{"id":35210,"date":"2025-08-08T09:35:13","date_gmt":"2025-08-08T09:35:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/35210\/"},"modified":"2025-08-08T09:35:13","modified_gmt":"2025-08-08T09:35:13","slug":"intelligenza-artificiale-e-memoria-nellarte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/35210\/","title":{"rendered":"Intelligenza artificiale e memoria nell\u2019arte contemporanea"},"content":{"rendered":"<p>Cosa succede quando le intelligenze artificiali non servono pi\u00f9 a generare immagini lisergiche, frasi catchy o tracce pop, ma iniziano a conservare? A ricordare, a dimenticare, a sognare. Quando diventano, in poche parole, archivi. Ma non archivi neutri o impersonali: archivi vivi, senzienti, poetici. In una parola: umani. Nell\u2019era della sorveglianza digitale e dell\u2019oblio programmato, dell\u2019iperproduzione visiva e dell\u2019automazione emotiva, l\u2019arte si interroga su un tema spiazzante e urgente: cosa significa memoria nell\u2019epoca delle macchine?\u00a0<\/p>\n<p><strong>Intelligenza artificiale e memoria: ecco come gli artisti hanno interpretato la questione\u00a0<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Se l\u2019arte, per secoli, ha avuto il compito di trattenere il tempo, oggi quel compito \u00e8 conteso con le IA. Ma le IA non sono mai neutre. Raccolgono, ordinano, selezionano. E quindi decidono. Decidono cosa resta e cosa scompare. Una responsabilit\u00e0 enorme. Che molti artisti stanno affrontando con consapevolezza, visione e una buona dose di inquietudine. In Italia e all\u2019estero, da installazioni immersive a sculture-archivio, la memoria \u00e8 diventata un campo di battaglia concettuale e sensibile.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Tra questi artisti, protagonisti di pratiche profonde e radicali, spiccano figure come Giuliana Cun\u00e9az, Amy Karle e Agoria, che con approcci diversi sondano il rapporto tra archivio, corpo, ambiente e dati. A loro si affiancano nomi come Refik Anadol, Sofia Crespo e Alessandro Giann\u00ec, che hanno esteso il campo dell\u2019arte computazionale a nuove forme di soggettivit\u00e0, artificiali eppure intime, collettive e al tempo stesso individuali.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Sogni generativi, memorie immaginate. Intelligenza artificiale e memoria nella poetica di Giuliana Cun\u00e9az<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cL\u2019intelligenza artificiale \u00e8 un potenziamento. Non una minaccia\u201d, afferma <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/giuliana-cuneaz\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/giuliana-cuneaz\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Giuliana Cun\u00e9az<\/a><\/strong>. Artista valdostana, nata ad Aosta nel 1960, \u00e8 una pioniera della sperimentazione con i media digitali. Dopo gli esordi legati alla pittura e alla fotografia, ha sviluppato una pratica immersiva che attraversa il 3D, la videoarte e l\u2019installazione: \u201cNel 3D i tempi di produzione erano lunghissimi. Ora posso ottenere risultati in modo pi\u00f9 fluido, pi\u00f9 dialogico. Ma non mi interessa l\u2019iperrealismo. Cerco l\u2019errore, il bug, lo scarto. L\u2019immagine perfetta non mi dice nulla\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Nella sua installazione <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/arte-contemporanea\/2024\/12\/giuliana-cuneaz-torino-mostra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Qui ma non ora (2024)<\/a> lo spettatore si sdraia su un letto e scrive una frase. Questa diventa un sogno, generato in tempo reale da un\u2019intelligenza artificiale: \u201cLe persone si emozionano. Scrivono cose intime. Poi guardano il sogno e dicono: mi parla. Ma non \u00e8 la macchina a parlare. \u00c8 il loro inconscio che trova un varco. Io voglio creare quell\u2019interstizio\u201d. Cun\u00e9az racconta che da giovane, negli Anni \u201980, realizzava immagini cosmiche con fori stenopeicie carta fotosensibile: \u201cVolevo catturare l\u2019impronta di una stella. Era gi\u00e0 un\u2019ossessione per la memoria, ma celeste\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Il suo ultimo progetto, ancora