{"id":375866,"date":"2026-03-01T15:20:16","date_gmt":"2026-03-01T15:20:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/375866\/"},"modified":"2026-03-01T15:20:16","modified_gmt":"2026-03-01T15:20:16","slug":"il-film-chopin-notturno-a-parigi-la-fa-un-po-troppo-semplice-ma-eryk-kulm-suona-davvero-e-ha-la-faccia-giusta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/375866\/","title":{"rendered":"Il film \u00abChopin, Notturno a Parigi\u00bb la fa un po&#8217; troppo semplice. Ma Eryk Kulm suona davvero e ha la faccia giusta"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Sara D&#8217;Ascenzo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Cinema, la pellicola sul compositore polacco che elesse Parigi a suo palcoscenico ha il merito di illuminare il lato \u00abdandy\u00bb della sua vita. In sala anche \u00abIl suono di una caduta\u00bb<\/p>\n<p>    \u00abChopin, Notturno a Parigi\u00bb di\u00a0Micha\u0142 Kwieci<b>\u0144<\/b>ski<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una mosca tormenta il riposo pomeridiano di Fryderyk Chopin (il talentuoso Eryk Kulm), colto dal regista addormentato su una sedia in pieno sole, vicino a una finestra che lo inonda di luce. Non \u00e8 un biopic questo\u00a0\u00abChopin, Notturno a Parigi\u00bb, piuttosto un inseguimento di uno dei compositori pi\u00f9 amati (ma forse non cos\u00ec conosciuti, anche se a chiunque abbia studiato pianoforte sar\u00e0 toccato di struggersi su uno dei suoi Valzer) della\u00a0 musica romantica, colto nell&#8217;ultimo periodo della sua vita (morir\u00e0 a 39 anni di tubercolosi). Perch\u00e9 di questo si tratta: <b>di un tallonamento da presso di un uomo che non ha mai rinunciato a vivere<\/b>, seppure totalmente assorbito dalla simbiosi con la sua musica e il suo pianoforte. Nella sua breve esistenza, e per quello che sceglie di raccontare il regista, <b>Chopin appare come un giovane uomo che tenta di fare la vita del giovin signore dell&#8217;Ottocento<\/b>, quando tutto a Parigi stava cambiando ma le orecchie non erano forse ancora pronte alla musica che Chopin comporr\u00e0 sul finire della vita, come lo avverte l&#8217;amico Lizst:\u00a0\u00abMagari tra cent&#8217;anni&#8230;\u00bb.\u00a0 La scelta stilistica di\u00a0Kwieci\u0144ski non \u00e8 molto coraggiosa: la resa \u00e8 decisamente convenzionale, soprattutto nella seconda parte, dopo l&#8217;incontro con la poetessa George Sand, ma visivamente e umanamente questo film ha qualcosa che cattura ed \u00e8 probabilmente dovuto alla fisicit\u00e0 sui generis dell&#8217;attore principale, scelta felice, perch\u00e9 riesce a rendere uno Chopin malato e dalla pelle ormai grigia con sempre piccole faville a illuminarne lo sguardo. Specialmente quando siede al piano.\u00a0<br \/><b>Voto: 6,5. Non un atto di coraggio, ma un atto d&#8217;amore per un genio che ha illuminato la storia della musica, qui colto nei suoi aspetti pi\u00f9 umani. Tra sorbetti, amici, macaron e delusioni d&#8217;amore.<\/b><\/p>\n<p>    \u00abIl suono di una caduta\u00bb di\u00a0Mascha Schilinski<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quattro ragazze nell&#8217;arco di qualcosa di pi\u00f9 di un secolo<\/b>, dagli inizi del Novecento a oggi. In mezzo alla campagna tedesca una casa diventa il baricentro di tante vite, filtrate dallo sguardo di giovani donne. Il filo conduttore &#8211; tocca ammetterlo sperando di non spaventare troppo gli spettatori &#8211; \u00e8 la morte, tab\u00f9 estremo. La piccola Alma guarda s\u00e9 stessa morta in una fotografia, ma prima di rendersi conto che \u00e8 proprio lei passano due ore e trentaquattro minuti (o gi\u00f9 di l\u00ec). A legarla al personaggio successivo \u00e8 un fratello o un parente a cui viene amputata una gamba. Lo stesso che anni dopo attrae Erika; la nipote Angelika, negli anni &#8217;80, \u00e8 alle prese con la scoperta del proprio corpo, ma deve fare attenzione a uno zio che la insidia; infine, e siamo all&#8217;oggi, la fattoria \u00e8 figlia della \u00abairb&amp;b\u00bb economy ed diventata una casa vacanze, dove la malinconica Lenka si lega a una ragazza pi\u00f9 libera di