{"id":35802,"date":"2025-08-08T16:07:09","date_gmt":"2025-08-08T16:07:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/35802\/"},"modified":"2025-08-08T16:07:09","modified_gmt":"2025-08-08T16:07:09","slug":"oriente-occidente-di-rampini-il-teorico-dei-dazi-nominato-da-trump-alla-fed-un-segnale-per-il-dollaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/35802\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Il teorico dei dazi nominato da Trump alla Fed: un segnale per il dollaro"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abHa 41 anni, credenziali accademiche impeccabili, e gode della massima fiducia di Donald Trump. \u00c8 l\u2019economista che difende la validit\u00e0 dei dazi doganali, con una teoria \u201ceretica\u201d. Si chiama <b>Stephen Miran<\/b> e ne sentiremo parlare nei prossimi quattro anni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cos\u00ec iniziava a gennaio <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/25_gennaio_14\/stephen-miran-d00a3c76-7fc7-49e1-b15d-918223bc9xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un mio ritratto di Miran<\/a>, uno dei <b>pi\u00f9 ascoltati fra i consiglieri del presidente<\/b>. Da allora non ha deluso le promesse di una carriera folgorante. Prima Trump lo ha nominato alla guida del Council of Economic Advisers, l\u2019organismo che fornisce alla Casa Bianca analisi e strategie di politica economica. Da ieri, Trump lo ha spostato in un ruolo perfino pi\u00f9 strategico: nominandolo in <b>un seggio vacante fra i governatori della Federal Reserve<\/b>. Per adesso si tratta di un ruolo ad interim, destinato a durare solo pochi mesi. A Washington per\u00f2 qualcuno pensa che sia <b>una tappa verso la successione al presidente<\/b> della banca centrale <b>Jerome Powell<\/b>, quando sar\u00e0 il momento. Non mi azzardo sulle previsioni. Di sicuro Miran va tenuto d\u2019occhio, per\u00f2: <b>sui dazi aveva previsto tutto ci\u00f2 che sta accadendo<\/b>. Tenerlo d\u2019occhio mi sembra un buon investimento.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 importante chiedersi cosa pu\u00f2 significare un\u2019influenza del \u00abMiran-pensiero\u00bb nella banca centrale pi\u00f9 potente del mondo: in particolare, quali conseguenze di lungo termine potrebbero verificarsi sulla <b>politica monetaria<\/b> e il <b>ruolo globale del dollaro<\/b>. Il nome di Miran infatti \u00e8 stato associato allo scenario di un \u00abaccordo di Mar-a-Lago\u00bb, cio\u00e8 una <b>manovra di svalutazione del dollaro<\/b> analoga a quelle che il presidente Ronald Reagan volle a met\u00e0 degli anni Ottanta (accordi del Plaza e del Louvre), con <b>conseguenze dirompenti<\/b> sulla competitivit\u00e0 dei maggiori partner (allora il Giappone e la Germania).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Miran non \u00e8 un outsider della professione, il suo curriculum \u00e8 dei pi\u00f9 tradizionali. Ha conseguito un Ph.D. (dottorato) all\u2019universit\u00e0 di <b>Harvard<\/b>, ha lavorato nei mercati finanziari, \u00e8 stato un ricercatore presso il think tank <b>Manhattan Institute<\/b>. Com\u2019\u00e8 noto, Trump non ascolta sempre i consiglieri. Per\u00f2 in Miran ha trovato un consigliere davvero \u00aborganico\u00bb, che teorizza la virt\u00f9 dei dazi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In uno scritto dell\u2019anno scorso che oggi appare \u00abprofetico\u00bb, Miran sostiene che <b>l\u2019economia americana trarrebbe vantaggio da un aumento generale delle tasse doganali<\/b> che le alzi a un livello medio compreso fra il 20% e il 50%. La teoria di Miran \u00e8 poco ortodossa per\u00f2 ha dei precedenti anche nel pensiero economico tradizionale. Il punto di partenza \u00e8 questo: il liberismo presuppone l\u2019esistenza di mercati perfetti, veramente concorrenziali, che non esistono nella realt\u00e0. Nel commercio fra nazioni, non ha senso applicare le categorie teoriche del liberismo quando la pi\u00f9 grande potenza industriale del pianeta, la Cina, \u00e8 retta da un sistema dirigista e statalista. Questo significa, tra l\u2019altro, che i suoi prodotti possono essere venduti in dumping, sottocosto, grazie a robusti sussidi e aiuti di Stato, se il governo comunista di Pechino persegue una strategia di conquista dei mercati esteri, dominio di interi settori, e distruzione della