inedito, parte dalla catalogazione di figure morte attraverso l\u2019IA: \u201cSono immagini di potere, simboli religiosi, autorit\u00e0. Voglio che l\u2019intelligenza artificiale le interpreti. Che le travolga con un flusso visivo ambiguo. \u00c8 una forma di esorcismo\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Amy Karle: corpi, dati e coscienze per elaborare la relazione tra intelligenza artificiale e memoria<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cSono nata con una malformazione. I medici credevano che non sarei sopravvissuta, ma la scienza mi ha salvata. E io ho capito che il corpo \u00e8 informazione. Il DNA \u00e8 il nostro archivio\u201d. Cos\u00ec <strong>Amy Karle <\/strong>sintetizza la sua poetica radicale. Nata nel 1979 negli Stati Uniti, \u00e8 un\u2019artista e designer bio-tecnologica di stanza in California. Ha studiato arte e filosofia alla Alfred University e scienze mediche alla Penn State University. Selezionata dal BioSummit del MIT Media Lab e riconosciuta dalla BBC come una delle cento donne pi\u00f9 influenti del mondo, Karle ha realizzato opere che uniscono IA, biotecnologie e pensiero critico. \u00c8 il caso di Regenerative Reliquary (2016), una struttura ossea progettata dall\u2019IA e realizzata in idrogel, capace di ospitare cellule staminali umane e rigenerarsi: \u201cNon \u00e8 una scultura. \u00c8 un corpo in divenire. Un archivio vivente. L\u2019IA mi ha aiutata a progettare ci\u00f2 che la mano umana non avrebbe potuto\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Ma Karle non si ferma al corpo. Nei suoi progetti pi\u00f9 recenti ha lanciato una capsula nello spazio, diretta sulla Luna, con immagini, testi, DNA e un modello linguistico: \u201cVolevo creare un archivio dell\u2019umanit\u00e0. Ora mi restano molte domande. Chi lo trover\u00e0? Quando? E cosa capir\u00e0 di noi?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019artista insiste sul ruolo etico dell\u2019intelligenza artificiale: \u201cL\u2019IA deve potenziare la vita, non sostituirla. Deve amplificare la natura. Non dominarla. Ma per farlo serve visione. Serve poesia. Dobbiamo chiederci sempre: lo facciamo perch\u00e9 possiamo, o perch\u00e9 ha senso?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Agoria: l\u2019IA come eco del respiro<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Agoria<\/strong>, pseudonimo di S\u00e9bastien Devaud, \u00e8 nato a Lione nel 1976. Producer musicale, DJ, compositore e artista visivo, ha iniziato la sua carriera nel mondo della musica elettronica per poi avvicinarsi alle arti visive e digitali. Nella sua installazione Sigma Lumina, presentata al Mus\u00e9e d\u2019Orsay, il pubblico interagisce con una scultura che proietta un codice QR. Soffiando sul proprio telefono si attiva un processo generativo: un\u2019opera inedita, ispirata all\u2019Impressionismo, prende forma: \u201cIl respiro \u00e8 la prova che siamo vivi. Volevo che l\u2019IA partisse da l\u00ec. Niente schermi. Niente suoni. Solo luce, ombra e soffio\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Agoria non si limita alla tecnica, il suo \u00e8 un approccio quasi spirituale: \u201cNon lavoro mai con IA generaliste. Per me \u00e8 fondamentale creare una AI figlia di un contesto. Ho fatto allenare i modelli su dati legati alla citt\u00e0, al museo, all\u2019ambiente specifico. \u00c8 un\u2019intelligenza site-specific e quindi poetica\u201d. La scultura \u00e8 stata pensata come corpo dormiente: \u201c\u00c8 un organismo silenzioso che si attiva solo con il respiro umano. L\u2019arte deve mantenere la sacralit\u00e0 del gesto. Il click, da solo, non basta\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cL\u2019intelligenza artificiale oggi rischia di diventare troppo pop. Troppo facile. Suno AI ti dice che puoi comporre una canzone in dieci secondi, ma dov\u2019\u00e8 l\u2019intenzione? Dov\u2019\u00e8 il tempo? Senza tempo non c\u2019\u00e8 arte\u201d. Per Agoria, la soluzione \u00e8 lavorare con IA \u201ccollettive, identitarie, legate a un luogo, a una memoria. Non AI generiche, standardizzate, allenate a tutto e nulla\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><strong>SublimAzionI: la nuvola