{"id":380193,"date":"2026-03-04T13:59:09","date_gmt":"2026-03-04T13:59:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/380193\/"},"modified":"2026-03-04T13:59:09","modified_gmt":"2026-03-04T13:59:09","slug":"architettura-effimera-per-il-nuovo-politeama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/380193\/","title":{"rendered":"\u00abArchitettura effimera per il nuovo Politeama\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>CREMONA &#8211; \u00ab<strong>Al Politeama penso ogni giorno, lo ammetto.<\/strong> L\u2019idea \u00e8 di fare un intervento leggero, rispettoso del luogo e della sua storia. Ma aspetto di aprire la porta e vederlo, in quel momento capir\u00f2\u00bb: <strong>Angelo Micheli<\/strong> \u00e8 <strong>architetto, designer, artista<\/strong>. Ed \u00e8 anche <strong>liutaio<\/strong>, il che \u00e8 un valore aggiunto visto che la <strong>Fondazione Stauffer<\/strong> &#8211; che ha acquisito nelle scorse settimane l\u2019<strong>ex teatro Verdi<\/strong> &#8211; gli ha affidato l\u2019incarico di recuperare l\u2019edificio per farne proprio una <strong>\u2018casa dei liutai\u2019<\/strong>. <strong>Nato nel 1959 a Crotta d\u2019Adda<\/strong>, dove tuttora vive, Micheli ha frequentato l\u2019<strong>Ipiall<\/strong> quando la scuola di liuteria era ancora in <strong>piazza Marconi<\/strong> e si contendeva gli spazi con il <strong>Museo di Storia naturale<\/strong> e la <strong>stazione degli autobus<\/strong>.<\/p>\n<p>UN LIBRO DI SOTTSASS<\/p>\n<p>\u00abMentre ero all\u2019ultimo anno &#8211; ricorda &#8211; ho letto un libro di <strong>Ettore Sottsass<\/strong> che mi ha <strong>fulminato<\/strong>, perci\u00f2 sono passato alla <strong>sezione di arredamento<\/strong> della scuola che in pratica era dall\u2019altra parte del corridoio\u00bb. Poi il <strong>Politecnico<\/strong> e la <strong>Scuola politecnica di design<\/strong>, allora distinta, le lezioni con docenti d\u2019eccezione da <strong>Bruno Munari<\/strong> a <strong>Narciso Silvstrini<\/strong>, tra i pi\u00f9 <strong>eminenti studiosi del colore<\/strong>, e poi <strong>Marco Zanuso<\/strong> e <strong>Achille Castiglioni<\/strong> con il suo assistente cremonese <strong>Eugenio Bettinelli<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>tesi<\/strong>, discussa nell\u2019<strong>86<\/strong>, \u00e8 sul <strong>Politeama<\/strong>, allora gi\u00e0 <strong>chiuso<\/strong> da meno di vent\u2019anni. \u2018<strong>Tout se tient<\/strong>\u2019, direbbero i francesi: la vita \u00e8 fatta anche di <strong>intrecci, relazioni, curve improvvise<\/strong>, tappe del viaggio che il caso trasforma in <strong>meta<\/strong>. \u00abDel <strong>Politeama<\/strong> all\u2019epoca si parlava molto, si discuteva di cosa farne e di che futuro potesse avere &#8211; dice l\u2019architetto -. Il progetto di allora prevedeva il <strong>recupero<\/strong> di un luogo dove fare <strong>intrattenimento e spettacoli<\/strong> cos\u00ec come era stato in passato. Ricordo l\u2019impressione, entrandoci: era <strong>tutto uguale a com\u2019era, eppure distrutto<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>IL PRESAGIO DELLA TESI<\/p>\n<p>Quella tesi sembra solo un momento di passaggio. Per <strong>Micheli<\/strong> cominciano le collaborazioni prima con <strong>Sottsass<\/strong> &#8211; per un certo periodo far\u00e0 parte dei <strong>Nuovi 12 Memphis<\/strong> -, e poi con <strong>Michele De Luca<\/strong>, con cui lavora tuttora. Nel frattempo fonda il gruppo <strong>Solid<\/strong>, vince premi internazionali, insegna all\u2019<strong>Istituto europeo per il design<\/strong>, all\u2019<strong>Universit\u00e0 Iuav di Venezia<\/strong> e all\u2019<strong>Universit\u00e0 della Repubblica di San Marino &#8211; Iuav<\/strong>. <strong>L\u2019architettura e il design<\/strong> parlano lo stesso linguaggio dell\u2019arte &#8211; anche la <strong>liuteria<\/strong> lo fa, gli archi sono di una bellezza assoluta &#8211; e <strong>Micheli<\/strong> comincia a disegnare, dipingere e scolpire.<\/p>\n<p>Espone in gallerie e musei, tra cui il <strong>Centre Pompidou<\/strong> e il <strong>Grand Palais<\/strong> a Parigi, la <strong>Biennale di Venezia<\/strong>, e a Bologna <strong>Palazzo Fava<\/strong>, un edificio affrescato dai <strong>Carracci<\/strong> che lui stesso ha restaurato e che ospita, oltre a mostre temporanee, la collezione antica e moderna della <strong>Fondazione Carisbo<\/strong>. \u00abNell\u2019allestire la parte museale con <strong>Philippe Daverio<\/strong>, direttore artistico del palazzo &#8211; ricorda <strong>Micheli<\/strong> &#8211; abbiamo deciso per un <strong>intervento molto leggero<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>La parola <strong>leggerezza<\/strong> torna anche chiacchierando del <strong>Politeama<\/strong>: \u00abPenso a una <strong>struttura