concorrenza. Tutta la teoria accademica \u00e8 inapplicabile a una situazione di questo tipo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul versante opposto, cio\u00e8 quello delle importazioni americane, Miran suggerisce di considerare gli Stati Uniti come una specie di <b>\u00abmonopsonio\u00bb<\/b>: orribile termine tecnico, \u00e8 l\u2019equivalente di un monopolio ma dal lato della domanda. Si ha  un monopsonio quando un <b>acquirente unico ha un tale potere contrattuale<\/b>, da poter imporre il prezzo delle merci che compra. L\u2019America si trova in una situazione abbastanza simile, perch\u00e9 importa tantissimo ed esporta molto meno. Quindi una <b>guerra dei dazi \u00e8 per definizione asimmetrica<\/b>: per quanto i paesi-bersaglio (Cina in testa) vogliano rispondere colpo su colpo, con ritorsioni e rappresaglie, l\u2019America \u00e8 in grado di infliggere danni molto superiori a quelli che subisce. Di conseguenza, i dazi americani verrebbero assorbiti dalle imprese cinesi, disposte a calare i loro prezzi pur di non soffrire perdite nelle quote di mercato Usa. Conclusione:<b> il consumatore americano non verrebbe impoverito dall\u2019inflazione<\/b>, e l\u2019America come nazione ci guadagnerebbe, incassando il gettito dei dazi che sono l\u2019equivalente di una tassa contro la Cina. Con grande beneficio per la finanza pubblica di Washington. Il <b>gettito dei dazi potrebbe servire a finanziare sgravi fiscali <\/b>a vantaggio degli americani, famiglie e imprese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul fronte monetario Miran guarda al precedente di Reagan, che dovette misurarsi col problema di un <b>dollaro sopravvalutato<\/b>. Quarant\u2019anni fa quel presidente repubblicano orchestr\u00f2 tra le potenze economiche di allora (la Cina era ancora molto povera e marginale) due accordi monetari, siglati il primo all\u2019hotel Plaza di New York nel 1985, il secondo nel 1987 a Parigi nell\u2019ala del museo Louvre che allora era la sede del ministero delle Finanze. I due accordi del Plaza e del Louvre, cos\u00ec battezzati, ebbero l\u2019effetto desiderato. La cooperazione fra le banche centrali ridusse la sopravvalutazione del dollaro e l\u2019America ne ricav\u00f2 un miglioramento della sua competitivit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Miran in passato ha mostrato di pensare che sia possibile \u00abrifare\u00bb <b>un\u2019operazione del tipo Plaza-Louvre<\/b>, per rimediare alla forza eccessiva del dollaro. C\u2019\u00e8 una difficolt\u00e0. Allora quegli accordi vennero raggiunti fra paesi che erano rivali soltanto sul terreno economico (soprattutto Giappone e Germania erano due concorrenti temibili) ma erano alleati politicamente, e militarmente bisognosi della protezione americana durante la guerra fredda. Quindi i firmatari degli accordi Plaza-Louvre erano ben pi\u00f9 malleabili rispetto alla <b>Cina di Xi Jinping<\/b>, una superpotenza rivale non solo nell\u2019ambito commerciale ma anche nella sfera geopolitica e strategica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Miran ha una risposta a questa obiezione, ecco cos\u2019ha scritto: \u00abDopo una serie di dazi punitivi i partner europei e anche la Cina saranno pi\u00f9 disponibili a raggiungere un accordo sulle monete, in cambio di una successiva riduzione degli stessi dazi\u00bb. Un\u2019altra misura che ha preso in considerazione il consigliere di Trump, \u00e8 mettere una<b> tassa sugli acquisti di Buoni del Tesoro Usa da parte degli stranieri<\/b>. E tanto peggio, o tanto meglio, se questo dissuade gli stranieri dal finanziare il debito pubblico Usa: in quel ruolo pu\u00f2 subentrare la <b>Federal Reserve<\/b> con la sua capacit\u00e0 illimitata di stampare moneta. Un\u2019altra minaccia potenziale nella mani di Washington, \u00e8 una dichiarazione formale del Congresso e della Casa Bianca che denunci una \u00absvalutazione competitiva\u00bb del renminbi, cio\u00e8 una concorrenza sleale attraverso la moneta: un gesto che preluderebbe a ulteriori sanzioni economiche contro Pechino.