{"id":346512,"date":"2026-02-10T06:29:11","date_gmt":"2026-02-10T06:29:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/346512\/"},"modified":"2026-02-10T06:29:11","modified_gmt":"2026-02-10T06:29:11","slug":"berlino-si-sfila-dal-progetto-e-gelo-tra-macron-e-merz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/346512\/","title":{"rendered":"Berlino si sfila dal progetto. \u00c8 gelo tra Macron e Merz"},"content":{"rendered":"<p>Per chi conosce il dossier si tratta di un <strong>copione gi\u00e0 scritto dall\u2019inizio<\/strong>. La partnership Berlino-Parigi per il caccia del futuro, il progetto Fcas (Future Combat Air System), <strong>\u201cmorta dalla nascita\u201d<\/strong>, sta per segnare una svolta a favore del <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/gcap\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gcap<\/a>, il caccia di sesta generazione che l\u2019Italia sta costruendo insieme alla Gran Bretagna e al Giappone. <strong>La Germania \u00e8 arrivata al capolinea<\/strong> e sta dunque valutando molto attentamente di unirsi all\u2019asse Roma-Londra-Tokyo. <strong>Una conferma dei nuovi equilibri economici in cantiere, sullo sfondo dei riassetti geopolitici<\/strong>. Oltre che una conferma del ruolo chiave dell\u2019Italia. Con la difesa, la tanto evocata sicurezza globale, questa volta, protagonista.<\/p>\n<p>Il dossier \u00e8 finito inevitabilmente sul tavolo del confronto del <strong>23 gennaio<\/strong> scorso tra la premier <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/giorgia-meloni\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giorgia Meloni<\/a> e il cancelliere <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/friedrich-merz\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Friedrich Merz<\/a>, aprendo la strada al nuovo assetto. O se non altro a un <strong>nuovo capitolo di trattative che allargherebbe le rotte comuni tra Italia e Germania<\/strong>, gi\u00e0 solide, dalla difesa all\u2019energia. Senza contare che gi\u00e0 da tempo l\u2019Italia, con <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/leonardo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Leonardo<\/a> in testa, sostiene la necessit\u00e0 di mettere insieme le forze in Europa per superare l\u2019insostenibile frammentazione del mercato della sicurezza europea per far fronte alla <strong>competizione Usa<\/strong>.<\/p>\n<p>LE MANOVRE <\/p>\n<p>Il <strong>tormentato progetto franco-tedesco lanciato nel 2017<\/strong> da Emmanuel Macron e Angela Merkel per rafforzare la difesa europea, \u00ab\u00e8 sull&#8217;orlo del collasso\u00bb, sull&#8217;onda crescente dei malumori che filtrano da Berlino nei confronti dei produttori francesi, \u00e8 la ricostruzione che arriva da Politico.eu, che d\u00e0 conto anche della preoccupazione dell&#8217;Eliseo, che \u00abinsiste per salvare\u00bb il progetto. Al contrario, le associazioni e i sindacati tedeschi premono sul cancelliere Merz perch\u00e9 il governo molli tutto e avvii un <strong>progetto di jet Made in Germany<\/strong>. O che comunque prenda altre strade.<\/p>\n<p>Il Future Combat Air System (Fcas) &#8220;\u00e8 morto ma nessuno vuole dirlo&#8221;, ha detto a Politico.eu un parlamentare francese che si occupa di politica di difesa. \u00ab\u00c8 pi\u00f9 probabile un annuncio della sua fine piuttosto che un rilancio\u00bb, ha confermato un funzionario che conosce bene il pensiero di Macron, mentre la testata rileva che il <strong>fallimento del programma di punta tra i tre paesi<\/strong> (in seguito si era unita anche la Spagna) per la costruzione del nuovo jet, insieme a droni e un cloud di combattimento, sarebbe \u00ab<strong>un duro colpo politico per il presidente francese<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Il Fcas, lanciato per