{"id":372311,"date":"2026-02-27T06:05:14","date_gmt":"2026-02-27T06:05:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/372311\/"},"modified":"2026-02-27T06:05:14","modified_gmt":"2026-02-27T06:05:14","slug":"emanuele-orsini-la-competitivita-deve-stare-al-centro-un-piano-nazionale-per-lenergia-e-la-crescita-del-paese-potra-decollare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/372311\/","title":{"rendered":"Emanuele Orsini: &#8220;La competitivit\u00e0 deve stare al centro. Un piano nazionale per l&#8217;energia e la crescita del Paese potr\u00e0 decollare&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Presidente Emanuele Orsini, qual \u00e8 oggi la priorit\u00e0 assoluta per l\u2019industria italiana ed europea?<\/strong><br \/>\u00abLa priorit\u00e0 \u00e8 una sola: mantenere la manifattura in Europa ed evitare la deindustrializzazione. \u00c8 questo il nodo vero. Poi tutto si declina in politica industriale, energia, burocrazia, competitivit\u00e0. Ma senza una visione chiara di dove vogliamo andare non riusciremo a costruire nulla\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E oggi questa visione c\u2019\u00e8?<\/strong><br \/>\u00abOggi vediamo un\u2019Europa che troppo spesso fa l\u2019arbitro con il fischietto in mano. Intorno, per\u00f2, ci sono gli Stati Uniti con politiche industriali aggressive e la Cina che compete senza i nostri stessi vincoli sociali e ambientali. Se non reagiamo, perdiamo industria. E senza industria si perdono occupazione e welfare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sulla legge di Bilancio la Confindustria \u00e8 partita criticando ma alla fine siete arrivati a un giudizio positivo. Che cosa \u00e8 cambiato?<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 stato un percorso di mesi. All\u2019inizio le risorse erano concentrate soprattutto sulla tenuta dei conti pubblici e mancavano investimenti per le imprese. Comprendo la scelta del ministro Giancarlo Giorgetti: presentarsi sui mercati con i conti in ordine \u00e8 fondamentale. Ma con previsioni di crescita attorno allo 0,5% serviva uno stimolo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E lo stimolo \u00e8 arrivato?<\/strong><br \/>\u00abDa luglio a dicembre abbiamo lavorato con governo e opposizioni. Il risultato \u00e8 una manovra che poggia su tre pilastri: incentivi agli investimenti, Zes unica e in un secondo momento le misure sull\u2019energia. Anche per questo ci aspettiamo che il Pil possa crescere pi\u00f9 delle stime iniziali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 vi aspettate molto dal decreto sull\u2019iperammortamento?<\/strong><br \/>\u00abPerch\u00e9 genera decisioni. Il decreto dovrebbe arrivare a inizio marzo. Molti imprenditori stanno aspettando con ansia: se so che tra due mesi arriva un incentivo rilevante, rinvio ogni investimento. \u00c8 fisiologico. Quindi il rallentamento che stiamo registrando in queste settimane ha motivi logici. Quando partir\u00e0, sicuramente vedremo una nuova ondata di ordini\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Conta anche l\u2019orizzonte temporale?<\/strong><br \/>\u00abConta molto. La visione triennale d\u00e0 stabilit\u00e0. Le imprese hanno bisogno di programmazione, non di misure spot\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanto pesa la Zes unica nella vostra strategia?<\/strong><br \/>\u00abMoltissimo. Se cresce il Sud, cresce tutto il Paese. Quando un treno va veloce deve andare veloce tutto il convoglio, non solo una parte. La Zes funziona perch\u00e9 riduce la burocrazia e d\u00e0 tempi certi. Quel modello di semplificazione, che ha contribuito a ridurre i divari territoriali, dovrebbe essere esteso a tutta l\u2019Italia. Non \u00e8 solo una questione di incentivi economici, ma di competitivit\u00e0 amministrativa. Con circa 4,8 miliardi di crediti d\u2019imposta stanziati con la Zes per il Mezzogiorno, abbiamo generato 28 miliardi di investimenti e creato 35mila nuovi posti di lavoro, soprattutto in aziende di dimensioni piccole e medie. E, considerando l\u2019Iva al 22%, l\u2019incasso per lo Stato \u00e8 superiore a 6 miliardi, ossia pi\u00f9 di quanto stanziato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 solo una questione di incentivi?<\/strong><br \/>\u00abNo. \u00c8 competitivit\u00e0 amministrativa. Quel modello di semplificazione andrebbe esteso a tutto il Paese\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Presidente, l\u2019energia resta il grande nodo.