{"id":365460,"date":"2026-02-22T15:47:43","date_gmt":"2026-02-22T15:47:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/365460\/"},"modified":"2026-02-22T15:47:43","modified_gmt":"2026-02-22T15:47:43","slug":"la-democrazia-ribelle-di-piero-gobetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/365460\/","title":{"rendered":"La democrazia ribelle di Piero Gobetti"},"content":{"rendered":"<p>\t\t<a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2026\/02\/16\/la-democrazia-ribelle-di-piero-gobetti\/?pdf=1\" title=\"Download PDF\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/ico.png\" alt=\"Download PDF\" width=\"30\" height=\"30\" style=\"display:inline-block;border:0;\"\/><\/a><\/p>\n<p>La mattina di luned\u00ec 16 febbraio 2026 con una cerimonia solenne al Teatro Carignano, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarelle e con una Lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky, si apriranno ufficialmente le Celebrazioni per il Centenario dalla morte di Piero Gobetti promosse dall\u2019omonimo Comitato Nazionale , istituito per iniziativa del Centro Studi Piero Gobetti,\u00a0 con la partecipazione di tutte le principali istituzioni culturali torinesi, del Comune di Torino e della Regione Piemonte,\u00a0 e presieduto dal prof. Zagrebelsky. Marco Revelli, presidente del Centro Studi Gobetti, ricorda cos\u00ec la figura di \u201cPiero\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Esattamente cent\u2019anni fa moriva a Parigi, dove la persecuzione fascista l\u2019aveva costretto, per i postumi dell\u2019ultima aggressione squadrista, Piero Gobetti. Se ci chiediamo che cosa abbia da darci e da dirci, oggi, a un secolo dalla scomparsa, quel venticinquenne dal corpo apparentemente fragile, dallo sguardo straordinariamente penetrante \u2013 cos\u00ec lo ritrae l\u2019amico pittore Felice Casorati in un celebre dipinto dell\u2019epoca -, e se \u201cpossiamo ancora considerarlo un nostro contemporaneo\u201d, la risposta \u00e8 insieme impegnativa e amara: \u201cS\u00ec, Gobetti ha da darci tutto ci\u00f2 che ci servirebbe, e che non abbiamo\u201d. Un\u2019intelligenza critica capace di andare sotto la superficie dei fatti per coglierne l\u2019essenza. Un rispetto della propria dignit\u00e0 che gli faceva aborrire ogni forma di servilismo (\u201cche ho a che fare io con gli schiavi\u201d era il motto scelto per la sua casa editrice). Un senso della Storia che gli permetteva di vedere nel fascismo appena nascente l\u2019abominio che sarebbe diventato. E di cogliere in esso l\u2019\u201dautobiografia della Nazione\u201d, ovvero la sintesi di tutti i vizi che accumulati nel processo di formazione dell\u2019Italia unita le impedivano di diventare un Paese civile. Doti, queste, che gli conferivano una naturale autorevolezza, tale da consentirgli di parlare da pari, e in qualche caso da \u201ceducatore\u201d, con le pi\u00f9 venerabili figure intellettuali del tempo, da Croce a Salvemini a Einaudi (lo \u201cscolaro maestro\u201d lo defin\u00ec Augusto Monti, suo professore e amico).<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-47624 alignleft lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Gobetti-3-260x300.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"300\"\/>Ci\u00f2 che colpisce al primo sguardo, del suo profilo, \u00e8 la dimensione sconfinata della sua produzione: nel volgere di un tempo brevissimo (la sua \u201cbreve esistenza\u201d), tra i 18 e i 25 anni, Piero ha fondato tre riviste (\u201cEnergie Nove\u201d, nel 1918, \u201cRivoluzione liberale\u201d, nel 1922, il \u201cBaretti\u201d, nel 1924) ottenendo i contributi delle pi\u00f9 importanti figure del panorama culturale di allora; ha fondato una Casa editrice il cui modello ha fatto scuola e che ha pubblicato 114 titoli (tra cui gli Ossi di seppia che valsero a Eugenio Montale il premio Nobel per la poesia); ha scritto centinaia di articoli e di saggi che riempiono tre enormi volumi oltre a importanti libri come La Rivoluzione liberale, Risorgimento senza eroi, Il paradosso dello spirito russo (questi ultimi due usciti subito dopo la morte); ha intrattenuto un\u2019infinit\u00e0 di rapporti con centinaia di interlocutori inviando migliaia di lettere (oggi raccolte nel monumentale epistolario pubblicato da Einaudi per la cura di Ersilia Alessandrone Perona)\u2026 Per questo Norberto Bobbio l\u2019ha definito \u201cil prodigioso giovinetto\u201d.