sostituire il jet francese Rafale e gli Eurofighter utilizzati da Germania e Spagna, \u00e8 rimasto bloccato a causa di controversie tra il costruttore francese <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/dassault\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Dassault<\/a> ed il gruppo Airbus, che rappresenta gli interessi tedeschi e spagnoli nel progetto. <strong>Macron a novembre aveva dichiarato che Parigi e Berlino avevano \u00abl&#8217;obbligo di raggiungere risultati\u00bb<\/strong>. Si trattava di una \u00abprova di credibilit\u00e0\u00bb per il continente, diceva. Un segnale necessario. Un mese dopo tuttavia, Berlino aveva fatto sapere che gli sforzi per sbloccare il progetto non avevano <strong>avuto successo<\/strong>.<\/p>\n<p>In questa situazione di stallo \u00e8 sceso in campo il pi\u00f9 grande sindacato tedesco, la Ig Metall, che rappresenta i lavoratori del settore metalmeccanico. Il suo vicepresidente, J\u00fcrgen Kerner, insieme con la presidente dell&#8217;Associazione delle industrie aerospaziali tedesche, Marie-Christine von Hahn, in un articolo su Handelsblatt ha <strong>messo in discussione il Fcas<\/strong>, accusando la Dassault Aviation di aver cercato di dettare le sue condizioni, chiedendo il \u00abcontrollo assoluto\u00bb, e violando cos\u00ec il principio che il progetto dovesse essere realizzato da &#8220;partner paritari&#8221;. Da qui la richiesta al <strong>governo di Berlino di prendere un\u2019altra strada<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;insofferenza tedesca nei confronti della parte francese del Fcas potrebbe ora <strong>portare Berlino a virare dritto su altri partner<\/strong> per una nuova iniziativa congiunta. E i riflettori sono appunto rivolti al <strong>Global Combat Air Programme (Gcap)<\/strong>, guidato da Italia, Regno Unito e Giappone, che ambisce a sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il <strong>2035<\/strong>. Un progetto di cui ha parlato di recente la premier Meloni anche con Sanae Takaichi a Tokyo. Ha anche gi\u00e0 richiamato l&#8217;interesse dei sauditi. E per ora <strong>va avanti secondo i piani<\/strong>, secondo gli addetti ai lavori.<\/p>\n<p>LE ALLEANZE <\/p>\n<p>\u00abAlcuni dicono che il <strong>2026 sar\u00e0 l&#8217;anno dell&#8217;Italia e della Germania<\/strong>. Non lo so, ma ce la mettiamo tutta\u00bb, aveva detto la premier Meloni al termine del vertice intergovernativo italo-tedesco a Villa Pamphilj. Una prova di pragmatismo europeo, si era detto.<\/p>\n<p>Davanti a un <strong>rapporto transatlantico sempre pi\u00f9 instabile<\/strong>, Meloni e Merz spingono per rafforzare l&#8217;Europa dall&#8217;interno, scongiurando una <strong>rottura con Donald Trump<\/strong> e accreditandosi come leader delle due \u00abprincipali nazioni industriali europee\u00bb. Una formula che <strong>mette in ombra l&#8217;asse tra Francia e Germania<\/strong>, segnando una distanza crescente dall&#8217;autonomia pi\u00f9 muscolare e protezionista di Macron. E chiss\u00e0 se l\u2019apertura dichiarata ieri dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sulle fusioni, non sia un altro passaggio cruciale verso una nuova rotta in Europa. La Commissione \u00absta rivedendo le linee guida sulle fusioni, per consentire alle imprese europee di raggiungere la <strong>dimensione efficiente necessaria per competere a livello internazionale<\/strong>\u00bb, ha detto von der Leyen. Deve aver sentito finalmente il <strong>grido di dolore dell\u2019industria<\/strong>.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Il punto sui temi di attualit\u00e0, ogni luned\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per chi conosce il dossier si tratta di un copione gi\u00e0 scritto dall\u2019inizio. 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