lei che ha appena perso la madre e la sorellina sembra chiudere il cerchio. <b>La regista &#8211; talentuosa ma troppo compiaciuta<\/b> &#8211; gioca col concetto di caduta e all&#8217;inizio inganna lo spettatore che crede di vedere nella morte apparente di una governante &#8211; vittima di uno scherzo innocente &#8211; la caduta del titolo. In realt\u00e0 il film indaga le soglie, i limiti, le cadute che si fanno buttandosi nel vuoto della vita. <b>Con cadaveri ricomposti<\/b> (in modo cruento, preparatevi)<b> per le foto di famiglia<\/b>, con <b>incubi, visioni, lunghe inquadrature circolari<\/b> che sanno di gi\u00e0 visto in campo autoriale: da Bergman a Brady Corbert gli sguardi profondi ci sono tutti, compreso un lavoro sul suono e sulla luce in riva al fiume o le inquadrature inseguendo le bambine in cucina che citano (direttamente o inconsciamente)\u00a0<b>\u00abLa zona d&#8217;interesse\u00bb di Jonathan Glazer<\/b>. Troppo per tutti, soprattutto per lo spettatore, che avrebbe gradito una decisa sforbiciata.<br \/><b>Voto: 6\/7, ma che fatica. Brava, brava, ma tanto sfoggio di ambizione soffoca l&#8217;emozione e il cinema.<\/b>    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00abTienimi presente\u00bb di Alberto Palmiero<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alberto (Alberto Palmiero medesimo) ha rinunciato al cinema.\u00a0 Eppure fin dalla prima scena lo vediamo l\u00ec, alla Mostra del Cinema di Venezia, intento a spiegare al produttore Gianluca Arcopinto (che poi gli produrr\u00e0 il film insieme a Marco Bellocchio e Simone Gattoni) la sua idea per un film. Sembra lui per primo a non crederci e quello sguardo obliquo e un po&#8217; malinconico, che non lo rassomiglia minimamente ai cinematografari maneggioni e lo allontana dai cinefili snob che popolano i Festival, ricorda da vicino un altro campano come lui: <b>Massimo Troisi<\/b>.<b> Seguiamo cos\u00ec con affetto la storia di precariato di Alberto<\/b>, che fa la comparsa nel\u00a0\u00abPortobello\u00bb di Bellocchio e poi si accontenta di tornare al paesello con la massima aspirazione di consegnare i volantini. Gli incontri con gli amici &#8211; chi pi\u00f9 chi meno spaesati come lui &#8211; le conversazioni claustrofobiche e a senso unico con i genitori (veri) nel tinello della casa a <b>Caserta<\/b> dove la madre evoca lo spettro della\u00a0\u00abmini-laurea\u00bb, la frequentazione con una ragazza &#8211;\u00a0\u00abMi mitizzavi da piccola?\u00bb,\u00a0\u00abNo\u00bb &#8211; le surreali partecipazioni a festival per presentare i progetti e il premio Mela d&#8217;oro fonte di discussione in casa &#8211;\u00a0\u00ab\u00c8 una mela Anurka?\u00bb -\u00abNo\u00bb &#8211; o la festa di famiglia dove viene schiaffato nel tavolo dei bambini perch\u00e9 non \u00e8 ancora sistemato &#8211; sono tutte pennellate a comporre <b>un quadro fresco, vero, senza infingimenti da mestierante<\/b>. E restituiscono meglio di tante ricerche sociologiche la foto di una generazione che fatica, ma non se la prende troppo.<br \/><b>Voto: 6,5. Fresco, delicato, morettiano senza cattiveria n\u00e9 politica (perch\u00e9 non sono pi\u00f9 i tempi).<\/b><\/p>\n<p>    \u00abMiroirs No.3 &#8211; Il mistero di Laura\u00bb\u00a0 di Christian Petzold<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Laura (Paula Beer) ondeggia davanti al suo destino: nella prima scena fissa l&#8217;acqua come se volesse farsene rapire. Torna a casa dal fidanzato scontroso e parte malvolentieri per una gita in auto con un&#8217;altra coppia. Che non abbia voglia di salire in barca lo dice il suo corpo, il suo atteggiamento stanco e rinunciatario, il suo abbigliamento sciatto. Controvoglia il fidanzato parte per accompagnarla alla stazione, e l\u00ec le loro vite si separano: in un incidente assurdo (la strada \u00e8 dritta, nessuna auto in vista) lui muore e lei, senza neanche un graffio, trova rifugio al suo male di vivere a casa di una misteriosa signora che sta dipingendo la staccionata.