{"id":34374,"date":"2025-08-07T22:45:09","date_gmt":"2025-08-07T22:45:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/34374\/"},"modified":"2025-08-07T22:45:09","modified_gmt":"2025-08-07T22:45:09","slug":"un-libro-al-giorno-what-art-does-an-unfinished-theory-di-brian-eno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/34374\/","title":{"rendered":"Un libro al giorno. What art does (an unfinished theory) di Brian Eno"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo sanno tutti, Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, o pi\u00f9 semplicemente <strong>Brian Eno<\/strong>, \u00e8 stato ed \u00e8 ancora una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 influenti del panorama musicale internazionale degli ultimi cinquant\u2019anni. La sua carriera artistica e musicale ebbe inizio con i Roxy Music, nei lontani anni \u201870, per proseguire poi come musicista solista, ma non proprio solitario, dato che di lui si ricordano importantissime e decisive collaborazioni: in primis David Bowie, ma anche i Talking Heads, U2, solo per citarne un paio. Ma Brian Eno \u00e8 anche un\u2019artista visivo riconosciuto (ha esposto e collaborato con Paul Stolper Gallery a Londra e Michela Rizzo in Italia, ma anche in moltissime altre occasioni) nonch\u00e9 l\u2019inventore delle famose carte Oublique Strategies, da cui lui e Bowie trassero ispirazione per le loro composizioni mentre ideavano la mitica trilogia berlinese. E per non farsi mancare nulla, Brian Eno \u00e8 anche autore di libri. Negli anni \u201990 era uscito un suo diario-memoir (se non lo avete letto, andatevelo a cercare se non volete morettianamente farvi del male) e alla fine dello scorso anno \u00e8 uscito questo piccolo, ma prezioso testo: What art does (an unfinished theory), edito da Faber &amp; Faber Ltd, London UK.<\/p>\n<p>Scritto da Brian Eno e illustrato da <strong>Bette A<\/strong>., il libro \u00e8 semplice da leggere, scorrevole e interessante. Ma soprattutto \u00e8 denso di stimoli e induce alla riflessione. \u00c8 fatto di alcuni statements, commentati in maniera approfondita, ma volutamente (\u00e8 proprio questo, almeno in parte, lo spirito di ci\u00f2 che l\u2019arte fa, secondo Eno) con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Ma alla fine, che cosa fa l\u2019arte? Se fare arte \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 specificatamente umana, cos\u00ec come il linguaggio o l\u2019attivit\u00e0 scientifica, pi\u00f9 complesso \u00e8 infatti stabilirne una riconosciuta \u201cutilit\u00e0\u201d. Troppo spesso, ahinoi, l\u2019arte \u00e8 vista come un di pi\u00f9, un lusso di cui si pu\u00f2 eventualmente fare a meno. E difatti, non appena ci sono dei problemi, la cultura, e l\u2019arte in particolare, \u00e8 la prima voce da depennare nella lista dei fondi da erogare. Nessuno di noi \u00e8 d\u2019accordo con queste scelte, tantomeno Eno, ma la domanda resta aperta: che cosa fa l\u2019arte? E perch\u00e9 ne abbiamo tutti un disperato (anche se non sempre consapevole) bisogno?<\/p>\n<p>E qui parte il bello. Perch\u00e9 le domande potrebbero essere anche molte di pi\u00f9. Perch\u00e9 ci piacciono certe cose e altre non ci vanno gi\u00f9? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 quella canzone che non smetti mai di ascoltare (e da quarant\u2019anni, aggiungo io) e quel quadro, o quell\u2019opera, da cui non riesci a staccare gli occhi? Ma, anche, perch\u00e9 preferisci quel taglio di capelli, quel vestito, quel pezzo di design in casa, per sentirti bene?<\/p>\n<p>Tutte queste sembrano cose superflue, un di pi\u00f9 che ci possiamo godere quando ci siamo assicurati tutto il resto. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec?<\/p>\n<p>Intanto Eno parte dall\u2019idea che per arte si intenda qualsiasi manifestazione dello spirito umano: dalle arti visive alla letteratura, dalla musica al cinema e cos\u00ec via. Anzi, in fondo facciamo arte tutte le volte che scegliamo cose che non sono essenziali al mero sopravvivere, per il solo piacere della bellezza, o perch\u00e9 ci fanno stare bene. Un ricamo su un vestito, un colore abbinato ad un altro in un abito o nell\u2019arredamento. A patto di non fare scelte di questo tipo in base a pensieri indotti o standardizzati da clich\u00e9 sociali di qualche tipo, non si tratta di mero gusto, o di moda, o non solo: si tratta di mettere in gioco un modo simbolico di stare al mondo, capace di comunicare cose, dire chi siamo. La chiave \u00e8 saper rispondere alla semplice, ma fatidica domanda: che cosa mi piace? Di che cosa non posso fare a meno? \u00c8 curioso, perch\u00e9 la stessa cosa la dice lo psichiatra Raffaele Morelli, in tutt\u2019altro contesto. Ma qui stiamo parlando di arte, e perch\u00e9 \u00e8 tanto importante.