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ora che Miran ha messo un piede dentro la banca centrale, vi suggerisco di leggere questo suo intervento pubblico dell\u2019aprile scorso, tuttora in bella vista sul sito della Casa Bianca. \u00c8 un po\u2019 lungo ma \u00e8 un investimento sicuro come lettura per le vostre vacanze. Serve a capire che dietro la strategia dei dazi c\u2019\u00e8 un pensiero forte, giusto o sbagliato che sia. Ridurre il trumpismo a una caricatura grottesca finora \u00e8 servito a poco, anzi ha contribuito ad uno shock da impreparazione in molti paesi partner. Fra l\u2019altro in questo testo di aprile c\u2019era gi\u00e0 uno scenario sui dazi molto simile al punto di approdo raggiunto in questi giorni con gli accordi Usa-UE, Usa-Giappone e altri. Eccovi Miran:<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abOggi vorrei parlare della fornitura, da parte degli Stati Uniti, di ci\u00f2 che gli economisti chiamano \u201cbeni pubblici globali\u201d per l\u2019intero pianeta. Primo: gli Stati Uniti offrono un ombrello di sicurezza che ha creato l\u2019era di pace pi\u00f9 lunga che l\u2019umanit\u00e0 abbia mai conosciuto. Secondo: gli Stati Uniti forniscono il dollaro e i titoli del Tesoro, attivit\u00e0 di riserva che rendono possibile il sistema commerciale e finanziario globale che ha sostenuto l\u2019epoca di prosperit\u00e0 pi\u00f9 grande che l\u2019umanit\u00e0 abbia mai conosciuto. Entrambi questi servizi sono costosi da fornire. Sul fronte della difesa, i nostri uomini e le nostre donne in uniforme affrontano rischi eroici per rendere pi\u00f9 sicuri la nostra nazione e il mondo, preservando le nostre libert\u00e0 generazione dopo generazione. E noi tassiamo pesantemente gli americani che lavorano sodo per finanziare la sicurezza globale. Sul fronte finanziario, la funzione di riserva del dollaro ha provocato distorsioni valutarie persistenti e ha contribuito, insieme alle barriere commerciali sleali di altri Paesi, a deficit commerciali insostenibili. Questi deficit hanno decimato il nostro settore manifatturiero e molte famiglie della classe operaia e le loro comunit\u00e0, per facilitare il commercio tra soggetti non americani.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per \u201cvaluta di riserva\u201d intendo tutte le funzioni internazionali del dollaro, compresi i risparmi privati e il commercio. Ho spesso usato l\u2019esempio di due soggetti privati in due Paesi stranieri distinti che commerciano tra loro: di solito la transazione \u00e8 denominata in dollari, grazie allo status americano di fornitore della valuta di riserva. Quel commercio comporta risparmi detenuti in titoli denominati in dollari, spesso titoli del Tesoro. In conseguenza di tutto ci\u00f2, gli americani hanno pagato la pace e la prosperit\u00e0 non solo per s\u00e9 stessi, ma anche per i non americani. \u2026<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Immaginiamo due paesi stranieri, ad esempio <b>Cina e Brasile<\/b>, che commerciano tra loro. Nessuno dei due ha una valuta affidabile, liquida e convertibile, il che rende difficile commerciare reciprocamente. Tuttavia, poich\u00e9 possono operare in dollari statunitensi garantiti da titoli del Tesoro USA, sono in grado di commerciare liberamente e prosperare. Questo commercio \u00e8 possibile solo grazie alla potenza militare statunitense, che assicura la <b>stabilit\u00e0 finanziaria<\/b> e la<b> credibilit\u00e0 del nostro debito<\/b>. Ma il nostro predominio finanziario ha un costo. \u00c8 vero che la domanda di dollari ha mantenuto bassi i nostri tassi di interesse, ma ha anche distorto i mercati valutari. Questo ha gravato indebitamente sulle nostre imprese e sui nostri lavoratori, rendendo i loro prodotti e il loro lavoro poco competitivi sul mercato globale e riducendo la forza lavoro manifatturiera di oltre un terzo dal picco storico e la nostra quota della <b>produzione manifatturiera mondiale del 40%<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dobbiamo essere in grado di produrre nel nostro paese, come abbiamo visto durante il Covid, quando molte delle nostre catene di approvvigionamento non potevano sopravvivere senza dipendere dal nostro principale avversario, la Cina. Non dovremmo affidarci al nostro principale avversario per <b>beni essenziali<\/b> alla sicurezza della nostra popolazione. N\u00e9 dovremmo permettere che il nostro principale avversario tragga cos\u00ec tanto vantaggio da un\u2019architettura di sicurezza e finanziaria internazionale che noi finanziamo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Vi sono altri effetti