{"id":354345,"date":"2026-02-15T09:57:09","date_gmt":"2026-02-15T09:57:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/354345\/"},"modified":"2026-02-15T09:57:09","modified_gmt":"2026-02-15T09:57:09","slug":"salvatore-adamo-mio-papa-minatore-in-belgio-ci-chiamavano-maccaroni-la-rai-mi-scarto-per-la-voce-dissero-che-era-sgradevole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/354345\/","title":{"rendered":"Salvatore Adamo: \u00abMio pap\u00e0 minatore in Belgio, ci chiamavano maccaroni. La Rai mi scart\u00f2 per la voce: dissero che era sgradevole\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Paolo Valentino<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il cantautore da 100 milioni di dischi<\/p>\n<p>: \u00abCon la principessa Paola non ci fu nessun flirt. Il rimpianto? La morte di Buzzati: avevamo un progetto insieme\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/spettacoli\/08_maggio_04\/fegiz_bf0b8152-19be-11dd-ab0f-00144f486ba6.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Salvatore Adamo<\/a> mi riceve nel suo bell\u2019appartamento alle spalle degli Champs-Elys\u00e9es pieno di dipinti e trofei.<a href=\"https:\/\/palermo.corriere.it\/notizie\/cultura-e-tempo-libero\/15_aprile_03\/salvatore-adamo-chansonnier-scrittore-romanzi-ca3f09b0-d9f9-11e4-8a12-8efe0170a098.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Ha 82 anni.<\/a> Ha venduto 100 milioni di dischi. Ha composto e cantato le sue canzoni in francese, italiano, spagnolo, tedesco, portoghese, turco. <a href=\"https:\/\/video.corriere.it\/cantante-un-interpretazione-1972-tombe-neige-cade-neve\/0788d5a2-1928-11dd-8268-00144f486ba6\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Vero menestrello degli anni Sessanta e Settanta, Adamo canta ancora.<\/a> Il suo ultimo album, des n\u00e8fles et des groseilles&#8230;, nespole e ribes, ha 25 titoli originali, fra i quali Migrant, dedicato ai migranti come lui: \u00ab<b>Respinti dagli uni, ignorati dagli altri<\/b>\u00bb. Ma tutto \u00e8 iniziato in Sicilia.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei nasce a Comiso il 1\u00b0 novembre 1943. A 4 anni con mamma Concetta segue suo padre Antonio a Jemappes, in Vallonia, dove lui aveva trovato lavoro come minatore. Sono gli anni difficili del Dopoguerra, un minatore italiano poteva venire in Belgio per ogni tonnellata di carbone venduta all\u2019Italia. Come li ricorda?<\/b>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abA quell\u2019et\u00e0 non mi rendevo conto delle difficolt\u00e0, della miseria, della fatica dei miei genitori. Solo dopo ne ho avuto consapevolezza. Ero felice di averli vicini. Ricordo la traversata dello Stretto di Messina, su un traghetto che a me sembrava sterminato. Ricordo pap\u00e0 e mamma che mi tenevano per mano. Avevano ventisette anni lui, uno di meno lei, stavano lasciando il sole e la luce del Sud per la nebbia, il vento e la neve in cambio di una nuova dignit\u00e0, che a quei tempi la Sicilia non garantiva. Mio padre scavava i pozzi, aveva iniziato a lavorare a 13 anni, ma dopo la guerra lavoro non ce n\u2019era pi\u00f9. Ma per me contavano solo tenerezza e amore\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abPer tre anni siamo vissuti in una citt\u00e0 di baracche, senza riscaldamento, insieme a operai e minatori italiani, alcuni polacchi e anche un algerino, Barak, che mi aiutava nei compiti perch\u00e9 parlava francese. Un giorno venne la polizia a prenderlo, perch\u00e9 non aveva ottenuto il permesso di soggiorno. Non ho pi\u00f9 saputo nulla di lui. Il villaggio era attaccato alla miniera, dove pap\u00e0 lavorava a 800 metri di profondit\u00e0. E c\u2019era una campana che suonava troppo spesso, per annunciare un incidente. Quando ne sentivamo i rintocchi, le famiglie si radunavano subito in trepidazione, per sapere quante fossero le vittime e a chi era toccato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quanto ha inciso nella sua vita personale e artistica l\u2019infanzia da emigrante?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa vita di mio padre mi ha messo su dei binari che non si lasciano mai: la solidariet\u00e0, la compassione, la dignit\u00e0 del lavoro. E sono cose che ho voluto cantare\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Erano discriminati gli italiani in Belgio?