<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 il primo costo per molte produzioni. Se l\u2019amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, dice a Bruno Vespa che investe in Spagna perch\u00e9 l\u2019energia costa un terzo, fotografa la realt\u00e0. Ormai le imprese sono globali e anche l\u2019Italia deve essere competitiva\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il decreto Bollette varato dal governo basta per rimettere le cose in pari?<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 un primo passo importante, quasi storico, perch\u00e9 tiene insieme famiglie e imprese. Ma serve lavorare tutti assieme a un piano energetico industriale. \u00c8 un tema che coinvolge tutti: governo, produttori e consumatori. Tra vent\u2019anni nel nostro Paese consumeremo quasi il doppio dell\u2019energia, tra elettrificazione e data center. Non possiamo ignorarlo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quale pu\u00f2 essere il nuovo passo in avanti?<\/strong><br \/>\u00abUn mix di tutto quanto: rinnovabili, nuove tecnologie e sperimentazione sul nucleare di nuova generazione. Leonardo sta lavorando su tecnologie avanzate, Eni pure, sono progetti che vanno incentivati. E poi bisogna sbloccare le autorizzazioni per eolico e fotovoltaico: non possiamo lamentarci dei costi eccessivi e poi bloccare ogni impianto con argomenti ideologici. Serve responsabilit\u00e0 collettiva\u00bb.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 poi la dimensione europea. Qui c\u2019\u00e8 ancora tanta confusione&#8230;<\/strong><br \/>\u00abNon \u00e8 normale che l\u2019energia costi in modo cos\u00ec diverso tra Paesi membri. Il punto \u00e8 che non abbiamo un vero mercato unico. Chiunque pu\u00f2 comprendere che per essere davvero competitivi l\u2019Europa dovrebbe averlo su energia e capitali, oltre ad avere una difesa comune. Oggi l\u2019unica cosa davvero unificata \u00e8 solo la moneta, l\u2019euro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E poi c\u2019\u00e8 il tema degli Ets la cui applicazione si aggiunge ai gi\u00e0 tanti ostacoli alla crescita.<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 un meccanismo che va visto. Non ha senso penalizzare chi produce rinnovabili con la tassa sulla CO\u2082. \u00c8 un costo che ricade su imprese e cittadini e non rafforza la competitivit\u00e0. L\u2019industria europea pesa per circa l\u20191,5% delle emissioni globali: non possiamo distruggerla per un impatto cos\u00ec limitato, mentre la Cina investe su gas e rinnovabili ma continua a usare senza risparmio fonti fossili, contribuendo in modo enorme all\u2019inquinamento del pianeta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Alcuni grandi gruppi tra quelli che producono energia criticano le misure adottate dal governo. C\u2019\u00e8 chi ha anche minacciato di lasciare Confindustria per \u00abl\u2019atteggiamento punitivo\u00bb nei loro confronti, cos\u00ec dicono contenuto nel decreto Bollette. Teme fratture?<\/strong><br \/>\u00abIo credo nell\u2019unit\u00e0. Chi produce energia deve fare profitto, \u00e8 naturale. Ma oggi c\u2019\u00e8 un interesse nazionale: garantire prezzi sostenibili per tutti, per il Paese. Servono regole che permettano investimenti e costi pi\u00f9 bassi. Se collaboriamo, vinciamo, se ci dividiamo perdiamo tutti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia vive di export. Ormai si \u00e8 capito che gli accordi commerciali a livello globale restano centrali. Non potevamo pensarci prima?<\/strong><br \/>\u00abAssolutamente s\u00ec. Ma \u00e8 importante che si \u00e8 partiti. Non possiamo perdere opportunit\u00e0 come il Mercosur, 700 milioni di consumatori e 14 miliardi di mercato, due terzi di una finanziaria. E tuttavia servono regole di reciprocit\u00e0. Non possiamo importare prodotti con standard inferiori a quelli che escono dalle nostre aziende\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E i dazi americani?<\/strong><br \/>\u00abLa confusione \u00e8 grande, ma invito alla cautela. In fondo la media mondiale delle tariffe \u00e8 intorno al 12%. Non a caso il Made in Italy ha continuato a vendere. Il vero tema \u00e8 il cambio euro-dollaro: con una moneta troppo forte perdiamo competitivit\u00e0 rispetto a Paesi come il Giappone\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per non parlare del problema con la Cina&#8230;<\/strong><br \/>\u00abIndubbiamente abbiamo un problema. Basti dire che nel 2025 l\u2019Italia ha registrato un saldo commerciale positivo di 34 miliardi con gli Stati Uniti e negativo per 46 miliardi con la Cina, peraltro in aumento. C\u2019\u00e8 evidentemente qualcosa che non funziona. La concorrenza deve essere leale: stesse regole sociali e ambientali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il governatore Fabio Panetta dice che non si cresce solo con l\u2019export.