collaterali spiacevoli della fornitura di attivit\u00e0 di riserva. <b>Alcuni acquistano i nostri asset per manipolare la propria valuta <\/b>e mantenere bassi i prezzi delle loro esportazioni. Cos\u00ec facendo, finiscono per iniettare cos\u00ec tanto denaro nell\u2019economia statunitense da alimentare vulnerabilit\u00e0 e crisi economiche. Per esempio, negli anni precedenti al crollo del 2008, la Cina, insieme a molte istituzioni finanziarie straniere, aument\u00f2 le proprie partecipazioni di debito ipotecario statunitense, contribuendo a gonfiare la bolla immobiliare e a immettere centinaia di miliardi di dollari nel settore, senza preoccuparsi della sostenibilit\u00e0 degli investimenti. <b>La Cina ebbe un ruolo significativo nella creazione della crisi finanziaria globale<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per continuare a fornire questi due beni pubblici globali occorre una migliore ripartizione degli oneri a livello internazionale. Se altri paesi vogliono beneficiare dell\u2019ombrello geopolitico e finanziario USA, devono fare la loro parte e pagare una quota equa. <b>I costi non possono ricadere esclusivamente sugli americani comuni<\/b>, che hanno gi\u00e0 dato tanto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il miglior risultato sarebbe uno scenario in cui l\u2019America continui a garantire <b>pace e prosperit\u00e0 globali <\/b>e a mantenere il ruolo di fornitore di valuta di riserva, con gli altri paesi che non solo partecipano ai benefici, ma anche ai costi. Migliorando la condivisione degli oneri, possiamo rafforzare la resilienza e preservare i sistemi di sicurezza e commerciali globali per molti decenni a venire.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Inoltre, \u00e8 fondamentale non solo per equit\u00e0, ma per capacit\u00e0. <b>Siamo sotto attacco da parte di avversari ostili<\/b> che cercano di erodere la nostra base industriale manifatturiera e della difesa e di destabilizzare il nostro sistema finanziario; se la nostra capacit\u00e0 manifatturiera viene svuotata, non potremo fornire n\u00e9 difesa n\u00e9 attivit\u00e0 di riserva. Il Presidente ha chiarito che gli Stati Uniti sono impegnati a restare il fornitore di valuta di riserva, ma che il sistema deve essere reso pi\u00f9 equo. Dobbiamo ricostruire le nostre industrie per proiettare la forza necessaria a proteggere questo status, e dobbiamo essere in grado di pagare i costi per farlo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quali forme pu\u00f2 assumere questa condivisione degli oneri? Ecco alcune idee:<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Primo<\/b>, altri Paesi possono accettare dazi sulle loro esportazioni verso gli Stati Uniti senza ritorsioni, fornendo entrate al Tesoro per finanziare la fornitura di beni pubblici. Le ritorsioni peggiorerebbero, anzich\u00e9 migliorare, la distribuzione degli oneri e renderebbero ancora pi\u00f9 difficile finanziare beni pubblici globali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Secondo<\/b>, possono cessare pratiche commerciali sleali e dannose, aprendo i loro mercati e acquistando di pi\u00f9 dagli Stati Uniti;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Terzo<\/b>, possono aumentare le spese per la difesa e gli acquisti dagli USA, comprando pi\u00f9 prodotti americani, riducendo la pressione sui nostri militari e creando occupazione interna;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quarto<\/b>, possono investire e aprire fabbriche in America, evitando dazi se producono qui;<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quinto<\/b>, possono semplicemente versare contributi al Tesoro per aiutarci a finanziare beni pubblici globali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Uno dei motivi per cui il consenso economico sui dazi \u00e8 errato \u00e8 che quasi tutti i modelli usati dagli economisti per studiare il commercio internazionale assumono l\u2019assenza di deficit commerciali, o li considerano temporanei e destinati ad autobilanciarsi grazie agli aggiustamenti valutari. Secondo questi modelli, i deficit commerciali indebolirebbero il dollaro, riducendo le importazioni e aumentando le esportazioni, fino a eliminare il deficit. Se ci\u00f2 avvenisse, i dazi sarebbero superflui e, in questa ottica, introdurli peggiorerebbe solo la