{"id":35129,"date":"2025-08-08T08:41:12","date_gmt":"2025-08-08T08:41:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/35129\/"},"modified":"2025-08-08T08:41:12","modified_gmt":"2025-08-08T08:41:12","slug":"berengo-gardin-la-pazienza-dello-sguardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/35129\/","title":{"rendered":"Berengo Gardin, la pazienza dello sguardo"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 stata un\u2019epoca in cui la fotografia era un\u2019arte da dilettanti, un tempo in cui si cominciava come fotografi amatoriali e poi di colpo si passava al professionismo, anche se poi per campare bisognava fare un altro mestiere, magari il cameriere, com\u2019\u00e8 capitato a Gianni Berengo Gardin scomparso ieri a novantaquattro anni, una bella et\u00e0. Del resto, fare una bella fotografia, come ha ricordato pi\u00f9 di una volta Susan Sontag, pu\u00f2 capitare a tutti: \u00e8 l\u2019arte pi\u00f9 democratica, anche se poi \u00e8 anche la pi\u00f9 difficile, se si vuole dire qualcosa di proprio e insieme di originale. Berengo veniva dai circoli fotografici nati negli anni Cinquanta in Italia, un fenomeno davvero unico a livello internazionale, da cui nascono autori come Mario De Biasi e Fulvio Roiter, tutti partiti dai concorsi. Proviene da l\u00ec anche Mario Giacomelli, che di Berengo Gardin \u00e8 stato il perfetto opposto e simmetrico. Di quell\u2019epoca e dell\u2019ossessione della fotografia, che aveva contagiato un po\u2019 tutti, ne ha scritto con la sua intelligenza Italo Calvino in un articolo del 1955, La follia nel mirino. Veneziano, seppur nato davanti a un altro mare, il Ligure, a Santa Margherita, \u00e8 stato a Milano che Berengo Gardin ha cominciato ad esercitare quel mestiere di fotoreporter per cui \u00e8 diventato noto: collaboratore di giornali, alcuni dei quali leggendari, come il Mondo di Pannunzio.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"1e668dab-3b2a-4775-84f0-ba1e0fdcad18\" height=\"546\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 23.14.21.png\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGianni Berengo Gardin, Dentro la casa, 1977.<\/p>\n<p>Secondo Ferdinando Scianna, a lui legato da un\u2019amicizia e un affetto unici, \u00e8 stato con un libro dedicato alla sua citt\u00e0, Venise des saisons (1965) che Berengo Gardin s\u2019\u00e8 rivelato trasformandosi da fotoamatore in \u201cnarratore di spazi e di situazioni sociali\u201d. Nel 1969 arriva poi Morire di classe, uno dei libri iconici della fotografia italiana, realizzato insieme a Carla Cerati. Lo \u00e8 per il suo soggetto, il manicomio, ma anche per quello sguardo autentico e crudo insieme, dichiarazione di verit\u00e0 che ancora oggi colpisce per la sua forza impressiva, per l\u2019assenza di patetismo: una denuncia che entrambi i fotografi trasformarono in un viaggio-nell\u2019al-di-l\u00e0, in un territorio che Basaglia aveva messo a fuoco con i suoi scritti e le sue idee che ribaltavano secoli di distrazione, incuria e crudelt\u00e0. Nella fotografia di Berengo Gardin non c\u2019\u00e8 nessuna introspezione psicologica. Lui fotografa quello che vede: il mondo esterno composto di luoghi come di visi, di situazioni come di spazi. Scianna ha parlato di \u201cnaturalezza\u201d, come se Gianni passasse di l\u00ec per caso e fissasse qualcosa, che il suo occhio aveva colto quasi senza intenzione. C\u2019\u00e8 purtuttavia sempre un racconto nella sua arte, non una narrazione, ma una esposizione di fatti, minimi, accidentali, resi con uno sguardo testimoniale. Le sue fotografie sono dei resoconti, cos\u00ec che col tempo hanno assunto un significato sociale, cronache della vita italiana, prima di tutto, nell\u2019arco di oltre sessant\u2019anni.\u00a0<\/p>\n<p>Forse per via di questa vena visiva e insieme documentale, Berengo Gardin \u00e8 anche un meraviglioso vedutista. Prima di tutto della sua Venezia, ma anche del paesaggio italiano in generale, toscano in particolare, cui ha dedicato due libri. Quello che non si trova quasi mai nei suoi scatti \u00e8 l\u2019aspetto artistico. Forse proprio perch\u00e9 venuto dalla fotografia amatoriale, forse perch\u00e9 vissuto in quella citt\u00e0 cartolina che \u00e8 Venezia, non c\u2019\u00e8 nel suo lavoro nessuna volont\u00e0 d\u2019essere artista, un aspetto che forse ha impedito quella riconoscibilit\u00e0 immediata della sua opera, come invece \u00e8 accaduto ad altri fotografi. La sua \u00e8 una fotografia della mediet\u00e0, un termine che non significa lo stare in mezzo che confina volentieri con la mediocrit\u00e0. Ci\u00f2 che Berengo Gardin ha individuato \u00e8 il punto medio in cui le cose \u2013 luoghi, spazi e persone \u2013 appaiono nella loro naturalit\u00e0, senza forzare, senza creare nessuno shock visivo, tipico di tanta fotografia del presente e del passato. C\u2019\u00e8 nel suo obiettivo un garbo, un\u2019attenzione, un restare aderenti al soggetto, anche quando le immagini che realizza sono eleganti e persino elaborate.