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abC\u2019era chi ci chiamava maccaroni. Io a scuola non mi sono mai sentito discriminato. Ma non c\u2019\u00e8 dubbio che in Belgio c\u2019erano forti pregiudizi: ci consideravano ladri, approfittatori, gente che rubava il lavoro e le donne degli altri. Poi per\u00f2 \u00e8 successo Marcinelle&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Otto agosto 1956, incendio in miniera, 262 morti, 136 erano italiani. La ricorda?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abCerto. Avevo 13 anni. Mio padre aveva lasciato la miniera nel 1952 dopo un incidente, che gli era costato un anno di convalescenza. Era andato a lavorare in una fabbrica di tubi. In verit\u00e0, disgrazie minerarie c\u2019erano gi\u00e0 state: 15 morti in un posto, 10 in un altro. Ma Marcinelle fu spaventosa, fece emergere la totale insicurezza e le condizioni disumane in cui lavoravano i minatori. Paradossalmente ebbe alcune conseguenze positive: c\u2019erano anche decine di operai belgi tra i morti, il dolore ci coinvolse tutti. Penso che da quel momento gli italiani in Belgio vennero considerati con pi\u00f9 rispetto e anche con un po\u2019 di ammirazione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Torniamo a Jemappes, come arriv\u00f2 alla musica?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa musica era molto presente in casa, mio padre era fanatico della lirica e della canzone napoletana. Mia madre intonava le nenie siciliane, cantilenanti, a lei e alle sue intonazioni devo la mia maniera di cantare, con un po\u2019 di lamento. Cade la neve, uno dei miei pezzi pi\u00f9 conosciuti, \u00e8 una melodia in minore alla siciliana. Nella nostra baracca vivevano anche altri italiani, mia madre cucinava e faceva il bucato anche per loro. La sera sentivamo tutti la radio italiana sulle onde corte: il Festival di Sanremo, quello della Canzone napoletana. Imparavo tutte le canzoni a memoria. A 13 anni mia madre mi vide di nascosto mentre davanti allo specchio, con una scopa, imitavo Elvis Presley. Non disse nulla. Scrisse a suo padre e un mese dopo uno zio che tornava dalla Sicilia mi port\u00f2 una chitarra, regalo di mio nonno. Con quella chitarra ho iniziato a strimpellare, ma non ho mai preso lezioni di musica, costavano troppo. Sono autodidatta. Non scrivo e non leggo veramente la musica\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa memoria. Incido la melodia che mi viene in testa. Allora lo facevo sul magnetofono Geloso, ora lo faccio sul cellulare. Le canzoni mi cercano, specie di notte. Ancora oggi, registro uno o due pezzi di canzone al giorno. \u00c8 la parte di adolescenza o giovent\u00f9 che conservo. Jacques Brel diceva che \u201coccorre molto talento per essere vecchi senza diventare adulti\u201d. \u00c8 una frase che ho fatto mia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quale fu il debutto? \u00c8 vero che il suo primo premio fu della cioccolata?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abC\u2019era un concorso per voci nuove a Cond\u00e9-sur-l\u2019Escaut, vicino alla frontiera francese. Andammo in bici, con un amico, costeggiando il canale che legava quella cittadina a Mons, senza dire nulla ai miei. Cantai L\u2019amore \u00e8 un mazzetto di viole, un pezzo di Luis Mariano, cantante e attore franco spagnolo molto popolare all\u2019epoca. Ho vinto e mi diedero in premio due chili di cioccolata. Quando sono arrivato a casa i miei genitori non mi hanno creduto, pensavano l\u2019avessi rubata. No, urlai, l\u2019ho vinta onestamente cantando\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il successo arriva nel 1963 con \u00abSans toi ma \u2018mie\u00bb, Sei qui con me in italiano: \u00abAscolta i nostri cuori\/ ascolta come cantano\/ si sono ritrovati\/ di tanta gioia piangono\u00bb. Come and\u00f2?