{"id":360366,"date":"2026-02-19T09:06:11","date_gmt":"2026-02-19T09:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/360366\/"},"modified":"2026-02-19T09:06:11","modified_gmt":"2026-02-19T09:06:11","slug":"leta-sbagliata-dei-social-come-venne-stabilito-il-limite-dei-13-anni-la-prima-volta-e-perche-fu-un-errore-lo-sapevo-benissimo-che-erano-troppo-pochi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/360366\/","title":{"rendered":"L&#8217;et\u00e0 sbagliata dei social: come venne stabilito il limite dei 13 anni, la prima volta (e perch\u00e9 fu un errore)? \u00abLo sapevo benissimo che erano troppo pochi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Qual \u00e8 l&#8217;et\u00e0 minima per stare sui social? E per navigare in Rete e possedere uno smartphone? Chi l&#8217;ha decisa, quando e perch\u00e9? Ma soprattutto, cosa possiamo fare oggi per proteggere davvero giovani e giovanissimi? Ecco la prima puntata di una serie che prover\u00e0 a rispondere a questa domanda. Da marted\u00ec 24 sar\u00e0 online la seconda puntata<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abPrima che i bambini cedano inconsapevolmente <br \/>le proprie informazioni personali, <br \/>i genitori dovrebbero avere voce in capitolo.  <br \/>Quindi oggi chiedo al Congresso di approvare una legge <br \/>che dia ai genitori il diritto di dire s\u00ec o no <br \/>prima che vengano raccolte informazioni <br \/>dai bambini di et\u00e0 inferiore ai tredici anni\u00bb.<br \/><b>Conferenza stampa del vice presidente degli Stati Uniti Al Gore<br \/>Casa Bianca, Roosevelt Room, 31 luglio 1998<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">All\u2019inizio del 2026, anno ventesimo dell\u2019Era Social, nel sacrosanto tentativo di porre un argine allo strapotere di Donald Trump, i leader occidentali, non potendolo spaventare sul piano militare e non volendolo sfidare su quello commerciale, hanno cercato di colpirlo in uno dei pochi punti davvero deboli del presidente americano:<b> gli algoritmi dei social network e i loro effetti nocivi sugli adolescenti<\/b>.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Si tratta di un punto oggettivamente debole perch\u00e9 \u00e8 un argomento che nel mondo unisce democratici e repubblicani, liberali e conservatori, socialisti e popolari. Andare contro questa tesi vuol dire mettersi contro gran parte dell\u2019opinione pubblica. Vuol dire passare per uno che preferisce difendere i profitti delle grandi aziende tech della Silicon Valley (divenute col tempo supine alleate e complici di Trump, peraltro), rispetto alla salute mentale dei nostri ragazzi. Una posizione oggettivamente insostenibile anche per questo presidente degli Stati Uniti che del politicamente corretto se ne infischia.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ragione di questo consenso pressoch\u00e9 unanime \u00e8 semplice: lo vedono tutti benissimo cosa sta capitando alla Generazione Z, il <b>picco di ansia, depressione, solitudine che si registra ad ogni latitudine da alcuni anni<\/b>. Da quanti esattamente? Da quando ci sono i social, pi\u00f9 o meno; anzi, da quando gli algoritmi dei social sono stati modificati per far leva sulle nostre vulnerabilit\u00e0 in modo da tenerci connessi pi\u00f9 a lungo (e garantire alle aziende tech profitti maggiori). Sugli adulti, come \u00e8 noto, questa strategia commerciale ha causato, tra le altre cose, il <b>dilagare del populismo<\/b> grazie alla sublimazione della rabbia quale motore universale della politica; ma visto che sarebbe stato impossibile &#8211; o altamente impopolare &#8211; porre dei limiti all\u2019uso dei social per i pi\u00f9 grandi, ci si \u00e8 concentrati sui pi\u00f9 giovani. Anzi, sui giovanissimi che, tra l\u2019altro, ancora non votano. Un\u2019operazione apparentemente pi\u00f9 facile  e a rischio elettorale zero.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma fino a quando si \u00e8 giovani? E quando si smette invece di essere bambini? Sul punto come vedremo c\u2019\u00e8 una notevole confusione verbale, soprattutto nel mondo anglosassone dove a volte con le parole kids e children ci si riferisce indifferentemente ai bambini e agli adolescenti, come se non ci fosse una differenza abissale. Nel frattempo<b> la parola d\u2019ordine \u00e8 diventata: vietare i social fino a 15 o, meglio, fino a 16 anni. Una bella stretta<\/b>, era ora.