{"id":373967,"date":"2026-02-28T08:20:11","date_gmt":"2026-02-28T08:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/373967\/"},"modified":"2026-02-28T08:20:11","modified_gmt":"2026-02-28T08:20:11","slug":"perche-trump-ha-attaccato-liran-ora-le-sei-ragioni-che-lo-hanno-convinto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/373967\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Trump ha attaccato l&#8217;Iran ora? Le sei ragioni che lo hanno convinto"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Federico Rampini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">L&#8217;analisi di Rozenblat, ricercatore che ha lavorato nell\u2019apparato di sicurezza israeliano: \u00abUn cambio di regime ora\u00bb, aveva scritto, \u00abpotrebbe essere pi\u00f9 favorevole di un lungo processo diplomatico\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Perch\u00e9 Donald Trump <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/diretta-live\/26_febbraio_28\/iran-usa-news-diretta-1.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ha ordinato l&#8217;attacco sull&#8217;Iran<\/a>?<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La decisione era da giorni nelle mani del presidente, che su Truth ha detto: \u00abIl regime non potr\u00e0 mai avere l&#8217;arma atomica, questa operazione \u00e8 per difendere il popolo americano dalle minacce di Teheran, che ha tentato di ricostruire il suo programma atomico e stava sviluppando missili balistici a lungo raggio, in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Colpiremo obiettivi del regime e militari, distruggeremo i loro missili, raderemo al suolo le loro strutture di produzione di armamenti, annichiliremo la loro marina militare\u00bb.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I preparativi erano di fatto in corso da settimane. E gli Stati Uniti avevano spostato \u00aba distanza utile\u00bb\u00a0<b>una quantit\u00e0 di forze militari <\/b>tale da permettere un intervento militare di lunga durata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il rafforzamento militare era proseguito nonostante proseguissero i colloqui tra <b>le delegazioni di Washington e Teheran<\/b>: molti funzionari americani erano rimasti per tutto questo tempo scettici sulla possibilit\u00e0 di un accordo. Trump pretendeva infatti\u00a0<b>la rinuncia completa al programma nucleare, <\/b>incluso lo stop all\u2019arricchimento dell\u2019uranio; Israele spingeva perch\u00e9 venisse smantellato anche l\u2019arsenale missilistico iraniano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Israele si preparava da settimane a<b> un possibile conflitto<\/b>, a soli 8 mesi dalla guerra di 12 giorni in cui Stati Uniti e Israele avevano colpito siti militari e nucleari iraniani.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_febbraio_18\/trump-attacchera-l-iran-venti-di-guerra-su-teheran-per-spingere-sui-negoziati-141ac1c7-82f6-44ee-8556-a73da7cf5xlk.shtml\" title=\"\u00abTrump attaccher\u00e0 l\u2019Iran\u00bb. Venti di guerra su Teheran (per spingere sui negoziati)\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il dispiegamento americano era imponente<\/a>: decine di\u00a0<b>caccia e\u00a0<\/b>di aerei cisterna per rifornimento in volo, due gruppi d\u2019attacco con portaerei (la USS Abraham Lincoln e la USS Gerald Ford) con relative scorte di<b> incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Fino a qualche settimana fa il Pentagono non si considerava del tutto pronto a sostenere le minacce di Trump: le forze americane nella regione, <b>tra 30.000 e 40.000 uomini distribuiti in otto basi,<\/b> disponevano di difese aeree insufficienti. Nell\u2019ultimo mese per\u00f2 sono stati trasferiti sistemi Patriot e THAAD per intercettare i missili iraniani, insieme a numerosi <b>caccia F-35, F-22 e F-16<\/b> e bombardieri strategici in stato di allerta.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma quali sono i fattori che hanno spinto\u00a0<b>il presidente degli Stati Uniti a ordinare l\u2019attacco?<\/b>\u00a0Ad argomentare le sei \u00abottime ragioni\u00bb\u00a0 per farlo \u00e8 stato un autorevole esperto, che \u00e8 una fonte di parte: <b>Michael Rozenblat, <\/b>ricercatore dell\u2019Atlantic Council, che ha lavorato nell\u2019apparato di sicurezza israeliano. Il fatto che sia classificabile come <b>un \u00abfalco\u00bb<\/b>, tuttavia, non attenua l\u2019interesse della sua analisi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da un lato, Rozenblat \u00e8 infatti in grado di veicolare per noi lo stesso tipo di argomenti che <b>Benjamin Netanyahu h<\/b>a presentato a Trump. D\u2019altro lato, come si vede dall\u2019approccio che usa, l\u2019analista israeliano sa toccare <b>i tasti nevralgici <\/b>dal punto di vista dell\u2019interesse strategico degli Stati Uniti.