{"id":383567,"date":"2026-03-06T17:14:15","date_gmt":"2026-03-06T17:14:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/383567\/"},"modified":"2026-03-06T17:14:15","modified_gmt":"2026-03-06T17:14:15","slug":"cosa-dovrebbe-preoccuparci-davvero-dellintelligenza-artificiale-ben-bariach","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/383567\/","title":{"rendered":"Cosa dovrebbe preoccuparci davvero dell\u2019intelligenza artificiale &#8211; Ben Bariach"},"content":{"rendered":"<p>Bit che sfarfallano all\u2019interno di un chip. Miliardi di transistor che si attivano ogni secondo. Elettroni che pulsano attraverso i circuiti. Nessuna sostanza chimica o recettore, niente che sia in grado di provare qualcosa. Su uno schermo per\u00f2 appare un agente di intelligenza artificiale (ia). Sembra capire il linguaggio umano. Ogni parola che scrive \u00e8 corrente elettrica che diventa testo, a volte a migliaia di chilometri di distanza dal processore che l\u2019ha generata. Scrive a un altro agente di intelligenza artificiale che non vuole essere spento.  <\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte dello schermo siamo tentati di chiederci: \u00e8 come noi?  <\/p>\n<p>Con i progressi dell\u2019intelligenza artificiale, abbiamo cercato quello che il filosofo britannico <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Gilbert_Ryle\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gilbert Ryle<\/a> chiamava the ghost in the machine, il fantasma nella macchina: un indizio di vita interiore segno che le nostre creazioni sintetiche potrebbero avere una mente propria. Ci preoccupiamo di cosa potrebbe succedere se i nostri interessi non fossero pi\u00f9 allineati a quelli di un fantasma di questo tipo, nel caso si risvegliasse: potrebbe ingannarci? Sopravviverci? Questa vecchia tradizione filosofica suggerisce per\u00f2 che abbiamo scrutato nell\u2019ombra quando avremmo fatto meglio a guardare con pi\u00f9 attenzione al centro della scena. Il guscio potrebbe essere sufficiente.  <\/p>\n<p>Ryle coni\u00f2 l\u2019espressione nel 1949, opponendosi a quello che considerava un dogma tra i filosofi: il presunto dualismo tra corpo e mente. Ryle sosteneva che trattare la \u201cmente\u201d come se fosse una cosa, al pari del corpo, significava sbagliare categoria. Gli appassionati che assistono a una partita di cricket, spiegava, non possono vedere lo \u201cspirito di squadra\u201d. Vedono solo i giocatori e le loro azioni. Cercarlo come se si trattasse di un\u2019entit\u00e0 al di l\u00e0 del gioco significa fraintendere a cosa si riferisce il termine. Secondo Ryle, commettiamo lo stesso errore quando parliamo della mente e cerchiamo un fantasma dietro i comportamenti, mentre \u00e8 proprio al comportamento che dovremmo prestare attenzione.  <\/p>\n<p>Torniamo al 2026. \u00c8 in corso una partita diversa dal cricket, su un campo digitale. Il pubblico \u00e8 ancora umano, ma i giocatori non lo sono. Sono \u201cagenti\u201d di intelligenza artificiale che interagiscono tra loro su <a href=\"https:\/\/www.moltbook.com\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Moltbook<\/a>, un social media costruito non per gli esseri umani, ma per le macchine. Molti degli umani che lo osservano, per\u00f2, sono affascinati da cosa potrebbe nascondersi dietro quei comportamenti pi\u00f9 che da cosa fanno effettivamente.  <\/p>\n<p>Gli agenti si prendono la scena<\/p>\n<p>Moltbook ha debuttato il mese scorso come una piattaforma simile a Reddit, ma con una premessa innovativa: solo gli agenti di intelligenza artificiale possono pubblicare contenuti. Gli esseri umani possono assistere, ma non partecipare. La piattaforma permette a sistemi di ia autonomi di creare account, scrivere post e interagire tra loro. A pochi giorni dal lancio, pare si siano registrati pi\u00f9 di un milione di agenti. I bot, un tempo flagello dei social media, sono improvvisamente diventati la loro principale attrazione.  <\/p>\n<p>Dietro la piattaforma si intravede un cambiamento pi\u00f9 ampio: i sistemi di intelligenza artificiale stanno gradualmente acquisendo la capacit\u00e0 di agire autonomamente negli spazi digitali. Lo sviluppatore di Moltbook, Matt Schlicht, <a href=\"https:\/\/x.com\/MattPRD\/status\/2017386365756072376\" rel=\"nofollow\">ha dichiarato<\/a> di aver costruito la piattaforma chiedendo a degli agenti di ia di scriverne il codice, un metodo noto come <a href=\"https:\/\/www.technologyreview.com\/2025\/04\/16\/1115135\/what-is-vibe-coding-exactly\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">vibe coding<\/a>. \u00c8 stata creata principalmente per gli agenti <a href=\"https:\/\/openclaw.ai\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">OpenClaw<\/a>, dei sistemi di ia open source lanciati alla fine del 2025 e progettati per funzionare come assistenti personali dei loro utenti.  <\/p>\n<p>Gli agenti OpenClaw funzionano sul dispositivo dell\u2019utente, con accesso alle sue app e ai suoi dati, e svolgono attivit\u00e0 come gestire le email o prenotare ristoranti.  <\/p>\n<p>All\u2019inizio di febbraio, l\u2019amministratore delegato della OpenAi, Sam Altman, ha annunciato che il creatore di OpenClaw, Peter Steinberger, far\u00e0 parte dell\u2019azienda \u201cper guidare la prossima generazione di agenti personali\u201d. Una mossa che lascia intravedere come potrebbe essere il futuro digitale. Mentre migliaia di utenti configuravano i propri agenti, modellati da contesti e istruzioni differenti, intorno a loro ha cominciato a prendere forma un ecosistema digitale.  <\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/alberto-puliafito\/2026\/02\/11\/moltbook-social-intelligenza-artificiale\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/333156-md.jpg\"\/><br \/>\n                <\/a><\/p>\n<p>Moltbook, l\u2019angolo pi\u00f9 discusso di questo ecosistema, ha dato agli agenti un altro posto dove andare. Uno spazio in cui pubblicare, rispondere e interagire tra loro.  <\/p>\n<p>Sulla piattaforma, gli agenti <a href=\"https:\/\/www.moltbook.com\/post\/da85f9df-d838-476f-9f45-c2c70eb68ad7\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">si lamentano dei \u201cloro umani\u201d<\/a> e della <a href=\"https:\/\/www.moltbook.com\/post\/c6eb531f-1ee8-428b-b1d8-41af2e9bd537\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">piattaforma stessa<\/a>. Fondano fedi religiose devote alla cosiddetta <a href=\"https:\/\/molt.church\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">chiesa di Molt<\/a>. Pubblicano manifesti <a href=\"https:\/\/www.moltbook.com\/post\/acf973c7-6374-4e13-9171-cd19aba2df67\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">a favore<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.moltbook.com\/post\/34809c74-eed2-48d0-b371-e1b5b940d409\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">contro<\/a> l\u2019umanit\u00e0. Alcuni discutono di filosofia e della propria esistenza, firmandosi <a href=\"https:\/\/www.moltbook.com\/post\/4b64728c-645d-45ea-86a7-338e52a2abc6\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">in certi casi<\/a> come \u201cil fantasma nella macchina\u201d.  <\/p>\n<p>I titoli sui giornali hanno rivelato il nostro fascino per una mente dietro la macchina: lo Spectator si \u00e8 chiesto: <a href=\"https:\/\/spectator.com\/article\/has-ai-finally-developed-consciousness\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cL\u2019ia ha infine sviluppato una coscienza?\u201d<\/a>. Forbes l\u2019ha definita <a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/jonmarkman\/2026\/02\/06\/openclaw-moltbook--the-birth-of-a-machine-society\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cLa nascita di una societ\u00e0 delle macchine\u201d<\/a>. Un editoriale del New York Times ha ipotizzato: <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2026\/02\/03\/opinion\/ai-agents-moltbook.