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"050c98d0-e9f8-4fe9-9617-df260239e686\" height=\"543\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 23.16.43.png\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGianni Berengo Gardin, Toscana, 1962.<\/p>\n<p>L\u2019elaborazione appartiene alla realt\u00e0 e lui la registra. Sono narrazioni minime, persino semplici, anche quando paiono complesse, ma perch\u00e9 \u00e8 la realt\u00e0 stessa ad essere cos\u00ec. Un realista allora? S\u00ec, ma che ha guardato con attenzione ai propri predecessori, agli altri fotografi. Non \u00e8 all\u2019arte, ma alla fotografia stessa che Berengo Gardin s\u2019\u00e8 sempre ispirato. Forse appartiene alla corrente cosiddetta \u201cumanista\u201d della fotografia europea del dopoguerra, quella che ha il suo capostipite generativo, e maestro supremo, in Henri Cartier-Bresson? Viene da l\u00ec, come negarlo, ma senza quell\u2019ansia dell\u2019influenza che ha contagiato tanti autori della seconda met\u00e0 del Novecento. Non c\u2019\u00e8 negli scatti di Gianni Berengo Gardin nessun affanno e nessuna volont\u00e0 competitiva, c\u2019\u00e8 un modo tranquillo di guardare, che a tratti diventa persino \u201cesistenzialista\u201d, non nel senso filosofico del termine, ma in senso letterale: riguarda l\u2019esistenza, l\u2019esserci, come elemento pragmatico e non problematico. Forse possiamo dire che \u00e8 stato un formalista?\u00a0<\/p>\n<p>Secondo Scianna, suo critico attento, oltre che amico, s\u00ec. L\u2019amore della forma per cui ogni scatto \u00e8 una costruzione composta di parti singole eppure cogenti, coerenti e risolte, senza esagerare, senza dichiarare l\u2019assolutezza del proprio punto di vista, semmai invece la curiosit\u00e0: il desiderio di capire usando la macchina fotografica, senza drammatizzare nulla perch\u00e9 la realt\u00e0 contiene gi\u00e0 il dramma come la gioia e la felicit\u00e0. Anche se \u00e8 stato un fotografo non-psicologico Berengo Gardin ha fissato quelli che lui chiamava \u201ci volti di una volta\u201d, una galleria di ritratti che sono naturali come le piazze, le strade e le case (Un paese vent\u2019anni dopo, 1976; Dentro le case, 1977). L\u2019umanesimo esistenziale \u00e8 la chiave di volta della sua antropologia. In pi\u00f9 di un\u2019occasione Scianna ha asserito che se volessimo capire cos\u2019\u00e8 stata l\u2019Italia tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta e oltre, dovremmo allestire una mostra antologica di Berengo Gardin, in cui potremmo leggere il cambiamento e insieme la continuit\u00e0, che \u00e8 poi la doppia radice del nostro Paese. Sarebbe, credo, una mostra di fotografie naturali, in cui non tanto riconoscerci \u2013 le citt\u00e0 e le persone \u2013 ma in cui conoscerci, perch\u00e9 questa \u00e8 stata la sua forza: mostrare quello che c\u2019\u00e8, che si vede, senza proporre una chiave di lettura unica e totale: mostrare.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"1ccbacd2-1bcc-4e38-94c4-516c29e20816\" height=\"592\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 23.17.31.png\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGianni Berengo Gardin, Emilio Cecchi con la moglie leonetta Cecchi Pieraccini, 1964.<\/p>\n<p>La totalit\u00e0 di Berengo Gardin risiede nella sua costanza a cogliere ci\u00f2 che \u00e8 immediato, che appartiene al mondo intorno a noi, a cui facciamo raramente caso, e non per distrazione, ma per troppa abitudine. Andandosene ci ha lasciato una galleria di libri fotografici davvero incredibile che ha composto la sua opera omnia. Sono 200 o forse 300, e contengono immagini che da tempo sono considerate iconiche, come la celebre foto sul vaporetto. Eppure, la forza di Berengo Gardin \u00e8 nella collezione d\u2019immagini che ha costruito con certosina pazienza, con rigore e con quella professionalit\u00e0 maniacale e ossessiva che solo gli autodidatti possiedono. \u00c8 stato un solitario nel lavoro, ma molto collettivo nelle frequentazioni e nelle amicizie, perch\u00e9 sapeva bene che la fotografia, come molta arte, per quanto composta di solitudine e individualit\u00e0, \u00e8 altres\u00ec un\u2019opera collettiva, che s\u2019accresce nel dialogo con gli altri, anche in quello involontario e imprevisto.