{"id":372309,"date":"2026-02-27T06:04:19","date_gmt":"2026-02-27T06:04:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/372309\/"},"modified":"2026-02-27T06:04:19","modified_gmt":"2026-02-27T06:04:19","slug":"ragnatele-di-marte-abbiamo-finalmente-risolto-il-mistero-grazie-al-rover-curiosity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/372309\/","title":{"rendered":"Ragnatele di Marte, abbiamo finalmente risolto il mistero grazie al rover Curiosity"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" alt=\"nodulos de marte.\" loading=\"lazy\" class=\"ResponsiveImageContainer-dkeESL cQPiWi responsive-image__image\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/e1-PJ_ONLY-PIA26697-Curiosity_Studies_Nodules_on_Mount_Sharps_Boxwork_Form.jpg\"\/><\/p>\n<p>I noduli sulle pareti delle creste<\/p>\n<p>NASA\/JPL-Caltech\/MSSS<\/p>\n<p>Queste caratteristiche rafforzano un\u2019ipotesi formulata gi\u00e0 anni fa: l\u2019area conserva <strong>una traccia del passato acquoso di Marte<\/strong>. Con il progressivo evaporare dell\u2019acqua e mentre il pianeta assumeva l\u2019aspetto attuale, i minerali si sono infiltrati e concentrati nel sottosuolo, dando origine a queste <strong>strutture a forma di ragnatela<\/strong>. Gli scienziati stanno ancora studiando l\u2019origine precisa dei noduli, ma ora dispongono finalmente di una spiegazione plausibile. \u201c\u00c8 possibile che le creste si siano cementate per prime con i minerali e che successivamente l&#8217;acqua sotterranea abbia depositato i noduli intorno\u201d, ha spiegato la ricercatrice Tina Seeger in un <a href=\"https:\/\/www.nasa.gov\/missions\/mars-science-laboratory\/curiosity-rover\/nasas-curiosity-rover-sees-martian-spiderwebs-up-close\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">comunicato<\/a>.<\/p>\n<p>Cosa ci dicono le \u201cragnatele\u201d sul passato di Marte<\/p>\n<p>Le misteriose ragnatele marziane si sono quindi rivelate <strong>semplici tracce di antichi flussi d\u2019acqua<\/strong>, una scoperta che per il team scientifico della Nasa \u00e8 per\u00f2 tutt\u2019altro che banale. La <strong>forma e la distribuzione delle fratture<\/strong> indicano infatti che <strong>l\u2019acqua necessaria a sostenere la vita<\/strong> potrebbe essere stata presente pi\u00f9 a lungo di quanto suggerissero le osservazioni orbitali.<\/p>\n<p>Curiosity intanto prosegue la sua risalita del monte Sharp, una montagna marziana alta quasi cinque chilometri e composta da <strong>strati di minerali depositati dall\u2019acqua nel passato del pianeta.<\/strong> Ogni tratto attraversato dal rover racconta una fase distinta del progressivo esaurimento di questa risorsa su Marte. Tra i risultati pi\u00f9 significativi emersi finora c\u2019\u00e8 la conferma che <strong>la scomparsa non \u00e8 stata improvvisa, ma graduale<\/strong>, con periodi di pioggia che hanno riattivato fiumi e laghi della regione anche in fasi relativamente avanzate.<\/p>\n<p>Durante le sue esplorazioni, il rover raccoglie campioni di suolo per analizzarne la composizione. L\u2019obiettivo finale \u00e8 individuare <strong>prove di vita microscopica passata<\/strong> o, almeno, <strong>composti organici fondamentali<\/strong> per la sua possibile formazione. Finora la missione non ha ancora centrato il traguardo, ma \u00e8 possibile che l&#8217;obiettivo non sia poi cos\u00ec lontano. Nel frattempo, Curiosity continuer\u00e0 a scandagliare il Monte Sharp ancora per diversi anni.<\/p>\n<p>Questo articolo \u00e8 apparso originariamente su <a href=\"https:\/\/es.wired.com\/articulos\/por-fin-podemos-ver-de-cerca-la-enigmatica-zona-de-telaranas-de-marte\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Wired en Espa\u00f1ol<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I noduli sulle pareti delle creste NASA\/JPL-Caltech\/MSSS Queste caratteristiche rafforzano un\u2019ipotesi formulata gi\u00e0 anni fa: l\u2019area conserva una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":372310,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[173],"tags":[215256,1537,90,89,11817,195,198,199,197,200,201,8041,194,196],"class_list":["post-372309","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-scienza-e-tecnologia","tag-curiosity","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-marte","tag-science","tag-science-and-technology","tag-scienceandtechnology","tag-scienza","tag-scienza-e-tecnologia","tag-scienzaetecnologia","tag-spazio","tag-technology","tag-tecnologia"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116141088161419887","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/372309","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=372309"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/372309\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/372310"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=372309"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=372309"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=372309"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}