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Decifrare o prevedere Trump \u00e8 sempre complicato, nelle sue decisioni c\u2019\u00e8 una componente di intuizione e di impulsivit\u00e0. Ma questa analisi di Rozenblat mette a fuoco <b>alcuni ingredienti sostanziali di quel processo decisionale<\/b>. Ecco la sua analisi, che estraggo dal sito dell\u2019Atlantic Council:\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abUna svolta strategica dai negoziati\u00bb restava \u00abimprobabile. L\u2019Iran sostiene che il proprio programma di missili balistici e <b>il sostegno fornito alla rete regionale di proxy<\/b> (le milizie armate come Hamas, Hezbollah, Houthi, ndr) siano non negoziabili \u2014 proprio le aree in cui l\u2019Amministrazione Trump chiede concessioni drastiche\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Trump poteva propendere per\u00a0\u00ab<\/b>un attacco coercitivo limitato \u2014 cio\u00e8 contro installazioni dei Pasdaran (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) e delle milizie Basij \u2014 mirato a far rispettare la \u00ablinea rossa\u00bb di Trump sull\u2019uccisione dei manifestanti e costringere l\u2019Iran a tornare al tavolo negoziale da una posizione di debolezza. Tuttavia, <b>un simile attacco probabilmente avrebbe effetti limitati sul calcolo strategico del regime<\/b> e non garantirebbe un confronto militare gestibile, poich\u00e9 l\u2019Iran ha dichiarato di prepararsi a misure di ritorsione in caso di attacco\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La seconda opzione era quella di \u00abuna campagna pi\u00f9 ampia<\/b> volta a ottenere cambiamenti fondamentali nel comportamento del regime \u2014 come l\u2019accettazione di severe limitazioni ai missili balistici e alle attivit\u00e0 dei proxy \u2014 o perfino a provocare un cambio di regime\u00bb con \u00abu<b>na campagna militare prolungata e ben coordinata<\/b>, sostenuta dagli alleati regionali, che costringa il regime a scegliere tra &#8220;bere il calice di veleno&#8221; per sopravvivere oppure affrontare un conflitto che minaccia la sua stessa esistenza\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricerca di un cambio di regime \u00abcomporta <b>rischi significativi<\/b>, tra cui la possibilit\u00e0 di frammentazione interna in fazioni armate o perfino una guerra civile su larga scala. Tuttavia, i benefici di cambiare radicalmente \u2014 o addirittura eliminare \u2014 la Repubblica Islamica potrebbero superare i rischi se l\u2019alternativa \u00e8 un Iran rafforzato e non dissuaso.<b> Ecco sei ragioni strategiche <\/b>per cui una campagna militare decisiva sarebbe la scelta giusta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>1.    \u00c8 un momento unico per ridisegnare il Medio Oriente: <\/b>l\u2019Iran si trova nel punto di massima debolezza dalla rivoluzione del 1979 dopo le recenti proteste, la guerra di dodici giorni di giugno con Israele e il drastico indebolimento della sua rete terroristica. La dottrina difensiva iraniana \u2014 composta da programma nucleare, potenza convenzionale e rete di proxy regionali \u2014 <b>non \u00e8 riuscita a dissuadere Israele e Stati Uniti dal colpirlo<\/b>, esponendo di fatto il regime come una tigre di carta. Una campagna decisiva contro il regime potrebbe sbloccare iniziative regionali statunitensi oggi stagnanti, dall\u2019integrazione regionale attraverso gli Accordi di Abramo fino all\u2019avvicinamento all\u2019Occidente di paesi sostenuti dall\u2019Iran come Libano e Iraq.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>2.    L\u2019imperativo morale: <\/b>la brutale repressione dei manifestanti ha portato le tensioni al punto di ebollizione. I rapporti provenienti dall\u2019Iran sono strazianti. Mentre le cifre ufficiali parlano di \u00absoli\u00bb 3.117 morti, alcune stime sono molto pi\u00f9 alte, <b>da oltre 6.000 a pi\u00f9 di 30.000 uccisi in due giorni\u00bb. <\/b>La promessa di Trump di &#8220;venire in soccorso&#8221; del popolo iraniano \u00abnon poteva llimitarsi alla retorica ma doveva diventare testimonianza della leadership morale americana\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>3.    