leggera<\/strong>, <strong>evanescente<\/strong>, effimere nel senso buono del termine &#8211; dice -. Il <strong>Politeama<\/strong> internamente \u00e8 stato rivestito di cemento e con questo non voglio interferire, non mi pongo neppure la questione se sia bello o brutto. Penso a una struttura che ci si possa appoggiare, a qualcosa che si possa smontare e togliere se tra trenta o quaranta anni non piacer\u00e0 pi\u00f9 o se ci fossero nuove esigenze. Penso al <strong>legno<\/strong> perch\u00e8 i <strong>liutai<\/strong> in mezzo al <strong>legno<\/strong> ci vivono, ovviamente senza fare una baita. Penso alla <strong>musica<\/strong>, che non si vede ma c\u2019\u00e8 e che continua a esistere anche quando il musicista smette di suonare\u00bb.<\/p>\n<p>La <strong>cupola<\/strong> \u00absar\u00e0 il punto di forza, come lo \u00e8 anche adesso. Si \u00e8 parlato di <strong>casa dei liutai<\/strong>, ma sar\u00e0 una <strong>cattedrale<\/strong>, ascolter\u00f2 le loro esigenze\u00bb. <strong>Staccando l\u2019ombra da terra<\/strong> \u00e8 il titolo di un romanzo di <strong>Daniele Del Giudice<\/strong>. Non c\u2019entra nulla con l\u2019architettura, ma racconta di aerei e piloti e di materia che prende il volo come se non avesse peso. Come il (falso) paradosso del calabrone che non potrebbe volare, ma non sapendolo vola lo stesso. Proprio <strong>Calabrone<\/strong>, tra l\u2019altro, \u00e8 il nome di una lampada disegnata da <strong>Micheli<\/strong> con <strong>Studio Lucchi &amp; Biserni<\/strong> ed <strong>Emiliana Martinelli<\/strong>. E forse questo pu\u00f2 dare il senso di un <strong>intervento \u00abevanescente\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>LE SCULTURE<\/p>\n<p><strong>Il legno<\/strong> ricorre anche in alcune sculture di <strong>Micheli<\/strong>. Alcuni anni fa, nell\u2019ambito di un progetto di riqualificazione della <strong>Galleria 25 Aprile<\/strong>, <strong>Micheli<\/strong> aveva esposto dei <strong>cipressi &#8211; scultura<\/strong>: \u00ab<strong>In natura &#8211; osserva &#8211; i cipressi sono squarci verticali, mi ricordano i tagli di Fontana<\/strong>\u00bb. Le <strong>opere pi\u00f9 recenti<\/strong> sono <strong>cubi o parallelepipedi<\/strong> che sembrano casette, di quelle semplici con i tetti un po\u2019 a punta che i bambini colorano di rosso.<\/p>\n<p>Sono <strong>rivestite di chiodi<\/strong>, e dal tetto spuntano fili che avvolgono oggetti trovati in casa: una <strong>ciambellina<\/strong>, un <strong>Topolino<\/strong>. Con l\u2019<strong>intelligenza artificiale<\/strong> &#8211; \u00ab<strong>\u00e8 un\u2019opportunit\u00e0, e come tutte le invenzioni create dall\u2019uomo, \u00e8 uno strumento da utilizzare<\/strong>\u00bb, scrive &#8211; queste sculture sono state inserite in un <strong>bosco<\/strong>, in una <strong>piazza parigina<\/strong>, in una <strong>strada di Londra<\/strong> \u00abcon lo <strong>Shard di Renzo Piano<\/strong> sullo sfondo\u00bb, dice <strong>Micheli<\/strong> sorridendo.<\/p>\n<p>IL FILO D\u2019ERBA EREDITATO<\/p>\n<p>\u00ab<strong>Ho ereditato un filo d\u2019erba<\/strong>\u00bb, ha scritto in una concisa pubblicazione in cui riflette della sua idea di architettura. La definisce <strong>\u2018dualistica\u2019<\/strong>, ovvero che \u00ab<strong>ammette la coesistenza di due principi o forze distinti o contrastanti<\/strong>\u00bb, secondo la definizione da vocabolario. E quindi c\u2019\u00e8 il <strong>suolo<\/strong>: \u00ab<strong>La realt\u00e0 della natura \u00e8 che esiste veramente, \u00e8 concreta, \u00e8 solida, \u00e8 fondamentale per noi e pu\u00f2 esistere indipendentemente dalla nostra presenza<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 ci\u00f2 che va \u00ab<strong>oltre la barriera del conosciuto<\/strong>\u00bb, dove \u00ab<strong>troveremmo quel ponte che oltrepassa questa demarcazione immaginaria per proiettare la nostra mente in mondi infiniti, inimmaginabili<\/strong>\u00bb. Per arrivare alla conclusione che \u00ab<strong>l\u2019architettura dualistica \u00e8 libera da schemi e preconcetti<\/strong>. <strong>L\u2019architettura dualistica \u00e8 sgombra di ogni pregiudizio, lei si fa travolgere dall\u2019evento imprevedibile (&#8230;) L\u2019architettura dualistica \u00e8 viva perch\u00e9 si nutre dei positivi contrasti delle singole persone<\/strong>\u00bb. Come il <strong>Politeama che verr\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.laprovinciacr.it\/news\/cultura-e-spettacoli\/563257\/il-futuro-del-politeama-nelle-mani-dei-liutai.html\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/PrimaCremona-1767001561866.jpg--il_futuro_del_politeama_nelle_mani_dei_liutai.jpg\"\/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"CREMONA &#8211; \u00abAl Politeama penso ogni giorno, lo ammetto. 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