1981, in un articolo pubblicato proprio su questo giornale, che bisogna combattere le strutture di peccato<\/strong>. Un concetto ripreso da Giovanni Paolo II con la Sollecitudo rei socialis del 1987, che don Oreste aveva anticipato di sei anni. Per questo dico che le idee di don Oreste stanno conoscendo un nuovo rinascimento e il mondo del Terzo settore dovrebbe prenderle maggiormente in considerazione, perch\u00e9 lui \u00e8 stato un vero profeta, capace di leggere in anticipo quello che ora sta accadendo.\u00bb\u00a0<\/p>\n<p>\u00a9\ufe0f Riproduzione Riservata<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t<strong>Semprenews \u00e8 su WhatsApp.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\t<a href=\"https:\/\/www.whatsapp.com\/channel\/0029Vb5bFuDL7UVSVirWn53B\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Clicca qui<\/a>\u00a0per iscriverti al nostro canale e ricevere aggiornamenti quotidiani direttamente sul tuo telefono.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n\t\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Al via il nuovo regime fiscale per le organizzazioni non profit, ma per il professore non \u00e8 questa&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":343587,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[178,177,200154,200151,200153,1537,90,89,200150,200152,200149],"class_list":["post-343586","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-affari","tag-business","tag-co-programmazione","tag-economia-civile","tag-fisco-non-profit","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-riforma-terzo-settore","tag-runts","tag-stefano-zamagni"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116033421802228969","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/343586","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=343586"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/343586\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/343587"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=343586"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=343586"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=343586"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}