{"id":374355,"date":"2026-02-28T13:53:09","date_gmt":"2026-02-28T13:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/374355\/"},"modified":"2026-02-28T13:53:09","modified_gmt":"2026-02-28T13:53:09","slug":"ma-diminuiscono-i-riparatori-ecco-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/374355\/","title":{"rendered":"\u00abMa diminuiscono i riparatori\u00bb. Ecco perch\u00e9"},"content":{"rendered":"<p><strong>MESTRE<\/strong> &#8211;\u00a0Italia leader nel settore auto: \u00e8 il Paese europeo con la maggiore densit\u00e0 di automobili ma ha anche il parco vetture pi\u00f9 anziano. <\/p>\n<p>E il numero maggiore di auto vecchie in circolazione \u00e8 a Rovigo e a Vicenza.\u00a0Nel Belpaese circolano 701 vetture ogni mille abitanti, cio\u00e8 sette auto ogni dieci persone e il Veneto ha un dato medio in linea con quello nazionale, afferma la Cgia snocciolando i dati delle province venete:\u00a0\u00abSono 721 le auto ogni 1.000 abitanti a Rovigo, 709 a Belluno, 708 a Treviso e a 706 di Vicenza, mentre le altre tre province sono al di sotto della media nazionale:\u00a0Verona (698), Padova (679) e Venezia (591)\u00bb.<\/p>\n<p>Numero di auto in crescita nel Veneto<\/p>\n<p>\u00abIl numero complessivo di vetture continua a crescere &#8211; aggiunge l\u2019Ufficio studi della Cgia -. Se nel 2014 circolavano in Veneto 2.983.814 autovetture, nel 2024 sono salite a 3.302.750 (+319mila circa per una variazione del +10,7 per cento), con punte del +12,4 per cento a Verona (+71.746) e del +11,9 a Treviso (+65.915).\u00a0Non solo: tra i grandi Paesi dell\u2019Unione Europea, l\u2019Italia ha il parco auto pi\u00f9 anziano. Quasi un\u2019auto su quattro &#8211;\u00a0il 24,3 per cento &#8211;\u00a0ha pi\u00f9 di vent\u2019anni. Fa peggio soltanto la Spagna (25,6 per cento), mentre la Francia si ferma a poco pi\u00f9 di una su otto (12,5 per cento) e la Germania addirittura a una su dieci (10 per cento). In <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/veneto\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Veneto<\/a><\/strong>, invece, il dato medio si attesta al 18,5 per cento, con punte del 21,2 a <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/rovigo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Rovigo<\/a><\/strong> e del 19,6 a <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/vicenza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Vicenza<\/a><\/strong>.\u00a0Con tante vetture, e per di pi\u00f9 datate e bisognose di manutenzione, ci si aspetterebbe un aumento delle attivit\u00e0 di autoriparazione (carrozzieri, autofficine, gommisti, elettrauto, etc.). Accade invece il contrario. Gli autoriparatori, in particolare quelli indipendenti, continuano a diminuire: nel 2024 le attivit\u00e0 in Veneto erano 5.630; dieci anni prima 6.281. In pratica ne sono \u201cscomparse\u201d 651, con un calo del 10,4 per cento. A livello provinciale la contrazione pi\u00f9 significativa ha interessato <strong>Belluno<\/strong> con il -15,4 per cento (in valore assoluto -38), <strong>Venezia<\/strong> con il -13,9 (-116), <strong>Rovigo<\/strong> con -11,6 (-41) e <strong>Treviso<\/strong> con -10,3 (-118) .<\/p>\n<p>Le cause della crisi delle autofficine artigiane<\/p>\n<p>\u00abIn Veneto il numero degli autoriparatori diminuisce anno dopo anno per una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell\u2019auto &#8211; afferma la Cgia -. Non si tratta solo di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale che rende sempre pi\u00f9 difficile mantenere aperta un\u2019autofficina tradizionale.\u00a0Prima di tutto, i costi di gestione sono aumentati molto. Affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui. Molte piccole attivit\u00e0 artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l\u2019ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre pi\u00f9 ridotti. I clienti, infatti, cercano prezzi bassi e sempre pi\u00f9 spesso acquistano online i pezzi di ricambio, comprimendo ulteriormente i ricavi.\u00a0Un secondo fattore decisivo \u00e8 la crescente complessit\u00e0 tecnologica delle auto moderne. Elettronica, centraline, sensori ADAS, software di diagnosi e, soprattutto, veicoli ibridi ed elettrici richiedono strumenti costosi e formazione continua. Non basta pi\u00f9 l\u2019esperienza meccanica tradizionale: servono competenze informatiche e aggiornamenti costanti. Per molte officine investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi non \u00e8 sostenibile, quindi scelgono di chiudere.\u00a0C\u2019\u00e8 poi il problema generazionale. I giovani mostrano poco interesse verso i mestieri manuali e artigianali, preferendo percorsi universitari o lavori percepiti come meno faticosi. Fare l\u2019autoriparatore significa orari lunghi, lavoro fisico, responsabilit\u00e0 e spesso burocrazia. Senza ricambio, molte attivit\u00e0 cessano quando il titolare va in pensione, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nessuno disposto a rilevarle.\u00a0Un altro elemento \u00e8 la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali. Queste strutture possono offrire pacchetti di manutenzione, garanzie estese e campagne promozionali grazie a economie di scala. Il piccolo autoriparatore indipendente fatica a competere sul prezzo e sulla percezione di affidabilit\u00e0, soprattutto con auto ancora in garanzia.\u00a0Infine, le auto moderne richiedono meno manutenzione ordinaria rispetto al passato: intervalli di tagliando pi\u00f9 lunghi, componenti pi\u00f9 durevoli e meno interventi meccanici \u201cclassici\u201d. Meno lavori significa meno entrate. In sintesi, la riduzione del numero degli autoriparatori deriva dall\u2019incrocio tra costi elevati, tecnologia complessa, mancanza di ricambio generazionale e cambiamento del mercato. Per invertire la tendenza servirebbero incentivi alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti e una maggiore valorizzazione del mestiere artigiano\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"MESTRE &#8211;\u00a0Italia leader nel settore auto: \u00e8 il Paese europeo con la maggiore densit\u00e0 di automobili ma ha&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":374356,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1458],"tags":[216234,1537,90,89,8516,1840,245,244,108,21243],"class_list":{"0":"post-374355","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-rugby","8":"tag-cgia","9":"tag-it","10":"tag-italia","11":"tag-italy","12":"tag-rovigo","13":"tag-rugby","14":"tag-sport","15":"tag-sports","16":"tag-veneto","17":"tag-vicenza"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116148594519313212","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/374355","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=374355"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/374355\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/374356"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=374355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=374355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=374355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}