{"id":381872,"date":"2026-03-05T14:31:14","date_gmt":"2026-03-05T14:31:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/381872\/"},"modified":"2026-03-05T14:31:14","modified_gmt":"2026-03-05T14:31:14","slug":"i-video-dei-ray-ban-meta-anche-quelli-intimi-sono-stati-visionati-da-annotatori-umani-in-kenya","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/381872\/","title":{"rendered":"I video dei Ray-Ban Meta (anche quelli intimi) sono stati visionati da \u00abannotatori\u00bb umani in Kenya"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Un&#8217;inchiesta svedese rivela la forza lavoro \u00abnascosta\u00bb che, per addestrare l&#8217;AI, guarda e studia i video che registriamo con gli smart glasses. E online spunta l&#8217;app che ti avvisa quando uno sconosciuto che li indossa \u00e8 vicino<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chi indossa i Ray-Ban Meta lo sa bene: per raccontare la propria quotidianit\u00e0 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di usare complicate macchine fotografiche o anche solo di tirare fuori gli smartphone che abbiamo in tasca. La fotocamera e la videocamera ora <b>le portiamo direttamente sul viso<\/b>. Basta un clic per documentare la bellezza che ci circonda e per condividerla con i propri contatti online, su Facebook o su Instagram. Quello che spesso gli utenti non sanno \u2014 o meglio, che dimenticano \u2014 \u00e8 che foto e registrazioni <b>(anche se non condivise sui social)<\/b> possono essere visualizzate da operatori umani. Dalla condivisione &#8220;attiva&#8221; a una &#8220;passiva&#8221;, spesso dimenticata. E cos\u00ec pezzi della nostra vita privata, <b>talvolta sensibili come i dati bancari o persino scene di intimit\u00e0 con il partner<\/b>, sono scansionati dai dipendenti di aziende appaltatrici che si occupano di etichettare tutti gli elementi che compaiono in delle immagini. Si tratta del lavoro degli <b>annotatori<\/b>. Che, a una testata svedese, hanno confessato di avere potenzialmente <b>accesso alla vita privata di milioni di persone<\/b>.<\/p>\n<p>    L&#8217;inchiesta svedese<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abVediamo di tutto, dai salotti ai corpi nudi. Meta ha questo tipo di contenuti nei suoi database. Le persone possono registrarsi nel modo sbagliato e <b>non sapere nemmeno cosa stanno registrando<\/b>. Sono persone reali, come te e me\u00bb. Queste sono le parole di un anonimo annotatore kenyota intervistato dal quotidiano svedese <a href=\"https:\/\/www.svd.se\/a\/K8nrV4\/metas-ai-smart-glasses-and-data-privacy-concerns-workers-say-we-see-everything\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">Svenska Dagbladet<\/a>. Anonimo perch\u00e9 se l&#8217;azienda per cui lavora, Sama, dovesse scoprire che ha raccontato il proprio lavoro a dei giornalisti, sarebbe licenziato. Per lavorare in quel settore si firmano pesanti <b>accordi di riservatezza<\/b>. E negli uffici in cui lavora non si possono portare neanche gli smartphone proprio per non rischiare che i contenuti sensibili che vedono ogni giorno finiscano fuori da quelle quattro pareti di Nairobi.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il punto \u00e8 che quelle immagini non sono illegalmente o indebitamente acquisite e visualizzate dall&#8217;azienda in Kenya. <b>\u00c8 tutto nei termini di servizio di Meta AI<\/b>, l&#8217;intelligenza artificiale che ora \u00e8 integrata su quasi tutti i prodotti dell&#8217;azienda di Mark Zuckerberg. Compresi, appunto, i Ray-Ban Meta.\u00a0\u00abIn alcuni casi, Meta esaminer\u00e0 le interazioni dell&#8217;utente con le AI, compreso il contenuto delle conversazioni o dei messaggi inviati alle AI, e <b>tale esame potr\u00e0 essere automatizzato o manuale <\/b>(effettuato da esseri umani)\u00bb.\u00a0\u00c8 proprio in questo angolo polveroso del termini d&#8217;uso che finiscono foto e video personali degli utenti, che magari registrano inconsapevolmente quello che vedono gli occhiali smart anche senza rendersi conto che son attivi. E senza sapere per quanto tempo questi contenuti saranno conservati nei database di Meta <b>n\u00e9 chi abbia accesso ai video registrati<\/b> e dati in pasto all&#8217;AI, neanche quelli che sono stati registrati per sbaglio.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;azienda precisa che i video rimangono sul dispositivo a meno che l&#8217;utente non decida di <b>condividerli <\/b>con l&#8217;intelligenza artificiale.