{"id":368758,"date":"2026-02-24T21:03:12","date_gmt":"2026-02-24T21:03:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/368758\/"},"modified":"2026-02-24T21:03:12","modified_gmt":"2026-02-24T21:03:12","slug":"leta-sbagliata-dei-social-e-lerrore-storico-di-bruxelles-alzare-i-limiti-lasciare-entrare-i-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/368758\/","title":{"rendered":"L\u2019et\u00e0 sbagliata dei social e l\u2019errore storico di Bruxelles: alzare i limiti, lasciare entrare i bambini"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">La seconda puntata de L&#8217;et\u00e0 sbagliata dei social, la serie di Riccardo Luna: In Europa almeno 15 milioni di utenti \u00abbambini\u00bb e quindi fuorilegge che in adolescenza manifesteranno le patologie di una crescita a \u00abpane &amp; social\u00bb. La terza puntata sar\u00e0 online gioved\u00ec 26 febbraio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abI bambini hanno bisogno di trascorrere tempo online per imparare a navigare nell&#8217;ambiente digitale, anche se questo significa essere esposti a un certo livello di rischio\u00bb.\u00a0<b>Daniel Kardefelt-Winther,\u00a0<\/b>ricercatore capo di Children &amp; Digital Technology\u00a0<a href=\"https:\/\/urldefense.com\/v3\/__https:\/www.unicef.org\/press-releases\/done-right-internet-use-among-children-can-increase-learning-opportunities-and-build__;!!GgY6cLU_GgY!TLTKAdPUbJxHYrprTBRXjFKuogUAmKe3kHIm9L2CAL5UPXy2wWEQ3Deb6M9TW_9k_ZM6kr_f7QyAkQ%24\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">UNICEF<\/a> Innocenti, 27 Novembre 2019.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La bella addormentata europea nell\u2019ammaliante bosco del digitale si \u00e8 svegliata, dopo un sonno lunghissimo, di oltre un decennio, <b>il 22 gennaio del 2012<\/b>. Quel giorno, a Monaco di Baviera, <b>Viviane Reding<\/b> (vicepresidente della Commissione e commissaria per la Giustizia, i Diritti fondamentali e la Cittadinanza), <b>pronunci\u00f2 un discorso che molti osservatori definirono \u00abstorico\u00bb<\/b>. Fu all&#8217;apertura del DLD (\u201cDigital-Life-Design\u201d) che dal 2005 \u00e8 il pi\u00f9 importante evento tech del continente: guidato dall\u2019editore tedesco Hubert Burda e dall&#8217;investitore israeliano Yossi Vardi, si tiene ogni anno a ridosso del World Economic Forum di Davos di cui costituisce l\u2019antipasto tecnologico.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In quel momento <b>la digitalizzazione del mondo era in crescita esponenziale<\/b>: gli smartphone si accingevano a superare il miliardo di utenti rottamando i vecchi telefonini cellulari (comprese due aziende europee che fino ad allora erano state leader di mercato: Nokia ed Ericsson, che oggi esistono ma fanno altro)<b>. Facebook<\/b>, in vista della quotazione in Borsa, <b>aveva messo a punto il suo modello di business<\/b> registrando <b>il primo miliardo di dollari di utili<\/b>: era basato sulla raccolta e lo sfruttamento dei dati degli utenti, cosa che peraltro gi\u00e0 Google faceva benissimo come testimonieranno i 50 miliardi di dollari di ricavi che l&#8217;azienda di Mountain View avrebbe registrato nell\u2019anno in corso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Era chiaramente l\u2019inizio di un mondo nuovo e nell\u2019Unione europea<\/b> invece di varare una politica industriale che ci consentisse di giocare la partita da protagonisti, <b>decidemmo di fare essenzialmente i consumatori<\/b>. E convenimmo che avevamo bisogno di regole nuove. Cosa peraltro vera. La direttiva europea che disciplinava l\u2019uso dei dati risaliva al 1995: la preistoria del web.