{"id":382654,"date":"2026-03-06T02:07:20","date_gmt":"2026-03-06T02:07:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/382654\/"},"modified":"2026-03-06T02:07:20","modified_gmt":"2026-03-06T02:07:20","slug":"lora-del-pasto-saluzzo-e-lofficina-ciclistica-partigiana-che-pedalava-per-la-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/382654\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORA DEL PASTO. SALUZZO E L&#8217;\u00abOFFICINA CICLISTICA PARTIGIANA\u00bb CHE PEDALAVA PER LA LIBERTA&#8217;"},"content":{"rendered":"<p><strong>Officina ciclistica partigiana.<\/strong> La scritta, tutta in maiuscolo, sotto un balcone, sopra un negozio-bottega, in corso Piemonte 29<strong>, a Saluzzo.<\/strong> In piedi, i due ciclisti, <strong>i due fratelli Frusso:<\/strong> a sinistra<strong> Lorenzo, del 1919,<\/strong> la mano destra appoggiata a una bombola, la sinistra al fianco, sembra guardare nell\u2019obiettivo del fotografo; a destra <strong>Rino, del 1924<\/strong>, le mani in tasca, un basco in testa, guarda a sinistra, forse distratto o attratto da qualcuno o qualcosa di pi\u00f9 interessante. Tutti e due in tuta da meccanici.\n            <\/p>\n<p><strong>La fotografia,<\/strong> in un bianco e nero virato quasi a seppia dagli anni, dall\u2019et\u00e0, dalla distanza, <strong>\u00e8 stata postata l\u2019altro giorno da Patrizia Frusso<\/strong>, la figlia di Rino, sulla pagina Facebook del<strong> gruppo Anpi Borgo San Dalmazzo e Valli<\/strong>, una zona che nella Seconda guerra mondiale apparteneva ai partigiani e che oggi \u00e8 devota anche al ciclismo. La memoria naviga sui social, riappare, ricompare, riemerge, non si perde. In questa missione, che \u00e8 anche un destino, i social rivelano il loro valore di messaggeri e archivisti.\n            <\/p>\n<p>\u201c<strong>L\u2019Officina \u2013 racconta Patrizia \u2013 nacque subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale.<\/strong> Il nonno mor\u00ec presto, la nonna rimase da sola, i quattro figli furono costretti a lasciare gli studi e lavorare per guadagnarsi da vivere, mio padre e lo zio Lorenzo aprirono quella bottega per vendere e riparare biciclette, poi anche moto e motorini\u201d. <strong>Una famiglia \u2013 lo si intuisce dall\u2019insegna \u2013 di partigiani:<\/strong> \u201cLoro due nella XV Brigata Garibaldi di Saluzzo. La sorella Lucia, del 1926, impegnata nella staffetta in bicicletta, imprigionata dai tedeschi, tre mesi in carcere, un\u2019esperienza drammatica. E il fratello Giuseppe, del 1920, soldato, l\u20198 settembre scelse la Resistenza, il suo compito era minare le linee nemiche, fin\u00ec in Sicilia con gli alleati, torn\u00f2 a Saluzzo solo nel 1947, ignaro della sorte dei familiari\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Officina ciclistica partigiana resistette fino alla fine degli anni Ottanta-inizio anni Novanta:<\/strong> \u201cLa passione per il ciclismo aveva spinto mio padre e lo zio Lorenzo a <strong>organizzare, fin dagli anni Cinquanta, gare amatoriali in occasione del 25 aprile<\/strong>, come feste \u2013 sportive &#8211; della Liberazione. Erano gli anni di Bartali e Coppi, e il cuore di mio padre, qui incapace di scegliere e schierarsi, era diviso a met\u00e0 fra Gino e Fausto. Invece Giuseppe emigr\u00f2 in Argentina, in cerca di fortuna, e la trov\u00f2 creando una filiera nell\u2019imbottigliamento\u201d.<\/p>\n<p>Patrizia Frusso, vicepresidente della sezione Anpi di Saluzzo e Valle Po,<strong> ha un solo dispiacere: \u201cNon aver conservato la scritta Officina ciclistica partigiana. Fu gettata via. Che peccato\u201d.<\/strong> Le \u00e8 rimasta questa fotografia sbiadita nelle tonalit\u00e0, ma non nei valori. <strong>\u201cIl 7 giugno il Giro d\u2019Italia donne vivr\u00e0 la sua ultima tappa proprio qui a Saluzzo, con partenza e arrivo \u2013 dice Patrizia Frusso -. Un onore\u201d. Un onore anche partigiano.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Officina ciclistica partigiana. 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