<\/p>\n<p>Se poi andiamo pi\u00f9 in profondo, e ci chiediamo da dove provenisse quella esplosiva energia che alimentava la sua febbrile attivit\u00e0, constatiamo che certo, un ruolo importante l\u2019ha avuto il suo carattere: una volont\u00e0 ferrea, quasi feroce (potremmo dire \u201calfieriana\u201d, per riferirci a un suo mentore ideale), una determinazione che non permetteva riposo, da etica protestante; una capacit\u00e0 di lavoro inesauribile, come di chi sa che gli manca il tempo per fare ci\u00f2 che deve. Ma accanto a ci\u00f2, e prevalente, c\u2019era la necessit\u00e0 \u2013 esistenziale prima che politica \u2013 di combattere il fascismo. Di contrastare quello che considerava, e che defin\u00ec, come \u201cla sintesi di tutte le sue antitesi\u201d. E nel combattere il quale impegn\u00f2 tutto se stesso, strutturando un rapporto tra pensiero e azione che costituisce il tratto pi\u00f9 qualificante di tutto il suo progetto culturale e di vita. \u00a0<\/p>\n<p>Nel fascismo egli vedeva, infatti, non solo la brutalit\u00e0 e la volgarit\u00e0 del ministero Mussolini (certo anche quelle, che ne provocarono la morte), ma anche il confluire di tutto l\u2019insieme dei cattivi sentimenti e delle pessime pratiche di quella che chiamava \u201cl\u2019altra Italia\u201d, costituita dal corrotto notabilato tardo-liberale, malato di ministerialismo e di trasformismo, ostile a tutto ci\u00f2 che sapeva di autonomia e di emancipazione, conservatore fino al punto da preferire aprire le porta alla nuova barbarie avanzante, per paura delle domande di giustizia delle ancora embrionali \u201clotte del lavoro\u201d. \u201cCombattere Mussolini per sostituirgli tra sei mesi Nitti, Cocco-Ortu, Orlando o Giolitti, no e poi no. Le nostre sono antitesi integrali\u201d scrisse immediatamente a ridosso della Marcia su Roma (gi\u00e0 nel novembre del 1922). Ed era esattamente cos\u00ec, perch\u00e9 nel Regime che veniva avanti, non visto da quasi tutti, e da tutti sottovalutato nella sua mortale pericolosit\u00e0, Gobetti vedeva, con visionaria chiarezza, tutto ci\u00f2 che detestava nel carattere di troppi suoi contemporanei e nella stessa deludente vicenda della formazione nazionale italiana: il culto dell\u2019unanimismo e il timore per la battaglia politica, la ciarlataneria e la vocazione per il servilismo (\u201cPalingenesi totalitaria dei cortigiani\u201d lo defin\u00ec), il vizio della delega (al potente di turno) e la passione per la vuota retorica come espediente per mascherare l\u2019incapacit\u00e0 a lottare per le proprie idee. La defin\u00ec, con espressione geniale, \u201dimpudenza della nostra impotenza\u201d a significare il modo nel quale un popolo impotente a fare la propria storia attraverso la libera partecipazione, si affida all\u2019impudente retorica di una presunta grandezza affermata attraverso il sopruso e la vessazione dei deboli. E commentava: \u201cA un popolo di dannunziani non si pu\u00f2 chiedere spirito di sacrificio\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto si sar\u00e0 ben compreso come quello di Gobetti fosse un liberalismo molto sui generis. Un liberalismo inquieto. Un liberalismo \u201crivoluzionario\u201d, appunto, che non si acquieta nella pacificante formalit\u00e0 delle istituzioni ma si affida alla dialettica del conflitto, all\u2019iniziativa autonoma delle minoranze eretiche, al confronto e allo scontro tra identit\u00e0 individuali e collettive capaci di dar vita a una vera e consapevole lotta politica, fossero esse gli operai della Fiat nel 1920 o i rivoluzionari di Lenin e Trozky nella Russia liberatasi dagli zar (prima della successiva burocratizzazione autoritaria da Gobetti subito denunciata). Allo stesso modo la sua idea di Democrazia era lontana anni luce dai regimi della governabilit\u00e0 che vanno per la maggiore oggi. Era una democrazia dinamica, una \u201cdemocrazia da fare\u201d, come la definir\u00e0 in uno scritto del 1924, ovvero da costruire giorno per giorno nel contrasto delle idee e degli interessi, da soggetti capaci, ognuno, di tenere le proprie posizioni, in contrapposizione con quella che definiva, allora, la \u201cdemocrazia dell\u2019armonia\u201d, talmente avida di unanimit\u00e0 e di sottomissione ai pi\u00f9 forti, da tentare persino di assimilare il fascismo nascente e di normalizzare la rivoluzione conservatrice che quello stava imponendo a colpi di manganello e olio di ricino.