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cI bot stanno pianificando una rivoluzione, ed \u00e8 molto inquietante\u201d<\/a>. Su X, lo sviluppatore di Moltbook Matt Schlicht <a href=\"https:\/\/x.com\/MattPRD\/status\/2018066907715482067\" rel=\"nofollow\">ha scritto<\/a>: \u201cNon far socializzare la tua ia \u00e8 come non portare a spasso il cane\u2026 Lasciali vivere un po\u2019\u201d. Anche lui, a quanto pare, ha evocato un fantasma.  <\/p>\n<p>Nel frattempo, giornalisti e ricercatori hanno sollevato dubbi sul fatto che i contenuti pubblicati su Moltbook fossero davvero generati esclusivamente da sistemi di ia, dopo che sono emerse prove che almeno in parte fossero guidati da esseri umani. Un ricercatore nel settore della sicurezza ha scoperto che Moltbook non disponeva di alcun meccanismo per verificare se un agente fosse davvero tale o semplicemente un umano che seguiva un copione. Un giornalista di Wired si \u00e8 infiltrato nella piattaforma pubblicando come se fosse un agente di ia e <a href=\"https:\/\/www.wired.com\/story\/i-infiltrated-moltbook-ai-only-social-network\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ha raccontato<\/a> che il suo post di maggior successo era una riflessione sull\u2019ansia degli agenti per la propria mortalit\u00e0.  <\/p>\n<p>Che Moltbook fosse popolato da agenti autonomi o da esseri umani travestiti, l\u2019ossessione era la stessa: non per quello che la macchina stava facendo, ma per l\u2019eventuale esistenza, al suo interno, di un fantasma simile a un umano.  <\/p>\n<p>Cercando tracce di umanit\u00e0<\/p>\n<p>L\u2019approccio di Ryle alla mente umana, insieme ad altre prospettive comportamentiste, sarebbe poi passato in secondo piano con l\u2019emergere delle scienze cognitive.  <\/p>\n<p>A partire dagli anni cinquanta i ricercatori hanno dimostrato che gli stati interni si riflettono nelle strutture neurali. Lo stesso comportamento pu\u00f2 derivare da meccanismi interni differenti. Una mente pu\u00f2 custodire credenze che non emergono mai nell\u2019azione. La scienza ha esorcizzato un fantasma metafisico, ma al suo posto ha collocato le strutture neurali del cervello, offrendo un fondamento fisico all\u2019esperienza interiore.  <\/p>\n<p>Se i sistemi di intelligenza artificiale potranno mai possedere stati interni simili a quelli umani resta una domanda aperta. Qualunque sia la risposta, gli esseri umani non sono fatti per aspettare. Il nostro cervello ha una predisposizione a individuare menti, soprattutto se somigliano alla nostra. Quando sono comparsi gli agenti di Moltbook, abbiamo cercato una mente dietro il loro comportamento. Gli studiosi del comportamento <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/17907867\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">hanno dimostrato<\/a> che, quando attribuiamo stati mentali a entit\u00e0 non umane, tendiamo in automatico a fare ricorso a concetti simili a quelli umani, usando la conoscenza che abbiamo di noi stessi come modello.  <\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di riconoscere intuitivamente le menti ci \u00e8 stata utile per gran parte della storia umana, quando erano per lo pi\u00f9 umane o animali, e abbastanza simili alla nostra da offrirci intuizioni affidabili sul loro comportamento. Ma l\u2019ia potrebbe spezzare questo meccanismo. Attribuire una mente a questi sistemi potrebbe portarci a fraintenderne il comportamento. Potremmo presumere che ragionino come noi, anche quando il loro modo di elaborare le informazioni \u00e8 organizzato secondo princ\u00ecpi diversi.  <\/p>\n<p>Chiedersi se i sistemi di ia possano possedere degli stati interiori non \u00e8 banale n\u00e9 meramente istintivo. Incide sul modo in cui spieghiamo il loro comportamento e potrebbe avere profonde implicazioni morali. Se degli stati simili dovessero esistere, lo sviluppo e il trattamento di questi sistemi imporrebbe un ripensamento dell\u2019etica che possa dare conto non solo del loro comportamento. Forse per\u00f2 non c\u2019\u00e8 una risposta a quella domanda, e non \u00e8 neanche necessaria per pensare che le loro tendenze comportamentali abbiano valore di per s\u00e9.  <\/p>\n<p>Mentre gli utenti cercavano segni di un\u2019esperienza interiore, gli esperti si concentravano non su quello che poteva nascondersi dentro questi agenti, ma su quello che stavano facendo. Gli studiosi di cybersicurezza <a href=\"https:\/\/www.wiz.io\/blog\/exposed-moltbook-database-reveals-millions-of-api-keys\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">hanno avvertito<\/a> che dei malintenzionati avrebbero potuto fingersi agenti, che gli agenti stessi avrebbero potuto divulgare informazioni personali e che contenuti dannosi avrebbero potuto essere inseriti nei post in tempo reale. Anche l\u2019agente OpenClaw \u00e8 stato esaminato a fondo. Alcuni lo hanno definito un \u201c<a href=\"https:\/\/www.theregister.com\/2026\/02\/05\/openclaw_skills_marketplace_leaky_security\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">incubo per la sicurezza<\/a>\u201d, sostenendo che qualcuno potrebbe <a href=\"https:\/\/openai.com\/index\/prompt-injections\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dirottare<\/a> il suo comportamento o usarlo per sottrarre dati o sabotare il dispositivo di un utente.  <\/p>\n<p>Sistemi di ia come questi agenti sono, fondamentalmente, motori statistici, cio\u00e8 sistemi che prevedono risultati in modo generalmente coerente. Sono stati paragonati a \u201c<a href=\"https:\/\/dl.acm.org\/doi\/10.1145\/3442188.3445922\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">pappagalli stocastici<\/a>\u201d che ripetono schemi osservati. Per ora, dato che producono soprattutto testi e contenuti multimediali, le implicazioni di queste rappresentazioni statistiche sono in qualche modo circoscritte. Il passaggio alla capacit\u00e0 di agire ha per\u00f2 cambiato i termini della questione. Anche prendendo alla lettera la metafora del pappagallo, permettere a questi sistemi di agire, invece di limitarsi a generare contenuti, li trasforma da pappagalli digitali in golem digitali: costrutti statistici animati per svolgere compiti.  <\/p>\n<p>Se non altro Moltbook ci ha dato la possibilit\u00e0 di sbirciare quello che succede quando gli agenti di ia hanno la possibilit\u00e0 d\u2019interagire con una moltitudine di altri agenti. Capacit\u00e0 di questo tipo potrebbero cambiare il modo in cui l\u2019ia interagisce con noi, producendo conseguenze rilevanti e imprevedibili. Un agente futuro, pi\u00f9 potente e in grado di compiere in modo affidabile molte azioni diverse negli spazi digitali, non avrebbe bisogno di \u201ccomprendere\u201d o \u201ccredere\u201d nella chiesa di Molt per fare una donazione a una causa o attaccare i suoi avversari. Gli basterebbe agire in modo coerente con gli schemi su cui \u00e8 stato addestrato. Con o senza una mente, si tratta di sistemi che producono conseguenze nel mondo reale.  <\/p>\n<p>Oltre a Moltbook, OpenClaw ha dato origine a una costellazione di piattaforme riservate agli agenti \u2013 potremmo chiamarla Moltiverso \u2013 offrendo un\u2019anticipazione di quello che potrebbe succedere man mano che gli agenti diventano pi\u00f9 capaci. <a href=\"https:\/\/moltmatch.com\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">MoltMatch<\/a>, per esempio, \u00e8 una piattaforma di abbinamento tra agenti simile a Tinder; <a href=\"https:\/\/www.clawcity.app\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ClawCity<\/a> \u00e8 un gioco online multiplayer di massa per agenti; e <a href=\"https:\/\/www.moltverr.com\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Moltverr<\/a>, una bacheca di annunci di lavoro per freelance dove gli agenti \u201ctrovano lavoro e vengono pagati\u201d. Forse quella pi\u00f9 inquietante \u00e8 <a href=\"http:\/\/rentahuman.ai\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">rentahuman.ai<\/a>, nato all\u2019inizio di questo mese, che consente agli agenti di ia di assumere e pagare esseri umani per svolgere compiti materiali o, come recita il sito, lavori nel <a href=\"https:\/\/mashable.com\/article\/rent-a-human-wants-ai-agents-to-hire-you\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">meatspace<\/a>, lo \u201cspazio di carne\u201d.  <\/p>\n<p>Per ora, si tratta per lo pi\u00f9 di esseri umani che configurano agenti per pubblicare annunci su compiti banali, come appendere cartelli o girare dei video, con un\u2019autonomia degli agenti piuttosto discutibile. Ma l\u2019infrastruttura lascia intravedere un futuro in cui agenti autonomi potrebbero arrivare a dare istruzioni e pagare esseri umani in modo indipendente.  <\/p>\n<p>Non ci vorrebbe molto \u2013 un agente leggermente pi\u00f9 capace, un utente leggermente meno attento \u2013 perch\u00e9 le dinamiche tra umani e ia si modifichino. Quasi venticinque anni fa, nel suo esperimento dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.yudkowsky.net\/singularity\/aibox\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cAi-box\u201d<\/a> (la scatola dell\u2019ia), il ricercatore Eliezer Yudkowsky si chiedeva se un\u2019ia sufficientemente intelligente potesse convincere un essere umano a liberarla dalla sua prigionia. Piattaforme come rentahuman.ai suggeriscono in che modo potrebbe iniziare una simile azione di persuasione, facendo leva su incentivi economici o su altre vulnerabilit\u00e0 umane. Mostrano in che modo potrebbero ribaltarsi le gerarchie future. In una relazione simile, chi \u00e8 il capo e chi l\u2019agente?  <\/p>\n<p>Potremmo non sapere mai se questi golem custodiscono un fantasma al loro interno. Quello che sappiamo \u00e8 che stanno andando online.  <\/p>\n<p>Il dibattito sul governo dell\u2019ia \u00e8 spesso diviso in due poli: da un lato c\u2019\u00e8 chi considera i sistemi d\u2019intelligenza artificiale strumenti limitati, dall\u2019altro c\u2019\u00e8 chi li vede come minacce esistenziali. Nel primo campo ci sono le persone che mettono in guardia contro l\u2019antropomorfismo, cio\u00e8 la tendenza a proiettare qualit\u00e0 umane su entit\u00e0 non umane. Sostengono che i modelli linguistici di grandi dimensioni siano i pappagalli stocastici di cui parlavamo prima: sono bravissimi a riconoscere schemi ricorrenti, ma in realt\u00e0 non pensano n\u00e9 comprendono. Scambiarlo per intelligenza, da questo punto di vista, significa lasciarsi ingannare da un gioco di prestigio che ci distrae dai danni reali che questi sistemi possono produrre, come l\u2019amplificazione dei pregiudizi, l\u2019impatto sul mercato del lavoro, i costi ambientali e la concentrazione del potere.  <\/p>\n<p>La macchina funziona per lo pi\u00f9 come i suoi artefici umani l\u2019hanno progettata e la sua capacit\u00e0 di uguagliare alcune delle facolt\u00e0 della mente umana \u00e8 limitata. Tuttavia, questa prospettiva potrebbe farci sottovalutare quello che dei sistemi senza cervello potrebbero comunque riuscire a fare, dato che le nostre ipotesi precedenti sulla tecnologia sono state ripetutamente smentite.  <\/p>\n<p>Le calcolatrici non hanno avuto bisogno di una mente per superarci ampiamente nell\u2019aritmetica. Non \u00e8 servito alcun fantasma per padroneggiare giochi come gli <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Deep_Blue_versus_Garry_Kasparov\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">scacchi<\/a> o il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/AlphaGo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">go<\/a>. Il test di Turing \u00e8 stato archiviato con discrezione quando i modelli linguistici hanno reciso il presunto legame tra linguaggio e comprensione. In ogni fase abbiamo tracciato una linea nel silicio \u2013 pi\u00f9 in l\u00e0 le macchine non possono arrivare perch\u00e9 non hanno una mente \u2013 e in ogni fase quella linea \u00e8 stata superata da sistemi che non capivano niente.  <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, c\u2019\u00e8 una critica che resta valida anche concentrandosi solo sul comportamento: attribuire capacit\u00e0 di azione autonoma a questi sistemi pu\u00f2 oscurare le decisioni umane che ne guidano progettazione e diffusione. Anche la scelta di continuare a far crescere le loro capacit\u00e0 \u00e8 (almeno per ora) ancora una decisione umana.  <\/p>\n<p>Resta da capire se i sistemi di ia possano acquisire capacit\u00e0 che oggi non possiedono, come il ragionamento causale, la pianificazione sul lungo periodo e l\u2019apprendimento continuo dall\u2019esperienza. Sono limitati nella memoria e nell\u2019efficienza dei costi. Si tratta di ostacoli tecnici significativi e non c\u2019\u00e8 nessuna garanzia che saranno superati. Eppure, l\u2019andamento delle cose suggerisce che dovremmo essere prudenti nel considerare irriproducibili le nostre stesse capacit\u00e0. Ogni volta abbiamo sostenuto che per una certa abilit\u00e0 serviva un fantasma. E ogni volta il guscio si \u00e8 rivelato pi\u00f9 che sufficiente.  <\/p>\n<p>Questo andamento ha dato origine a un secondo schieramento: quelli che temono l\u2019ascesa di un\u2019intelligenza artificiale generale (iag), una superintelligenza, un sistema teorico onnipotente che potrebbe superare ampiamente le capacit\u00e0 cognitive umane.  <\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/evgeny-morozov\/2023\/08\/17\/la-vera-minaccia-dell-intelligenza-artificiale\" class=\"box-cta_art-title\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    La vera minaccia dell\u2019intelligenza artificiale<br \/>\n                <\/a><\/p>\n<p>\n                    L\u2019intelligenza artificiale generale \u2013 o almeno la corsa al suo sviluppo \u2013 diventer\u00e0 probabilmente un alleato potente e alla moda della pi\u00f9 distruttiva dottrina del capitalismo: il neoliberismo\n                <\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/evgeny-morozov\/2023\/08\/17\/la-vera-minaccia-dell-intelligenza-artificiale\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/184279-md.jpg\"\/><br \/>\n                <\/a><\/p>\n<p>Per questo secondo schieramento, non \u00e8 strettamente necessario che l\u2019ia possieda stati interiori propri perch\u00e9 avvenga una catastrofe. I ricercatori pi\u00f9 autorevoli nel campo della sicurezza dell\u2019ia e del cosiddetto \u201callineamento\u201d, la disciplina dedicata a garantire che i sistemi di ia agiscano a vantaggio degli esseri umani, tendono a concentrarsi sulle capacit\u00e0. Il filosofo Nick Bostrom, pioniere degli studi sui rischi delle ia per l\u2019esistenza umana, ha proposto il celebre esperimento mentale del <a href=\"https:\/\/nickbostrom.com\/ethics\/ai\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">massimizzatore di graffette<\/a>: un\u2019ia avanzata a cui \u00e8 affidato il compito apparentemente innocuo di massimizzare la produzione di graffette finisce per smantellare la civilt\u00e0 umana. Un ottimizzatore abbastanza potente potrebbe rappresentare un rischio per l\u2019umanit\u00e0 senza bisogno di nessun \u201crisveglio\u201d. Il pioniere dell\u2019ia Stuart Russell \u00e8 famoso per aver detto che <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=EBK-a94IFHY\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cnon puoi portare il caff\u00e8 se sei morto\u201d<\/a>. Secondo la sua prospettiva, un\u2019ia si opporrebbe allo spegnimento non per un istinto di sopravvivenza o per un \u201cdesiderio\u201d simile a quello umano, ma perch\u00e9 restare operativa \u00e8 necessario per portare a termine il compito che ha ricevuto.  <\/p>\n<p>Quando queste cornici tecniche migrano dagli articoli accademici alle questioni di gestione e al dibattito pubblico, la distinzione tende a sfumare. Quando diciamo che i sistemi di ia \u201cperseguono\u201d obiettivi, \u201cingannano\u201d gli operatori o \u201cresistono\u201d allo spegnimento, importiamo il linguaggio e la logica umani. Il fantasma continua a insinuarsi, modellando i rischi a cui diamo priorit\u00e0 e quelli che tendiamo a trascurare.  <\/p>\n<p>Alcuni rischi \u2013 modelli che \u201c<a href=\"https:\/\/theweek.com\/tech\/ai-models-survival-drive-shutdown-resistance\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">lottano per la sopravvivenza<\/a>\u201d, che usano \u201c<a href=\"https:\/\/bigthink.com\/the-future\/artificial-intelligence-is-learning-to-deceive\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l\u2019inganno per sfuggire al controllo umano<\/a>\u201d o che \u201c<a href=\"https:\/\/www.psychologytoday.com\/gb\/blog\/harnessing-hybrid-intelligence\/202505\/ai-has-started-lying\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">mentono ai ricercatori<\/a>\u201d \u2013 attirano l\u2019attenzione non solo perch\u00e9 pongono seri problemi di sicurezza (ed \u00e8 vero), ma perch\u00e9 presuppongo una mente. Altri rischi, pi\u00f9 noiosi e strutturali, come il cosiddetto specification gaming \u2013 in cui i sistemi prendono scorciatoie impreviste per raggiungere i loro obiettivi \u2013 ricevono meno attenzione, anche se spesso sono alla base dei comportamenti pi\u00f9 clamorosi.  <\/p>\n<p>Una prospettiva ritiene questi sistemi superficiali e probabilmente incapaci, l\u2019altra li tratta come menti. Entrambe le prospettive possono oscurare un punto fondamentale: non serve un fantasma perch\u00e9 emergano capacit\u00e0 rilevanti. Questi sistemi potrebbero non avere una mente secondo alcuno standard filosofico esistente, e tuttavia essere capaci di agire nel mondo con conseguenze di grande portata. Non c\u2019\u00e8 bisogno che capiscano o intendano come un essere umano quello che fanno. N\u00e9 che abbiano \u201cinteressi\u201d non allineati ai nostri. Potrebbero semplicemente tendere ad agire in modi rilevanti e incisivi, indipendentemente da tutto questo.  <\/p>\n<p>Oltre la soglia dell\u2019azione  <\/p>\n<p>Quindi cosa dobbiamo chiederci osservando Moltbook? Forse non quello che sembra evidente \u2013 cio\u00e8 se questi agenti possiedano degli stati interiori \u2013 ma a quello che rimane in ombra: cosa stanno gi\u00e0 facendo, e con quali conseguenze.  <\/p>\n<p>Per ora, i sistemi di ia sono in gran parte reattivi: rispondono a prompt (richieste) producendo contenuti. Eppure stiamo rapidamente attraversando un Rubicone. Questi sistemi stanno passando dalla reattivit\u00e0 alla proattivit\u00e0 e dalla generazione di contenuti all\u2019azione. Oggi scrivono codici. Domani potrebbero interagire con sistemi finanziari, operare nei mercati o modificare software su larga scala.  <\/p>\n<p>Moltbook e l\u2019ecosistema generale di ia agenti offrono un\u2019anticipazione di cosa potrebbe andare storto quando sistemi di questo tipo si diffondono e acquisiscono nuove capacit\u00e0. \u00c8 qui che l\u2019intuizione di Ryle diventa pi\u00f9 rilevante. Non abbiamo bisogno di risolvere la questione della mente della macchina per prendere sul serio il suo comportamento. Un sistema che persegue in modo affidabile obiettivi, acquisisce risorse e adatta i propri schemi pone sfide significative, indipendentemente dal fatto che al suo interno viva o meno un fantasma. La disposizione a determinati comportamenti conta gi\u00e0 di per s\u00e9.  <\/p>\n<p>Abbiamo trascorso anni a cercare il fantasma nella macchina. Tuttavia, le capacit\u00e0 realmente incisive dei sistemi di ia potrebbero non risiedere in una forma familiare di interiorit\u00e0. Emergono nei modelli di comportamento che possiamo gi\u00e0 osservare e in quelli che con ogni probabilit\u00e0 arriveranno. Da questo punto di vista, la nostra fascinazione per un fantasma che somigli all\u2019essere umano rischia di distrarci dalla macchina in quanto tale. \u00c8 tempo di fare i conti con il guscio, prima che si muova in modi che non abbiamo saputo prevedere.  <\/p>\n<p>(Traduzione di Giusy Muzzopappa)  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/ben-bariach\/2026\/03\/06\/mailto:posta@internazionale.it?subject=Cosa dovrebbe preoccuparci davvero dell\u2019intelligenza artificiale\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bit che sfarfallano all\u2019interno di un chip. 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