<\/strong><br \/>\u00abHa ragione. Serve un mercato interno forte. La produzione industriale oggi \u00e8 frenata anche dall\u2019attesa degli incentivi. Quando partiranno, vedremo una ripresa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E il ruolo dello Stato?<\/strong><br \/>\u00abStrumenti come i contratti di sviluppo possono essere una buona soluzione se viene migliorata la regola della misura degli incentivi: ogni euro pubblico attiva investimenti privati molto superiori. \u00c8 un meccanismo win-win\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Vi si accusa di rappresentare soprattutto le grandi imprese.<\/strong><br \/>\u00abNon \u00e8 cos\u00ec. Le grandi aprono mercati e sono fondamentali, ma il Paese vive anche di piccole e medie imprese. E le grandi non sono nate grandi: sono cresciute. Il nostro obiettivo \u00e8 far crescere le piccole e medie. I risultati della Zes lo dimostrano\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Piano casa e salari: emergenze sociali.<\/strong><br \/>\u00abSul piano casa la sfida \u00e8 enorme. Entro il 2040 avremo 5 milioni di lavoratori in meno. Dobbiamo attrarre competenze anche dall\u2019estero e offrire abitazioni accessibili: l\u2019affitto non pu\u00f2 superare il 25-30% dello stipendio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E i salari?<\/strong><br \/>\u00abIl dialogo con i sindacati \u00e8 costruttivo: Confindustria ha firmato il 94% dei rinnovi contrattuali. Ma i salari crescono con la produttivit\u00e0, cio\u00e8 con investimenti, infrastrutture e innovazione. Non per decreto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con la Germania resta decisivo?<\/strong><br \/>\u00abS\u00ec. Il 52% del nostro export va in Europa. L\u2019asse industriale con Berlino \u00e8 fondamentale. E il dialogo tra Confindustria e la Bdi tedesca \u00e8 forte. \u00c8 importante che la Germania non delocalizzi la propria industria di base in Cina, perch\u00e9 indebolirebbe l\u2019intero continente\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Eurobond e mercato dei capitali: c\u2019\u00e8 chi ritiene che sia prematuro partire prima di avere fissato delle regole. La sua opinione?<\/strong><br \/>\u00abSe non si comincia non si arriva. Sono quarant\u2019anni che se ne parla. \u00c8 ora di partire. Con una moneta forte possiamo attrarre capitali globali, ma servono il mercato unico dei capitali e strumenti come il debito comune. \u00c8 tempo di agire\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In conclusione, qual \u00e8 il messaggio alla politica?<\/strong><br \/>\u00abUna parola: competitivit\u00e0.\n<\/p>\n<p> Senza industria non c\u2019\u00e8 welfare: oltre l\u201980% \u00e8 sostenuto dalle 250mila imprese sopra i dieci dipendenti. Difendere la base produttiva significa difendere il Paese. L\u2019Europa deve decidere se essere protagonista o spettatrice. Io sono europeista convinto. Ma ora bisogna cambiare passo perch\u00e9 un\u2019Europa cos\u00ec non funziona\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Presidente Emanuele Orsini, qual \u00e8 oggi la priorit\u00e0 assoluta per l\u2019industria italiana ed europea?\u00abLa priorit\u00e0 \u00e8 una sola:&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":372312,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[178,177,3859,161568,3566,3709,1537,90,89],"class_list":["post-372311","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-affari","tag-business","tag-confindustria","tag-emanuele-orsini","tag-energia","tag-imprese","tag-it","tag-italia","tag-italy"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116141091957732145","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/372311","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=372311"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/372311\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/372312"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=372311"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=372311"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=372311"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}