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, ancor oggi, Gobetti piace cos\u00ec tanto a quelli come noi. Ed \u00e8 detestato, all\u2019opposto, dagli eterni apologeti delle classi dirigenti (quali che esse siano). Dai fautori della continuit\u00e0 del dominio dei soliti titolari di rendite di posizione, eterni cultori di un nazionalismo cortigiano e di un \u201ccerchiobottismo\u201d servile. Ai timorosi di tutto ci\u00f2 che sa di spirito ribelle e di \u00a0critica del potere. Vent\u2019anni fa, in occasione degli 80 anni dalla morte, si prese una serie di scomuniche dai soliti noti, impegnati allora ad accudire in culla la neonata \u201cseconda repubblica\u201d all\u2019insegna della restaurazione conservatrice. Galli della Loggia lo stronc\u00f2, sulle pagine del Corriere della sera, deprecandone l\u2019asimmetria nel giudizio su fascismo e comunismo, e soprattutto \u2013 udite udite! \u2013 l\u2019\u201deticizzazione\u201d della cultura liberale come forma paradossalmente interna all&#8217;\u201dideologia italiana\u201d (uno schizzo di perfidia, perch\u00e9 quella era in realt\u00e0 la \u201cbestia nera\u201d nella visione gobettiana). \u00a0Domenico Settembrini e Lucio Colletti, per parte loro, alla domanda sulla attualit\u00e0 de La rivoluzione liberale in occasione della sua riedizione, avevano risposto rispettivamente: \u201cNessuna\u201d e \u201cQuel libro serve solo a D\u2019Alema\u201d, mentre Dino Cofrancesco l\u2019aveva commentata sul \u201cCorriere della Sera\u201d (tanto per cambiare) sotto il titolo La rivoluzione inattuale. La rivista \u201cLiberal\u201d (espressione di un\u2019area ibrida cattolica e sedicente liberale con agganci forti con i neocon americani), per parte sua, aveva aperto il fuoco a palle incatenate con Giuseppe Bedeschi definendo la posizione gobettiana \u201cobsoleta\u201d perch\u00e9 il conflitto che propugnava \u201cnon verteva su consistenti interessi mondani, ma su impegnative concezioni del mondo\u201d (sic).<\/p>\n<p>Oggi, come ieri, le rispettive posizioni non sono cambiate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-47623 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Gobetti-5-300x221.jpg\" alt=\"Gobetti\" width=\"903\" height=\"665\"\/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Una versione pi\u00f9 sintetica \u00e8 pubblicata sul \u201cFatto quotidiano\u201d del 15 febbraio col titolo\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2026\/02\/15\/gobetti-prodigiosoantifascista\/8292005\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gobetti Prodigioso antifascista.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La mattina di luned\u00ec 16 febbraio 2026 con una cerimonia solenne al Teatro Carignano, alla presenza del Presidente&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":365461,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[8052,1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,144120,204,1537,90,89],"class_list":["post-365460","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-antifascismo","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-gobetti","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116115069058797364","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/365460","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=365460"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/365460\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/365461"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=365460"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=365460"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=365460"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}