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abDevo andare un po\u2019 indietro. Avevo iniziato a partecipare ai concorsi nei paesini della Vallonia. Poi, nel dicembre 1959, senza dirlo a mio padre che non era favorevole, ma spinto dagli amici, andai a Mons per presentarmi a un concorso radiofonico di Radio Lussemburgo. Fui eliminato alla preselezione, ma un giurato che mi aveva sentito sostenne che era un errore. Venni ripescato e arrivai alla finale di Parigi dove ho vinto con voto unanime della giuria. La serata and\u00f2 in onda alla radio due settimane dopo, il 14 febbraio. Per i miei genitori, che non sapevano e la ascoltarono con me, fu una sorpresa. Sull\u2019onda di quella vittoria incisi quattro 45 giri, ma passarono tutti inosservati. Pensavo di smettere. Fu pap\u00e0 invece a dirmi: ora so come ti guadagnerai da vivere. Prese in mano la mia carriera. Mi aiut\u00f2 a parlare con le case discografiche. E poi nel 1963 venne il successo di Sei qui con me: sei mesi in testa alle hit parade francese e belga\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il resto \u00e8 storia. La consacrazione all\u2019Olympia nel 1965, i primi posti delle classifiche, le tourn\u00e9e all\u2019estero. Cantante pi\u00f9 popolare in Francia nel 1966 e 1967 secondo la rivista \u00abSalut les copains\u00bb, quello che vende pi\u00f9 dischi in Francia e Belgio dal 1966 al 1969. In Italia ci vollero per\u00f2 alcuni anni prima che lei sfondasse, perch\u00e9?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00ab\u00c8 vero, ci volle la consacrazione a Parigi. C\u2019era una commissione alla Rai, che valutava i cantanti e decideva chi potesse andare in onda e chi no. Io venni scartato per \u201cvoce sgradevole\u201d. Ora, avevo una voce androgina, \u201crauca e vellutata\u201d ha detto qualcuno, sicuramente particolare. Ma sgradevole proprio non direi. Poi per\u00f2 nel 1966, il successo in Francia e Belgio convinse le case discografiche a far pressione e anche la Rai per fortuna cambi\u00f2 idea\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cantavamo a memoria \u00abLa Notte\u00bb: \u00abIl giorno posso non pensarti\/la notte maledico te\/E quando infine spunta l\u2019alba\/c\u2019\u00e8 solo vuoto intorno a me\/ La notte mi fai impazzire\u00bb. E poi \u00abCade la neve\u00bb, \u00abAmo\u00bb, \u00abLei\u00bb, \u00abIl nostro romanzo\u00bb, \u00abInsieme\u00bb, \u00abPerduto amore\u00bb, che molti anni dopo ispir\u00f2 un film di Franco Battiato. Nel 1968 vince il Festivalbar con \u00abAffido una lacrima al vento\u00bb. Ma prima, nel 1965, lei incide \u00abDolce Paola\u00bb: \u00abPaola, dolce Paola, in un mio sogno mi sono permesso\/Paola, la mano tremante ho sfiorato il suo viso\/gli ho colto un sorriso\u00bb. Paola era Paola di Liegi, italiana, allora principessa e futura regina del Belgio. Le venne attribuito un flirt con lei.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abFu un suo collega italiano, non ricordo se di Oggi o Gente, a inventarsi di sana pianta un articolo dal titolo \u201cAdamo fa cantare Dolce Paola a tutto il Belgio\u201d. Ma io non avevo mai incontrato la principessa e soprattutto quando usc\u00ec il pezzo non avevo scritto alcuna canzone. Qualche tempo dopo fui invitato a Bruxelles a un evento per i cento anni della Croce Rossa, di cui era presidente il Principe Alberto, marito di Paola. Ci fu un concerto allo Stadio Heysel, dove cantai cinque canzoni alla presenza della famiglia reale, che dopo offr\u00ec un ricevimento a Palazzo. Quando andai a stringere loro la mano, fu la principessa Paola a dirmi divertita: \u201cHo letto che lei ha scritto una canzone su di me\u201d. Risposi che non mi sarei mai permesso senza il suo accordo. Lei rispose: \u201cSe sar\u00e0 cos\u00ec bella come Sei qui con me, perch\u00e9 no?\u201d. Per me fu come un contratto morale. Cos\u00ec la composi, il titolo me lo aveva dato il giornalista italiano. E fu un altro successo. I media si scatenarono. Vennero scritte cose incredibili, pezzi che descrivevano noi due a passeggio mano nella mano. Tutto inventato. Ma vennero riprese anche da giornali seri, come Die Welt in Germania\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ammetta che lei era un po\u2019 innamorato della bellissima principessa.