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dal podio dell&#8217;HBV Forum di Monaco di Baviera, davanti a 800 persone provenienti da tutto il mondo, <b>la Reding defin\u00ec la vecchia direttiva \u00abcompletamente inutile\u00bb e disse una frase destinata a diventare emblematica<\/b>: \u00abPersonal data is the currency of today&#8217;s digital market. And like any currency, it needs stability and trust\u00bb. <b>I dati personali sono la valuta del mercato digitale odierno; e come ogni valuta, hanno bisogno di stabilit\u00e0 e fiducia<\/b>. Per questo la Commissione aveva preparato una proposta di regolamento, strumento che rispetto alla direttiva \u00e8 molto pi\u00f9 incisivo perch\u00e9 immediatamente efficace ed identico in tutti i paesi europei (l\u2019idea, giusta, era avere una normativa unica in tutta l\u2019Unione ma, come vedremo, proprio sulla questione dei social e dei minori, il traguardo \u00e8 stato completamente mancato).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Tre giorni pi\u00f9 tardi<\/b>, dal palco di Davos, la commissaria annunci\u00f2 che a Bruxelles era stata ufficialmente depositata la proposta di regolamento \u00absulla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e sulla libera circolazione di tali dati\u00bb.<b> Iniziava cos\u00ec l\u2019Era della privacy<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per arrivare al traguardo ci vollero quattro anni di negoziati e scontri a volte feroci<\/b> (soprattutto sul tema della sanzioni, che passavano da pochi spiccioli, \u201cpocket money\u201d secondo la Reding; fino al 4 per cento del fatturato annuo delle aziende, ovvero decine di milioni di dollari). L\u2019iter fin\u00ec <b>il 14 aprile 2016 quando il Parlamento approv\u00f2<\/b> &#8211; a larghissima maggioranza, come era accaduto per il COPPA americano peraltro &#8211; <b>il General Data Protection Regulation (GDPR), <\/b>un regolamento che eleva la protezione dei dati personali da obbligo burocratico a diritto fondamentale, con strumenti di tutela effettivi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per quel che riguarda la nostra storia, quello \u00e8 stato anche il momento in cui l\u2019Unione Europea ha provato ad alzare l\u2019et\u00e0 minima per usufruire dei servizi digitali (e quindi per stare sui social). Alzarla rispetto ai 13 anni fissati dagli Stati Uniti e divenuti, come abbiamo visto, uno standard globale. In realt\u00e0 il legislatore europeo, dovendosi occupare di privacy, non fiss\u00f2 un&#8217;et\u00e0 minima per stare sui social; si limit\u00f2 a stabilire \u00able condizioni del <b>consenso al trattamento dei dati personali<\/b> nell&#8217;ambito dei servizi della societ\u00e0 dell&#8217;informazione offerti direttamente a un minore\u00bb. Ma <b>cos\u00ec facendo all\u2019articolo 8 stabil\u00ec implicitamente che l\u2019et\u00e0 minima per stare sui social senza autorizzazione dei genitori \u00e8 16 anni<\/b>; mentre al di sotto di questo limite serve il consenso dei genitori.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Poteva essere un segnale importante rispetto alla Silicon Valley ma non \u00e8 andata cos\u00ec<\/b>. Vediamo perch\u00e9. Intanto va osservato che anche dietro questa apparente svolta, come gi\u00e0 accaduto negli Stati Uniti nel 1998, non c\u2019era stato <b>nessuno studio scientifico e neanche un vero dibattito<\/b>. Il Parlamento europeo anzi inizialmente aveva accolto senza battere ciglio il suggerimento della Commissione che confermava i 13 anni per tutti; ma poi <b>nel famoso \u201ctrilogo\u201d europeo <\/b>(il negoziato tra le istituzioni che serve a trovare il compromesso finale su una norma) <b>era stato il Consiglio<\/b>, dove siedono ministri degli Stati Membri, <b>a chiedere di alzare la soglia a 16 anni<\/b>. Le cronache dell\u2019epoca attribuiscono alla Germania e all\u2019Olanda questa richiesta; contro si schier\u00f2 l\u2019Irlanda con una motivazione che merita di essere ricordata. <b>Stabilire un limite pi\u00f9 severo, dissero gli irlandesi, avrebbe spinto i ragazzi a mentire sull\u2019et\u00e0<\/b> perdendo cos\u00ec ogni protezione. In effetti,<b> a ripensarci oggi, non prestammo abbastanza attenzione all\u2019ipotesi che al momento di aprire un profilo social si potesse semplicemente mentire<\/b> sull\u2019et\u00e0 quando invece, come vedremo, il problema era tutto l\u00ec. Mentire sul web era facile e senza conseguenze. Era scontato che qualcosa sarebbe andato storto.