\u00a0\u00abQuando le persone condividono contenuti con Meta AI, possiamo talvolta avvalerci di collaboratori esterni per esaminare questi dati al fine di <b>migliorare l\u2019esperienza delle persone<\/b>, come molte altre aziende fanno\u00bb, dichiara un portavoce della compagnia. \u00abAdottiamo misure per filtrare questi dati con <b>l&#8217;obiettivo di proteggere la privacy<\/b> delle persone e contribuire ad impedire che vengano esaminate informazioni identificative\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un <b>difficile equilibrio <\/b>fra la possibilit\u00e0 di sfruttare tutte le potenzialit\u00e0 del dispositivo potenziato dall&#8217;AI e, dall&#8217;altro lato, la sempre pi\u00f9 complessa protezione della nostra privacy. In mezzo, c&#8217;\u00e8 l&#8217;attenzione e la prudenza degli utenti, che devono sempre stare in guardia quando usano lo strumento senza dimenticarsi cosa pu\u00f2 fare. E cos\u00ec video di persone che girano nude in bagno, persone che inquadrano per sbaglio tutte le informazioni della propria carta di credito o vere e proprie scene di sesso potrebbero finire nei sistemi di Meta per essere <b>analizzate dagli operatori umani di Nairobi<\/b>, che ogni giorno passano al setaccio un grandissimo numero di immagini per annotare manualmente cosa \u00e8 cosa, evidenziando gli oggetti nell&#8217;inquadratura e dandogli un nome, dai vasi di fiori ai segnali stradali, per aiutare l&#8217;intelligenza artificiale nel compito di riconoscere il mondo che ci circonda.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abIn alcuni video si vede qualcuno che va in bagno o che si spoglia. Non credo che lo sappiano, perch\u00e9 <b>se lo sapessero non registrerebbero<\/b>\u00bb, dice uno degli annotatori intervistati. Il punto sta proprio nella (mancata) consapevolezza degli utenti quando si accettano le (lunghissime e complesse) condizioni di servizio che bisogna accettare prima di utilizzare un prodotto digitale. Spesso <b>il dito va subito su\u00a0\u00abaccetta tutto\u00bb<\/b> prima ancora di avere letto le prime righe del contratto per l&#8217;uso del servizio. Portando cos\u00ec alla situazione raccontata ai giornalisti svedesi dai dipendenti di Sama.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il problema si estende ulteriormente se si considera che questo genere di revisione dei contenuti \u2014 dal lavoro degli annotatori a quello dei moderatori, che sono costretti anche a revisionare foto e video etichettati dal&#8217;AI come potenzialmente violenti \u2014 spesso viene <b>appaltato ad aziende esterne che hanno sede in Paesi in via di sviluppo<\/b>. Una sorta di &#8220;colonizzazione del terzo settore&#8221; che spinge le professioni sgradite \u2014 che per esempio possono lasciare un profondo impatto nella psiche del lavoratore \u2014 ai margini.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;app che ti avvisa quando ci sono dei Ray-Ban Meta vicini<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il tema della riservatezza legato ai Ray-Ban Meta non \u00e8 una novit\u00e0. Sin da quando sono arrivati nel mercato, la preoccupazione degli esperti di sicurezza e privacy (ma non solo) \u00e8 che persone possano essere <b>riprese senza il loro consenso e senza sapere neanche di venire riprese<\/b>. \u00c8 vero, esiste una piccola luce sulla montatura che avvisa le persone vicine che gli occhiali smart stanno registrando. Non mancano i &#8220;ma&#8221;: la luce potrebbe non essere notata in condizioni di forte luce ambientale, con un&#8217;occhiata distratta \u00e8 possibile che ci si renda conto di un piccolo pezzo di nastro adesivo nero messo a coprire la luce oppure, come aveva raccontato la testata tech <a href=\"https:\/\/www.404media.co\/how-to-disable-meta-rayban-led-light\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">404 Media<\/a>, possono esserci anche utenti che vendono sistemi (illegali) per <b>disabilitare l&#8217;accensione del segnale luminoso <\/b>per appena 60 dollari.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non solo. La preoccupazione \u00e8 che la registrazione dei volti possa trasformarsi in <b>identificazione automatica degli sconosciuti <\/b>che incontriamo per strada. E se fino a poco tempo fa si trattava solo di un esercizio di stile di due giovani studenti di Harvard (<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/24_ottobre_04\/un-paio-di-ray-ban-meta-puo-bastare-per-scoprire-il-vostro-nome-indirizzo-e-numero-di-telefono-b060a2f0-91e5-486a-8ffd-d374f699exlk.