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo ha gi\u00e0 fatto l\u2019<b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/25_dicembre_10\/in-australia-e-scattato-il-divieto-social-per-i-minori-di-16-anni-ora-anche-altri-paesi-vogliono-imitare-la-legge-24aef31d-99de-44a0-a4b3-8d2441ffexlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Australia<\/a><\/b>; lo stanno facendo <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/26_gennaio_27\/la-francia-vota-per-vietare-i-social-agli-adolescenti-macron-vogliamo-proteggere-la-loro-salute-mentale-8cb34395-8c70-452a-a43e-dc89950c7xlk.shtml\" title=\"La Francia vota per vietare i social agli adolescenti. Macron: \u00abVogliamo proteggere la loro salute mentale\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Francia<\/a> <\/b>e <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/26_febbraio_04\/anche-la-spagna-vuole-vietare-i-social-agli-adolescenti-musk-esplode-sanchez-e-un-tiranno-08c40510-e16c-40a9-8151-48a3f0704xlk.shtml\" title=\"Anche la Spagna vuole vietare i social agli adolescenti. Musk esplode: \u00abS\u00e1nchez \u00e8 un tiranno\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Spagna<\/a><\/b>; nel <b>Regno Unito<\/b> \u00e8 in corso una consultazione pubblica che prelude ad un intervento del governo; mentre in <b>Italia<\/b> c\u2019\u00e8 una proposta di legge che vede insieme il Partito Democratico e Fratelli d\u2019Italia, ma sul punto \u00e8 d\u2019accordo persino la Lega. Un mezzo miracolo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma siamo sicuri che sia la scelta giusta?<\/b> Siamo sicuri che non si tratti di un comprensibile, ma non per questo meno sbagliato, \u201cfallo di reazione\u201d? Siamo sicuri che non sia un modo facile per placare il panico che come genitori avvertiamo per una situazione che ci \u00e8 evidentemente sfuggita di mano? E ancora: siamo sicuri che una norma di questo tipo, lungi dal proteggere i primi anni dell\u2019adolescenza dalla tossicit\u00e0 dell\u2019engagement, non rischi invece di far apparire come dei paladini della libert\u00e0 i tecno-miliardari americani? Ci manca solo questo in effetti: <b>fare di Mark Zuckerberg e di Elon Musk dei supereroi<\/b>. Se finisse cos\u00ec, sarebbe un bel disastro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La vicenda insomma \u00e8 delicata, la posta in palio altissima e le semplificazioni eccessive non aiutano. Per questo \u00e8 necessario riavvolgere il nastro dall\u2019inizio e cercare di capire come si \u00e8 arrivati fin qui e quale pu\u00f2 essere l\u2019unica uscita di sicurezza possibile.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Intanto va notato che l\u2019et\u00e0 minima per stare sui social venne stabilita per la prima volta in un periodo in cui i social neanche esistevano. Neppure come idea. Era l\u2019<b>ottobre 1998<\/b>: Larry Page e Sergey Brin, i due fondatori di Google, erano appena entrati nel garage-ufficio di Menlo Park da dove avevano messo online il primo prototipo del motore di ricerca che di l\u00ec a poco avrebbe conquistato il mondo. Ma nessuno poteva prevederlo. Di tutte le dot.com dell\u2019epoca (dot.com era il modo con cui venivano chiamate le nuove aziende basate sui servizi di un sito web), l\u2019unica che sarebbe sopravvissuta al crash finanziario del 2000 era Amazon che era s\u00ec in forte crescita, ma non ancora un gigante: vendeva soltanto libri, aveva un fatturato mille volte inferiore all\u2019attuale e faceva zero profitti. Zero. Per dare l\u2019idea di cosa stiamo parlando, giova ricordare che a quel tempo quando invitavano in televisione il fondatore, Jeff Bezos, lo trattavano come un tipo strampalato che non aveva davvero capito come fare soldi e quando glielo dicevano lui rideva sempre. Rideva della nostra ignoranza dei meccanismi del digitale, oggi lo sappiamo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra i tanti annunci roboanti che arrivavano ogni giorno dalla Silicon Valley era passato inosservato un fatto importante. Nel 1994 un ingegnere di 23 anni, <b>Lou Montulli<\/b>, aveva inventato un sistema per registrare i dati degli utenti durante la navigazione: era un software e lo aveva chiamato \u201c<b>cookie<\/b>\u201d, biscottino. Dal nome si capiva che era una cosa buona insomma: doveva soltanto evitare che in rete ogni volta compilassimo daccapo i nostri dati accedendo a un servizio. Ma come sappiamo oggi i \u201ccookies\u201d sono tantissimi, sono ovunque in rete, ci seguono nelle nostre scelte e sono uno degli strumenti che consente la nostra profilazione. Allora per\u00f2 sembrava tutto bellissimo, innocuo e abbastanza magico.