{"id":356592,"date":"2026-02-16T21:36:14","date_gmt":"2026-02-16T21:36:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/356592\/"},"modified":"2026-02-16T21:36:14","modified_gmt":"2026-02-16T21:36:14","slug":"in-4-anni-di-guerra-la-russia-ha-ricavato-piu-di-mille-miliardi-dal-gas-petrolio-e-carbone-il-contributo-dellitalia-chi-compra-ancora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/356592\/","title":{"rendered":"In 4 anni di guerra la Russia ha ricavato pi\u00f9 di mille miliardi dal gas, petrolio e carbone: il contributo dell\u2019Italia. Chi compra ancora?"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Stefano Agnoli<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Nonostante le sanzioni, il Cremlino ha continuato ad incassare cifre significative grazie alla riallocazione dei flussi verso Asia e Medio Oriente e all\u2019uso di intermediari non sanzionati<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abLa guerra \u00e8 la pi\u00f9 costosa delle follie\u00bb. La frase viene attribuita a <b>Adam Smith<\/b>, l\u2019autore della \u00abRicchezza delle Nazioni\u00bb, e sebbene sia verosimilmente solo una parafrasi del suo pensiero resta attuale per tutti i conflitti, <b>invasione russa dell\u2019Ucraina<\/b> compresa. Per sostenere l\u2019aggressione &#8211; che il 24 febbraio arriver\u00e0 al traguardo dei quattro anni, pi\u00f9 a lungo quindi della durata della \u00abguerra patriottica\u00bb del 41-45 \u2013 Mosca ha dovuto trasformare la propria economia in un meccanismo di finanziamento permanente della guerra.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E secondo l\u2019analisi aggiornata del <b>Center for Research on Energy and Clean Air<\/b>, il centro di ricerca indipendente con sede in Finlandia, il cuore di questo meccanismo risiede nelle entrate energetiche, che malgrado le sanzioni, il price cap del G7 e restrizioni varie hanno portato alle casse del Cremlino pi\u00f9 di un trilione di euro dall\u2019avvio del conflitto. Per la precisione 1.019 miliardi di euro. Pi\u00f9 di 14 miliardi di euro solo lo scorso gennaio e 202 miliardi in tutto il 2025.<br \/>&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    La produzione russa<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Terzo produttore mondiale di <b>petrolio<\/b> e secondo di <b>gas naturale<\/b>, tra i primi sei al mondo per il <b>carbone <\/b>(di cui ha le seconde riserve globali), la Russia ha ricavato nei quattro anni dal 2022 circa 420 miliardi dal petrolio e altri 280 da prodotti petroliferi; 135 miliardi dal gas e altri 74 dall\u2019Lng (il gas liquefatto); dalla vendita di carbone ulteriori 109 miliardi.<br \/>Certo, l\u2019allocazione precisa e la contabilit\u00e0 delle risorse non \u00e8 un compito facile, e il Crea utilizza l\u2019incrocio di pi\u00f9 fonti e dati, da quelli per il traffico marino ricavati dall\u2019agenzia specializzata Kpler alle rilevazioni di Entsog (l\u2019associazione europea degli operatori del trasporto gas), fino ad Eurostat e alle agenzie doganali statali, unite alle stime sui prezzi effettivi di vendita dei diversi prodotti. Ne esce un quadro interessante, da cui emerge e si conferma il ruolo giocato dai singoli Paesi nell\u2019intricato scenario globale.<\/p>\n<p>    Incassi anche con le sanzioni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nonostante le contromisure internazionali, il Cremlino ha continuato ad incassare cifre significative grazie a tre fattori principali: la riallocazione dei flussi verso Asia e Medio Oriente, l\u2019uso di intermediari non sanzionati e una rete di operatori che non di rado consente di vendere il greggio a prezzi superiori al tetto teorico. Per non dimenticare, poi,<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/26_gennaio_07\/flotta-fantasma-russa-303ec69b-35ff-470c-90df-d535f8ec2xlk.shtml\" title=\"Cos\u2019\u00e8 la \u00abflotta fantasma russa\u00bb, che trasporta illegalmente petrolio e gas: \u00abIn azione tremila navi\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> la \u00abflotta ombra\u00bb messa solo di recente nel mirino della marina militare Usa <\/a>e vera e propria infrastruttura non convenzionale della guerra in Ucraina.<\/p>\n<p>    Chi compra pi\u00f9 petrolio e gas dalla Russia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ecco, quindi, che a valle delle rilevazioni i principali acquirenti di risorse energetiche russe si confermano di gran lunga <b>Cina<\/b>, <b>India<\/b> e <b>Turchia<\/b>, con acquisti complessivi che dall\u2019inizio dell\u2019invasione hanno totalizzato 584 miliardi di euro, il 57% del totale. Con una netta prevalenza di Pechino (301 miliardi, soprattutto petrolio e prodotti petroliferi), seguita dal subcontinente asiatico (165 miliardi, sempre greggio e prodotti) e da Ankara (121 miliardi). Ma mentre gli accordi annunciati qualche giorno fa da Trump e dal primo ministro indiano Narendra Modi contemplano uno scambio tra alleggerimento dei dazi Usa e una riduzione-cessazione degli acquisti di petrolio russo, per Pechino non risulta nulla di simile malgrado gli appelli in tal senso e in vista della visita del presidente Usa nella capitale cinese il prossimo aprile. Per la Cina, insomma, sembra restare valido quanto sostenuto dal presidente finlandese Alexander Stubb un paio di anni or sono: basterebbe una telefonata di Xi Jinping a Putin per fermare la guerra.<\/p>\n<p>    Gli acquisti europei<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ci\u00f2 che non pu\u00f2 non colpire, tuttavia, \u00e8 il contributo alle casse russe che la stessa<b> Europa<\/b> ha dato nel periodo preso in considerazione: ben 219 miliardi di euro di cui per\u00f2 150 miliardi concentrati a ridosso del 2022 e poi rapidamente calati. Ma senza azzerarsi: ancora nel 2025 risultano circa 16 miliardi di euro di acquisti e altri 1,2 miliardi nel primo scorcio 2026. Da rilevare in questo caso la persistenza dell\u2019Lng, proveniente dalla Siberia, che dai 16 miliardi di euro di acquisti del 2022 non \u00e8 mai sceso negli anni successivi sotto i 7 miliardi.<\/p>\n<p>    Il ruolo dell\u2019Italia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E l<b>\u2019Italia<\/b>? Dai tabulati Crea risulta tutto sommato un atteggiamento virtuoso: un totale di 19 miliardi di euro di beni energetici di provenienza russa concentrati soprattutto nel 2022 (16,2 miliardi), con una \u00abpunta\u00bb di 2 miliardi nel 2024. Ma mai del tutto azzerati: 200 milioni di euro di gas risultano approdati nella penisola lo scorso anno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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