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abEra una figura affascinante. Ma sono sempre stato consapevole dei miei limiti. Non ho mai passato un minuto con lei fuori da circostanze ufficiali. Una volta a un pranzo con cinquanta persone al Casino di Knokke, ero seduto accanto a lei. Mi sono reso conto della sua voglia di fantasia, usava un linguaggio molto giovanile e un po\u2019 irriverente, poi quando si accorgeva che qualcun altro l\u2019ascoltava, tornava a un eloquio pi\u00f9 formale. Nel 2020, era gi\u00e0 regina, avevamo organizzato per maggio una cena a casa mia insieme a Re Alberto e al Presidente del Senato. Ma l\u2019abbiamo dovuto annullare per il Covid\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Negli anni della protesta giovanile lei s\u2019impone con uno stile melodico e sentimentale, mentre infuriano il beat e le canzoni di protesta. Era in controtendenza, stava lontano dalla realt\u00e0?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00ab\u00c8 vero solo in parte. Quella di menestrello era la parte preferita dal pubblico. Ma nei miei album c\u2019erano sempre due o tre pezzi se non impegnati sicuramente \u201cconcern\u00e9\u201d, preoccupati. Ho scritto almeno 100 canzoni di questo genere. E poi nel 1967 avevo inciso Inch\u2019Allah\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Un grande successo, ma fu proibita nei Paesi arabi perch\u00e9 considerata una canzone filoisraeliana.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abInvece era un testo che denunciava l\u2019assurdit\u00e0 di tutti i conflitti e richiamava alla pace universale. L\u2019ho scritto nell\u2019ottobre del 1976, mesi prima che scoppiasse la Guerra dei Sei giorni. Dovetti annullare i concerti in Marocco, Tunisia, Libano. \u00c8 vero per\u00f2 che dal 1983 ho cambiato il testo, per esempio la frase \u201cIn Israele ci sono bambini che tremano\u201d ora \u00e8 \u201cIn Palestina e Israele ci sono bambini che tremano\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il nostro Dino Buzzati voleva farle musicare il suo \u00abPoema a fumetti\u00bb: \u00abMagari potessi offrirle le parole per una bella invenzione\u00bb, le scrisse confessandole di aver \u00abascoltato decine di volte un disco suo (grande) con grande piacere, e commozione. Per la musica, la voce, l\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abUn grande rimpianto. Lo incontrai a Milano, eravamo d\u2019accordo, bastava solo la musica. I testi erano perfetti. Purtroppo, \u00e8 morto poco dopo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Fran\u00e7oise Sagan raccontava che in auto ascoltava Schuman, Schubert e Adamo. Leopold Senghor, poeta e presidente del Senegal, quando la incontr\u00f2 si disse \u00abfelice di parlare da poeta a poeta\u00bb. L\u2019hanno citata nei loro romanzi Skarmeta e Murakami. Nanni Moretti ha inserito la canzone \u00abLei\u00bb nella scena finale di \u00abEcce Bombo\u00bb e l\u2019ha cantata ne \u00abIl Caimano\u00bb. Jacques Brel e George Brassens erano suoi estimatori. Perch\u00e9 intellettuali e artisti sono stati cos\u00ec attratti da lei?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abPenso di aver sempre conservato un po\u2019 di candore. Sono un ingenuo lucido e forse questi giganti lo hanno captato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Da figlio di emigranti cosa pensa e prova di fronte al fenomeno odierno delle migrazioni?<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abHo scritto una canzone che si chiama Migrant, \u00e8 nell\u2019ultimo disco. Quando la canto sul palco, lo faccio a malincuore, trovo imbarazzante essere applaudito parlando di una cosa cos\u00ec drammatica. Penso che un po\u2019 tutti in Europa abbiamo perso empatia e comprensione. Non capisco come figli e discendenti di migranti votino per partiti politici che vogliono cacciarli via. La linea dura dell\u2019esclusione non mi piace\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abCi penso. So che sono pi\u00f9 vicino alla fine che all\u2019inizio. Pensavo di frenare un po\u2019 il lavoro, ma scrivere canzoni e cantarle non \u00e8 come lavorare. Sul palco mi sento vivo. So che forse un giorno o l\u2019altro diventer\u00e0 penoso ascoltarmi. Conto sulla mia famiglia, per dirmelo con sincerit\u00e0. Ma per il momento, andiamo avanti. Il 22 marzo sono all\u2019Olympia, viene a sentirmi?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-02-15T07:34:26+01:00\">15 febbraio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Paolo Valentino Il cantautore da 100 milioni di dischi : \u00abCon la principessa Paola non ci 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