{"id":36836,"date":"2025-08-09T06:00:10","date_gmt":"2025-08-09T06:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/36836\/"},"modified":"2025-08-09T06:00:10","modified_gmt":"2025-08-09T06:00:10","slug":"il-cinema-oltre-i-romantici-ovvero-di-luce-e-di-polvere-di-esther-kinsky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/36836\/","title":{"rendered":"Il cinema oltre i romantici, ovvero \u2018Di luce e di polvere\u2019 di Esther Kinsky"},"content":{"rendered":"<p>Andare al cinema a volte \u00e8 impossibile: quelli bruttini sono frequentati dagli hipster, quello storico sotto casa ha chiuso di sicuro, ai multisala non danno mai i film in lingua originale, nei d\u2019essai non c\u2019\u00e8 il film che volevamo vedere. Gli orari sono scomodi, e se piove? E quando poi arrivo in sala e mi becco il vicino che smascella i pop corn e io sono misofonica (cio\u00e8 non io davvero, una io del pensiero)\u2026<\/p>\n<p>A volte \u00e8 impossibile andare al cinema perch\u00e9 ne abbiamo perso il senso fondativo, quello che, per ora, condanna la settima arte a dimenticarsi di se stessa (o almeno a met\u00e0): il cinema \u00e8 nato per stupire. Ma non gi\u00e0 la pellicola in s\u00e9, il singolo film. Cio\u00e8 s\u00ec, certo, ma il cinema in quanto luogo viene prima del prodotto. La meraviglia arriva da quello schermo grande, che tutto abbraccia. Dal suono (una volta un\u2019orchestra dal vivo), il buio perfetto, il timore di risultare inappropriati, la paura della censura, e allora zitti e buoni ch\u00e9 altrimenti arrivano i sospiri, i silenziamenti. La fruizione al cinema \u00e8 perfetta perch\u00e9 i presenti, alla fine, vogliono che lo sia. Ho pagato un biglietto, o no?<\/p>\n<p>Ci si dimentica perch\u00e9 \u00e8 diventata una cosa comune, recarsi nella sala di proiezione. Il sabato pomeriggio con la famiglia, la sera con gli amici, qualche primo appuntamento, il club di filosofia all\u2019universit\u00e0 con cui cercare di fare bella figura. Oppure \u00abdavanti al mio occhio interiore si aprivano terre promesse in cui il cinema determinava la vita [\u2026] Perch\u00e9 non erano solo i film a essere importanti, ma anche il luogo in cui si vedevano [\u2026] Il film non era solo una sequenza di immagini proiettate, il film era il cinema che si generava dall\u2019incontro tra sguardo e schermo e che avveniva tra gli spettatori\u00bb. Lo si pu\u00f2 dire cos\u00ec, seguendo Esther Kinsky in Di luce e di polvere, il suo ultimo libro, uscito in Germania nel 2023 per la prestigiosa Suhrkamp e quest\u2019anno in Italia, per Iperborea, con la traduzione di Silvia Albesano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-998886\" class=\"size-full wp-image-998886\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/20250306174919_395_cover.jpg.600x1800_q85_upscale.jpg\" alt=\"di luce e di polvere\" width=\"600\" height=\"1188\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-998886\" class=\"wp-caption-text\">Foto: press<\/p>\n<p>Esther Kinsky nasce nella Germania dell\u2019Est, DDR. Traduce, scrive poesia e romanzi che forse, stringentemente, romanzi non sono. Macchia, Sul fiume, Rombo: i suoi libri partono da e parlano di luoghi. Luoghi pure qualsiasi, mica importanti per forza. Per\u00f2 che danno forma, che si imprimono e dialogano. Che diventano parte di chi guarda. \u00abA ogni passo quel paesaggio e quei dintorni per me del tutto sconosciuti risvegliavano ricordi, o piuttosto immagini, che affioravano da un giacimento profondo, dove si erano depositate cose che avevo visto, e non necessariamente vissuto, in film, libri, vecchi album fotografici. Dove nel ricordo il confine tra immagini viste e vissute sulla propria pelle, come si suol dire?\u00bb. O ancora: \u00abMercato, cinema, cimitero erano i tre punti di riferimento delle localit\u00e0 che visitavo: mangiare, vedere, morire. Oppure: vedere, mangiare, morire\u00bb.<\/p>\n<p>Il mondo ha una pastosit\u00e0 (una carne, diceva qualcuno), e a volte ha a che fare con la fisicit\u00e0 dell\u2019immagine impressionata su una pellicola fotografica. Sarebbe troppo facile per\u00f2 \u2013 e pure scorretto \u2013 liquidarla con il siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni spesso associata all\u2019esperienza cinematografica. E chiss\u00e0 poi perch\u00e9, dato che si tratta di una citazione da un\u2019opera teatrale di William Shakespeare. Mah! Nemmeno corretto sarebbe, tantomeno, mettersi a fare discorsi da visioni hollywoodiane, o sonni lucidi finiti male: no, non viviamo in Midnight in Paris. Gli idoli e i miti, di solito, non ci raggiungono mentre camminiamo nottetempo per le strade della capitale francese.<\/p>\n<p>Eh ma signora mia, direte, non si pu\u00f2 pi\u00f9 dire n\u00e9 fantasticare niente! Be\u2019, insomma, non \u00e8 proprio cos\u00ec. Se si \u00e8 alla ricerca di un modo in cui parlare di cinema, per esempio, si pu\u00f2 seguire Kinsky, che in Di luce e di polvere mette sulla pagina, quasi in forma diaristica, l\u2019opera scellerata che volle realizzare un giorno (della sua vita reale): rilevare un cinema dismesso in una cittadina dell\u2019Ungheria e riportarlo a funzionamento. \u00abOgni villaggio un film, mi viene da pensare. Ogni finestra un cinema\u00bb.