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui in poi la questione si fa ancora pi\u00f9 intricata ma se vogliamo capire cosa \u00e8 andato storto e cosa fare adesso \u00e8 necessario<b> addentrarsi nell\u2019oscuro labirinto europeo<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nonostante gli auspici iniziali infatti,<b> il quadro regolatorio finale \u00e8 a chiazze e pieno di zone grigie<\/b>. La prima incertezza riguarda proprio l\u2019et\u00e0 minima che non \u00e8 davvero \u00ab16 anni per tutti\u00bb come abbiamo detto.\u00a0\u00c8 andata cos\u00ec: visto che non si riusciva a trovare un accordo tra Consiglio, Commissione e Parlamento,<b> a Bruxelles si inventarono un compromesso. Il limite dei 16 anni resse alle obiezioni ma non pi\u00f9 come un vincolo, ma come un consiglio<\/b>. Una raccomandazione: sarebbe spettato ai singoli Stati stabilire per i rispettivi cittadini l\u2019et\u00e0 esatta fra 13 e 16 anni. E cos\u00ec \u00e8 stato: Germania, Ungheria, Irlanda, Polonia, Olanda, Lussemburgo, Croazia,  Romania e Slovacchia hanno confermato il limite di 16 anni; Francia, Repubblica Ceca e Grecia si sono attestate a 15; Italia, Spagna, Austria, Bulgaria, Cipro e Lituania hanno scelto 14; mentre Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Malta, Portogallo, Svezia e Regno Unito hanno adottato il limite americano, 13 anni (scelta che il Regno Unito ha confermato anche dopo la Brexit). <b>Un caso a parte \u00e8 la Slovenia, la cui situazione \u00e8 in divenire<\/b>; mentre Norvegia e Islanda, senza far parte dell\u2019Unione Europea, hanno aderito al GDPR fissando il limite a 13 anni, e lo stesso ha fatto il Liechtenstein ma scegliendo i 16.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A questo va aggiunto che, sempre secondo il GDPR, <b>teoricamente con il consenso dei genitori, un bambino fino a 13 anni potrebbe teoricamente dare il consenso al trattamento dei dati personali<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Potrebbe quindi stare sui social? In realt\u00e0 no, ma per un\u2019altra ragione<\/b>. Aprire un profilo social infatti equivale a firmare un contratto e quella capacit\u00e0 giuridica un bambino non ce l\u2019ha e non ce l\u2019ha neanche un adolescente fino a 18 anni.\u00a0<b>\u00c8 una regola che deriva dal diritto romano<\/b>, recepita da tutti gli ordinamenti europei ma con alcune eccezioni importanti. In Germania per esempio sotto i 7 anni la capacit\u00e0 giuridica \u00e8 zero, ma tra 7 e 18 anni c\u2019\u00e8 una capacit\u00e0 limitata con consenso genitoriale. Limitata da cosa?  L\u2019eccezione \u00e8 interessante:  esiste il \u00abparagrafo dei soldi in tasca\u00bb (taschengeld paragraph), per cui un minore, pur senza il consenso parentale, pu\u00f2 concludere validamente contratti usando i propri soldi per acquisti della vita quotidiana. <b>La paghetta insomma ne anticipa la capacit\u00e0 giuridica<\/b>. Ora, se si considera che l\u2019iscrizione ai social \u00e8 gratuita, un bambino tedesco pu\u00f2 teoricamente stare sui social. Anche in Francia pu\u00f2 farlo perch\u00e9 la giurisprudenza tende a considerare validi i contratti \u00abdella vita corrente\u00bb stipulati da minori.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019Italia \u00e8 un caso a s\u00e9<\/b>: qui contratti richiedono sempre i 18 anni di et\u00e0 minima: vuol dire che<b>  nemmeno con il consenso dei genitori un minore potrebbe validamente iscriversi<\/b> (il consenso dei genitori infatti risolve il problema del trattamento dei dati posto dal GDPR, ma non risolve il problema contrattuale). Ma davvero l\u2019iscrizione a un social gratuito si pu\u00f2 considerare un contratto? Il dibattito fra i giuristi \u00e8 aperto: <b>c\u2019\u00e8 chi sostiene che la gratuit\u00e0 dei social sia solo apparente, visto che paghiamo con i nostri dati<\/b>; e chi osserva che il consenso dei genitori sani tutto. Come \u00e8 finita? Non \u00e8 finita. Siamo in piena zona grigia.