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;entusiasmo per il digitale era davvero travolgente ma una svolta era necessaria. Nel maggio 1998, alla cerimonia per la consegna dei diplomi della New York University, il vice presidente degli Stati Uniti <b>Al Gore<\/b> &#8211; quello che \u00e8 passato alla storia per aver \u201cinventato Internet\u201d, solo perch\u00e9 \u00e8 stato il primo leader politico ad occuparsene seriamente &#8211; aveva pronunciato <b>un discorso importante<\/b>. Aveva detto fra l\u2019altro: \u00ab<b>Abbiamo bisogno di una Carta dei diritti dell\u2019era digitale<\/b>. Dovremmo avere il diritto di scegliere se le nostre informazioni personali vengono divulgate; di sapere come, quando e in che misura tali informazioni vengono utilizzate; e avere il diritto di vederle, per sapere se sono accurate\u00bb. Era la prima volta, forse, che si parlava di privacy in un discorso politico. Qualche mese pi\u00f9 tardi, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, all\u2019elenco dei diritti, Gore aveva aggiunto il tema dei bambini: \u00abChiedo al Congresso di approvare una legge che dia ai genitori il diritto di dire s\u00ec o no  prima che vengano raccolte informazioni dai bambini di <b>et\u00e0 inferiore ai tredici anni<\/b>\u00bb. In questo scenario il Congresso americano aveva effettivamente approvato il <b>Children&#8217;s Online Privacy Protection Act<\/b> (il COPPA); il presidente Bill Clinton lo aveva controfirmato il 21 ottobre e la Federal Trade Commission si preparava a renderlo esecutivo entro l\u2019anno 2000.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La <b>pietra angolare<\/b> di questa storia, quella da cui sono discese infinite conseguenze, venne posta allora e senza che ci fosse una vera consapevolezza delle implicazioni. Senza che venissero coinvolti pedagoghi o psicologi dell\u2019et\u00e0 evolutiva per determinare l\u2019et\u00e0 migliore. Un po\u2019 a caso. Il COPPA  faceva parte di un provvedimento legislativo molto pi\u00f9 ampio che teneva assieme norme fiscali, fondi per la scuola e per la sicurezza sociale. E infatti <b>non c\u2019era stato uno straccio di dibattito su quale fosse l\u2019et\u00e0 minima per stare sul web<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Vi si stabiliva soltanto che i siti web e i servizi online \u00abdebbano ottenere il <b>consenso verificabile dei genitori prima di raccogliere informazioni personali da bambini di et\u00e0 inferiore ai 13 anni<\/b>\u00bb. Insomma era una norma che creava una tutela &#8211; blanda e inefficace come vedremo &#8211; soltanto per i minori di quell\u2019et\u00e0, lasciando tutti quelli al di sopra senza regole. Di fatto sanciva &#8211; distrattamente, ma in maniera chiarissima -, il principio che il web era una cosa adatta ai teenager. Senza limiti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In realt\u00e0 uno dei promotori della legge, il senatore del Massachusetts Ed Markey, inizialmente aveva proposto 16 anni come et\u00e0 minima ma alla fine il Congresso aveva deciso che 13 anni potevano bastare. Nel 2019, intervistato dal Wall Street Journal in un momento in cui la percezione dei danni dei social aveva iniziato a cambiare radicalmente, Ed  Markey si giustificher\u00e0 cos\u00ec: \u00ab<b>Lo sapevo benissimo che 13 anni per stare in rete erano troppo pochi<\/b>, ma quel compromesso era il massimo che riuscii a ottenere\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In assenza dei social, che non esistevano, contro la proposta del senatore democratico si erano schierate due organizzazioni di categoria: la Online Privacy Alliance e la Direct Marketing Association. L\u2019idea di fondo non era proteggere o, al contrario, sfruttare i bambini online quanto piuttosto <b>liberare la crescita dell\u2019economia di Internet<\/b> (la new economy) dal peso di una norma che avrebbe implicato controlli e verifica dell\u2019et\u00e0 degli utenti, un processo che era costoso e complesso da implementare. Meglio fatturare tanto e subito. E che questo fosse il movente lo dimostra un dato: da l\u00ec in poi non \u00e8 stato fatto nulla. ma proprio nulla. Nessun controllo, nessuna verifica dell\u2019et\u00e0, tanto non c\u2019erano sanzioni per chi contravveniva.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I 13 anni quale et\u00e0 minima sono cos\u00ec diventati un simulacro di protezione adottato da tutti i fornitori di servizi digitali nei \u201ctermini di servizio\u201d, da YouTube a Facebook, da Instagram a Tik Tok, con una leggerezza forse inevitabile ma, vista oggi, abbastanza spaventosa. Era l\u2019inizio del Far West digitale che poi avremmo chiamato Far Web. <b>In quel tempo l\u2019Europa sul tema dormiva<\/b>: ci avrebbe messo pi\u00f9 di un decennio a capire che qualcosa di profondo stava cambiando.\u00a0<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-02-19T07:37:25+01:00\">19 febbraio 2026 ( modifica il 19 febbraio 2026 | 07:37)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Qual \u00e8 l&#8217;et\u00e0 minima per stare sui social? E per navigare in Rete e possedere uno smartphone? 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