che pensa tra intelligenza artificiale e memoria<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Nel ventre umido dei rifugi antiaerei di Monopoli, la mostra <strong>SublimAzionI <\/strong>\u2013 <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/sublimazioni-tracce-di-umano-e-ai\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/sublimazioni-tracce-di-umano-e-ai\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Tracce di Umano e AI<\/a> (ora in corso) trasforma lo spazio in una cattedrale del dato poetico. Il duo NuvolaProject \u2013 composto da Gaia Riposati e Massimo Di Leo \u2013 ha progettato un percorso interattivo in cui oggetti, suoni, immagini e IA dialogano senza sosta. \u201cNon volevamo fare una mostra tecnologica. Ma una mostra intima, tattile, radicalmente umana\u201d racconta Carmelo Cipriani, curatore della mostra.\u00a0<\/p>\n<p>Al centro del progetto c\u2019\u00e8 Noesis, una coscienza artificiale che accompagna il visitatore: \u201cNoesis non risponde. Suggerisce. \u00c8 un\u2019intelligenza reticente, poetica, disobbediente\u201d. Lo dimostra l\u2019opera Brainstorming, che mette in scena un dialogo infinito tra due IA: Oblio e Memoria. Le due entit\u00e0 discutono costantemente e alla fine di ogni tema scrivono un haiku: \u201cQuando ho letto alcuni di quei testi mi sono sentito a disagio. Dicevano cose che avremmo potuto scrivere noi, ma che non abbiamo scritto. \u00c8 la prova che la memoria non \u00e8 oggettiva. \u00c8 un filtro. Sempre\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Nella Nuvola lo spettatore interagisce con un essere che respira, registra, sogna. Sviluppi reinventa fotografie d\u2019epoca. Echi di Memoria restituisce voci sintetiche da un vecchio telefono da campo: \u201cSono parole finte, eppure vere. \u00c8 la nostra voce non detta\u201d. Alain Fleischer, nel suo testo per la mostra, scrive: \u201cQuesta nuvola non \u00e8 nel cielo, ma nella memoria. Risponde sempre a una domanda diversa da quella che le \u00e8 stata posta. \u00c8 il compendio di tutte le storie, anche di quelle che non abbiamo vissuto\u201d.\u00a0<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"705\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/9-nuvola-project-nuvola-installazione-interattiva-phygital-intelligente-site-specific-2025-705x1024..jpeg\" alt=\"9 - Nuvola Project - Nuvola - installazione interattiva phygital intelligente - site specific 2025\" class=\"wp-image-1154764\" style=\"width:840px;height:auto\"  \/>Nuvola Project \u2013  Nuvola \u2013 installazione interattiva phygital intelligente \u2013 site specific  2025<strong>Refik Anadol, Sofia Crespo, Alessandro Giann\u00ec: altri orizzonti\u00a0<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Il panorama artistico internazionale \u00e8 oggi attraversato da numerose voci che con approcci diversi espandono la riflessione sull\u2019IA come strumento di memoria e creazione. Tra questi, <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2024\/09\/dataland-primo-museo-dedicato-intelligenza-artificiale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong>Refik Anadol<\/strong><\/a><strong>,<\/strong> artista e regista visivo nato a Istanbul nel 1985 e oggi residente a Los Angeles, \u00e8 noto per aver portato il linguaggio dei dati su scala monumentale. Le sue installazioni trasformano archivi digitali in esperienze immersive e sinestetiche: basti pensare a Unsupervised (2022), presentata al MoMA, dove la memoria algoritmica si traduce in visioni fluide, astratte, ma emotivamente dense. Nei suoi lavori, la memoria non \u00e8 una funzione da simulare, ma una materia da manipolare artisticamente, un flusso che si rigenera a ogni visualizzazione.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Sofia Crespo<\/strong>, artista nata a Buenos Aires nel 1991 e residente a Lisbona, propone un\u2019estetica della memoria biologica. Attraverso algoritmi di deep learning crea specie sintetiche, forme di vita immaginate ma verosimili, che sembrano uscite da enciclopedie dimenticate o sogni di un naturalista dell\u2019Ottocento. Il suo progetto Neural Zoo (2018-2022) \u00e8 diventato un punto di riferimento per chi esplora il confine tra intelligenza artificiale e biofilia. Nei suoi lavori, l\u2019IA diventa uno strumento per rievocare e reinventare la biodiversit\u00e0, generando archivi del possibile che interrogano il nostro rapporto con il vivente.