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Parafrasando lo storico romano <b>Tito Livio<\/b> a proposito delle incertezza del Senato durante l\u2019assedio di Annibale del 219 avanti Cristo, mentre i giuristi dibattevano, <b>la cittadella dell&#8217;infanzia veniva espugnata<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C\u2019\u00e8 infine una terza variabile da considerare<\/b> e che \u00e8 poi quella decisiva. Al netto di quello che dice il regolamento europeo sul trattamento dei dati e di cosa stabiliscono i singoli ordinamenti statali sull\u2019et\u00e0 minima per stipulare un contratto,<b> sono le regole stesse delle piattaforme social ad aver blindato il limite minimo dei 13 anni<\/b>. E non c&#8217;\u00e8 consenso dei genitori che possa cambiare le cose, dicono i rispettivi termini di servizio (i TOS).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Perch\u00e9 lo hanno fatto? Perch\u00e9 autoimporsi un limite che non c\u2019era?<\/b> Una spiegazione ufficiale non esiste, ma \u00e8 possibile dedurla da quel che successo.\u00a0\u00c8 questa: abbiamo visto che per avere legittimamente utenti sotto i 13 anni sarebbe necessario raccogliere in forma certa il consenso dei genitori, una procedura complessa e costosa; meglio quindi dichiarare i 13 anni come limite minimo, sapendo che \u00e8 aggirabile con un clic da parte degli utenti e scaricando in questo modo tutte le responsabilit\u00e0 sui genitori.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Morale:<b> un limite di et\u00e0 per i social network in Europa<\/b> (e nel resto del mondo) <b>gi\u00e0 c\u2019\u00e8<\/b>. Il problema \u00e8 che si tratta di <b>un limite virtuale, di facciata, totalmente disatteso da tutti<\/b>: dagli utenti pi\u00f9 giovani (i meno colpevoli, va riconosciuto); dai loro genitori che li lasciano fare; da chi dovrebbe fare dei controlli ed eventualmente irrogare delle sanzioni (a che servono tutte le Authority che abbiamo creato senn\u00f2?). <b>E soprattutto disatteso dalle piattaforme tech che sono perfettamente consapevoli di avere utenti giovanissimi<\/b>, bambini compresi; che questi utenti li cercano e manipolano ogni giorno senza scrupoli; che sono al corrente dei molti dei danni creati alla loro salute mentale e lo sanno perch\u00e9 i loro stessi dipendenti li hanno messi al corrente del problema. <b>Ma non hanno fatto nulla<\/b>. O quantomeno: <b>non hanno fatto l\u2019unica cosa che avrebbero dovuto fare: adottare un vero sistema di verifica dell\u2019et\u00e0<\/b> degli utenti e disattivare gli account dei bambini. Punto. Era facile, volendolo fare.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il risultato di questa manfrina \u00e8 stato devastante sotto pi\u00f9 punti di vista. E non solo per i bambini. Infatti quando un adulto stabilisce una regola per i pi\u00f9 piccoli e non la fa rispettare, \u00e8 la sua credibilit\u00e0 che viene meno. <b>Per questo oggi la credibilit\u00e0 degli adulti che pontificano sui telefonini \u00e8 attorno allo zero<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qualche dato su quello che \u00e8 successo in Europa rende l\u2019idea dell&#8217;ampiezza del problema. <b>Le stime pi\u00f9 attendibili e prudenti dicono che sono utenti dei social almeno il 70 per cento dei ragazzini di 12 e 13 anni<\/b> (la frase \u00abtutti i miei amici ce l\u2019hanno\u00bb \u00e8 molto vicina al vero insomma); <b>il 50 per cento dei bambini di 10 e 11 anni; il 20 per cento di quelli di 8 e 9 anni; e il 5 per cento degli under 8<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In totale <b>soltanto in Europa ci sarebbero sui social quasi venti milioni di utenti \u00abbambini\u00bb e quindi fuorilegge<\/b> nel senso che abbiamo visto prima. Il vero, enorme, problema che abbiamo davanti insomma non sono i 14enni o i 15enni o dovunque si voglia mettere questo limite. <b>Sono i bambini. Che quando crescono per anni a \u00abpane &amp; social\u00bb, in adolescenza manifestano spesso diverse patologie<\/b>. Voler affrontare il problema partendo dagli adolescenti e non dai bambini significa non capire cosa \u00e8 davvero accaduto fin qui, gli errori che abbiamo fatto. Significa continuare a sbagliare.