Il dilemma della credibilit\u00e0:<\/b> rinunciare alla forza militare avrebbe potuto evitare un conflitto immediato ma rischiava paragoni con la \u00ablinea rossa\u00bb dell\u2019allora presidente Barack Obama in Siria. Nel 2013 Obama non rispose militarmente dopo l\u2019uso di armi chimiche da parte del regime di Assad contro la popolazione, <b>che aveva definito appunto una \u00ablinea rossa\u00bb.<\/b> Se Trump non reagisse, Teheran potrebbe concludere che Washington arretrer\u00e0 sotto pressione purch\u00e9 l\u2019Iran resti determinato nella resistenza.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>4.    Gli interessi economici.<\/b> Un diverso regime iraniano potrebbe reintegrare le immense riserve energetiche del Paese \u2014 le seconde al mondo di gas e le terze di petrolio \u2014 nei mercati occidentali. Ci\u00f2 coincide con la visione dell\u2019amministrazione di ampliare l\u2019accesso americano alle risorse energetiche come elemento chiave della politica estera. La combinazione tra <b>la caduta di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_gennaio_18\/venezuela-la-casa-bianca-parla-da-mesi-con-il-falco-di-caracas-diosdado-cabello-ex-braccio-destro-di-maduro-cf13f135-240d-41a0-9632-9df800342xlk.shtml\" title=\"Venezuela, la Casa Bianca parla da mesi con il \u00abfalco\u00bb di Caracas Diosdado Cabello, ex braccio destro di Maduro\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Nicol\u00e1s Maduro<\/a> in Venezuela<\/b> e un cambio di regime in Iran potrebbe compromettere seriamente la sicurezza energetica cinese, poich\u00e9 Pechino si riforniva da entrambi per fino al 30% delle sue importazioni petrolifere grazie ai prezzi scontati. <b>Complicare i calcoli economici della Cina<\/b> e deviarne l\u2019attenzione potrebbe favorire altri obiettivi statunitensi nei confronti di Pechino, come prevenire un conflitto su larga scala nello Stretto di Taiwan.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>5.    Un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel futuro iraniano:<\/b> i fallimenti sistemici interni causati dal regime \u2014 iperinflazione, scarsit\u00e0 d\u2019acqua e corruzione diffusa \u2014 insieme alle recenti proteste suggeriscono un declino terminale. Tuttavia attendere passivamente il collasso non era una strategia sostenibile per promuovere gli interessi regionali americani. \u00abUn approccio attivo, anche militare, permetterebbe a Washington di orientare la transizione assicurando <b>uno scenario post-regime favorevole<\/b> e negando a Russia e Cina la possibilit\u00e0 di sfruttare un vuoto di potere in Iran. Ci\u00f2 non implica necessariamente una presenza permanente di truppe come in Iraq, ma un sostegno economico e diplomatico a gruppi di opposizione capaci di offrire un\u2019alternativa e promuovere cambiamenti positivi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>6.    La minaccia continua del programma nucleare iraniano: <\/b>mentre gli attacchi statunitensi di giugno agli impianti nucleari erano necessari per ritardare un\u2019immediata capacit\u00e0 iraniana di ottenere l\u2019arma atomica, probabilmente hanno fatto arretrare il programma solo di pochi mesi. <b>L\u2019Iran aveva dichiarato la volont\u00e0 di continuare\u00a0<\/b>e il rafforzamento delle strutture sotterranee indicava il rifiuto di abbandonare le ambizioni nucleari. Trump ha affermato ripetutamente che non avrebbe permesso all\u2019Iran di dotarsi di armi nucleari: doveva agire.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abProseguire i negoziati in questa fase\u00bb rischiava \u00abdi fornire al regime una vitale ancora politica ed economica<b> proprio nel momento di massima vulnerabilit\u00e0. <\/b>Il divario tra le posizioni di Washington e Teheran rende necessario l\u2019uso della forza per ristabilire la credibilit\u00e0 della deterrenza americana e costringere l\u2019Iran a cambiamenti drastici o a mettere a rischio la sopravvivenza del regime\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nell\u2019attuale contesto, \u00abuno sforzo decisivo guidato dagli Stati Uniti e volto al cambio di regime potrebbe offrire <b>un risultato strategico pi\u00f9 sostenibile rispetto a un lungo processo diplomatico\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-02-28T09:13:43+01:00\">28 febbraio 2026 ( modifica il 28 febbraio 2026 | 09:13)<\/p>\n<p 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