{"id":3812,"date":"2025-07-23T19:04:10","date_gmt":"2025-07-23T19:04:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/3812\/"},"modified":"2025-07-23T19:04:10","modified_gmt":"2025-07-23T19:04:10","slug":"sullo-scaffale-lo-sbilico-di-alcide-pierantozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/3812\/","title":{"rendered":"Sullo scaffale: Lo sbilico di Alcide Pierantozzi"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/sbilico.jpg\" alt=\"follia\" title=\"follia\"\/><\/p>\n<p>\u201cLa verit\u00e0 delle cose non sta in alto\u201d.<\/p>\n<p>Sono parole che <strong>Alcide Pierantozzi<\/strong>, classe 1985 e fuoriclasse della scrittura, verga quasi alla fine del suo libro sconvolgente, <strong>Lo sbilico<\/strong><strong> (Einaudi, 2025)<\/strong>, che sta facendo parlare (e pensare) \u201cla bolla\u201d editoriale e i lettori tutti, perch\u00e9 non pu\u00f2 lasciare indifferenti.<\/p>\n<p>Inizia con un\u2019ammissione senza scampo: \u201cSono Alcide Pierantozzi e sono un <strong>paziente<\/strong> vigile, collaborativo, dall\u2019eloquio fluido\u201d. Affida alle parole mediche dei referti che lo descrivono il primo tentativo, da cui prende le distanze, di trovare forma alla sua ontologia, che, di fatto, \u00e8 quella di qualcuno dalla \u201ccondizione incerta\u201d, cos\u00ec dice nelle prime pagine.<\/p>\n<p>Qual quindi \u00e8 la verit\u00e0 \u2013 che non sta in alto \u2013 di chi sente di <strong>non dominare del tutto la propria mente<\/strong> ma, di contro, ha un\u2019incredibile attenzione e attrazione per il <strong>linguaggio<\/strong>?<\/p>\n<p>\u00c8 una verit\u00e0 che va cercando, e trovando, lo scrittore, che in questo <strong>memoir<\/strong> produce <strong>sinestesie<\/strong> che plasmano la lingua stessa. Per farlo la <strong>lucidit\u00e0<\/strong> e l\u2019autoconsapevolezza devono affilarsi al massimo. Chi legge resta senza fiato, perch\u00e9 pu\u00f2 seguire passo passo le bizze di una mente che cerca se stessa e insieme definisce quanto accade fuori da lei come fosse il primo uomo a vedere le cose per la prima volta.<\/p>\n<p>\u201cNoi matti continuiamo a resistere perch\u00e9 aspettiamo quell\u2019ora piccola in cui finalmente faremo uno di quei respiri che invogliano a scrocchiarsi la schiena coi pugni puntati\u201d.<\/p>\n<p>E questa pazzia ha <strong>nomi di farmaci<\/strong>, nomi di <strong>malattie psichiatriche<\/strong>, nomi di fatti avvenuti che sembrano <strong>allucinazioni<\/strong> e allucinazioni dai nomi precisi, di nomi dati alle cose dagli quegli scrittori che il protagonista legge e a cui pensa ossessivamente.<\/p>\n<p>\u201cLa follia non \u00e8 digitolunare come la medicina: non indica niente, ma sulla luna ci sbarca\u201d dice. Pierantozzi ci porta in un viaggio senza meta, ma che la destinazione cerca, fatto di circonvoluzioni degne di <strong>Escher<\/strong>, che a tratti diventano sabbie mobili, ma che \u2013 grazie alla precisione del linguaggio \u2013 non sono mai pericolose per la vita, perch\u00e9 la lingua si fa appiglio. Qui la <strong>scrittura \u00e8 salvezza<\/strong>.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cAffinch\u00e9 la scrittura diventi una conversazione a una voce\u201d scrive Pierantozzi \u201cdevo prima scacciare dalla testa le voci dei fantasmi\u201d. \u201cRicordo e quindi cado in errore: rivedo, riscrivo, reinvento\u201d e, sotto nuove spoglie, si profila un&#8217;indagine inedita del <strong>rapporto realt\u00e0-finzione\u00a0<\/strong>non tanto nella narrazione, ma intrinseco ai processi cerebrali, e, ancor pi\u00f9, alla <strong>vita\u00a0<\/strong>stessa. Che irrompe.<\/p>\n<p>Conigli squartati, gechi che affondano nell\u2019acqua sullo sfondo di un film porno, topi morti per cementificazione, il corpicino di un fratello seppellito poco pi\u00f9 che appena nato, per il quale il padre ha richiesto l\u2019autopsia e i seni della madre continuano a gocciare \u201cquesta belva d\u2019onda bianca, saponosa, questa emulsione di glassa smaltata, questo siero di pane quotidiano\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Che sia la vita dal suo primo istante la colpevole del <strong>male di vivere<\/strong> dell\u2019io narrante? A produrre lo sbilico?\u00a0<\/p>\n<p>\u201cVivo lo sbilico e nello sbilico delle cose. [\u2026] Cerco l\u2019immagine materiale in tutti i passati che conosco, quello prossimo, quello remoto, la cerco al tatto per ritrovarla e quando non la trovo i cani incominciano a squittire, l\u2019acqua va in combustione, tavoli e sedie si disarticolano\u201d e allora che fare? Gli <strong>psicologi<\/strong>, gli <strong>psichiatri<\/strong>, i professori, gli amici, l\u2019amata madre, l\u2019odiato padre cosa dicono? Cosa fanno?<\/p>\n<p>Ma importa davvero? La verit\u00e0 delle cose non sta in alto. Ci sta dentro.<\/p>\n<p>\u201cDevo continuare a scrivere, devo continuare ad avere commercio con le parole\u201d.<\/p>\n<p>Pierantozzi si spoglia, ci spoglia tutti, e ci veste di <strong>immagini linguistiche <\/strong>che se non restituiscono un <strong>senso<\/strong> (serve?) lasciano una traccia. Luminosa. Che il lettore ha tra le mani.<\/p>\n<blockquote><p>\n        \u201c<br \/>\n        <strong>    Vivo lo sbilico e nello sbilico delle cose<br \/>\n<\/strong><br \/>\n                        Alcide Pierantozzi<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cLa verit\u00e0 delle cose non sta in alto\u201d. 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