situazione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questa visione \u00e8 in contrasto con la realt\u00e0. Gli Stati Uniti registrano deficit di conto corrente da cinque decenni, e questi si sono ampliati notevolmente negli ultimi anni, passando da circa il 2% del PIL nel primo mandato Trump a quasi il 4% nel mandato Biden, mentre il dollaro si \u00e8 apprezzato, non deprezzato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il lungo periodo \u00e8 arrivato, e i modelli sono sbagliati. Una ragione \u00e8 che non considerano la fornitura della valuta di riserva globale. Lo status di riserva conta e, poich\u00e9 la domanda di dollari \u00e8 insaziabile, esso \u00e8 rimasto troppo forte per permettere l\u2019equilibrio dei flussi internazionali, anche dopo cinquant\u2019anni.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Analisi economiche pi\u00f9 recenti contemplano la possibilit\u00e0 di <b>deficit commerciali persisten<\/b>ti, non destinati a riequilibrarsi automaticamente. Questi studi mostrano che, imponendo dazi ai Paesi esportatori, gli Stati Uniti possono migliorare i risultati economici, aumentare le entrate e infliggere enormi perdite alla nazione colpita, anche in caso di piena ritorsione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo senso, l\u2019analisi dell\u2019\u201cincidenza\u201d dei dazi indica che una quota significativa dell\u2019onere viene sopportata dal Paese bersaglio. I Paesi con grandi surplus commerciali sono poco flessibili: non trovano facilmente altri mercati per sostituire quello americano. Invece, non hanno scelta: devono esportare, e l\u2019America \u00e8 il pi\u00f9 grande mercato di consumo del mondo. Al contrario, gli <b>Stati Uniti hanno molte opzioni: possiamo produrre in casa, o acquistare da Paesi che ci trattano equamente<\/b>. Questa asimmetria di leve fa s\u00ec che siano gli altri a sopportare il costo dei dazi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel 2018-2019, la Cina sopport\u00f2 il costo dei dazi storici di Trump attraverso un indebolimento della propria valuta, che rese i suoi cittadini pi\u00f9 poveri e con minore potere d\u2019acquisto a livello globale. Le entrate dei dazi, pagate dalla Cina, furono usate per finanziare i tagli fiscali di Trump a lavoratori e imprese americane. Questa volta, i dazi serviranno a finanziare sia tagli fiscali sia la riduzione del deficit.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Tasse pi\u00f9 basse per gli americani<\/b>, finanziate in parte con risorse fornite dagli stranieri, genereranno crescita economica, dinamismo e opportunit\u00e0 come mai prima, inaugurando la nuova \u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d di Trump. La riduzione del deficit contribuir\u00e0 ad abbassare i tassi del Tesoro, e con essi i tassi dei mutui e delle carte di credito, stimolando un boom economico.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 importante sottolineare che i dazi non vengono introdotti solo per incassare entrate. Per esempio, i <b>dazi \u201creciproci\u201d<\/b> del Presidente sono concepiti per contrastare barriere tariffarie e non tariffarie e altre forme di concorrenza sleale come la manipolazione valutaria, il dumping e i sussidi. Le entrate sono un effetto collaterale positivo e, se usate anche per ridurre le tasse, possono accelerare il miglioramento della competitivit\u00e0, aumentando le esportazioni statunitensi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La condivisione degli oneri pu\u00f2 consentire agli Stati Uniti di continuare a guidare il mondo libero per molti decenni. \u00c8 indispensabile non solo per equit\u00e0, ma per fattibilit\u00e0. Se non ricostruiamo il nostro <b>settore manifatturiero,<\/b> sar\u00e0 difficile garantire la sicurezza necessaria alla nostra incolumit\u00e0 e a sostenere i mercati finanziari. Il mondo pu\u00f2 continuare a beneficiare dell\u2019ombrello difensivo e del sistema commerciale americano, ma deve cominciare a pagarne equamente il prezzo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-08-08T16:51:17+02:00\" content=\"2025-08-08\">8 agosto 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abHa 41 anni, credenziali accademiche impeccabili, e gode della massima fiducia di Donald Trump. \u00c8 l\u2019economista che 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