<\/p>\n<p>Si scoperchia cos\u00ec quella che potrebbe essere una benevolente leggenda del volgo, e cio\u00e8 che, se il popolo avesse sale di proiezione, il popolo andrebbe al cinema. Perch\u00e9 come ricorda l\u2019autrice, facendo passare molte volte la parola attraverso i commenti o delle persone incontrate durante l\u2019avventura, a che cosa dovrebbe mai servire un cinema, per lo pi\u00f9 a pagamento, quando posso vedere le stesse cose, anzi di pi\u00f9 o forse persino tutte quelle che voglio, dalla comodit\u00e0 della mia abitazione, percependo quel consumo come di fatto gratuito?<\/p>\n<p>\u00c8 giusto che in un certo senso la risposta non arrivi, e che al netto di tutto non possa, probabilmente, essere trovata. Ci si sente per\u00f2 un po\u2019 all\u2019angolo: \u00e8 tutto un fascino da romantici? Perch\u00e9 non andiamo effettivamente di pi\u00f9 al cinema? Dovremmo andare di pi\u00f9 al cinema. Ci sono troppe sale cinematografiche? Le programmazioni, a chi dovrebbero essere rivolte? Un biglietto del cinema, quanto dovrebbe costare? \u00c8 l\u2019ennesimo \u201cfilm che ci stiamo facendo\u201d, oppure c\u2019\u00e8 un\u2019attinenza di realt\u00e0 nel mettersi a pensare cos\u00ec, e nel pensare cos\u00ec perdersi come davanti a un muro bianco, in una fuga prospettica infinita?<\/p>\n<p>Non \u00e8 uno spoiler, perci\u00f2 ve lo concedo: s\u00ec, Esther Kinsky il suo cinema lo apre. E lo fa generosamente, intendo nello scritto, senza tirarsi indietro sui dettagli. Ma non su quelli scandalistici, sugli amori, sulle notti. Lo fa stringendo un patto di educazione sentimentale con il lettore: proponendo cio\u00e8 uno scambio, si metter\u00e0 a nudo se lo faremo anche noi. E lei lo fa, eccome se lo fa. Pure con una certa sprezzatura. D\u2019altronde il cinema non \u00e8 una novit\u00e0, per Kinsky, ma il compagno di una vita. E gi\u00e0 nei suoi scritti precedenti il legame con l\u2019occhio, meccanico e non, spinge forte per entrare in primo piano. \u00abIl cinema \u00e8 un luogo di aspettative che raramente vengono deluse, nemmeno da un brutto film, perch\u00e9 significa pur sempre: vedere pi\u00f9 lontano di prima, esplorare un orizzonte che senza lo schermo non esisterebbe\u00bb. Intanto impara il trucco. Lo riporta nella letteratura, giocando fluida tra i punti di vista, mischiando fiaba e realt\u00e0 e insomma, facendo un po\u2019 il diavolo a quattro con il mondo che crea per il lettore. Proprio un\u2019operazione da regista consumata. \u00abTutto sembrava immobile in attesa di essere filmato\u00bb. Il sogno in cui siamo immersi, da questo punto di vista, \u00e8 realmente eterno, pervasivo, individuale nella sua collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00abSe filmassi l\u2019albero in questo momento, pens\u00f2 Laci, poi potrei dire: Era l\u2019autunno dell\u2019anno tal dei tali, quando abitavo nel cinema Csillag. Con il cinema \u00e8 cos\u00ec, pens\u00f2. Il film diventa la realt\u00e0. O comunque la verit\u00e0\u00bb. Leggo e c\u2019\u00e8 qualcosa di Bastardi senza gloria, l\u2019incendio di un cinema che fa Aufwiedersehen al passato, e che allo stesso tempo vuole cancellare il cancellatore di un futuro, quello di Shosanna. Una grande storia \u00e8 fatta di tante piccole storie che devono toccarsi per poi andrebbe ognuna per la propria strada. Ce lo dicono le regole della sceneggiatura, prima di tutto.<\/p>\n<p>\u00abTo look is an act of choice, dice John Berger. Vedere come atto di volont\u00e0. La scomparsa del cinema come luogo fisico non pu\u00f2 essere slegata da un\u2019illusione che si insinua nel vedere come atto di volont\u00e0: l\u2019illusione di una scelta pi\u00f9 ampia, confinata nel privato, nel piccolo, nel controllabile. Sottratta dalla dimensione pubblica, alienata dalla sovversione\u00bb. Alla fine, il decorso del nuovo cinema non sar\u00e0 lungo. Ma forse non esiste qualcosa come \u201cil nuovo cinema\u201d. Esiste il cinema e questo \u00e8 tutto. Sta a noi reagire alla sua presenza. \u00abSi impappin\u00f2 e disse infine soltanto: Lunga vita al cinema, perch\u00e9 tutti quanti hanno il diritto di vedere pi\u00f9 lontano\u00bb. O pi\u00f9 a fondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Andare al cinema a volte \u00e8 impossibile: quelli bruttini sono frequentati dagli hipster, quello storico sotto casa ha&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":36837,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,33964,203,33965,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-36836","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-di-luce-e-di-polvere","10":"tag-entertainment","11":"tag-esther-kinsky","12":"tag-intrattenimento","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36836","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36836"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36836\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/36837"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36836"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36836"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36836"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}