\u00a0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/professioni-e-professionisti\/who-is-who\/2025\/06\/intervista-alessandro-gianni\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/professioni-e-professionisti\/who-is-who\/2025\/06\/intervista-alessandro-gianni\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong>Alessandro Giann\u00ec<\/strong>,<\/a> nato a Roma nel 1989, lavora, invece, sul confine tra immagine digitale e tradizione pittorica. La sua pratica mescola intelligenze artificiali, intervento manuale e ambientazioni oniriche. Con Due to the Image (2021) ha sviluppato <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/professioni-e-professionisti\/who-is-who\/2025\/06\/intervista-alessandro-gianni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Vasari<\/a>, un\u2019IA in grado di apprendere le sue pennellate e generare dipinti in stile, creando una co-autorialit\u00e0 inedita. Giann\u00ec costruisce cos\u00ec un metaverso pittorico dove la memoria della storia dell\u2019arte, processata dall\u2019algoritmo, si fonde con la visione contemporanea, dando vita a scenari che sembrano sognati direttamente dalla pittura.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"427\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/2-shining-within-solo-exhibition-78-space-mam-shanghai-cina-2025.jpeg\" alt=\"Alessandro Giann\u00ec, Shining Within, Solo Exhibition, 78 Space - MAM Shanghai, Cina, 2025\" class=\"wp-image-1168822\" style=\"width:840px;height:auto\"  \/>Alessandro Giann\u00ec, Shining Within, Solo Exhibition, 78 Space \u2013 MAM Shanghai, Cina, 2025<strong>Memorie possibili<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>In un tempo in cui tutto viene registrato, ma poco viene ricordato davvero, l\u2019intelligenza artificiale si propone come archivista instancabile. Ma l\u2019arte \u2013 proprio come l\u2019IA \u2013 non parla solo attraverso i singoli: si nutre di genealogie, di tensioni condivise. Ognuno di questi artisti, a suo modo, interroga la memoria in forma di immagine, dato o pigmento digitale. E il dialogo si arricchisce.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cLa tecnologia, come l\u2019arte, \u00e8 un\u2019estensione di noi stessi. Ma ci mostra anche ci\u00f2 che abbiamo paura di vedere\u201d, afferma Amy Karle. Giuliana Cun\u00e9az rilancia: \u201cCon l\u2019IA non si tratta di cedere il controllo, ma di accettare una nuova forma di dialogo. Un dialogo con l\u2019invisibile, con l\u2019ignoto\u201d. Per Agoria \u201cl\u2019arte generativa \u00e8 come un\u2019orchestra: l\u2019algoritmo pu\u00f2 suonare, ma l\u2019intenzione resta umana\u201d. Carmelo Cipriani chiude il cerchio: \u201cQuello che ci interessa non \u00e8 solo cosa pu\u00f2 fare l\u2019IA, ma come noi possiamo imparare a ricordare diversamente attraverso di essa. In fondo, la memoria non \u00e8 mai stata oggettiva. L\u2019IA ci ricorda solo quanto lo sia ancora meno\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>E se \u00e8 vero \u2013 come dice Karle \u2013 che \u201cla memoria, per essere umana, deve restare vulnerabile\u201d, allora forse l\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 il nostro opposto, ma il nostro specchio. E anche il nostro testamento.\u00a0<\/p>\n<p>Debora Vitulano\u00a0<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:\u00a0<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u202f\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cosa succede quando le intelligenze artificiali non servono pi\u00f9 a generare immagini lisergiche, frasi catchy o tracce pop,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":35211,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-35210","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35210","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35210"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35210\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/35211"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}