<\/p>\n<p>Insomma, l\u2019arte, per Eno (che qui strizza l\u2019occhio ad Aristotele), riguarda tutto ci\u00f2 che non \u00e8 funzionale a un fine ad essa esterno. L\u2019arte c\u2019\u00e8 solo dove le cose possono anche essere altrimenti, e questo significa che il suo \u00e8 un regno di libert\u00e0 e sperimentazione potenzialmente applicabile in qualsiasi ambito dell\u2019esistenza. Per questo l\u2019arte, anche se siamo partiti dalla domanda \u201cche cosa mi piace?\u201d, non va confusa meramente con il gusto: \u00e8 piuttosto un\u2019esperienza, e un\u2019esperienza di \u201cengagement\u201d profondo. L\u2019arte, dice Eno, \u00e8 il modo di far accadere i sentimenti (feelings), in modo del tutto gratuito e libero: facendo vibrare la nostra parte emotiva e profonda, funziona come una specie di antenna, non seguendo le regole sperimentate e prevedibili della ragione, ma quelle sorprendenti e inaspettate della fantasia e dell\u2019istinto.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2, \u00e8 per\u00f2 fondamentale che l\u2019esperienza dell\u2019arte accada nel regno della finzione (e qui di nuovo Eno si scopre aristotelico). Nell\u2019arte siamo libere e liberi di sperimentare qualsiasi cosa, anche la pi\u00f9 estrema, senza porci alcun limite, proprio perch\u00e9 siamo nel mondo della fantasia, del fictional. Questo non significa un grado inferiore di realt\u00e0, ma quasi il contrario.<\/p>\n<p>I fictional feelings a cui abbiamo accesso attraverso l\u2019arte sono, infatti, preziosissimi: ci aiutano a cogliere le differenze tra le cose, tra le esperienze, tra mondi diversi e modi diversi \u2013 di fare arte, ma anche e soprattutto di vivere. Soprattutto, ci permettono un\u2019esperienza singolare: non delle cose come sono \u201cin realt\u00e0\u201d, ma di come potrebbero essere. Dal reale, passiamo al possibile e qui si spalanca un mondo. Perch\u00e9, rendendoci capaci di immaginare mondi possibili, e soprattutto di porre questi mondi possibili all\u2019interno di un dialogo intersoggettivo, l\u2019arte ci mette anche nella condizione di poterli creare, di farli vivere.<\/p>\n<p>Per questo l\u2019arte \u00e8 la linfa vitale della comunit\u00e0, poich\u00e9 costruisce le trame di una cultura condivisa e permette di immaginare il mondo come vorremmo che fosse \u2013 e quindi ci fornisce gli strumenti, interiori e psicologici, per crearlo. Insomma, se l\u2019arte da un lato ci insegna ad aver a che fare con il caos, e con un salutare saper perdere il controllo, dall\u2019altro ci porta anche ad osare e a guardare oltre (e qui Eno mi ricorda Goethe). \u00c8 per questo che l\u2019arte, pi\u00f9 di qualsiasi altra esperienza, ci rende davvero umani.<\/p>\n<p>Il libro finisce \u2013 sorpresa \u2013 con un\u2019unica foto di un\u2019opera d\u2019arte contemporanea, oltre i disegni di Bette A. (e qui permettetemi un piccolo brivido di orgoglio campanilista). L\u2019opera \u00e8 di un artista torinese, ed \u00e8 L\u2019Albero porta di <strong>Giuseppe Penone<\/strong>, in una foto di <strong>Luigi Gariglio<\/strong>. Nell\u2019opera di Penone, dentro un albero ce n\u2019\u00e8 uno pi\u00f9 piccolo, verde, nascente. Proprio come capita dentro di noi, grazie a quello che fa l\u2019arte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo sanno tutti, Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, o pi\u00f9 semplicemente Brian&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":34375,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-34374","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34374","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34374"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34374\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/34375"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34374"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34374"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34374"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}