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c8d72004-a878-4fdd-b1a8-d076c2163e17\" height=\"488\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Gianni-Berengo-Gardin - Venezi. In-vaporetto, 1960.jpg\" width=\"640\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGianni Berengo Gardin, Venezia. In vaporetto, 1960<\/p>\n<p>Se gli chiedevi come si definiva politicamente, rispondeva che era un \u201ccomunista\u201d, e questo era il suo atteggiamento dietro l\u2019obiettivo, la molla da cui discendeva la sua sensibilit\u00e0 sociale. \u00c8 stato un fotografo politico? Probabilmente s\u00ec, ma d\u2019una politicit\u00e0 che sfugge all\u2019idea che noi oggi abbiamo della politica. Nessun ideologismo, solo una solida sincerit\u00e0 verso ci\u00f2 che fotografava, come gli era accaduto per Morire di classe, e come \u00e8 stato per i ritratti macroscopici delle grandi navi dentro Venezia, una piccola battaglia di scatti che aveva combattuto con il suo sguardo naturale: cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 incongruo di far passare quei grattacieli orizzontali dentro la sua citt\u00e0 adatta a malapena alle gondole a remi. Sempre discreto, ma sempre deciso e preciso, assertivo quanto basta, persino cocciuto nelle sue convinzioni, era rimasto quello che era da giovane, quando s\u2019era deciso a lasciare il mestiere paterno e famigliare che lo legava a un negozio veneziano d\u2019oggettistica per cercare di fare della fotografia un mestiere.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"863fdfd4-61ff-48c3-8ee5-4a66c89e5635\" height=\"544\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 23.20.17.png\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nGianni Berengo Gardin, Trento-Zingari, 1985<\/p>\n<p>Per capirlo davvero ci vorr\u00e0 comunque un po\u2019 di tempo. Solo chi \u00e8 stato come lui dentro il proprio presente accompagnandolo senza nessun attualismo e nessuna volont\u00e0 d\u2019essere contemporaneo, pu\u00f2 attendere con pazienza che il corpus del suo lavoro riveli qualcosa che lui ha visto e documentato, scatto dopo scatto. La pazienza di Giobbe verrebbe da dire, se non fosse che non era proprio simile al personaggio biblico, anche se qualcosa in comune con quella figura c\u2019era: una pazienza impaziente che adesso \u00e8 affidata totalmente a chi guarder\u00e0 la sua opera e la vedr\u00e0 nella sua necessit\u00e0 senza strappi o rotture. Lui ha cucito tutto, foto dopo foto, e ci vorr\u00e0 quella medesima pazienza dello sguardo per capirlo e sar\u00e0 una riuscita sua e nostra insieme: un ritratto di quello che siamo stati e forse saremo ancora, nonostante tutto, perch\u00e9 il futuro ha un cuore antico.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Carola Allemandi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/cose-mai-viste-conversazione-con-gianni-berengo-gardin\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cose mai viste. Conversazione con Gianni Berengo Gardin<\/a><br \/>Ferdinando Scianna, Marco Belpoliti | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/gianni-berengo-gardin-fa-90\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gianni Berengo Gardin fa 90<\/a><br \/>Laura Gasparini | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/gianni-berengo-gardin-collezionare\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gianni Berengo Gardin. Collezionare<\/a><br \/>Silvia Mazzucchelli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/gianni-berengo-gardin-mostri-venezia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gianni Berengo Gardin: mostri a Venezia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 stata un\u2019epoca in cui la fotografia era un\u2019arte da dilettanti, un tempo in cui si cominciava come&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":35130,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,4663,32921,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-35129","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-fotografia","16":"tag-gianni-berengo-gardin","17":"tag-intrattenimento","18":"tag-it","19":"tag-italia","20":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35129","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35129"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35129\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35130"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35129"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35129"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35129"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}