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">lo avevamo raccontato qui<\/a>), adesso potrebbe diventare realt\u00e0: secondo un documento riservato consultato dal New York Times, Meta sarebbe pronta a lanciare la funzionalit\u00e0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/26_febbraio_16\/zuckerberg-vuole-inserire-il-riconoscimento-facciale-sui-ray-ban-meta-allo-studio-la-funzione-name-tag-49460704-d7ce-4076-939c-bfc16053cxlk.shtml?refresh_ce\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">\u00abname tag\u00bb<\/a>, che tramite un sistema di <b>riconoscimento facciale installato sugli occhiali smart <\/b>permetterebbe di identificare le persone incrociate per strada tramite le informazioni di Instagram e Facebook.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Ray-Ban Meta privacy\" src=\"https:\/\/dimages2.corriereobjects.it\/files\/image_572_856_h\/uploads\/2026\/03\/04\/69a8385b091e8.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/69a8385b091e8.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 questo insieme di preoccupazioni che avrebbe spinto uno sviluppatore (per passione),\u00a0Yves Jeanrenaud, a sviluppare un&#8217;app che segnala la presenza nelle vicinanza di un paio di Ray-Ban Meta. <b>Nearby Glasses <\/b>\u2014 questo \u00e8 il nome dell&#8217;app \u2014 quando rileva alcuni specifici segnali trasmessi dal Bluetooh degli occhiali, allora mander\u00e0 sullo smartphone dell&#8217;utente una <b>notifica <\/b>che avvisa l&#8217;utente della presenza (in funzione) degli occhiali smart. E se \u00e8 vero che l&#8217;app pu\u00f2 generare falsi positivi con altri dispositivi indossabili di Meta \u2014 come appunto il visore Quest \u2014 bisogna anche considerare che difficilmente in un luogo pubblico troveremo altro che non sia un paio di semplici occhiali.\u00a0<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-05T11:46:00+01:00\">4 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 11:45)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un&#8217;inchiesta svedese rivela la forza lavoro \u00abnascosta\u00bb che, per addestrare l&#8217;AI, guarda e studia i video che registriamo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":381873,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[173],"tags":[18026,2748,219571,21657,4158,219572,10948,666,4072,5609,1240,79774,173588,3439,64818,3858,13583,2944,71279,728,2588,4934,10538,228,114142,807,122939,12272,51,219573,31366,1173,230,667,668,1537,90,89,57164,3441,18494,3334,32285,14344,1693,20459,80611,1315,7872,219574,2982,3522,15832,6337,8158,12618,20836,9608,494,2301,74536,79775,173591,201510,17121,8334,137158,219575,9595,195,198,199,197,200,201,669,18589,8970,61366,194,196,5920,7915,1301,2392],"class_list":["post-381872","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-scienza-e-tecnologia","tag-avvisa","tag-accesso","tag-annotatori","tag-anonimo","tag-app","tag-app-avvisa","tag-appunto","tag-artificiale","tag-azienda","tag-aziende","tag-bagno","tag-ban","tag-ban-meta","tag-bisogna","tag-circonda","tag-condizioni","tag-contenuti","tag-conto","tag-database","tag-dati","tag-dipendenti","tag-dispositivo","tag-facebook","tag-foto","tag-foto-video","tag-giornalisti","tag-glasses","tag-immagini","tag-inchiesta","tag-inchiesta-svedese","tag-indossa","tag-informazioni","tag-instagram","tag-intelligenza","tag-intelligenza-artificiale","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-kenya","tag-lavora","tag-luce","tag-meta","tag-nairobi","tag-neanche","tag-nome","tag-occhiali","tag-occhiali-smart","tag-online","tag-operatori","tag-operatori-umani","tag-paio","tag-possono","tag-potenzialmente","tag-preoccupazione","tag-presenza","tag-privacy","tag-privata","tag-propria","tag-punto","tag-raccontato","tag-ray","tag-ray-ban","tag-ray-ban-meta","tag-registrando","tag-registrati","tag-riprese","tag-riservatezza","tag-sama","tag-sapere","tag-science","tag-science-and-technology","tag-scienceandtechnology","tag-scienza","tag-scienza-e-tecnologia","tag-scienzaetecnologia","tag-servizio","tag-smart","tag-smartphone","tag-svedese","tag-technology","tag-tecnologia","tag-umani","tag-utente","tag-utenti","tag-video"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/381872","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=381872"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/381872\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/381873"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=381872"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=381872"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=381872"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}