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In tutto ci\u00f2 va notato che <b>all\u2019epoca, una decina di anni fa, non \u00e8 che ci fosse questa clamorosa urgenza di tenere i giovanissimi<\/b> &#8211; e persino i bambini &#8211; <b>fuori dal web e dal social<\/b>. Anzi, era vero il contrario.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un esempio tra i tanti \u00e8 la grande ricerca Global Kids Online lanciata pochi mesi prima dell\u2019approvazione del GDPR, nel 2015: dietro c\u2019era una solidissima alleanza fra la London School of Economics, sicuramente l\u2019istituzione universitaria europea pi\u00f9 preparata sul tema; e l\u2019Unicef, ovvero l\u2019agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di proteggere l\u2019infanzia.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricerca si svolse in undici paesi in tutto il mondo e venne gestita dall\u2019Italia, a Firenze, dove ha sede il braccio di ricerca accademica dell\u2019Unicef, che prende il nome di Innocenti per il fatto di essere ospitato nell&#8217;omonimo palazzo sede del celebre orfanotrofio rinascimentale progettato da Brunelleschi nel 1419. <b>L\u2019obiettivo era fare finalmente chiarezza sui rischi e i benefici di tenere i bambini connessi.<\/b> Nel 2019 arrivarono i risultati e furono una clamorosa sconfitta per tutti coloro che iniziavano a vedere dei pericoli nelle piattaforme e nei loro algoritmi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dopo aver sentito circa<b> quindicimila bambini e ragazzi fra i  9 e i 17 anni, i ricercatori confermarono alcune cose che erano gi\u00e0 evidenti: in dieci anni l\u2019uso dei web da parte dei minori  era cambiato<\/b>; lo strumento principale per connettersi era diventato lo smartphone; e <b>l\u2019attivit\u00e0 preferita era guardare video<\/b> (su YouTube, Tik Tok e Instagram). E a sorpresa conclusero che<b> le restrizioni generalizzate sull&#8217;uso di internet da parte dei bambini impediscono loro di sfruttare le opportunit\u00e0 di apprendimento critico<\/b> e lo sviluppo delle competenze.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In Silicon Valley non aspettavano altro<\/b>. Tra l\u2019altro la ricerca metteva tutte le responsabilit\u00e0 di eventuali <b>problemi sulle spalle dei genitori<\/b>, incoraggiati non solo a far diventare i figli \u00abdigitali\u00bb prima possibile, ma anche a passare tempo con loro per ridurre gli inevitabili rischi. A questo proposito la docente della London School of Economics <b>Sonia Livingstone<\/b>, autorevolissima pioniera di questa materia e da sempre sostenitrice di un utilizzo precoce degli strumenti digitali, disse: \u00abIl dibattito \u00e8 sempre stato diviso tra quali sono le opportunit\u00e0 e quali sono i rischi. Poi ci sono quelle che possiamo chiamare opportunit\u00e0 rischiose e queste sono particolarmente rilevanti per i bambini stessi\u00bb. Ancora pi\u00f9 netto il capo della ricerca dal lato Unicef, <b>Daniel Kardefelt-Winther<\/b>: \u00abNel mondo reale i bambini imparano quando sono esposti ad un certo livello di rischio, perch\u00e9 nel digitale dovrebbe essere diverso?\u00bb. Lo avremmo capito di l\u00ec a poco.\u00a0<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-02-24T12:30:02+01:00\">24 febbraio 2026 ( modifica il 24 febbraio 2026 | 12:30)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La seconda puntata de L&#8217;et\u00e0 sbagliata dei social, la serie di Riccardo Luna: In Europa almeno 15 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