{"id":355783,"date":"2026-02-16T09:54:22","date_gmt":"2026-02-16T09:54:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/355783\/"},"modified":"2026-02-16T09:54:22","modified_gmt":"2026-02-16T09:54:22","slug":"gli-eurobond-salva-europa-il-giornale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/355783\/","title":{"rendered":"Gli eurobond salva-Europa &#8211; il Giornale"},"content":{"rendered":"<p>Se l&#8217;Europa voleva un brusco risveglio geopolitico, lo ha avuto. Le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz a cavallo del weekend hanno certificato una crepa con Washington che fino a pochi mesi fa sarebbe stata impensabile. Non una divergenza tattica, ma una distanza strategica. Il messaggio \u00e8 semplice: l&#8217;ombrello americano non \u00e8 pi\u00f9 un automatismo.<\/p>\n<p>Ma attenzione alle illusioni. Gli strappi verbali fanno rumore, non necessariamente storia. L&#8217;Occidente non pu\u00f2 permettersi una rottura strutturale tra Europa e Stati Uniti. L&#8217;Alleanza atlantica resta un pilastro, per ragioni militari, industriali, finanziarie. Cambier\u00e0 l&#8217;equilibrio, non il legame. Pi\u00f9 autonomia europea, s\u00ec. Separazione, no. Sarebbe un suicidio reciproco. Il punto, semmai, \u00e8 un altro: se la protezione americana non \u00e8 pi\u00f9 scontata, non pu\u00f2 esserlo nemmeno la dipendenza finanziaria. L&#8217;Europa deve imparare a finanziarsi da sola. Non \u00e8 ideologia: \u00e8 aritmetica.<\/p>\n<p>Mario Draghi ed Enrico Letta lo hanno detto con toni diversi, ma convergenti: senza un salto negli investimenti comuni, l&#8217;Unione \u00e8 destinata al declino. Competitivit\u00e0, tecnologia, difesa: tre parole che oggi significano una sola cosa: denaro. Molto denaro. Subito. Alla fine del 2024 Draghi stimava un fabbisogno di 800 miliardi l&#8217;anno. Dodici mesi dopo, includendo stabilmente la difesa, la cifra \u00e8 salita a 1.200 miliardi. Non \u00e8 un dettaglio tecnico: \u00e8 la misura del ritardo europeo. Del resto, il confronto \u00e8 impietoso. Gli Stati Uniti hanno potuto mobilitare centinaia di miliardi con l&#8217;Inflation Reduction Act, poi correggere la rotta con il ritorno di <a data-autogenerated=\"yes\" data-datalayer-click-event-target=\"internal\" href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/persone\/donald-trump-131539.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Donald Trump<\/a>. Possono accelerare o frenare perch\u00e9 hanno un bilancio federale vero. Possono decidere. L&#8217;Europa, invece, negozia tra ventisette capitali. E qui entra il nodo politico: gli eurobond.<\/p>\n<p>La Germania, per la sola transizione climatica, stima un fabbisogno di oltre 13mila miliardi entro il 2050. Ha creato fondi nazionali, mobilitato risorse domestiche, sostenuto la propria industria con aiuti di Stato massicci. Tutto legittimo. Ma tutto nazionale. Quando per\u00f2 si parla di rendere strutturale il debito comune europeo, Berlino dice no. Niente mutualizzazione permanente, niente salto federale. La ragione non \u00e8 morale, \u00e8 politica. Un grande piano europeo finanziato con eurobond livellerebbe il campo di gioco. Ridurrebbe il vantaggio competitivo di chi, come la Germania, dispone di maggiore spazio fiscale. Redistribuirebbe potere, non solo risorse. Eppure, senza eurobond non c&#8217;\u00e8 salto di scala. Non c&#8217;\u00e8 difesa comune credibile. Non c&#8217;\u00e8 politica industriale europea degna di questo nome. C&#8217;\u00e8 soltanto una somma di bilanci nazionali di fronte a un fabbisogno che supera mille miliardi l&#8217;anno. L&#8217;esperienza di Next Generation EU per battere il Covid lo ha dimostrato: il debito comune funziona. I mercati hanno risposto, i tassi sono rimasti sostenibili, la disciplina fiscale non \u00e8 evaporata. Per la prima volta l&#8217;Europa ha agito come soggetto unitario.<\/p>\n<p>In questo scenario, l&#8217;Italia ha il dovere di tifare per gli eurobond. Non per spirito assistenziale. Non per chiedere sconti. Ma per interesse nazionale. Con un debito pubblico tanto elevato, Roma non pu\u00f2 finanziare da sola la transizione tecnologica, la difesa, l&#8217;energia, senza comprimere crescita e welfare. Una pianificazione finanziaria europea ridurrebbe la frammentazione, abbasserebbe il costo medio dei prestiti e amplierebbe lo spazio per investimenti strategici. Senza uno strumento comune, il rischio \u00e8 chiaro: i Paesi con pi\u00f9 margine fiscale faranno politica industriale aggressiva; gli altri inseguiranno, indebitandosi a caro prezzo o tagliando altrove. Il mercato unico si deformerebbe dall&#8217;interno.<\/p>\n<p>\u00c8 vero: oggi il governo italiano mantiene una posizione prudente, anche per preservare l&#8217;asse con Berlino. Ma la prudenza non pu\u00f2 diventare subalternit\u00e0 strategica. Se l&#8217;Europa deve rafforzarsi in un mondo di blocchi continentali, deve farlo insieme. Gli eurobond non sono un favore al Sud. Sono un&#8217;assicurazione collettiva per l&#8217;intera Eurozona. Senza un vero mercato dei capitali integrato e senza un titolo europeo di riferimento, l&#8217;Unione rester\u00e0 un gigante regolatorio e un nano geopolitico.<\/p>\n<p>La Germania ha tutto il diritto di difendere i propri interessi nazionali. Ma dovrebbe evitare di travestire una scelta di convenienza da catechismo di virt\u00f9 fiscale. La storia europea insegna che a Berlino il rigore \u00e8 spesso una funzione delle condizioni economiche. Quando l&#8217;equilibrio si incrina, le certezze diventano improvvisamente flessibili. E se la locomotiva dovesse rallentare ulteriormente, se il margine fiscale si assottigliasse, se i mercati iniziassero a prezzare diversamente il rischio tedesco, l&#8217;ortodossia tedesca sugli eurobond perderebbe rapidamente la sua aura morale. E ci\u00f2 che oggi a Berlino \u00e8 dipinto come azzardo diventerebbe, con disinvoltura, pragmatismo europeo.<\/p>\n<p>Quanto alla crepa con Washington, conviene non farsi sedurre dalla retorica. L&#8217;Alleanza atlantica non si scioglier\u00e0: \u00e8 troppo profonda sul piano militare, industriale, tecnologico. Ma cambier\u00e0 natura.\n<\/p>\n<p> Meno protezione automatica, pi\u00f9 oneri condivisi. Meno delega, pi\u00f9 responsabilit\u00e0 europea. E la responsabilit\u00e0, in politica, ha sempre un prezzo. Si chiama capacit\u00e0 fiscale. Si chiama mercato dei capitali integrato. Si chiama debito comune. Si chiama eurobond.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se l&#8217;Europa voleva un brusco risveglio geopolitico, lo ha avuto. 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