<b> Potrebbero esserci le premesse per un thriller, un horror addirittura. <\/b>Nulla di tutto questo. Ispirato nel titolo a un brano di Ravel (Laura studia pianoforte al Conservatorio a Berlino),<b> il film \u00e8 un viaggio dentro le nostre ansie, dentro i dolori ai quali dare un nome \u00e8 gi\u00e0 morire, alla sopravvivenza che sembra impossibile e poi riaffiora<\/b>, come una mano che esce dall&#8217;acqua e va solo afferrata, senza fare troppe domande. Petzold riduce al minimo la messa in scena, i dettagli che potrebbero distrarre dall&#8217;emozione, distilla inquadrature e situazioni, spiega il meno possibile e offre un cinema dove \u00e8 lo spettatore a dover mettere del suo, a compiere un passo per immergersi, a scrutare l&#8217;abisso o a ritrarsene, se fa troppa paura.<br \/><b>Voto: 7,5. Un film di raro minimalismo, dove nulla \u00e8 troppo spiegato, con una fotografia che ricorda Rohmer, con quella luce e quelle situazioni sospese in mezzo al verde, dove tutto in realt\u00e0 sotto brucia, come le spighe al sole.\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                                    <a href=\"https:\/\/corrieredelveneto.corriere.it\/venezia-mestre\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_venezia\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre<\/a><br \/>\n                        <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=39&amp;intcmp=NL-artic_nd_060624_corriere_ss_veneto\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-02-27T21:06:02+01:00\">27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 21:06)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Sara D&#8217;Ascenzo Cinema, la pellicola sul compositore polacco che elesse Parigi a suo palcoscenico ha il merito&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":375867,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[8435,216874,216875,34058,216876,216877,33184,216878,216879,15971,216880,216881,412,216882,216883,1493,216869,1266,87,1026,2765,60058,2770,208581,213452,213453,640,929,3591,9067,203,213454,213455,1909,2882,4631,5226,454,228,4663,10120,216299,204,1537,90,89,213456,216870,2324,1914,18494,4045,27766,964,1521,1539,4651,213457,216871,1289,216872,16461,7900,10422,1920,3969,635,9452,65275,1360,2986,13289,17494,360,337,15687,1567,90356,216873,659,2529,15007,4006,2424],"class_list":["post-375866","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-abbigliamento","tag-abbigliamento-sciatto","tag-abbigliamento-sciatto-controvoglia","tag-abisso","tag-abisso-ritrarsene","tag-abisso-ritrarsene-troppa","tag-accompagnarla","tag-accompagnarla-stazione","tag-accompagnarla-stazione-li","tag-accontenta","tag-accontenta-tornare","tag-accontenta-tornare-paesello","tag-acqua","tag-acqua-afferrata","tag-acqua-afferrata-troppe","tag-alberto","tag-alberto-palmiero","tag-amici","tag-amore","tag-atto","tag-auto","tag-bellocchio","tag-caduta","tag-chopin","tag-chopin-notturno","tag-chopin-notturno-parigi","tag-cinema","tag-colto","tag-corpo","tag-emozione","tag-entertainment","tag-eryk","tag-eryk-kulm","tag-famiglia","tag-fatica","tag-festival","tag-fidanzato","tag-film","tag-foto","tag-fotografia","tag-fresco","tag-inquadrature","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-kulm","tag-kwiecinski","tag-laura","tag-li","tag-luce","tag-madre","tag-mela","tag-morte","tag-movies","tag-musica","tag-notturno","tag-notturno-parigi","tag-palmiero","tag-parigi","tag-petzold","tag-pianoforte","tag-piccola","tag-potrebbero","tag-ragazza","tag-realta","tag-regista","tag-ricorda","tag-rinunciato","tag-scelta","tag-scena","tag-sguardo","tag-situazioni","tag-sole","tag-soprattutto","tag-spettatore","tag-storia","tag-suono","tag-suono-caduta","tag-tante","tag-viene","tag-vite","tag-vivere","tag-voto"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/375866","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=375866"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/375866\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/375867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=375866"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=375866"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=375866"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}